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Battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri
(agosto-settembre 1914)
di Francesco Lamendola ©
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1. I piani degli Stati Maggiori

La notoria lentezza del dispositivo di radunata dell'esercito russo e l'ignoranza, da parte tedesca, dei notevoli miglioramenti recentemente apportativi, soprattutto per mezzo di finanziamenti francesi, indussero lo Stato maggiore tedesco a sottovalutare notevolmente la minaccia russa ad Oriente nelle prime settimane di guerra. La necessità di schiacciare subito la Francia, la cui mobilitazione era di gran lunga più veloce di quella russa e che era, quindi, più immediatamente pericolosa, richiedeva comunque che il peso dell'esercito tedesco fosse scagliato pressoché interamente ad Occidente; d'altra parte erano noti gli ambiziosi disegni offensivi di Conrad von Hötzendorf e, poiché si riteneva l'alleato austriaco ben preparato sotto ogni punto di vista, Moltke giudicò che una offensiva iniziale di quest'ultimo contro la Russia avrebbe costituita la miglior protezione per Berlino. Quanto alle frontiere orientali della Germania, vincendo una naturale ripugnanza ad esporle alla tanto temuta irruzione dei nemici slavi, lo Stato maggiore tedesco non vi destinò inizialmente che forze secondarie, consistenti principalmente nell'Ottava Armata, dislocata in Prussia Orientale, e nelle guarnigioni delle piazzeforti (Thorn, Königsberg). Tanta era la fiducia in un rapido e risolutivo successo contro la Francia, che il rischio di lasciare quasi sguarnite le frontiere orientali per circa 6 settimane appariva ben calcolato: il margine di imprevedibilità ridotto al minimo e, del resto, ulteriormente ristretto dalla giustificata fiducia riposta nell'ottima rete ferroviaria d'interesse strategico e nella precisione accuratissima dei piani di mobilitazione e di trasferimento delle truppe e dei materiali da guerra.

L'Ottava Armata avrebbe dovuto mantenere un atteggiamento difensivo e, se attaccata da forze preponderanti e minacciata di avvolgimento, avrebbe dovuto ripiegare sulla Vistola e abbandonare il saliente della Prussia Orientale; non era prevista né la difesa a oltranza di quest'ultima, né il ripiegamento entro il campo trincerato di Königsberg, dove i Russi avrebbero avuto buon gioco nell'isolarla, per poi rivolgersi direttamente contro Berlino. Esisteva però una marcata contraddizione fra questi piani e quelli elaborati, di comune accordo, con lo Stato Maggiore austro-ungarico; e, poiché da tale contraddizione fu determinato non solo l'esito delle battaglie di Lemberg dell'agosto-settembre, ma tutto il successivo andamento della guerra sul fronte orientale, conviene soffermarsi ad esaminare brevemente la questione. Conrad von Hötzendorf, il capo di Stato maggiore austriaco, si era adattato all'idea di sostenere quasi da solo il peso della lotta contro la Russia nelle prime settimane di guerra; tuttavia, al tempo stesso, aveva basato i suoi piani offensivi in Galizia sul presupposto di una attiva cooperazione con l'Ottava Armata tedesca. Infatti, gli accordi austro-tedeschi del tempo di pace prevedevano una offensiva dell'Ottava Armata in direzione di Siedlec, cioè alle spalle di Varsavia: essa avrebbe dovuto costituire la branca settentrionale della tenaglia mirante ad accerchiare le armate russe in Polonia, della quale le Armate austro-ungariche Prima e Quarta avrebbero formato la branca meridionale.

Il 3 agosto 1914 vi fu una prima comunicazione ufficiale di Moltke a Conrad riferentesi allo schieramento dell'Ottava Armata tedesca. Una lettera personale di Moltke, inoltre, informava il collega austriaco circa le modalità della futura collaborazione tra i due eserciti alleati. Essa comprendeva quattro punti principali: 1) alleggerimento degli Austro-Ungarici ad opera dell'Ottava Armata; 2) offensiva di quest'ultima in Polonia, qualora non si fosse verificato un immediato e massiccio attacco russo contro la Prussia Orientale; 3)avanzata del Corpo Woyrsch il 12° giorno dalla mobilitazione generale; e 4) "vigoroso appoggio" di tutte le forze tedesche nell'est all'offensiva austriaca contro la Russia. La lettera, nel complesso, parve al Conrad vaga e poco chiara; vi si parlava di un appoggio assai generico delle forze tedesche allo sforzo dell'Austria, ma non vi si faceva alcun cenno alla desiderata offensiva verso Siedlec. L'unica esplicita assicurazione riferentesi a una concreta cooperazione si riferiva al Corpo del gen. Woyrsch, composto da 2 sole divisioni di truppe territoriali. A partire da quel momento, Conrad tempestò quasi incessantemente sia lo Stato Maggiore Generale tedesco, sia quello dell'Ottava Armata, rinnovando la richiesta di effettuare la sospirata offensiva su Siedlce; ma invano, di modo che dovette rassegnarsi ad attaccare la Russia indipendentemente dal contegno che avrebbe tenuto l'Ottava Armata.

Il piano russo contro la Germania era caratterizzato da una grave sproporzione tra le possibilità obiettive e il disegno strategico complessivo. Infatti, benché la convenzione militare franco-russa del 1892 individuasse nella Germania il comune nemico e stabilisse che la Russia avrebbe dovuto attaccarla "con tutte le sue forze disponibili", troppo forte era nello Stato maggiore russo il desiderio di rivolgere lo sforzo immediato contro l'Austria, percepita come il nemico storico (cfr. le tensioni austro-russe per la supremazia nei Balcani), per travolgerla ed eliminarla subito dalla guerra. Questo desiderio traeva origine dalla tendenza, più o meno consapevole, a far coincidere l'avversario tradizionale, che era indubbiamente la monarchia danubiana, con l'obiettivo strategico principale; ossia da una distorsione di una visione puramente tecnico-militare operata da considerazioni di carattere prevalentemente politico e morale. Il risultato di questa contraddizione era stato che, per il teatro di guerra sud-occidentale, erano state destinate forze così imponenti da rendere quanto mai pericolosa e inopportuna una offensiva contemporanea anche contro la Germania. Ha scritto in proposito lo storico militare russo S. Andolenko (nel suo libro Storia dell'esercito russo, Firenze, Sansoni, 1969, pp. 325-326).

"Il piano russo deriva contemporaneamente dagli obblighi dell'alleanza e dalla necessità di far fronte all'Austria. Una delle clausole della convenzione del 17 agosto 1892 sancisce che «se la Francia è attaccata dalla Germania, la Russia impiegherà tutte le sue forze disponibili per attaccare la Germania».

