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Batteria dello Chaberton
di Manu © (05/02)
"La Batteria dello Chaberton, è tra le opere militari moderne dell'arco alpino più conosciute ed analizzate in data recente da studiosi sia italiani che stranieri. Dall'abitato di Fenils, quota 1.276, si sviluppa il tracciato della FenilsGrange Quagliet-Monte Chaberton, rotabile a fondo naturale realizzata nel 1897, che si sostituiva ad una mulattiera preesistente; successivi interventi adeguarono il tracciato alle mutate esigenze derivate dalla meccanizzazione militare."

Dopo circa tre ore di cammino partendo da dopo il confine a Claviere e inerpicandosi lungo il versante francese si raggiunge il Colle dello Chaberton dove troviamo dei baraccamenti ottocenteschi e due opere in caverna di epoca successiva destinate a difendere l'accesso al colle. Si tratta nello specifico dei centri 111 e 112 in . Realizzati nel 1931/'32, erano armati ciascuno con due mitragliatrici e serviti da 15 uomini. I due centri erano collegati mediante impianto fotofonico. Dal colle si stacca la mulattiera che, in pochi tornanti, "guadagna a quota 3.130 la cima tronca dello Chaberton, che caratterizzò la montagna a partire dal 1898 con l'impianto del cantiere della Batteria dello Chaberton. Dalla sommità trasformata in spalto della batteria si possono comprendere le motivazioni che spinsero ad edificare una fortificazione a siffatta quota. La conca di Briancon e tutte le valli che in questa convergono sono visibili nei minimi dettagli, ed in particolare le opere fortificate erette nel corso dei secoli per impedire il transito sulla via di penetrazione nel Delfinato, sono da questa posizione spoglie di qualsiasi efficace possibilità difensiva ed esposte ai tiri delle artiglierie dell'opera.

Un simile posizionamento venne sfruttato nell'ambito della dottrine belliche di fine ottocento che a fianco di "opere fortificate di sbarramento" a carattere perciò difensivo, affiancavano altre strutture definite come "opere autonome ad azione lontana" di carattere essenzialmente offensivo. Tali opere erano ubicate in siti dominanti nei pressi delle frontiere dove era necessario un intervento preparatorio su opere nemiche per eventuali azioni offensive, ed erano caratterizzate da un posizionamento isolato e con strutture e servizi in grado di garantire una completa autonomia. Con queste finalità venne dato avvio sul finire del secolo scorso alla realizzazione della batteria, con interventi che si protrassero e si conclusero solo nel 1914. Le esperienze maturate nel corso del primo conflitto mondiale fecero comprendere l'inadeguatezza di alcune scelte progettuali dell'opera, e spinsero a ricercare una diversa ubicazione di alcuni impianti e forse dello stesso armamento.

Dalla spianata, dopo aver gustato, tempo permettendo, l'ampio panorama sulle vette del Delfinato e sull'arco alpino occidentale, ridiscendendo al penultimo tornante si diparte sulla destra il tracciato che dava accesso al piazzale antistante la batteria. Sul gradino roccioso sottostante la sommità della montagna venne edificato una struttura di base parallelepipeda sulla quale si innalzavano le Otto torri cilindriche che supportavano le casematte metalliche girevoli dei pezzi da 149/35 A. in installazione "tipo Armstrong-Montagna". Nel blocco di base, lungo tutta la sua estensione, si sviluppava una galleria di collegamento che si apriva da un lato con aperture verso la valle sottostante e sull'opposto dava accesso agli alloggiamenti del presidio, ai magazzini ed alle scale di comunicazione alle torri delle artiglierie.

Sul fronte di questo corridoio si distaccava la comunicazione con il corpo di fabbrica che ospitava la stazione d'arrivo della Teleferica Chaberton. Con l'impianto dei lavori sulla vetta venne dato avvio alla realizzazione di una teleferica, ultimata nel 1903, che mettesse in collegamento la batteria con Cesana. Dalla stazione di partenza ubicata in prossimità della centralina elettrica militare di Cesana quota 1.345, posta sulla sponda sinistra della Dora dirimpetto alla Cappella di Nostra Signora del Rosario, risaliva appoggiandosi su dieci cavalletti di sostegno, raggiungendo la sommità dello Chaberton, superando un dislivello di 1.785 metri.

