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La Grande Guerra sul fronte francese (parte VII)
di Emilio Bonaiti © (02/11)
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Capitolo settimo

L'epilogo.
Io odio la guerra, ma amo coloro che l'hanno fatta.
Roland Dorgelès

- Le perdite
- La rovina economica
- Le "classes creuses"
- La natalità
- Le guerre passate.

Nel dopoguerra i dati delle perdite, con leggere variazioni secondo le fonti, erano raggelanti: circa 1.400.000 morti, uno su sei mobilitati e 4.266.000 feriti su un totale di 8.410.000 mobilitati, il che significava che circa il 67% non era tornato a casa o vi era tornato segnato dal dolore, un numero in percentuale superiore a quello tedesco. Scriveva crudamente de Gaulle: "A fronte di 1.700.000 caduti, i Tedeschi, addestrati meglio di chiunque altro, hanno ucciso 3.200.000 nemici; a fronte dei loro 750.000 soldati caduti prigionieri, ne hanno catturati 1.900.000". Nel secondo conflitto mondiale la situazione non cambiò. Van Creveld, apprezzato storico israeliano, sostiene che l'esercito tedesco inflisse agli Angloamericani il 50% di perdite in più nell'attacco, nella difesa, in condizioni di superiorità o inferiorità (1).

Il tasso di mortalità era stato, dopo la piccola Serbia, il più alto tra i paesi in guerra, il 10% della popolazione attiva. La proporzione, uno su tre, se calcolata sugli uomini dai 20 ai 27 anni, era ancora più raccapricciante. Su 195.000 ufficiali mobilitati, 157.500 appartenenti alle armi combattenti e 37.500 ai servizi, morirono o furono dichiarati dispersi rispettivamente 34.766 e 1413. Su 7.740.000 uomini di truppa, di cui 6.830.000 appartenenti alle armi combattenti e 910.000 ai servizi, morirono o furono dichiarati dispersi rispettivamente 1.221.000 e 24.800. A loro vanno aggiunti 38.200 soldati dell'Africa del Nord e 34.000 delle altre colonie. Questi dati sono calcolati alla data dell'armistizio, ma ignoto è il numero dei feriti e malati che morirono anche a distanza di anni.

Secondo il Service de santé militaire, 647.000 furono i morti sui campi di battaglia, 225.000 per le ferite riportate, 175.000 per malattie, più 225.000 dispersi. Nelle prime sei settimane della primavera del 1915, il 67 % delle morti fu causato dall'artiglieria, il 14% da pallottole, il 9 da granate a mano, il 10 per cause diverse, tra cui la baionetta. Il 22% fu colpito alla testa, gli elmetti non erano stati ancora distribuiti alle truppe. Per i feriti presi in carico dal Service de santé dai dati si calcolò che il 38% fu ferito agli arti inferiori, il 34 agli arti superiori, il 15 alla faccia e al collo, il 6 al torace, il 3 al cranio e un altro 3% all'addome. Statistiche alla mano si sostenne che un soldato che avesse passato tutta la guerra al fronte sarebbe stato ferito tre volte.

Le perdite, divise per classi, mobilitati, deceduti e percentuali di deceduti in relazione al numero di mobilitati, sono riportate nel quadro che segue. Va precisato che l'anno si riferisce alla data della chiamata alle armi e non a quello della nascita:
CLASSE              MOBILITATI                DECEDUTI (*)                      PERCENTUALI                                                                     
1887                  58.400                     1.800                                3,2 
1888                  90.000                     2.700                                3,0 
1889                 156.000                     5.250                                3,3 
1890                 160.000                     5.900                                3,7
1891                 169.000                     6.950                                4,1 
1892                 214.000                     9.700                                4,5 
1893                 213.000                    13.400                                6,3 
1894                 224.000                    14.650                                6,5 
1895                 226.000                    15.600                                6,9 
1896                 230.000                    17.800                                7,4 
1897                 242.000                    20.950                                8,5 
1898                 240.000                    25.600                               10,7 
1899                 244.000                    29.650                               12,2 
1900                 237.000                    38.700                               16,3 
1901                 251.000                    44.350                               17,7 
1902                 255.000                    47.750                               18,7 
1903                 254.000                    48.850                               19,2 
1904                 256.000                    50.600                               19,8 
1905                 262.000                    51.200                               19,5 
1906                 256.000                    49.850                               19,5 
1907                 263.000                    54.750                               20,8 
1908                 266.000                    59.350                               22,3 
1909                 273.000                    63.000                               23,1 
1910                 265.000                    63.900                               24,1 
1911                 282.000                    68.000                               24,1 
1912                 279.000                    77.200                               27,7 
1913                 290.000                    66.950                               26,9 
1914                 292.000                    85.200                               29,2 
1915                 279.000                    77.700                               27,8 
1916                 293.000                    54.050                               18,4 
1917                 297.000                    28.950                               13,1 
1918                 257.000                    20.600                                8.0 
1919                 229.000                     3.400                                1,5 
*) Al 1° agosto 1919 Vi furono classi che pagarono un prezzo altissimo, spropositato. Quando su 292.000 chiamati alle armi della classe 1914, 85.200 cadono sul campo è impossibile non provare un senso di disagio. Ai morti vanno aggiunti feriti e mutilati che portano per sempre nelle carni il segno della guerra. Per la prima volta nella storia delle guerre i morti per ferite furono superiori a quelli per malattie o infezioni a seguito delle ferite.