"sessanta giorni sono necessari per mobilitare e schierare l'esercito russo e questo intervallo sembra sufficiente alla Germania per eliminare la Francia. Così si sa che fin dall'inizio della guerra la Germania impiegherà la quasi totalità delle sue forze contro la Francia. Una volta ottenuta la decisione, essa riporterà tutte le sue armate contro la Russia. Occorre impedire ad ogni costo la disfatta della Francia e con ciò obbligare i Tedeschi a rivolgersi contro la Russia. Per far questo vi è un sol mezzo. Attaccare immediatamente, senza aspettare la mobilitazione. Berlino è la direzione di attacco più redditizia, ma fino a che l'ottava Armata rimane in Prussia Orientale, minaccia alle comunicazioni dei Russi, non ci potrà pensare. E' così che i Russi sono indotti ad attaccare la Prussia Orientale.

"Ma la Germania non è il solo nemico: l'avversario immediatamente pericoloso è l'Austria. Le sue 50 divisioni, truppe perfettamente efficienti, devono invadere la Russia, minacciare Kiev, prendere sul tergo le truppe impegnate contro la Germania. La situazione geografica del saliente della Galizia offre al comando austriaco tali possibilità strategiche che i Russi non possono lasciargli l'iniziativa.

"Le forze che i germanici possono impegnare in Russia sono valutate 47 divisioni di fanteria austriache e 25 tedesche. Trenta giorni sono necessari per opporre loro forze equivalenti, ossia 73 divisioni.

"La soluzione del generale Obručev è di lasciare di fronte ai Tedeschi 18 divisioni di fanteria di riserva e col grosso vibrare un colpo decisivo all'Austria. Obručev pensa che la disfatta dell'Austria obbligherà i Tedeschi a rivolgersi contro i Russi tanto rapidamente quanto una invasione della Prussia Orientale. «Sia quel che sia, egli conclude, occorre scegliere. Contro l'Austria o contro la Germania, ma nessuna offensiva contemporanea contro i due avversari: essa supererebbe le nostre possibilità
».

Il piano elaborato dalla Stawka in caso di guerra contro i due Imperi Centrali prevedeva la costituzione di due distinti gruppi d'armate, uno del nord-ovest (Zilinskij) e uno del sud-ovest (Ivanov); forti il primo di due armate, il secondo di tre. Precisamente, la Prima e la Seconda Armata avrebbero dovuto agire contro la Germania, mentre la Terza, la Quinta e l'Ottava si sarebbero rivolte contro l'Austria-Ungheria. Quanto alla priorità dello sforzo bellico, la Stawka aveva predisposto delle varianti nei due casi di radunata "G" (Germania) o "A" (Austria), condizionati dal prevedibile trasferimento del grosso dell'esercito tedesco contro la Francia. Allorché, il 6 agosto, tale supposizione venne confermata dal trasferimento verso ovest delle forze tedesche della Pomerania, Posnania e Slesia, l'ipotesi "G" venne accantonata e la Quarta Armata, che doveva essere tenuta di riserva a sostegno di uno o l'altro dei due gruppi, venne destinata al fronte del gen. Ivanov, secondo quanto previsto dall'ipotesi "A".

Contro la Germania, dalla quale ormai non era da attendersi una immediata minaccia, dovevano perciò agire le due Armate Prima e Seconda: l'una, detta "l'armata di Vilna", muovendo dall'est e l'altra, la cosiddetta Armata di Varsavia, dal sud. Mentre la Prima avrebbe dovuto impegnare frontalmente l'Ottava tedesca il più possibile ad est, la Seconda avrebbe dovuto sboccare in Masuria, interrompendo i ponti sulla Vistola e tagliando, così, le comunicazioni alle spalle dell'avversario. Si trattava di un piano piuttosto ovvio e, perciò, facilmente prevedibile dal nemico, con l'aggravante della difficoltà di mantenere un efficace contatto fra le due armate avanzanti, costrette ad agire per linee esterne rispetto al saliente della Prussia Orientale, in una zona assai povera di linee di comunicazione: proprio al confine russo-tedesco, infatti, per motivi strategici difensivi la rete ferroviaria e stradale era stata deliberatamente lasciata interrotta in tempo di pace. D'altra parte, una offensiva iniziale contro la Prussia Orientale costituiva senza dubbio il presupposto irrinunciabile per poter imbastire una avanzata direttamente contro Berlino; diversamente, il fianco destro delle armate russe avanzanti verso ovest sarebbe rimasto completamente scoperto.

Il punto più critico del piano russo, comunque, risiedeva nel fatto che un'offensiva contro la Germania sarebbe stata strategicamente giustificata solo nella misura in cui avrebbe potuto recare un effettivo alleggerimento all'esercito francese: e, per far ciò, avrebbe dovuto essere pressoché immediata; mentre era chiaro che la lentezza della mobilitazione russa (anche se meno grave di quanto stimato dagli Imperi Centrali) non avrebbe consentito di intraprendere una tale azione che con forze incomplete. La Convenzione militare con la Francia, secondo i nuovi accordi del 1912, prevedeva una offensiva russa contro la Prussia Orientale il 15° giorno dalla mobilitazione generale; ma, a quella data, soltanto aliquote ancora disorganizzate delle due armate sarebbero state in gradi di muoversi.

2. Le forze contrapposte

Comandava l'Ottava Armata tedesca il gen. von Prittwitz und Gaffron, uno di quegli alti ufficiali destinati fin dal tempo di pace al comando delle grandi unità ma che, alla prova dei fatti, si sarebbero rivelati inadatti alle esigenze di una guerra moderna e che sarebbero stati ben presto surclassati da ufficiali meno conosciuti (o meno titolati), ma capaci di fare subito tesoro delle esperienze sul campo. Suo Capo di Stato maggiore era il gen. von Waldersee che, a differenza di Prittwitz, godeva della stima di Moltke, il quale già lo aveva avuto presso di sé come sottocapo. Il "cervello" dell'armata, però, era il sottocapo dell'Ufficio Operazioni, col. Hoffmann, destinato a salire in gran fama durante la guerra mondiale; egli possedeva indubbiamente delle doti di intuizione e una capacità organizzativa che i suoi diretti superiori non avevano.

L'Ottava Armata comprendeva complessivamente 11 divisioni di fanteria (5 delle quali di seconda linea) e 1 di cavalleria. Di essa, il XX Corpo d'Armata (gen. Scholtz) e 2 divisioni di riserva vennero distaccati fronte a sud, a ovest della barriera dei Laghi Masuri, per fronteggiare la cosiddetta "Armata di Varsavia"; il grosso si radunò nella Prussia Orientale fronte ad est, per coprire la frontiera dalle provenienze del Njemen, ove si concentrava l'altra armata russa, quella "di Vilna". Questo secondo gruppo comprendeva il I Corpo d'Armata (gen. von Francois), il XVII Corpo d'Armata (gen. von Mackensen), il I Corpo della riserva (gen. von Below) e la Terza Divisione di riserva (gen. von Morgen), schierati, nell'ordine, da nord a sud fra il Pregel e il lago Mauer. E' importante notare che, se l'armata tedesca era quasi priva di cavalleria e assai inferiore in fatto di fanteria alle due armate russe contrapposte, godeva però di una grande superiorità di artiglieria sia nei confronti dell'una che dell'altra.

