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Mare caldo
di Piero Fiorili
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MARE CALDO (Run silent, run deep; USA 1958)
Regia: ROBERT WISE
Soggetto: dall'omonimo romanzo di Edward L. Beach
Sceneggiatura: John Gay;
Fotografia: Russell Harlan; Montaggio: Gorge Boemler
Scenografia: Edward Carrere; Musica: Franz Waxman
Cast: CLARK GABLE (Comandante Richardson), BURT LANCASTER (ten. Jim Bledsoe), JACK WARDEN (Aiutante 1ª classe Mueller), BRAD DEXTER (Guardiamarina Cartwright), DON RICKLES (sottuff. 1ª classe Ruby), NICK CRAVAT (marinaio Russo), JOE MAROSS (sottuff.Capo Kohler), MARY LAROCHE (Laura Richardson), EDDIE FOY III (marinaio Larto), RUDY BOND (sottuff. 1ª classe Cullen).
Prodotto da Ben Hecht e William Schorr per la Hecht-Hill-Lancaster, distribuito da United Artists (B/N, durata 93')

Alla base di Pearl Harbor, nel 1943, il Comandante sommergibilista Richardson sconta da quasi un anno una specie di purgatorio per aver perduto la propria nave, con tutto l'equipaggio, in un'azione troppo arrischiata negli Stretti di Bongo (Bungo Suido, tra le isole giapponesi di Shikoku e Kyushu). Il cacciatorpediniere giapponese Akikaze, il cui astuto comandante è soprannominato dagli americani Bungo Pete, ha già affondato cinque sommergibili in quegli stretti, tanto che il Comando del Pacifico li ha dichiarati off limits per l'eccessiva pericolosità.
Ma l'orgoglioso Richardson non si dà pace per la sconfitta subita da Bungo Pete, e sogna una rivincita, pur essendo costretto dai superiori (che ne intuiscono la temerarietà al limite della sventatezza) a un grigio lavoro d'ufficio.
L'occasione gli si presenta quando gli viene prospettato di assumere il comando del sommergibile Nerka, dotato di una eccellente ed esperta ciurma. L'ufficiale in seconda, tenente di vascello Bledsoe, avrebbe desiderato essere promosso personalmente Comandante, ma, benché stimato dai superiori e adorato dai subalterni, è ritenuto ancora troppo giovane per tale compito. Viene così proposta una soluzione di compromesso: se Richardson rimanesse ferito, o comunque ritenuto inabile al comando, Bledsoe lo potrà sostituire senza alcuna formalità. Le condizioni sono quelle di un potenziale ammutinamento ad ogni piè sospinto, anche perché Bledsoe non nasconde la sua cocente delusione per la mancata promozione, e la disistima verso il suo comandante, condivisa d'altronde da tutto il resto del personale. Pur accorgendosi di essere considerato una "testa calda" che non ha rispetto per la vita dei suoi uomini, Richardson è così ossessionato dalla rivincita su Bungo Pete, da accettare nonostante tutto la poco chiara situazione, e assumere senza indugi il comando del Nerka.
Durante le missioni di scorta cui partecipa, il Comandante si trova spesso a litigare a muso duro col suo secondo, ma l'autorità e la perizia con cui conduce il sommergibile gli conquistano poco a poco il rispetto del personale. Quando però Richardson avvista l'Akikaze nei pressi del Bungo Suido, sordo alle minacce di ammutinamento di Bledsoe, e incurante degli ordini che gli impongono di tornare alla base, decide di inseguire il suo mortale nemico nei pericolosi stretti. Alla ciurma non resta che battersi o ammutinarsi, e siccome Bledsoe dopotutto non se la sente di deporre Richardson dal comando, ci si prepara alla mortale battaglia. Stavolta l'americano riesce a giocare d'astuzia il suo nemico "Pete", lo silura ed emerge per finirlo: ma il Nerka viene attaccato da aerei giapponesi, e Richardson viene ferito mortalmente. Vede l'Akikaze colpito, è cosciente di aver avuto la sua agognata rivincita, e impartisce il suo ultimo ordine: "colatelo a picco!". Bledsoe esegue, conquistato dall'abilità e dalla caparbietà del suo superiore, e dopo la completa vittoria sul temuto avversario, tributa gli onori militari a Richardson davanti a una ciurma commossa.

