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L'esercito imperiale romano nel IV secolo
di Gianfranco Cimino ©
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Introduzione

Questo breve articolo vuole solo essere un introduzione all'affascinante argomento rappresentato dall'esercito Romano del IV secolo d.C., ovverosia tra le fine del regno di Diocleziano (305 d.C.) e la morte di Teodosio il Grande (395 d.C.), un periodo molto interessante del più vasto periodo noto come "Basso Impero" o "Dominato". Essendo solo un'introduzione non sono affrontati in esso problemi quali il ruolo di Diocleziano e di Costantino il Grande nella riforma dell'esercito, l'efficacia delle forze dell'esercito di frontiera, l'esistenza o meno di una "grande strategia" dell'Impero Romano nel periodo di riferimento e tanti altri.

In particolare nel presentare l'organizzazione dell'esercito imperiale Romano del IV secolo, ho voluto astrarre dall'evoluzione che ha generato tale struttura; ciò anche perché tutt'ora non vi è consenso generale sul come si arrivò all'organizzazione descritta nella Notitia Dignitatum, documento che presumibilmente descrive la situazione dell'esercito Romano alla fine del IV secolo o nei primissimi anni del V secolo.

E' da dire che vi sono dubbi anche sull'attendibilità della stessa Notitia Dignitatum, ma, essendo essa il documento più completo pervenutoci sull'argomento, nessuna pubblicazione sul tardo esercito Romano può astrarre da essa. Inoltre, per mancanza di tempo e per non appesantire troppo l'articolo, non ho ritenuto opportuno esaminare in esso la strategia e la tattica dell'esercito romano del Dominato, il ruolo e l'importanza in esso della fanteria e della cavalleria, e le relative tattiche e strutture di comando, nonché forse la questione più dibattuta: il ruolo e le responsabilità del sistema militare Romano nella caduta dell'Impero d'Occidente; spero di poter scrivere successivamente su tali argomenti.

Infine un'avvertenza: l'esercito del Basso Impero è sempre stato un argomento poco studiato, specie in confronto a quello dell'Alto Impero o all'esercito Bizantino, inoltre non è stata affatto detta l'ultima parola sui risvolti militari del crollo dell'Impero Romano d'Occidente; quindi quanto da me esposto potrebbe essere un domani superato da nuovi studi o da nuove evidenze.

Tipi di unità

L'organizzazione dell'esercito Romano dell'inizio del IV secolo, dopo la riorganizzazione effettuata da Diocleziano, è, sotto alcuni aspetti, simile a quella dei Severi, anche se accresciuta dal punto di vista numerico (si è passati dai circa 350.000 uomini dell'esercito severano ad almeno 450.000 effettivi di quello dioclezianeo); ad esempio ritroviamo nell'esercito del Dominato i vecchi tipi di unità dell'Alto Impero, come legiones, auxilia, alae e cohortes.

La prima, è più importante, differenza tra l'esercito del Dominato e quello del Principato, è la distinzione tra esercito "campale" ed esercito "di frontiera", il primo altamente mobile e d'elite, suddiviso a sua volta in più eserciti campali centrali e regionali, il secondo legato al limes e con un addestramento minore, ma comunque sufficiente ai compiti principalmente difensivi cui era destinato e composto, almeno fino alla fine del IV secolo, da professionisti.

All'interno dell'esercito campale si ha poi una distinzione tra truppe palatine, comitatensi e pseudocomitatensi (qui elencate in ordine di rango).

Così le 42 legioni dell'esercito campale vengono ora divise in tre classi: legiones palatinae (ad es. Ioviani Juniores e Herculiani Iuniores), legiones comitatenses (ad es. Decima Gemina e Quinta Macedonica), e legiones pseudocomitatenses (ad es. Prima Italica e Quarta Italica). Vi è inoltre una classe di fanti del tutto nuova nell'esercito campale: gli auxilia palatina; sono citate nella Notitia Dignitatum circa un centinaio di unità di auxilia palatina, (ad es i Batavi Seniores ed i Mattiaci Seniores.) La cavalleria dell'esercito campale consiste di 24 vexillationes palatinae (ad es. Equites Promoti Seniores e Comites Clibanarii) e di 61 vexillationes comitatenses (ad es. Equites Quinto Dalmatae ed Equites Primi Clibanarii Parthi).