Il fronte russo nord-occidentale era comandato dal gen. Zilinskij, il cui Quartier Generale era a Volkoysk, in linea d'aria quasi a metà strada fra le due armate delle quali avrebbe dovuto curare la cooperazione; in realtà i collegamenti risultarono estremamente precari perché la Stawka, fin dal tempo di pace, per ragioni militari aveva deliberatamente trascurato la rete stradale e ferroviaria della regione. La Prima Armata era comandata dal gen. Rennenkampf, veterano delle campagne in Estremo Oriente dal 1900 al 1905. Egli disponeva dei Cprpi d'Armata XX (gen. Smirnov), III (gen. Epancin) e IV (gen. Aliev, Khan Eris Sultan Ghirej), nonché di un Corpo di cavalleria (gen. Khan Hussein Nakhicevan). I tre corpi di fanteria erano schierati, nell'ordine, da nord a sud; il Corpo di cavalleria copriva l'ala destra e, un'altra divisione di cavalleria, l'ala sinistra); ancora più a sud vi era il II Corpo d'Armata, che tuttavia non prese parte alle prime operazioni.

La Seconda Armata russa era stata affidata al gen. Samsonov, che raggiunse il proprio Quartier Generale di Varsavia solo il giorno 12 agosto. La sua armata comprendeva 5 Corpi: il VI (gen. Blagovestcenskij), il XIII (gen. Kliuev);il XV (gen. Martos), il XXIIII (gen. Kondratovic) e il I gen. Artomonov). Sulla consistenza effettiva delle due armate russe non vi è mai stato acordo fra gli storici. L'Andolenko, che valuta a 6½ le divisioni di fanteria della Prima Armata e a 9½ quelle della Seconda, afferma che "tutte le asserzioni tedesche circa una pretesa superiorità numerica della Seconda Armata [sull'Ottava tedesca, s'intende] devono essere classificate fra le leggende". La Relazione Ufficiale austriaca sostiene che la Prima Armata russa disponeva di 13 divisioni e ½ di fanteria e 5½ di cavalleria; mentre la Seconda ne avrebbe avute 14½ di fanteria e 4 di cavalleria.

Dal punto di vista dell'addestramento, del materiale e dei servizi logistici, oltre da quello dell'artiglieria, la superiorità tedesca era nettissima; a ciò si aggiunga il fatto che, mentre la Prussia Orientale disponeva di una fitta ed eccellente rete ferroviaria di grande valore strategico, da parte russa (come si è accennato) mancavano buone die di comunicazione in quel difficile terreno boscoso, paludoso e sabbioso.

Per l'esplorazione e per il mantenimento dei collegamenti fra i vari comandi vi erano, bensì, grandi masse di cavalleria, ma di limitata autonomia a causa della scarsezza di foraggio. Quanto all'aviazione, sulla carta l'esercito russo disponeva di una forza notevole: 320 aeroplani disposti in squadriglie di 6 apparecchi ciascuna e dislocate nelle maggiori città dell'interno, più alcune sezioni autonome in località periferiche; ma, in realtà, solo un centinaio di apparecchi erano utilizzabili e, di questi, la maggior parte era stata destinata al fronte-sud-occidentale, ossia contro l'Austria-Ungheria. Inoltre, poiché i comandi delle varie unità non disponevano di cavi telegrafici per comunicare regolarmente tra loro e col Comando del fronte nord-ovest di Volkovysk, essi si servivano largamente del mezzo radio, comunicando in codice elementare e, sovente, addirittura in chiaro. Il gen. Hoffman ha potuto in seguito affermare, senza esagerazione, che l'intercettazione dei messaggi radio russi era divenuta una fonte quotidiana e comodissima d'informazioni circa i movimenti dell'avversario. Tale uso imprudente del mezzo radio, che fu pure la causa principale della mancata "Canne" di Lemberg, è confermato dal capo del Servizio Informazioni austro-ungarico, Max Ronge, con gran dovizia di particolari. In quest'ultima circostanza, il Comando Supremo russo si lasciò sfuggire di misura l'occasione di far cadere le sue armate sul rovescio dell'esercito austro-ungarico, trasformando il successo tattico in una schiacciante vittoria strategica che, forse, avrebbe messo in ginocchio la Duplice monarchia, eliminandola dalla guerra entro l'autunno del 1914.

Da ultimo sarà opportuno rilevare che, se i comandanti russi delle armate operanti contro l'Austria si mostrarono tutti assai abili e, generalmente, si rivelarono superiori a quelli avversari, né Zilinskij, né Samsonov, né Rennenkampf si dimostrarono all'altezza della situazione. Da parte tedesca non lo fu nemmeno il Prittwitz, ma le cose mutarono radicalmente quando furono chiamati a sostituirlo due uomini che si sarebbero rivelati fra i più grandi strateghi della prima guerra mondiale: Hindenburg e Ludendorff.

3. La battaglia di Gumbinnen

L'invasione della Prussia Orientale da parte della Prima Armata russa ebbe inizio il 12 agosto ad opera di una divisione di fanteria ed una di cavalleria, quest'ultima comandata dal gen. Gurko. Il grosso dell'armata attraversò la frontiera il giorno 15, quando mancava ancora la maggior parte dei trasporti. In compenso il gen. Rennenkampf disponeva di 5 divisioni e ½ di cavalleria che, data la differenza di scartamento delle ferrovie tedesche rispetto a quelle russe, costituivano il mezzo più celere di esplorazione e di collegamento. Esse ebbero incarico di interrompere le due linee ferroviari Königsberg-Kovno e Königsberg-Bialystok; sull'ala destra, inoltre, il khan di Nakhicevan ebbe istruzione di coprire il fianco destro del XX Corpo d'Armata dalle provenienze della foresta di Tzulkinen; cosa che, per ragioni inspiegabili, non venne eseguita. Fin dall'inizio nell'armata russa si manifestarono gravi inconvenienti: ordini e rifornimenti non giungevano a destinazione; i paesi attraversati erano stati spogliati dai Tedeschi in ritirata di tutto quanto potesse riuscire utile all'invasore; e, sulla strade, le colonne dei profughi aumentavano sensibilmente la già notevole confusione dei trasporti.

