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Achtung! Banditi!
di Piero Fiorili
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ACHTUNG! BANDITI! (Italia, 1951)
Regia: CARLO LIZZANI
Soggetto e sceneggiatura: Rodolfo Sonego, Carlo Lizzani, Giuseppe Dagnino, Cesare Zavattini, Giuliano De Negri, Ugo Pirro, Enrico Ribulsi, Massimo Mida, Mario Socrate.
Fotografia: Gianni Di Venanzo; Montaggio: Enzo Alfonsi; Musica: Mario Zafred.
Cast: ANDREA CHECCHI (l'ingegnere), GINA LOLLOBRIGIDA (Anna), VITTORIO DUSE (Domenico), GIUSEPPE TAFFAREL (comandante "Vento"), FRANCO BOLOGNA ("Gatto"), LAMBERTO MAGGIORANI (Marco), GIULIANO MONTALDO (commissario Lorenzo), PIETRO TORDI, PIETRO FERRO, BRUNO BERELLINI, MARIA LAURA ROCCA.
Prodotto da Giorgio Agliani per Coop.S.P.C. (B/N, durata 90')

All'inizio dell'inverno 1944-1945 il generale inglese Alexander, comandante dell'VIII Armata e coordinatore dell'attività bellica della Resistenza italiana, lancia il famoso proclama col quale invita i partigiani a sospendere ogni attività, in attesa della primavera. Il gruppo del Comandante "Vento", che opera nell'Appennino ligure, decide di compiere ugualmente un'azione, allo scopo di procurarsi certe armi nascoste in una fabbrica di Pontedecimo, alle porte di Genova. La staffetta incaricata di guidarli nell'impresa viene uccisa dai tedeschi, ma i partigiani decidono di proseguire e, scesi a valle, trovano la fabbrica in fermento: gli operai sono scesi in sciopero e i tedeschi usano brutali rappresaglie per soffocarlo. Infiltratisi fra gli operai, gli uomini di "Vento" vengono a sapere, dall'ingegnere che dirige la fabbrica, che i tedeschi hanno in animo di smantellare tutti gli impianti per trasportarli in Germania. Lo scopo originario, e cioè mettere le mani sulle armi nascoste, diviene così strumentale ad un altro più impellente obbiettivo: sventare il piano tedesco e salvare la fabbrica. Mentre gli operai mettono in atto un serrato ostruzionismo per ritardare lo smantellamento, i partigiani trafugano le armi e le distribuiscono alle maestranze. I tedeschi però scoprono il movimento, e si arriva allo scontro a fuoco, durante il quale partigiani e operai combattono fianco a fianco. L'ingegnere viene catturato dai nazisti, e poiché rifiuta di collaborare con loro, è impiccato senza tanti complimenti.
I "banditi" subiscono forti perdite e sono messi a mal partito, nonostante la popolazione si prodighi per aiutarli e per curare i feriti. Provvidenzialmente arriva una brigata di Alpini, bene armata, che decide di unirsi ai rivoltosi e costringe i tedeschi alla fuga. La fabbrica è salva; il gruppo di partigiani torna sulle montagne con le armi e con molti nuovi compagni, reclutati fra gli alpini e gli operai.

Era ancora troppo presto, nel 1951, per affrontare il dramma della guerra civile che infuriò nel biennio 1944/45. L'opera di Lizzani fu osteggiata in tutti i modi, sia in fase realizzativa (fu vietato l'uso di armi vere e dovettero essere riprodotte in legno), che in fase distributiva, negando il visto per l'esportazione. I panni sporchi si lavano in famiglia, sosteneva Andreotti. Solo a partire dal 1960, dopo un decennio di cinema "rosa", ottimista e provinciale, il cinema italiano troverà il coraggio e la serenità per riparlare della tragedia di quella guerra. Achtung! Banditi! rimase perciò per lunghi anni un caso isolato, e se da un lato l'ostracismo lo danneggiò, dall'altro gli conferì un'aura mitica: infatti è uno di quei film che pochi hanno visto, ma che tutti citano tra quelli "importanti" nella storia del cinema italiano.

Le premesse per essere emarginato c'erano comunque tutte: il film era stato commissionato dall'ANPI al giovane critico comunista Carlo Lizzani (già cimentatosi con documentari, ma al suo primo lungometraggio), ed era sovvenzionato tramite azionariato popolare. Si era infatti costituita, a Genova, la Cooperativa Spettatori Produttori Cinematografici, le cui azioni erano vendute a 500 lire, proprio allo scopo di finanziare opere che l'industria cinematografica non riteneva opportune, o remunerative. Da questa pesante ipoteca politica non ci si poteva aspettare altro che ostilità e bastoni fra le ruote dal governo e dall' industria del cinema (l'esperimento di finanziamento rimase tale, la Cooperativa produsse anche il successivo film di Lizzani ma non riuscì a trasformarsi in un vero canale di produzione alternativo); tuttavia il film non è affatto una glorificazione di ragioni faziose, come si potrebbe temere.
Anzi, Lizzani evitò con cura sia l'enfasi epica che le aperte posizioni ideologiche, ponendo piuttosto l'accento sulla necessità oggettiva di difendersi dalle predazioni tedesche. In chiave stilistica, ottenne un risultato artistico di tutto rispetto (pur con qualche ingenuità dovuta al noviziato) utilizzando gli stilemi tipici del neorealismo e a volte andando oltre, verso quell'asciutto cronachismo che sarà caratteristico del regista nel prosieguo della sua cinquantennale carriera. Presentato nel 1952 al festival di Karlovy Vary, il film vinse il primo premio, ed ebbe naturalmente una vasta diffusione nei paesi dell'Est per ovvia affinità politica. I suoi meriti vennero comunque riconosciuti nel mondo occidentale un decennio più tardi, quando la valenza politica dell'opera si era ormai stemperata in una situazione meno tesa e conflittuale del dibattito sociale, e oggi non esiste critico al mondo che non lo citi fra i migliori esiti del cinema italiano del dopoguerra.