Il prezzo più alto fu pagato dalla fanteria, la biffe, con l'86% di tutte le perdite dell'Armée. Gli ufficiali dell'arma in percentuale ebbero il 29% dei caduti, la cavalleria il 10,3, il genio il 9,3, l'artiglieria il 9,2, l'aeronautica il 21, gli aerostati il 5,7, il servizio automobilistico l'1,9. Per i soldati, le percentuali non sono diverse. La fanteria ebbe il 22,9% dei caduti, la cavalleria il 7,6%, il genio il 6,4, l'artiglieria il 6, l'aeronautica il 3,5, gli aerostati il 2,7, il servizio automobilistico l'1,7. Georges Dupeux sostenne che nel 1914 su dieci uomini dai 20 ai 45 anni: "Due erano stati uccisi, uno era a carico dei suoi concittadini, tre erano menomati per un periodo più o meno lungo". Monteilhet parla di: "maladie appelée -hystérie de l'offensive- à laquelle n'échappe pas Joffre lui-même, malgré la placidité de son tempérament" (2) e sostiene che dal primo agosto 1914 al 1 dicembre 1915 i morti furono 664.000, da quella data alla fine della guerra 683.000. Il colonnello Gros-Long, esperto militare dell'Action Française, espone altri dati: 313.000 morti ossia 156.000 al mese, nei mesi di agosto e settembre 1914, dal luglio al novembre 1918 110.000 ossia 27.500 al mese.

Nel 1920, dalla necessità dell'amministrazione finanziaria dello Stato di appurare con esattezza il numero dei caduti, dei mutilati e dei feriti per quantificare l'importo delle relative pensioni, nella sorda opposizione delle gerarchie militari interessate a diminuirlo per ragioni di prestigio, fu redatto un rapporto Proposition de résolution tendant a charger la Commission de l'Armée de faire connaître le bilan des pertes en morts et blessès des nations belligérantes, riportato nel Journal officier. Documents parlamentaires de la Chambre des Deputés 1920, conosciuto come Rapport Marin, in quanto redatto dal Rapporteur général du budget Marin. I dati che non subirono variazioni e non furono contestati furono i seguenti:

Perdite al primo agosto 1918:
                                     Deceduti                Dispersi*            Totale
Ufficiali                              34.100                    2500             36.600

Uomini di truppa:
Europei                             1.010.200                 235.300          1.245.500
Indigeni Africa del Nord               28.200                   7.700             35.900
Indigeni coloniali                     28.700                   6.500             35.200
Legione straniera                       3.700                     900              4.600
Totale                              1.070.800                 250.400          1.321.200

Totale ufficiali e truppe:
                                    1.104.900                 252.900          1.357.800
(*) ufficiali e soldati non ritrovati tra i prigionieri di guerra.

Va rilevato che le perdite in percentuale tra le truppe coloniali furono inferiori a quelle europee.

Al numero dei morti e dei dispersi andavano aggiunti 11.400 marinai e altri 28.600 combattenti deceduti dalla fine del conflitto fino al primo giugno 1919, per un totale di 1.397.800. Per i feriti e i malati che trascinarono la loro agonia per anni, non vi sono dati. Lo zio materno di chi scrive, ad esempio, combattente sul fronte italoaustriaco, sopravvissuto alla prigionia, morì circa dieci anni dopo, a seguito della malattia contratta.

Ad essi non spettò la dizione: "Mort pour la France", apposta sui registri dello stato civile. Le autorità militari interpellate sostennero che: "Non è possibile indicare gli uomini deceduti a seguito di ferite o di malattie perché riformati e congedati. Nell'uno e nell'altro caso questi uomini hanno cessato di essere militari e il loro decesso non è stato portato a conoscenza dell'autorità militare". I militari che lasciarono il servizio per malattie o ferite furono 402.000 alla fine del 1915, 566.000 nel 1916 e 650.000 l'anno successivo. Fu un grumo di dolore che appesantì la vita di coloro che li amavano.

Marin così concluse il suo rapporto: "Le cifre fornite con i metodi attualmente in vigore nell'esercito sono cifre minime. Sono di una sicurezza assoluta da questo punto di vista; ma sono in generale inesatte nel senso che sono inferiori alla verità. (Annexe 633). M. Huber nel suo La population de France durant la guerre, pubblicato a Parigi nel 1931 concorda su questi dati.