Il piano tedesco prevedeva una classica manovra "per linee interne": dapprima contro l'armata di Rennenkampf, indi contro quella di Samsonov; ciò che, effettivamente, appariva possibile perché la Seconda Armata, avendo la propria zona di radunata a una maggior distanza dalla frontiera che non la Prima, non avrebbe potuto sboccare in Masuria che alcuni giorni dopo l'ingresso di quest'ultima sul lato est della Prussia Orientale. A tal fine, il gen. Prittwitz avrebbe desiderato attirare il più possibile verso l'interno l'armata di Rennenkampf: sia perché ciò avrebbe aumentato le sue già gravi difficoltà logistiche, allungandone le linee di comunicazione, sia per valersi delle posizioni fortificate approntate sulla linea del fiume Angerapp (Wegorapa), ad est della piana di Insterburg. Ma tale intenzione venne compromessa fin dal primo momento dal temperamento focoso e indipendente del gen. von Francois che, preoccupato dell'abbandono della regione di frontiera in mano ai Russi senza combattimento, era ben deciso a contrattaccarli al più presto con la massima energia.

Il mattino del 17 agosto il centro della Prima Armata russa (III Corpo), spintosi avanti, urtò il I Corpo tedesco davanti a Stallupönen. Il gen. von Francois, che già aveva ignorato i richiami del Prittwitz avanzando troppo celermente, di nuovo non tenne conto degli ordini espliciti del suo diretto superiore e si impegnò in una battaglia dall'esito incerto, infliggendo un notevole scacco alla Ventisettesima Divsione russa ma, in serata, venendo costretto a sua volta a a ripiegare su Gumbinnen.

Frattanto le difficoltà in cui versava la Prima Armata russa, aggravate da notevoli ostacoli di carattere ambientale (il fronte di avanzata russo era tagliato proprio a metà dalla grande Foresta di Rominten, luogo di caccia al cervo prediletto dal kaiser Guglielmo II, ma intransitabile a grandi unità moderne), indusse Rennenkampf a ordinare una sosta già il 20 agosto. Solo allora la Seconda Armata di Samsonov si stava accingendo ad attraversare la frontiera: dunque il movimento concentrico delle due armate russe appariva male sincronizzato fin dall'inizio e somigliava poco al chiudersi delle branche di una tenaglia. Tali circostanze sembravano invitare i Tedeschi a sferrare un rapido e deciso contrattacco ma non tanto per una ferma e consapevole volontà del Comando dell'Ottava Armata, quando per l'intraprendenza dei comandanti in subordine. Tali furono le insistenze di von Francois per un'azione tempestiva che Prittwitz, confermando la sua incapacità di imporre le proprie direttive strategiche, finì per cedere e dare battaglia subito, rinunciando a sfruttare le forti posizioni predisposte sulla riva dell'Angerapp. L'irruento comandante del I Corpo, tuttavia, si spinse troppo avanti e la conseguenza fu che gli altri corpi dell'Ottava Armata non avrebbero potuto intervenire nella lotta imminente che in una seconda fase e in modo discontinuo. Questa incapacità di tenere unite le sue forze e di coordinarne i movimenti fu, indubbiamente, la più grave delle carenze nell'azione di comando del Prittwitz: infatti, pur avendo il XVII Corpo ancora sull'Angerapp, egli si risolse a dare battaglia a Gumbinnen con il solo corpo di sinistra.

Nelle prime ore del mattino del 20 agosto il I Corpo del gen. von Francois, rinforzato da una divisione di riserva della guarnigione di Königsberg (gen. Brodwig) iniziò la battaglia di Gumbinnen con un bombardamento di artiglieria pesante che sorprese la Ventottesima Divisione russa ancora addormentata. Contrariamente agli ordini, il Khan di Nakhicevan non si era portato sul rovescio dell'avversario in direzione di Insterburg e nemmeno aveva assicurato la protezione del fianco destro del XX Corpo d'Armata di Smirnov. Di conseguenza la manovra aggirante della seconda Divisione tedesca (von Falck), coadiuvata da un attacco frontale della Prima Divisione (von Kont) fu coronata da un completo successo. La Ventottesima Divisione russa, esaurite le munizioni d'artiglieria e caduti nel vuoto gli appelli del suo comandante Laskevic ai comandanti delle unità vicine, dopo una vana resistenza venne disorganizzata come efficiente unità da combattimento e, alla fine, praticamente distrutta. Questo grave scacco dei Russi fu reso possibile sia dalla mancanza di collegamenti laterali fra le varie unità le quali, in pratica, agivano indipendentemente l'una dall'altra, sia dall'inerzia del Corpo di cavalleria (Khan di Nakhicevan) e della Ventinovesima Divisione (gen. Rosenschild-Paulin). Il risultato di queste manchevolezze fu che una sola divisione del XX Corpo russo si era trovata a sostenere da sola, per molte ore, l'urto del grosso di von Prittwitz, lasciando sul terreno il 60% dei propri effettivi, mentre le unità contigue avevano brillato per la loro assenza.

Assai differente fu l'esito della battaglia sul tratto centrale e meridionale del fronte. L'attacco del XVII Corpo d'Armata di von Mackensen (altro comandate destinato a una rapida e folgorante carriera durante la guerra mondiale) si infranse davanti all'incrollabile resistenza del III Corpo russo di Epancin; anzi le truppe tedesche, che pure all'inizio avevano attaccato mostrando una buona dose di coraggio, sottoposte a un bombardamento di artiglieria pesante di sbandarono completamente e rifluirono in disordine.

Ha scritto in proposito Barbara W. Tuchman nel suo celebre I cannoni d'agosto (tr. it. Milano, Garzanti, 1963, pp. 258-259):