In questo ordinamento, così caratteristico della mentalità romana, che dà molta importanza al rango, sia di singole persone che di gruppi, ed associa a ranghi diversi oneri e benefici diversi, le truppe palatine sono l'elite dell'esercito campale, le truppe comitatensi sono quelle "di linea", e le pseudocomitatensi sono quelle trasferite d'ufficio dall'esercito territoriale a quello campale (e ciò dimostra che, almeno per il IV secolo, si trattava di soldati di professione, sufficentemente armati ed addestrati, e pronti, se necessario, ad assumere compiti anche offensivi).
Inoltre, come a sottolineare l'evoluzione dell'esercito romano verso una forza principalmente montata, la cavalleria palatina e comitatense aveva rango superiore rispettivamente alla fanteria palatina e comitatense.

Vi sono inoltre le guardie dell'Imperatore, ovviamente le più alte in rango, divise in 12 scholae palatinae (ad es. Scola Scutariorum Secunda e Scola Armaturarum Seniorum), 5 all'Ovest e 7 all'Est, che hanno sostituito i Pretoriani, sciolti da Costantino; le scholae sono unità particolari, in quanto spesso gli scholares sono nominati ufficiali o vengono incaricati di missioni speciali; esse sono poste agli ordini del magister officiorum, una carica civile simile a quella di cancelliere dell'Impero, anziché agli ordini di magistri militum, carica militare che detiene il comando di più unità. Più specificatamente destinati alla funzione di scuola per i futuri ufficiali erano i Protectores Domestici, che fungevano anche da guardia del corpo dell'Imperatore.

Tra le truppe di fanteria dell'esercito territoriale precipue sono circa 150 legiones e 118 cohortes, ma vi sono anche 16 numeri, di cui uno solo fuori dalla Britannia (Numerus Barcariorum) e varie altre unità denominate milites (ad es. Milites Fortenses, Milites Munifices) e auxiliares.

Per quanto riguarda la cavalleria dell'esercito territoriale, essa è divisa in alae, cunei equitum o equites; vi sono anche un paio di cohortes equitatae (Cohors Prima Equitata, Cohors Prima Claudia Equitata).

Da segnalare infine l'esistenza di diverse unità di balistarii (Balistarii Theoosiaci, Balistarii Seniores), presumibilmente armati con pezzi leggeri di artiglieria, come ad esempio le carroballistae, destinati al supporto delle unità dell'esercito campale, infatti esse, con una sola eccezione, appartengono all'esercito campale.

Effettivi delle unità e dell'esercito nel suo complesso

Gli effettivi delle legioni dell'Alto Impero variavano tra i 5.000 ed i 6.000 uomini, anche se probabilmente la massima parte delle unità non era ad effettivi pieni; le cohortes e le alae contenevano invece 500 uomini (1000 se millariae) ad effettivi pieni. Durante il Basso Impero gli effettivi delle legioni diminuiscono; ciò è evidente se si considera il numero totale delle legioni presenti nella Notitia Dignitatum, poco meno di duecento: se esse avessero mantenuto gli stessi effettivi ci sarebbero stati circa un milione di legionari (senza contare i cavalieri e gli altri tipi di fanti). Questa ipotesi è suffragata dall'affermazione di Vegezio che le legioni, nel IV secolo, sono molto più deboli di prima (Vegezio, Epitome Rei Militari I.17, II.3).