Anche la nobiltà francese offrì il suo contributo. In un interessante studio di Borel d'Hauterive e Vte Albert Révérend, con dati tratti dall'Annuaire de la noblesse de France 1915-1921, furono 1559 gli aristocratici che persero la vita nelle trincee, su 10.000 mobilitati. Gli aristocratici tedeschi pagarono un tributo maggiore, 4000 restarono sul campo.

La memoria della guerra rimase indelebile nel cuore dei soldati, di 680.000 vedove e 986.000 orfani,. La maggioranza viveva in condizioni precarie e il governo con le leggi del 31marzo e del 24 giugno 1919 riconobbe loro una pensione. Nel gennaio dell'anno successivo fu creato il ministère des pensions, des primes et allocations de guerre affidato a André Maginot. Per gli orfani, battezzati Pupilles de la nation, la legge del 27 luglio 1917 all'articolo 1 proclamava: "La France adopte les orphelins dont le père, la mère ou le soutien de famille a péri, au cours de la guerre de 1914, victime militaire ou civile de l'ennemi". Si creò un Office National des pupilles de la Nation che doveva contribuire alla loro educazione e formazione, affidato in un primo tempo al ministère de l'Instruction publique e, in seguito, all'ONAC Office National des anciens combattants. Dall'estate del 1922 su 700.000 salme identificate, 240.000 furono trasportate dai cimiteri di guerra alle tombe familiari.

La memoria non si cancellò nei successivi venti anni e fu una delle cause della sconfitta del 1940. Le perdite della Grande Guerra riguardarono, nella misura del 95%, i militari, mentre nel secondo conflitto mondiale, che coinvolse intere popolazioni civili, la percentuale scese al 52%. Alla carneficina si aggiunse la rovina economica. Il conflitto costò il 30% della ricchezza nazionale e la metà delle riserve d'oro. Dodici dipartimenti furono completamente devastati dai combattimenti e dai Tedeschi in ritirata. Furono distrutti 96.500 chilometri di strade e 8000 di ferrovie, 1500 ponti, tunnel e viadotti e 300.000 case, più di 500.000 furono danneggiate. Ma il dato più grave erano i tre milioni di bambini non nati. Dopo venti anni, quando il gettito dei chiamati alla leva subirà una pericolosa flessione e i morti saranno superiori ai nati, si avvertirà il problema delle classes creuses. Le perdite furono spaventose per tutti i belligeranti, inimmaginabili nel clima d'entusiasmo in cui era iniziata.

8.750.00 soldati erano morti, i mutilati, secondo i dati del Bureau international du travail, pubblicati dalla rivista Revue scientifique del 24 dicembre 1921, furono 5.911.000, di cui 1.500.000 francesi, 1.400.000 tedeschi, 1.170.000 britannici, 570.000 italiani, 329.000 polacchi, 246.000 americani, 175.000 cecoslovacchi, 164.000 austriaci, 154.000 serbi, croati e sloveni, 88.000 canadesi, 84.000 rumeni, 40.000 belgi.

Nell'assolato agosto 1914 Serbia, Montenegro, Austria-Ungheria, Russia, Germania, Francia, Belgio e Gran Bretagna furono travolti in un vortice sanguinoso. Come nel lontano 1815, cinque grandi potenze europee si ritrovarono in guerra, spinte da rivendicazioni territoriali, da motivazioni morali, dalla paura dell'accerchiamento, dalla difesa del territorio, da una parte dell'opinione pubblica, dall'umana stupidità. Nel vortice caddero poi l'impero ottomano, l'Italia, la Bulgaria, la Romania, la Grecia, il Portogallo. Restarono neutrali in Europa, solo Svizzera, Spagna, Olanda e i paesi scandinavi. Alla "festa crudele" si unirono Giappone, Cina e, nel 1917, gli Stati Uniti d'America.

La vittoria resterà appesa ad un filo fino all'ultimo, sarà determinata dal crollo interno degli imperi centrali a seguito dell'assedio economico. Il servizio sanitario tedesco dopo la guerra calcolò in 763.000 i civili morti per il blocco navale.

È sufficiente uno sguardo ai dati delle guerre passate per rendersi conto della catastrofe che si era abbattuta sull'Europa.
- 1790-1815, Guerre della Rivoluzione e dell'Impero: 2.100.000 morti.
- 1854-1855, Guerra di Crimea: 240.000.
- 1860, Guerra d'Italia: 45.000.
- 1864, Guerra di Danimarca: 3.500.
- 1866, Guerra austro-prussiana: 45.000
- 1870-1871, Guerra franco-prussiana: 184.000.

Note

1. Creveld, van Martin. Fighting power: German and U.S.Army performance, 1939-1945. Wedstport Conn. 1982 [torna su]

2. Monteilhet, J. Les institutions militaires de la France (1814-1932). Paris 1932. [torna su]

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