"Qui i Russi, messi in allarme dal rombo dei cannoni di von Francois prima dell'alba, erano pronti a sostenere l'attacco che venne frammentario lungo un fronte largo 55 chilometri. Al centro il XVII Corpo d'Armata tedesco raggiunse il fronte solo alle 8 del mattino, quattro ore dopo von Francois; e sulla destra il I Corpo d'Armata della riserva giunse a mezzogiorno. Il XVII era comandato dal generale August von Mackensen, uno dei generali che avevano fatto la guerra del 1870 ed ora avevano dai sessantacinque anni in su. Il I della riserva era comandato al generale otto von Below. La sera del 19, nelle loro posizioni dietro l'Angerapp, avevano ricevuto l'ordine inatteso di raggiungere von Francois l'indomani mattina per un'offensiva oltre Gumbinnen. Riunite in fretta le sue unità, Mackensen aveva passato il fiume nella notte, e raggiunta l'altra riva si era trovato impigliato nella ressa dei profughi coi loro carri e il loro bestiame, che ingombravano le strade. Quando riuscirono a districarsene e ad avanzare abbastanza per prendere contatto col nemico, ormai non avevano più il vantaggio della sorpresa: i russi aprirono il fuoco per primi. L'effetto di un bombardamento di artiglieria pesante è terribile, chiunque sia a riceverlo, in questo caso, uno dei pochi nel corso del 1914, a riceverlo furono i tedeschi. La fanteria si buttò a terra bocconi e vi restò inchiodata, nessuno osava alzare la testa. Le carrette delle munizioni saltarono, i cavalli galoppavano in ogni direzione senza cavaliere. Al principio del pomeriggio sotto il fuoco persistente la Trentacinquesima Divisione di Mackensen cedette. Una compagnia gettò le armi e fuggì di corsa; un'altra fu contagiata dal panico che presto si diffuse a un intero reggimento, e poi a quelli che gli erano ai fianchi. In breve le strade e i campi furono pieni di soldati che correvano verso le retrovie. Gli ufficiali del comando di corpo d'armata e quelli di divisione, e Mackensen stesso, si precipitavano lungo il fronte in automobile cercando di arginare la rotta che continuò per altri ventiquattro chilometri."

La rotta delle due divisioni tedesche fu così grave che neanche lo stesso gen. Mackensen, accorso in prima linea nel tentativo di arrestare gli sbandati, riuscì a raddrizzare la situazione. Ancora più a sud, il I Corpo della riserva di von Below urtò il IV Corpo del gen. Aliev in una tipica battaglia d'incontro nei pressi di Goldap, e a sera, dopo aspra lotta, dovette a sua volta ritirarsi. La Terza Divisione tedesca di riserva non fece nemmeno a tempo ad intervenire nella battaglia, perché aveva potuto mettersi in movimento dalle sue posizioni dietro l'Angerapp solo con grave ritardo rispetto alle altre.

Nel complesso la battaglia di Gumbinnen, pur con esito incerto, si può ritenere in definitiva una vittoria russa. Il brillante successo di von Francois sull'ala sinistra era stato immediatamente vanificato dal disastro di Mackensen al centro, che aveva lasciato scoperto il fianco del vittorioso I Corpo. Sull'ala sinistra dell'Ottava Armata, poi, i durissimi combattimenti sostenuto dal corpo di von Below non avevano migliorato la situazione strategica: anche se i Russi non avevano riportato un successo decisivo, l'attacco tedesco di sorpresa era mancato.

Sia da parte russa che da parte tedesca erano stati commessi gravi errori nell'azione di comando (anche se furono soltanto i primi a trarne i dovuti insegnamenti). Nell'armata di Rennanekampf era venuto a mancare il necessario coordinamento nell'azione tra le varie unità, né si era saputo profittare delle occasioni favorevoli, come quando la Prima Divisione tedesca aveva esposto il fianco destro alla Ventinovesima Divisione russa che, però, non solo non l'aveva contrattaccata, ma non aveva neppure prestato aiuto alla contigua Ventottesima temporanea del XVII Corpo tedesco in un rovescio decisivo. Nell'armata di Prittwitz l'azione era risultata slegata e poco decisa. Non si era saputo profittare adeguatamente del fattore sorpresa su di un avversario fortemente disorganizzato, che proprio quel giorno aveva stabilito di concedersi un giorno di riposo. La responsabilità va addebitata all'irruenza di von Francois che, spingendosi più avanti del previsto, aveva irrimediabilmente pregiudicato la possibilità di realizzare un efficace coordinamento fra i vari copri al momento dell'attacco. Ma una responsabilità assai maggiore pesa su von Prittwitz, cui era sfuggita di mano la suprema direzione dell'armata: lo spirito d'iniziativa e l'audacia dei comandanti in subordine non dovrebbero trascinare il comando generale, ma non dovrebbero nemmeno essere scoraggiati o repressi: un buon comandante d'armata sa disciplinarli e valorizzarli, trattenendoli solo in quanto sia strettamente necessario.

In definitiva, né Rennenkampf né Prittwitz avevano saputo tenere saldamente in pugno i comandi dei loro corpi d'armata; il secondo, poi, fu colto da una vera e propria crisi di sconforto, arrivando ad ordinare la ritirata generale dell'Ottava Armata.

4. Riorganizzazione del Comando Tedesco

Quella sera stessa giunse al Quartier Generale dell'Ottava Armata tedesca, a Neidenburg (presso la frontiera polacca), la comunicazione da parte del gen. Scholz, comandante del XX Corpo, che l'armata di Samsonov aveva attraversato il confine su di un ampio fronte. Il gen. Proittwitz che, insieme al proprio Capo di Stato maggiore, conte Waldersee, era ormai gravemente sfiduciato, temette di restare chiuso nella tenaglia delle due armate russe e pensò che fosse necessario un ripiegamento fin dietro la Vistola.

Nonostante le obiezioni dei generali Hoffmann e Grünert, Prittwitz telefonò sia a Mackensen, sia ai responsabili dei movimento ferroviario e allo stesso Comando Supremo, che si trovava a Coblenza, annunciando tale decisione. A Moltke egli chiese addirittura dei rinforzi, dicendosi impossibilitato a tenere la linea della Vistola con le sue sole forze. Poco dopo, però, l'ottimismo del gen. Hoffmann cominciò a prevalere al Quartier Generale dell'Ottava Armata. Superata la crisi di nervi, Prittwitz approvò le disposizioni emanate da Hoffmann per il trasferimento del I Corpo di von Francois sul fronte della Masuria, insieme alla Terza Divisione. Era apparso infatti, nel frattempo, un elemento decisivo: l'inerzia dell'armata di Rennenkampf. Anziché gettarsi all'inseguimento senza dare al nemico il tempo di riorganizzarsi, al termine della battaglia il comandate russo era rimasto fermo e, nei giorni successivi, si era spinto avanti con estrema lentezza. Tale contegno può senz'altro spiegarsi in termini di disorganizzazione nel servizio dei rifornimenti, almeno inizialmente; resta il fatto che Rennenkampf procedette con somma cautela e che, quando si mosse, lo fece non già verso sud-ovest, per cercare il collegamento più rapido con la Seconda Armata, ma direttamente verso ovest. Anzi, egli spostò la propria ala destra ancora più a nord, al fine d'investire la piazzaforte di Königsberg: un compito, in verità, assai poco indicato per il Corpo di cavalleria del Khan di Nakhicevan, che ben più utilmente si sarebbe potuto impiegare nell'inseguimento rapido e pressante dell'Ottava Armata.