Purtroppo nessun autore dell'epoca attesta con precisione gli effettivi delle legioni, e lo stesso Vegezio complica ulteriormente la situazione descrivendo nella sua Epitome Rei Militari una legione di 6.100 fanti e 726 cavalieri; molti studiosi odierni risolvono questa contraddizione affermando che Vegezio, volendo portare ad esempio le legioni dei tempi passati abbia semplicemente descritto una legione del III secolo. In mancanza di notizie dirette si possono solo fare supposizioni basate sulla distribuzione delle legioni dell'esercito di frontiera in più locazioni fortificate (da due a sette per ogni legione), riportata nella Notitia Dignitatum; sulla frequenza con cui Ammiano cita distaccamenti di 300 - 500 uomini tratti dalle legioni, su fonti letterarie posteriori, come lo storico Bizantino Procopio, e su papiri ritrovati in Egitto che attestano la forza di diverse unità dislocate nella Tebaide sotto Diocleziano.

Queste evidenze, peraltro non definitive, ci portano a stabilire per le legioni dell'esercito campale un numero di uomini compreso tra 800 e 1.200, e per le legioni dell'esercito di frontiera un numero di effettivi alquanto più alto, all'incirca 3.000 uomini. Per quanto riguarda gli auxilia palatina, dalle stesse fonti si deducono effettivi variabili tra i 500 e gli 800 uomini. Per la cavalleria si può fare miglior riferimento allo Strategicon, che risale al tardo VI secolo, e ci mostra l'esercito imperiale nel suo definitivo stato di forza armata basata sulla cavalleria, con unità di circa 300 - 400 uomini, una cifra che concorda grosso modo anche con altre fonti quale Ammiano ed i papiri della Tebaide. Si può ipotizzare quindi vexillationes, alae, cunei o unità di equites di circa 350 - 500 uomini. Anche le Scholae, che erano, forse con un'unica eccezione, unità di cavalleria, dovevano essere formate da circa 500 uomini.

Per quanto riguarda gli effettivi totali a disposizione, data l'incertezza sulla forza delle singole unità, si possono solo fare supposizioni sulla base della Notitia Dignitatum, giacchè non abbiamo fonti dell'epoca attendibili; ad esempio Johannes Lydus, storico Bizantino del VI secolo, afferma (De magistratibus I, 27) che l'esercito Dioclezianeo era di 390.000 uomini, ma secondo un altro storico Bizantino del VI secolo, Agazia (Historiae V, 13, 7), a metà del IV secolo, e quindi solo pochi decenni dopo Diocleziano, l'esercito era di 650.000 uomini. In realtà, facendo riferimento ai valori numerici prima dati, e prendendo sistematicamente quelli minori, si arriva ad una stima di 450.000 uomini, se invece si fa sistematicamente riferimento a quelli maggiori e si suppongono tutte le unità a ranghi completi, si arriva alla stima di Agazia di 650.000 uomini.

Si può quindi concludere che gli effettivi dovrebbero essere stati compresi tra questi due estremi, ma voler dare un numero preciso è quanto meno azzardato. Per inciso la cavalleria doveva formare il 25% dell'esercito, mentre le truppe dell'esercito campale dovevano rappresentare il 35% - 40% degli interi effettivi.

Struttura di comando

Dalla breve descrizione fin qui data si vede che l'esercito tardo imperiale aveva dimensioni, complessità e livello di organizzazione, anche logistica, che non ritroveremo più, almeno in Occidente, fino all'epoca di Napoleone: l'esercito del Dominato non sfigura a confronto della Grand Armeé, se non a livello tecnologico. A rafforzare tale impressione concorre anche l'esistenza, nel IV secolo, di una struttura di comando di livello più alto di quello della singola legione. Nella Notitia Dignitatum abbiamo invece per la prima volta un raggruppamento semi - permanente di unità dell'esercito campale in comandi più o meno permanenti. Infatti nella pars Orientis troviamo due eserciti campali centrali, comandati ciascuno da un magister militum praesentalis, e tre eserciti campali regionali, in Oriente, Tracia ed Illirico, comandati rispettivamente da magistri militum per Orientem, per Thracias e per Illyricum.