Stante l'estrema vulnerabilità della stazione a monte venne ipotizzato negli anni trenta il trasferimento della medesima in caverna, intervento di cui vennero attuate solo le opere di scavo. Dal vano di base delle torri si sviluppava la "galleria di servizio" una serie di rampe di scale in ghisa che ascendevano sino alla sommità della torre dando accesso alla casamatta. Le torri delle artiglierie erano formate da un pilastro centrale in cemento armato circondato esternamente da un muro di blocchi di calcestruzzo. Tra i due si sviluppava la scala di accesso, mentre per il trasporto dei proietti era in funzione un elevatore.

Il pilastro centrale, che si apriva a fungo alla sommità, sosteneva una piattaforma girevole su rotaia con appoggio su una corona di rulli. Sulla parte superiore del tamburo girevole era fissato l'affusto da fortezza del tipo a culla, dotato di freno idraulico a corto rinculo e di ricuperatore a molla, dove era installata una bocca da fuoco da 149/35 A. La casamatta era costituita da una copertura in lamiera d'acciaio con uno spessore che variava dai 16 mm, nella parete laterale ai 50 mm del frontale, progettata per garantire la sicurezza dei serventi solo all'offesa di schegge di granata. Ricordiamo che l'ubicazione a torre venne prescelta onde evitare che l'accumulo di neve potesse impedire il brandeggio dei pezzi, preoccupazione evidente nelle stesse scelte strutturali della casamatta.

Alcuni interventi attuati nelle viscere della montagna fanno pensare ad una presa di coscienza della non felice sistemazione delle artiglierie, seguita dall'avvio di un possibile intervento di spostamento dell'armamento in casematte in caverna, ma al riguardo non si è rintracciata documentazione che supporti tale ipotesi, al di là di alcuni cenni in rapporti non ufficiali. Come è noto le torri dello Chaberton entrarono in azione a più riprese nel corso del conflitto del giugno 1940, battendo in particolare le opere francesi de l'Olive, Gondran, Janus, Infernet, Trois Tétes e numerose batterie campali. Azione che perdurò con le armi superstiti anche quando i mortai francesi da 280 posizionati nel vallone di Cervières smantellarono colpo su colpo sei delle otto torri.

Dall'ingresso settentrionale dell'opera attraversando la galleria di collegamento,' uno stretto corridoio dava accesso alla galleria di intercapedine posteriore, parallela alla precedente; lungo di questa si aprivano le riservette sottostanti le torri delle artiglierie. Sulla testata del corridoio, sprofondava nelle viscere della montagna la scala di accesso al complesso sotterraneo del forte, la cosiddetta "galleria ghiaccio" così denominata dal personale in servizio all'epoca per le consistenti formazioni di ghiaccio. Una prima rampa, munita di montacarichi scorrente su rotaia fissata sulla parete della scala, raggiungeva un primo pianerottolo da dove sulla destra si diramava la galleria d'accesso ai locali di caricamento. Proseguendo nella discesa le tre rampe successive della scala erano dotate sul fianco di un piano inclinato su cui correva un carrello porta proietti. All'estremità inferiore della scala si aprivano gli ampi locali dei magazzino proietti e polveri, terminando su una finestra di ventilazione aperta sul versante nord-est della montagna, all'altezza del quart'ultimo tornante della strada d'accesso alla batteria.

Sul finire della scala, al termine della seconda rampa, si staccava sulla sinistra una diramazione che raggiungeva una vasta galleria trasversale a forma di ferro di cavallo, che traforando la montagna sbucava sul versante orientale. Il vasto impianto sotterraneo era in parte da ultimare; lungo la galleria principale in questo settore si staccavano due diramazioni che sbucavano sulla parete rocciosa a sud-ovest, di cui una venne utilizzata come osservatorio protetto.

Gli eventi bellici e le successive demolizione attuate in base al trattato di pace del 1947 hanno portato alla devastazione dell'opera, ma la montagna, nascondendoli tra i ghiacci, preserva tuttora vistosi ruderi di quello che è stato il "forte più alto d'Europa". Negli alloggiamenti sono ancora visibili sulle pareti tracce ormai evanescenti di disegni che ricordano gli uomini che si susseguirono nel corso degli anni di guarnigione alla batteria. Visitando l'interno dell'opera prestare particolari attenzioni stante la massa di ghiaccio che a seconda delle condizioni meteorologiche delle annate ostruisce i locali. In particolare la discesa nei sotterranei è consigliabile solo a chi abbia una qualche dimestichezza con tecniche alpinistiche ed un minimo di attrezzatura per l'occorrenza, onde evitare sgradite disavventure."