Da parte sua von Prittwitz, colto da una nuova crisi di sfiducia, dichiarò telefonicamente al Comando Supremo di ritenere irrealizzabile la manovra ideata da Hoffmann per rivolgersi contro la Seconda Armata russa; confermò la sua precedente intenzione di volersi ritirare dietro la Vistola e rinnovò la richiesta che gli fossero mandati dei rinforzi. A questo punto Moltke lo esonerò senza altri indugi, insieme al generale Waldersee. Quale nuovo comandate dell'Ottava Armata venne designato un anziano generale andato in pensione nel 1911, Paul von Beneckendorff und Hindenburg. Egli ricevette l'invito a riprendere servizio mentre era a casa sua, ad Hannover; e, dopo un rapido colloquio telefonico col Comando Supremo di Coblenza, salì ad Hannover sul treno che lo avrebbe portato direttamente in Prussia Orientale, e sul quale viaggiava già il capo di Stato maggiore che era stato prescelto ancor prima di lui: Erich Ludendorff, il vincitore di Liegi. Così rievoca quei momenti lo storico Ruccardo Posani nella sua opera La grande guerra, 1914-1918 (Firenze, Sadea-Sansoni Editori, 1968, vol. 1, pp.139-140):

"Chiamato al comando dell'ottava Armata, il sessantaquattrenne generale di fanteria a riposo Paul von Hindenburg era praticamente uno sconosciuto per la gran massa dei tedeschi. Quindici giorni dopo doveva diventare più che l'idolo, il simbolo della Germania. Negli ambienti dell'Alto Comando di Berlino si sussurrava che fosse un po' matto; lo chiamavano l'«uomo delle paludi» per gli studi che da anni andava facendo sulla condotta di guerra nella zona dei laghi Masuri. Ogni tanto il vecchio si faceva vedere a Berlino e, pare, attaccava tremendi bottoni agli antichi colleghi sempre su quell'argomento. Benché a riposo si faceva ogni tanto concedere qualche piccolo reparto di stanza nella Prussia Orientale per i suoi esperimenti. Spediva una compagnia a sguazzare nel fango per giorni interi; osservava, soddisfatto e silenzioso, gli sforzi che facevano i poveri serventi per tirar fuori da una palude il loro cannone e ne cronometrava i tempi; ed a Berlino si sorrideva di queste picole manie del vecchio Hindenburg. Si raccontavano di lui alcuni aneddoti che, anche se non del tutto veri, davano una idea della mentalità dell'«uomo delle paludi».Si diceva che, avendo letto, nel resoconto di una seduta parlamentare, di una proposta di bonificare la zona prediletta dei laghi Masuri, il generale si era precipitato a Berlino con un gran rotolo di mappe, di schizzi, di appunti; aveva chiesto udienza al kaiser e tanto aveva predicato sull'utilità militare di quella zona che di bonifica non si era più parlato. E, sempre a proposito del kaiser, si raccontava di come Hindenburg fosse caduto in disgrazia. Durante le grandi manovre svolte nella Prussia Orientale Hindenburg era stato designato «arbitro» fra l'armata azzurra e l'armata rossa. Quest'ultima era comandata dallo stesso kaiser. Al termine delle esercitazioni, si era svolta, come di consueto, la Grosse Kritic, cioè l'esame critico di quanto era successo. Il generale-arbitro attaccò ferocemente la condotta dell'armata azzurra; demolì, senza pietà, ogni decisione del suo comandante ed andò avanti per questa strada, senza dir nulla dell'armata rossa. Il kaiser, allora, osservò che era lusinghiero per lui non sentire alcuna critica sul comportamento della sua armata; ma che, in ogni modo, sarebbe stato utile per i suoi ufficiali veder sottoposto ad esame il loro comportamento. Hindenburg non rispose e continuò a criticare gli azzurri. Altra interruzione del kaiser, e finalmente Hindenburg si decise a rispondergli. «Maestà - disse. - Ho trattato tanto male il comandante degli azzurri perché, se io fossi stato al suo posto, in breve tempo avrei scaraventato nel mar Baltico tutta l'armata della maestà vostra». L'imperatore seppe incassar bene la botta; però, poco tempo dopo, Hindenburg fu mandato in pensione. Si disse che era ammalato di gotta; gli anni e gli avvenimenti dimostrarono, invece, che aveva una salute di ferro. Egli era, sono parole di Churchill, «a giant: slow thinking, slow moving, but sure, steady, faithful, warlike, yet benignant, larger than the ordinary run of men» («un gigante, lento-pensante, lento-movente, ma sicuro, costante, fedele, guerresco eppure benevolo, più vasto della taglia ordinaria degli uomini»: W. Churchill, Great Contemporarires, Thornton Buttenworth ldt., Londra, 1937).

"Il telegramma del Comando Supremo gli fu recapitato al tavolino di un caffè di Hannover; diceva: «Siete pronto ad assumere immediatamente un incarico?». Hindenburg rispose: «Sono pronto». Poche ore dopo assumeva il comando delle truppe tedesche nella Prussia Orientale, impegnato contro un nemico quattro volte più forte di numero
[ma questa, si è visto, è una esagerazione: nota nostra]. Sul treno Hindenburg incontrava il suo giovane Capo di Stato Maggiore, il generale Ludendorff; nasceva così il più celebre binomio di guerra, indicato, poi, nelle carte degli storici militari inglesi nella sigla cabalistica «H-L»." Quando Hindenburg e Ludendorff arrivarono a Marienburg, il 23 agosto, trovarono che le disposizioni già date da Hoffmann, e da loro confermate telegraficamente, erano già in corso di attuazione. Con pungente ironia, lo storico B. H. Liddell Hart ha sottolineato la particolarità delle circostanze in cui avvenne la riorganizzazione del Comando dell'Ottava Armata, in cui Hindenburg sembrava destinato a svolgere il ruolo dell'uomo di paglia, mentre la direzione effettiva delle operazioni passava nelle mani dell'energico e spregiudicato Ludendorff. In realtà, la scelta dei due nuovi capi dell'ottava Armata si sarebbe dimostrata ben presto delle più indovinate e, se è vero che Ludendorff fu, del celebre "binomio", la mente direttiva, a Hindenburg va riconosciuto il merito di aver portato la sua calma rassicurante nelle ore più critiche, un po' come seppe fare Joffre, per l'esercito francese, prima e durante la battaglia della Marna. Ciò era particolarmente apprezzato da Ludendorff che, invece, temperamento impulsivo ed eccitabile, nei momenti critici tendeva a perdere la calma: come si sarebbe visto quattro anni dopo, nella crisi finale dell'esercito tedesco dell'ottobre-novembre 1918. Quanto al fatto che, in realtà, le disposizioni da cui sarebbe scaturito il "miracolo" di Tannenberg erano già state impartite da un oscuro ufficiale dello Stato maggiore dell'Ottava Armata, il gen. Hoffmann, non costituisce un aspetto buffo della vicenda, come Liddell Hart lo ha definito, ma piuttosto una fortunata circostanza che evidenzia l'alto livello professionale del corpo degli ufficiali tedeschi di Stato maggiore. Bisogna anche aggiungere che non è storicamente dimostrato che Ludendorff abbai avuto conoscenza delle disposizioni date da Hoffmann prima del suo arrivo in Priussia Orientale, anche se gli ordini da lui subito trasmessi a Neidenburg le confermavano. E' invece degno di nota il tempismo eccezionale con cui, allo Stato maggiore Generale di Coblenza, si seppe scegliere the right man in the right place e trasferirlo al lontano Comando dell'Ottava Armata, mentre l'armata di Samsonov avanzava faticosamente quella di Rennenkampf procedeva così lenta da sembrare quasi ferma.