L'autore del soggetto, il Comandante Edward L. Beach, era un sommergibilista veterano della seconda guerra mondiale, dove però aveva servito come "secondo" di due famosi e pluridecorati comandanti. Questo può spiegare senz'altro la sua attenzione per i delicati meccanismi psicologici che sovrintendono allo scontro di caratteri forti e antagonisti, all'interno del claustrofobico universo di un sommergibile. Beach fece anche da consulente per la trasposizione cinematografica, suggerendo particolari molto realistici al regista Robert Wise e a Burt Lancaster, che era co-produttore del film. Però la sceneggiatura, com'è quasi di regola, si discosta notevolmente dal romanzo a cui si ispira, e per rafforzare ancor più il dramma, introduce un tema reso classico da Moby Dick: l'ossessione di Richardson per l'Akikaze, la sua "balena bianca" simbolo del male, che deve essere distrutta anche a costo della propria vita.
Il film vive su questa ossessione, che causa continui incubi al sonno di Richardson, e sul conseguente scontro di volontà tra il comandante e il suo secondo, che invece considera l'Akikaze una nave nemica come le altre, e non giocherebbe affatto la propria vita (e quella dell'equipaggio) per annientare la causa degli incubi del Comandante. Ma non è solo la voce della ragione quella che parla per bocca di Bledsoe: c'è anche l'invidia, e l'astio personale per Richardson perché questi è causa della sua mancata promozione. Sicché si può dire che anche il tenente di vascello Bledsoe ha una sua propria ossessione, speculare a quella del suo comandante: il comando di una nave tutta sua..
Senza due grandissimi duri come Gable e Lancaster, difficilmente un film così potrebbe funzionare, e infatti ogni volta che esce un nuovo film sul mondo chiuso del sommergibile, sulle sue tensioni interne e sulla disputa per il comando del mezzo (Crimson Tide - Allarme rosso, 1995, o K-19, The Widowmaker, 2002), i critici non possono esimersi dal rimpiangere l'accoppiata Gable - Lancaster di Mare caldo.
Lancaster era un "duro" cinematografico come ce ne sono stati pochi, ma producendo questo film, sapeva di dover coinvolgere un attore che apparisse ancora più duro e determinato di lui (per allettarlo, gli offrì il primo nome in cartellone), e anche se Clark Gable era ormai vicino alla sessantina, la sua maschera volitiva e virile era esattamente ciò che occorreva per tener testa a un Burt Lancaster. Gli scontri tra i due sono il sale del film, molto più delle scene di guerra vere e proprie: le bombe di profondità che scoppiano a poca distanza, provocando con la pressione infiltrazioni nello scafo, sono sempre momenti di grande tensione, ed erano allora, per giunta, quasi una novità, ma col tempo sarebbero diventate scene così scontate e di routine, che in Mare caldo si rischia, oggi, di non apprezzarle quanto meritano.
Il problema principale di questo film, infatti, è il suo collocarsi nel bel mezzo di un "filone" di film sui sommergibili, che ogni major di Hollywood mise in produzione alla fine degli anni '50, facendone una specie di moda: aveva iniziato la Fox con Duello sull'Atlantico (The Enemy Below, 1957, una grossa produzione e un grande film), subito imitata dalla Columbia con un filmetto a basso budget, Le pantere dei mari (Hellcats of the Navy, 1957), dove - per dire - il protagonista era Ronald Reagan. Subito dopo vennero la United Artists con Mare caldo (che ebbe grande successo di pubblico, più di tutti gli altri) e la MGM con Inferno sul fondo (Torpedo Run, 1958).
Un anno più tardi, arrivò la Warner con Quota periscopio (Up Periscope, 1959) per poi finire in farsa (ma quale graziosa farsa!) con la Universal e la sua Operazione sottoveste (Operation Petticoat, 1959). Quindi, anche se Mare caldo rimane forse l'esito più riuscito, o almeno alla pari con Duello sull'Atlantico, il suo essere "annegato" (è proprio il caso di dirlo!) in un mare di film similari, nuoce alla sua considerazione presso i critici, che invece riconoscono al film concorrente della Fox almeno un "diritto di primogenitura" che influisce in qualche misura sul giudizio. Salvo poi, in tempi recenti, ricordarsi con nostalgia - come si è detto - delle formidabili scintille tra Gable e Lancaster, in occasione di più scipiti scontri tra comandanti di sommergibili e loro secondi.