In Occidente troviamo invece una struttura diversa (forse la struttura di comando orientale è stata modificata da Teodosio il Grande dopo Adrianopoli), basata su due eserciti campali centrali, rispettivamente comandati da un magister equitum praesentalis e da un magister peditum praesentalis e su eserciti campali regionali in Gallia, Spagna, Gran Bretagna ed Illirico, comandati da comites, o, nel caso della Gallia, da un magister equitum.

Certo questi raggruppamenti di unità non erano strettamente l'equivalente dei nostri corpi di armata, in molte occasioni vengono prelevate truppe da un esercito campale per trasferirlo ad un altro, come avviene quando (Ammiano Marcellino, Res Gestae, XX, 4, 2) Costanzo II richiede a Giuliano intere unità e distaccamenti di uomini da altre unità per l'esercito impegnato nella campagna contro i Persiani; d'altronde in altre occasioni essi agiscono come veri e propri corpi d'armata, come, per esempio quando, nella campagna di Giuliano contro gli Alemanni nel 357, è originariamente prevista una manovra a tenaglia condotta dall'esercito campale di Gallia, comandato da Giuliano, e dall'esercito campale italiano comandato dal magister peditum praesentalis Barbazio (Ammiano Marcellino, Res Gestae, XVI,11, 2).

Per quanto riguarda le truppe dell'esercito di frontiera, sembra probabile che i comites ed i duces che li comandavano, rispondessero, durante le operazioni, ai magistri degli eserciti campali schierati nella loro regione.

Effettivi messi in campo

Non è affatto certo che le armate messe in campo dal Principato siano state molto più grandi di quelle messe in campo dal Dominato, almeno per quanto riguarda il IV secolo. Se concentriamo la nostra attenzione sulle operazioni su scala limitata effettuate dall'esercito campale, peraltro molto frequenti nel IV secolo, vediamo che sono molto utilizzati raggruppamenti di unità di una forza variabile tra i 2.000 ed i 5.000 effettivi. Ad esempio Teodosio (padre di Teodosio il Grande) conduce in Africa contro il ribelle Firmo circa 3.500 uomini dell'esercito campale (Ammiano, Res Gestae, XXIX, 5, 24; 5,29; 5,48); ovviamente in Africa lo appoggeranno le truppe là presenti dell'esercito di frontiera.

Quando, nel 398 d.C., scoppia nuovamente la ribellione in Africa, condotta da Gildone, fratello di Firmo, l'esercito campale schiera 5 legioni, per un totale di 5.000 uomini, dall'Italia (Orosio, Historia adversos paganos, VII, 36,6 e Claudiano, Bellum Gildonicum, I, 421 - 423). Dunque, per quanto riguarda le operazioni minori, bastano effettivi dell'esercito campale equivalenti a quelli di una moderna Brigata, ovviamente supportati dalle truppe dell'esercito di frontiera.

Passando ad operazioni di maggiore impegno, sono radunate forze maggiori: si va dai circa 20.000 uomini radunati per la campagna di Adrianopoli, provenienti dall'esercito campale d'Oriente ai 38.000 uomini, provenienti dagli eserciti campali di Gallia ed Italia, radunati nel 357 per la campagna contro gli Alamanni (Ammiano, XVI, 2, 8; XVI, 12, 2; XVI, 11, 2). Infine, per l'operazione più ambiziosa di tutto il IV secolo, l'invasione della Persia Sassanide, vengono mobilitati dai 60.000 agli 83.000 uomini, provenienti dagli eserciti campali di tutto l'Impero, (non vi sono fonti contemporanee precise, la stima più alta è dello storico Bizantino Zosimo, che scrive attorno al 500 d.C.).

Dunque, ricapitolando, per la maggior parte delle operazioni il Basso Impero poteva contare su effettivi forse deboli se paragonati alla sua vastità, ma solo marginalmente minori delle forze schierate dall'Alto Impero. D'altronde il grande addestramento e l'esperienza delle truppe regolari era solitamente sufficiente ad assicurare la vittoria contro nemici anche più numerosi. La difesa dell'Impero poggiava dunque sulla qualità e non sulla quantità delle truppe.