Allorché Hoindenburg e Ludendorff giunsero al Quartier Generale dell'Ottava Armata, Hoffmann aveva già compreso che la mancanza d'iniziativa di Rennenkampf avrebbe consentito di spostare contro Samsonov non solo il I Corpo d'Armata, ma anche il I di riserva e il XVII, lasciando solo un velo di forze (appena un reggimento di cavalleria) fronte ad est. La sera del 24 agosto anche Ludendorff, poche ore dopo il suo arrivo, dopo aver valutato la situazione giungeva alla medesima conclusione: oltretutto, le circostanze erano tali che si sarebbe potuta contrattaccare la Seconda Armata di Samsonov non soltanto su un fianco, ma su entrambi. Gli ordini relativi vennero subito impartiti a quei due corpi d'armata.

5. La battaglia di Tannenberg

La seconda Armata russa aveva attraversato la frontiera il 22 agosto e, il 23-24, aveva respinto il XX Corpo tedesco nel combattimento di Orlau. La sua avanzata procedeva lentamente sul terreno sabbioso e boscoso, mentre il collegamento con la prima Armata, che avrebbe dovuto essere costantemente mantenuto in base ai piani originari, era venuto meno fin dall'inizio, perché la sua zona di radunata era stata spostata alquanto verso ovest per volontà di Zilinskij, che accarezzava l'idea di un'ampia manovra a doppio avvolgimento contro l'Ottava Armata. Le unità di Samsonov non disponevano di autotrasporti, la cavalleria stentava a trovare il foraggio né i Russi potevano utilizzare la ferrovia tedesca a causa del suo diverso scartamento, che rendeva impossibile far viaggiare il materiale rotabile russo. A questi fattori di difficoltà bisogna aggiungere che Zilinskij aveva tenuto indietro il Corpo dell'ala sinistra, il I, mentre aveva allontanato quello dell'ala destra, il VI, verso Bischofburg, a 50 km. dal centro: sicché l'avanzata della Seconda Armata si era distesa su un fronte di ben 100 km. e le sue unità erano talmente sparpagliate che più marciavano in avanti e più andavano incontro a un vero e proprio pericolo di disgregazione.

Fu a questo punto che il comandante dell'Ottava Armata, intercettati due radiotelegrammi russi trasmessi in chiaro, venne a sapere che Samsonov aveva emanato ordini come se stesse inseguendo un avversario completamente battuto, e fissò per il 26 agosto l'inizio del doppio attacco contro la sua armata.

Samsonov, in realtà, fin dal 23 agosto aveva avuto sentore di un grosso concentramento di unità tedesche contro la propria ala sinistra, e ne aveva informato Zlinskij. Questi gli aveva risposto che l'avversario, dopo la vittoria di Rennenkampf a Gumbinnen, era "in fuga precipitosa", e aveva così concluso:

"Davanti a voi il nemico ha lasciato probabilmente soltanto forze senza importanza. Con tutte le forze disponibili conduce energicamente l'offensiva sulla direzione Sanseburg-Allenstein. Il vostro movimento ha per scopo di portarvi incontro al nemico che si ritira davanti all'Armata Rennenkampf e di tagliargli la ritirata verso la Vistola."

Zilinskij sembrava ossessionato, infatti, dall'ansia di intercettare il movimento all'indietro dell'Ottava Armata, non sapendo che non si trattava affatto di una fuga caotica verso la Vistola, ma di un ordinatissimo trasferimento per ferrovia contro la Seconda Armata. Tuttavia, mentre egli incitava Samsonov ad addentrarsi sempre più profondamente in Prussia Orientale, non si curava affatto di spingere Rennenkampf a fare altrettanto; anzi, il 26 gli ordinava di investire Königsberg con 2 corpi d'armata.

La sera del 25 agosto Samsonov aveva impartito le disposizioni per riprendere la battaglia. Al centro il XV Corpo (gen. Martos) e il XII (Liuev), più una divisione del XXIIII, dovevano puntare sulla linea Allenstein-Osterode; la protezione del fianco sinistro spettava al I Corpo (Artamonov) e all'altra divisione del XXIIII (Kondratovic). Quanto al VI Corpo(Blagovestcenskij), esso era isolato dal grosso dell'armata, verso oriente.

L'attacco delle ali avvolgenti tedesche era stato fissato per il 26 ma, anche quel giorno, il gen. von Francois, che teneva l'ala destra col suo I Corpo, rinviò l'azione in attesa di poter disporre di tutta l'artiglieria, mentre il XX Corpo di von Scholtz fronteggiava le esauste truppe del centro russo. Il 26 si sferrò, invece, l'attacco dell'ala sinistra tedesca: attaccato a Gross-Bössau dal XVII Corpo di Mackensen e dal I Corpo di riserva di von Below, il VI Corpo russo venne battuto e, sebbene riuscisse a ripiegare profittando della stanchezza dell'avversario, la sua ritirata lasciò aperta la via verso il tergo del grosso di Samsonov.

Il 27 agosto un violentissimo bombardamento di artiglieria del I Corpo tedesco produsse lo sfacelo del fronte del I Corpo russo a Usdau. Una breccia di 20 km. si aprì fra quest'ultimo e il XV Corpo d'Armata: la doppia manovra avvolgente tedesca si andava ormai profilando nettamente. L'avanzata del I Corpo di von Francois fu diretta dapprima su Neidenburg, poi verso Soldau in seguito a un contrattacco russo. Ma i due corpi centrali della Seconda Armata, anziché gettarsi nell'intervallo ancora esistente fra le branche della tenaglia, continuarono gli attacchi frontali contro il XX Corpo. Il 28 agosto la pressione del centro di Samsonov indusse Ludendorff a ordinare a von Francois di estendersi sull'ala sinistra per appoggiare il XX Corpo; ma quegli, trovata sgombra Soldau in seguito alla precipitosa ritirata del I Corpo russo, si spinse nuovamente su Neidemburg. A questo punto la manovra essenziale dell'Ottava Armata era stata compiuta: restavano presi nella sacca il XIV e il XIII Corpo russi, che continuavano a battersi valorosamente sul fronte. Fra il 28 e il 30 agosto essi rinnovarono disperati tentativi di infrangere la morsa, che fallirono tutti, mentre Hindenburg aveva dato disposizioni per "attaccare contemporaneamente da sud, ovest, nord ed est il centro russo e di annientarlo". La ritirata generale della Seconda Armata russa, ordinata per la sera del 28, si trasformò così in un disastro completo; lo stesso Samsonov si suicidò per non sopravvivere alla disfatta. La Relazione Ufficiale tedesca afferma che "non si può negare alla sua azione di comando audacia e spirito di decisione, ma il compito cui si trovò di fronte fu superiore alle sue energie".