antologia della critica

Tony Thomas (in: BURT LANCASTER / Storia illustrata del cinema)
James Hill, che da tempo lavorava con Lancaster come consulente, a questo punto divenne socio a pieno titolo della società, che assunse il nome di Hecht-Hill-Lancaster. La nuova ditta, sforzandosi di produrre un film un po' più commerciale del precedente, scelse Run Silent, Run Deep (Mare caldo, 1958), la cui storia è tratta da un romanzo del capitano Edward L. Beach sulla guerra sottomarina. Il ruolo del protagonista e il primo titolo di testa toccarono a Clark Gable (l'ambizione personale, in Lancaster, non aveva mai sovrastato il senso degli affari), e il capitano Beach in persona fu assunto come consulente tecnico. Il film, per la regia accorta e sensata di Robert Wise, descrive dettagliatamente la vita a bordo d'un sottomarino in missione, esprimendo il senso di tensione e di paura che la situazione comporta.
Mare caldo, probabilmente, è il miglior film mai prodotto sulla guerra sottomarina, ed ebbe successo, anche se non quanto i produttori avevano sperato. La popolarità di Gable era ormai in declino, e a cinquantasette anni l'attore era un po' vecchio per la parte d'un capitano di marina. Lancaster, che, grazie alla propria forma fisica, è sempre sembrato più giovane di quanto non sia, era invece adattissimo al ruolo del primo ufficiale. Doveva, una volta di più, interpretare la parte d'un uomo che sa reprimere la propria rabbia e contenere le proprie emozioni, e pochi attori riescono a esprimere meglio di lui questa situazione psicologica. Nella vita reale, veramente, Lancaster si lascia andare piuttosto spesso, ma sullo schermo reprime i propri sentimenti con molta vitalità.

René Jordan (in CLARK GABLE / Storia illustrata del cinema)
Gable decise di girare una versione sottomarina di Moby Dick, cioè Run Silent, Run Deep (Mare caldo, 1958), in cui interpreta la parte di un capitano il cui sommergibile è stato affondato da un incrociatore Akikaze giapponese. La nave nemica diventa la sua balena bianca, e comincia a riempire i suoi incubi. Appena ottenuto il comando di un nuovo sommergibile, Gable aizza, con ossessiva precisione, i suoi uomini, in vista dell'inevitabile incontro con il nemico, e giunge a disobbedire agli ordini, pur di inseguire il suo Moby Dick d'acciaio negli stretti di Bongo.
Burt Lancaster è lo Starbuck di Gable-Achab. Riluttante e ribelle verso l'inizio, si lascia poi trascinare nella frenesia della caccia, e quando Gable muore è pronto a prenderne il posto. Lo stile impersonale, quasi meccanico, del regista, Robert Wise, è l'ideale per una storia di questo tipo: Mare caldo non è forse all'altezza del romanzo di Melville, ma, nel suo genere, è un ottimo film.
Il film, dal punto di vista di Gable, è anche il rovescio degli Ammutinati del Bounty: l'attore è bravissimo in una parte da capitano Bligh, sadismo escluso, mentre la sceneggiatura di John Gay dà a Lancaster la parte del ribelle Fletcher Christian.

Morando Morandini (in: Il Morandini, Dizionario dei film)
Un film di guerra subacquea quasi didattico in cui R. Wise dà il meglio di sé nelle scene d'azione. Sobrio duetto di attori.

Paolo Mereghetti (in: Dizionario dei film)
Un film bellico più attento alle psicologie che all'azione. Per Wise, comunque, un film su commissione.

Mario Guidozzi (in: Hollywood 1930/59)
Film di guerra con ambizioni psicologiche, dal ritmo alquanto letargico.
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