Achtung! Banditi! si avvalse di sceneggiatori che sarebbero poi entrati nella storia del cinema, e segnò il debutto, oltre che di Lizzani come autore, anche di Gianni Di Venanzo e Carlo Di Palma rispettivamente come direttore della fotografia e operatore di macchina: si tratta di artisti figurativi, più che di tecnici, destinati a raggiungere livelli di eccellenza mondiali. Per l'occasione debuttava come attore anche Giuliano Montaldo, futuro regista di valore, ma qui non si fece particolarmente notare. Lamberto Maggiorani, l'attore che De Sica prese "dalla strada" per Ladri di biciclette, era al suo quarto film, ma non riuscì mai a diventare un "vero" attore, e il cinema lo restituì presto alla strada.
Tra gli attori professionisti, tra i quali spicca il sicuro e affermato Andrea Checchi, sorprende la presenza della "maggiorata" Gina Lollobrigida, alla sua prima vera prova impegnativa in una parte drammatica. Di lì a poco sarebbe diventata una diva grazie al cosiddetto "neorealismo rosa" (Pane amore e fantasia), ma prima di allora aveva al suo attivo solo particine decorative in filmetti di poco conto. La sua performance in Achtung! Banditi! è stata giudicata positivamente da (quasi) tutti i critici, e viene esibita con orgoglio in ogni filmografia della diva.

antologia della critica

Guido Aristarco (in: Cinema N. 79, 1952)
L'essenza profonda dell'«accaduto umano» e la «sincerità» si fondono con l'esclusione completa del formalismo, della calligrafia. Calligrafia del resto bandita da tutte le immagini di Achtung! Banditi! Questa esclusione, insieme con una freddezza che non uccide la partecipazione umana bensì la retorica, lasciando il posto alle facoltà critiche e all'analisi, ha appunto permesso a Lizzani di portare un ulteriore contributo al nostro realismo e a realizzare il primo film storico italiano dopo 1860; a fare cioè un'opera, più che bella, importante.

Cristina Bragaglia (in: Dizionario del cinema italiano a cura di F.Di Giammmatteo)
Achtung! Banditi! vuole, nelle intenzioni del regista Lizzani, allontanarsi dalla poetica neorealista per introdurre il dato storico nella visione cinematografica della Resistenza. A detta dei critici il progetto di Lizzani non riesce completamente (nonostante i partigiani per la prima volta siano rappresentati scevri da ogni eroismo romantico), e il film acquista un tono pedagogico che gli deriva forse dalla sua originale formula produttiva. Fu prodotto da una Cooperativa di cui facevano parte operai, studenti, intellettuali, contadini, impiegati, quelle stesse componenti sociali che si erano trovate unite nel movimento resistenziale genovese. La popolazione collaborò in tutti i modi alla lavorazione del film: le scene di massa furono girate tutte di domenica per permettere ai lavoratori di fare da comparse. Da segnalare inoltre l'interpretazione, fuori dai canoni divistici, di Gina Lollobrigida.

(Giudizio critico a cura della Cineteca Pacioli di Crema)
Achtung! Banditi! risente in modo evidente della lezione neorealista. Influenza che si coglie nell'ambientazione prevalentemente in esterni realistici e marcatamente popolari, nell'uso di attori non professionisti (anche se compaiono attori noti, come la Lollobrigida e Checchi), nella forte dimensione corale e nell'evidente povertà di mezzi. Lo stile del film è sobrio ed essenziale, alieno da eccessi drammatici e truculenti (le scene più brutali sono alluse e non mostrate) e la narrazione procede con stringata scorrevolezza, senza lungaggini e ridondanze. Notevole appare, soprattutto, la capacità di sfruttare al meglio le potenzialità figurative del paesaggio della periferia industriale di Genova, nei cui labirintico groviglio si svolge la battaglia tra partigiani e tedeschi. Certo non mancano i difetti, come una certa enfasi (per altro contenuta) e uno schematismo un po' affrettato, ma nel complesso la pellicola di Lizzani va apprezzata per la fresca impronta di sincerità e l'appassionata partecipazione che esprime.

Morando Morandini (in: Il Morandini, Dizionario dei film)
Realizzato in formula cooperativa, il primo film di Lizzani è apprezzabile per le intenzioni più che per i risultati. Un po' troppo didattico, ha qualche momento efficace. Lollo spaesata.

Paolo Mereghetti (in: Dizionario dei film)
Esordio di Lizzani, che racconta un episodio autentico della Resistenza in un film emblematico del cinema italiano dell'immediato dopoguerra. Finanziato da una singolare iniziativa produttiva, con una rara e credibile Lollobrigida non divistica.
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