Fra il 29 e il 31 agosto si consumò la tragedia della Seconda Armata. I soldati russi ormai esausti, denutriti, costretti a spostarsi su strade intasate di traffico, tentarono inutilmente di sboccare oltre la linea Neidenburg-Willenburg, la "cerniera" della sacca. A battaglia finita la Seconda Armata lasciava sul terreno più di 30.000 morti, mentre 92.000 prigionieri cadevano nelle mani dei Tedeschi. Soltanto forze assai ridotte dei due Corpi laterali, il I e il VI, avevano potuto sottrarsi alla totale distruzione.

La battaglia di Tannenberg costituisce un classico esempio di azione "per linee interne" e si può affermare che i Tedeschi la vinsero in primo luogo a colpi di ferrovia. L'inerzia di Rennenkampf giocò indubbiamente una parte notevole solo nella notte dal 27 al 28 agosto Zilinskij gli ordinò di aiutare la seconda Armata.

"spingendo la vostra sinistra su Bartenstein e dirigendo la vostra cavalleria su Bischofsburg", perché solo allora, quando la battaglia di Tannenberg era già entrata nella fase risolutiva, egli si era accorto che "le unità che hanno ripiegato" davanti alla Prima Armata "sono trasportate sul fronte della Seconda Armata e attaccano presso Bischofburg, Gilgenburg e Soldau".

Ma era ormai troppo tardi per recuperare il tempo perduto, e il destino dell'armata di Samsonov era segnato. I nomi di Hindeburg e di Ludendorff divennero improvvisamente celebri e divennero, anzi, il simbolo della volontà di lotta della Germania fino alla vittoria; soltanto ad essi, ingiustamente, fu tributato il titolo di salvatori della Prussia Orientale, mentre quello di Hoffmann rimase nell'ombra e ignorato dal grande pubblico. Per ricordare la grande vittoria fu scelto il nome del villaggio di Tannenberg, ove nel 1410 i Cavalieri dell'ordine Teutonico avevano subito una sanguinosa sconfitta ad opera delle forze lituano-polacche.

6. La battaglia dei Laghi Masuri

La battaglia di Tannenberg era appena finita e già il Comando dell'Ottava Armata aveva iniziato il trasporto delle sue unità verso est, per ripetere contro la Prima Armata russa la manovra già brillantemente riuscita contro la Seconda. La Prima Armata aveva raggiunto la linea Grünheim-Lago Mauer; aveva ricevuto un nuovo Corpo d'Armata di rinforzo, il II (Sliussarenko), e Rennenkampf aveva spostato il XX Corpo verso la propria sinistra, "che è in aria".

Hindenburg e Ludendorff, dal canto loro, avevano ricevuto un inaspettato rinforzo di 2 nuovi Corpi d'Armata, l'XI e il Corpo di riserva della Guardia, più l'Ottava Divisione di cavalleria, sottratti al fronte occidentale contro la Francia. Tale trasferimento di forze, deciso da Moltke sotto l'incubo dell'invasione russa della Prussia Orientale, sarebbero venuti a mancare nella battaglia decisiva della Marna; né, d'altra parte, avevano fatto in tempo a partecipare alla battaglia di Tannenberg. In compenso, ora Hindenburg disponeva di forze imponenti per ripetere il magistrale "colpo" di Tannenberg contro la Prima Armata russa: contava d'impegnarla con 4 corpi sul fronte Deime-Angerburg, mentre con 2 corpi e ½ e 2 divisioni di cavalleria intendeva sfondare l'ala sinistra e cadere sulla linea di ritirata avversaria. Altre 4 divisioni erano state lasciate nella zona di Tannenberg per contenere eventuali ritorni offensivi dei resti della Seconda Armata; altre 3 divisioni dovevano poi ricacciare una nuova Decima Armata russa, ancora in via di formazione (3 corpi d'armata), sulla sinistra della Prima Armata.

Il 7 settembre i Tedeschi sferrarono l'attacco contro la Decima Armata, respingendola, e l'9 il II Corpo di Sliussarenko sostenne l'urto principale, ma riuscì a contenerlo fino a sera. Il 9 la battaglia divenne generale ma i tedeschi, duramente impegnati, non riuscirono a sfondare; il XVII Corpo di Mackensen dovette sostenere diversi contrattacchi russi e il XX Corpo dovette intervenire in suo appoggio. L'ala sinistra della Prima Armata, però, cominciava a cedere; e Zilinskij, ordinando la ritirata della Decima su Augustov, ne scoprì ulteriormente il fianco. Questa minaccia indusse Rennenkampf a ordinare prontamente la ritirata generale. Poiché egli era riuscito a mantenersi aperta una via alle proprie spalle, l'annientamento di Tannenberg questa volta non si ripeté; tuttavia uno sfondamento tedesco su Darkehmen provocò una serie di crisi, che poterono essere superate grazie all'intervento del XX Corpo russo.

Dopo aspri combattimenti di retroguardia, il 13 settembre la Prima Armata, sfuggita all'accerchiamento, raggiunse la nuova linea oltre la frontiera. La sua salvezza aveva richiesto però un grave tributo: 45.000 prigionieri e 150 cannoni erano rimasti nelle mani dell'avversario. La liberazione della Prussia Orientale era così completata e coronata da una nuova, brillante vittoria, anche se la "Canne" era mancata.

Per gli Imperi Centrali, tuttavia, l'effetto delle vittorie tedesche fu assai ridimensionato da quanto era accaduto nel frattempo agli Austriaci in Galizia . Fu così che la vittoriosa dell'Ottava Armata, anziché spingere a fondo la sua azione contro i resti malconci dell'armata di Rennenkampf, dovette mutare completamente il proprio obiettivo strategico e accorrere in soccorso degli alleati austro-ungheresi che, sotto i colpi di maglio delle armate russe del fronte sud-occidentale, non davano garanzie di poter resistere a lungo, con grave minaccia per i passi dei Carpazi e della stessa Pianura Ungherese, granaio della Duplice monarchia.

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