Le parti fra virgolette sono state tratte da:

P.G. Corino, "La Montagna Fortificata", Melli - Borgone di Susa (To). www.arpnet.it/assam

Foto 1: foto presa dalla cima dello Chaberton. In primo piano il locale di caricamento e più in basso i baraccamenti degli ufficiali e della truppa. Foto 2: il prospetto settentrionale del forte sulla cui sommità si erigono i resti delle otto torri che sorreggevano le installazioni Armstrong-Montagna. La Francia è al di là, o meglio era, visto che dal 1947 la cima è Francese, del muraglione roccioso. Praticamente si è voluta realizzare una sorta di protezione naturale.
Foto 3: ecco il corridoio interno che si snoda per l'intero sviluppo del forte e che si affaccia sui vari locali logistici (Ufficio di tiro, locale del generatore, accesso alla galleria sotterranea della polveriera, accesso alle torri,etc). Le foto sono state scattate ad agosto in un'annata in cui c'era poco giaccio.. Foto 4: l'interno di una delle torri ripreso dal basso. Si può vedere chiaramente il tipo di struttura: Colonna in cemento destinata a sostenere la torretta corazzata rivestita all' esterno da un muro di mattoni (vedi Foto 2). Nell'intercapedine formata dalle due strutture correva una scala a chiocciola che permetteva agli artiglieri di accedere ai pezzi. Questi ultimi erano serviti da un montacarichi porta proietti. Nei giorni in cui infuriò la battaglia però, per aumentare la quantità dei rifornimenti, le granate furono portate anche a braccia!
Foto 5: fotografia del colle dello Chaberton da cui si stacca la mulattiera (strada fino agli anni '80) di accesso al forte. Nell'ambito della campagna che portò alla realizzazione del Vallo Alpino il colle fu fortificato con due opere in caverna poste una di fronte all' altra (il centro 111 e 112). Tutte le fortificazioni facevano parte del VII settore di copertura G.a.F. Lo stesso Chaberton fu rinominato 515a Batteria G.a.F. Sul colle sono presenti anche i resti di alcuni baraccamenti realizzati a fine ottocento (1888) dagli Alpini. La strada militare proveniente da Fenils arriva sulla destra guardando la foto, sull' altro lato parte un sentiero che permette di scendere verso Claviere. Fino al 1947 tutto il colle, la cima e la valle sottostante sulla sinistra erano italiani. Attualmente tutto il territorio è francese. Foto 6: fotografia della vallata (Alta Val di Susa) ripresa poco sopra il colle. Questa foto permette di capire l'altezza a cui si trova la batteria. Le prime forme di vita si trovano molto ma molto più giù!
Lo Chaberton è dotato di una scalinata sotterranea che conduce ai locali di caricamento, alla galleria a ferro di cavallo e, molto più al fondo, alla polveriera. Stante la pericolosità sconsiglio vivamente a chiunque di addentrarsi in queste gallerie che sono degli autentici scivoli di ghiaccio.
Foto 7: Galleria ghiaccio. Il primo tratto (Locale caricamento/Raccordo galleria a ferro di cavallo - superficie) della "galleria ghiaccio" così soprannominata dai soldati per le frequenti formazioni (ora perenni) di ghiaccio. In questo tratto era presente un montacarichi su rotaia per trasportare i proietti che giungevano spolettati dal locale di caricamento. Da notare il fatto che gli scalini sono spariti e al suo posto si è creato un autentico scivolo di ghiaccio. Foto 8: Galleria di raccordo. Giunti alla fine del primo tratto si arriva ad un pianerottolo sui cui si aprono due differenti accessi. Sulla destra (guardando verso il basso della scalinata) si accede al locale di caricamento, autentico nido d'aquila incastonato nella roccia (vedi foto 1 di questo servizio oppure foto 11 del servizio "Ritorno allo Chaberton" di Gianfranco Genta). Svoltando a sinistra ci si addentra nella galleria di raccordo che conduce alla galleria a ferro di cavallo. Da notare il ghiaccio sta lentamente raggiungendo il soffitto.
Foto 9: Galleria a ferro di cavallo. Dalla galleria di raccordo si raggiunge quella a ferro di cavallo realizzata nel corso degli anni '20 allo scopo di incavernare l'intero complesso per assicurargli quella protezione che la batteria aveva perso nel corso degli anni a causa del miglioramento delle artiglierie e della nascita dell’aeronautica (non si hanno però notizie ufficiali in merito). Anche qui il ghiaccio sta avendo la meglio. Foto 10: Discesa nella montagna. Ritornando alla galleria di raccordo e giunti sul pianerottolo si prosegue, con la dovuta attrezzatura, verso il fondo in cui è ubicata la polveriera. Sul lato della scala è presente un piano inclinato (sommerso dal ghiaccio) su cui scorreva il meccanismo di trasporto dei proietti che, partendo dalla polveriera, raggiungeva il pianerottolo del locale di caricamento. La situazione ghiaccio peggiora decisamente e, a mano a mano che si scende all’interno della montagna, lo spazio diventa sempre più esiguo.
Foto 11: Al centro della terra. Dopo una lunghissima discesa (o meglio scivolata sul ghiaccio in forte pendenza mediante l'ausilio di corda, imbragatura, picozza e ramponi) si arriva infine alla polveriera di cui si scorge solo il montante superiore della porta. L'unico modo è stare sdraiati tra il ghiaccio e il soffitto. Non proprio il massimo se uno soffre di claustrofobia. Foto 12: La base del pennone della bandiera che si sporge nel vuoto.
Ritorno allo Chaberton
di Gianfranco Genta © (09/06)
Il 21 Agosto 2006 sono ritornato allo Chaberton e visto che questo forte era già stato trattato in maniera più che esauriente ho pensato di far cosa gradita ai visitatori di effettuare un reportage esclusivamente fotografico.

Foto 1: il monte Chaberton (m.3130) visto all'alba da Cesana T/se. Foto 2: centro di fuoco n.111, posizionato sulle estreme pendici della Punta Rochers Charniers, subito sopra il colle dello Chaberton: aveva il compito con le sue due mitragliatrici di impedire eventuali infiltrazioni francesi verso il forte.
Foto 3: centro di fuoco n.112. Malloppo Arma 1 posizionato a sud del colle dello Chaberton aveva compiti e armamento analoghi al centro di fuoco n.111. Foto 4: Malloppo Arma 2 del centro di fuoco n.112.
Foto 5: il colle dello Chaberton (m. 2671) e sulo sfondo Punta Rochers Charniers (m. 3067). Foto 6: reticolati oltre il colle. Sullo sfondo la Rocca d'Ambin (m. 3377).
Foto 7: altro campo di reticolati oltre il colle. Foto 8: caserma truppa posizionata sul versante orientale a circa 3030 m di quota.
Foto 9: caserma ufficiali posizionata circa 30 m.più in alto della precedente. Foto 10: quasi in vetta.
Foto 11: locali caricamento proietti ubicato pochi metri sotto il forte.. Foto 12: 515a Batteria GaF (m. 3130) PRESENTE AL COMPLETO.
Foto 13: la torre n.1 fu la prima ad essere colpita nel tardo pomeriggio del 22 giugno 1940. Foto 14: la torre n.3 colpita due volte è anche la più danneggiata.
Foto 15: le torri n.7 e n.8 furono le uniche due rimaste indenni al bombardamento francese e continuarono a sparare fino alla fine dei combattimenti (25 giugno 1940). Foto 16: particolare dei danni riportati dalla torre n.3.
Foto 17: lo spalto del forte (a sx) e le torri. Foto 18: i tiranti che fissavano la corona dentata della cupola corazzata della torre n. 5.
Foto 19: il fabbricato dell'arrivo della teleferica da Cesana T/se. Foto 20: resti della corazza di una cupola.
Foto 21: vano del montacarichi proiettili. Foto 22: scala a chiocciola all'interno della torre n. 4.
Foto 23: porta di ingresso alla torre. Foto 24: i vasti danni riportati dalla torre n.3 ne permettono una visione della struttura interna.
Foto 25: particolare dei danni riportato dalla torre n.5. Foto 26: sommità della torre n.4.
Foto 27: basamento del pennone della Bandiera. Foto 28: Cesana T/se vista dalla cima dello Chaberton.
Foto 29: Briançon. Vista dalla cima dello Chaberton. Foto 30: il monumento ai caduti dello Chaberton ubicato ai giardini pubblici di Cesana T/se.
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