Il reclutamento

L'esercito è sicuramente la singola istituzione Romana che assorbe più forza lavoro nel IV secolo. Solo per assicurare il rimpiazzo di coloro che anno per anno si congedavano (il servizio durava 20 anni nell'esercito campale e 25 nell'esercito di frontiera), assumendo effettivi per un totale di circa 500.000 uomini, occorrevano circa 24.000 uomini. A questi si aggiungevano gli uomini da sostituire perché persi in azione o per altri motivi (malattie, diserzioni). Senza arrivare ai 96.000 uomini proposti da un autore moderno (Boak autore di "Manpower shortage and the fall of the Roman Empire in the West" 1955), non ci allontaneremo molto dal vero dicendo che, anno per anno, servivano all'esercito imperiale circa 30.000 soldati.

Tale numero però saliva a dismisura in caso di campagne o battaglie particolarmente sanguinose; nell'anno di Adrianopoli, ad esempio, tenendo conto di circa 15.000 morti tra i Romani, si arrivava vicino ai 50.000 uomini da arruolare. Poiché, come detto prima, la forza delle armate imperiali stava nella qualità dei combattenti, si procedeva comunque ad una selezione delle reclute (dilectus).

Esistevano fondalmentalmente tre tipi di reclutamento:
- Reclutamento volontario
- Reclutamento ereditario
- Reclutamento fiscale

Inoltre era sempre teoricamente possibile ricorrere alla coscrizione obbligatoria nei momenti di particolare gravità; infine, sia pur raramente prima di Adrianopoli, e con maggiore frequenza dopo Adrianopoli, e soprattutto nel V secolo, si ricorreva ai Foederati barbari, arruolando intere bande di guerrieri mercenari che combattevano sotto i loro capi alla maniera barbarica, ma che erano legati all'Impero solo da un Foedus, un patto, che prevedeva anche il pagamento dei mercenari barbari e che poteva o meno venire di volta in volta riconfermato.

Il reclutamento volontario era probabilmente la fonte maggiore di reclute; potevano arruolarsi sia cittadini Romani che barbari, a patto che fossero liberi. Era vietato inoltre l'arruolamento di criminali, cuochi, panettieri, osti ed altre professioni ritenute umilianti (Codex Theodosianus VII.13.8 (380), nonché dei decurioni, che spesso cercavano di sfuggire ai loro pubblici doveri arruolandosi; è da dire che la condizione dei decurioni nel Basso Impero, era molto gravosa dal punto di vista economico.

Esisteva anche una forma di reclutamento ereditario, per cui i figli dei soldati erano costretti ad arruolarsi, ciò per una legge di Costantino del 326 d.C. (Codex Theodosianus VII.22.8). A riprova della fame di reclute che affliggeva l'esercito, l'età in cui tali uomini dovevano essere arruolati scese dai 20 - 25 anni stabiliti da Costantino ai 16 anni di una legge di Costanzo II (Codex Theodosianus VII.22.8); inoltre a partire dal 331, i figli dei soldati potevano essere arruolati anche quando i loro padri fossero ancora in servizio. Se poi un figlio di veterano si automutilava per evitare il servizio militare, veniva destinato al decurionato (il che era indubbiamente una punizione).

Al reclutamento volontario ed a quello ereditario, evidentemente insufficenti, si aggiunse anche dal 352 d. C. (Codex Theodosianus VI.35.3) un reclutamento fiscale, per cui un gruppo di contribuenti (capitula), o un singolo facoltoso contribuente, doveva fornire una tassa pagabile in reclute. Naturalmente, specialmente i proprietari terrieri, piccoli o grandi, sempre alla ricerca di manodopera per i loro latifondi, preferivano fornire i loro coloni peggiori, dal punto di vista fisico o sociale, per cui tale reclutamento dava all'esercito reclute mediocri.

Si abbassò così nel 367 d.C. (Codex Theodosianus VII.13.3) il limite di altezza, portandolo a 5 piedi e 7 pollici (all'incirca 1,57 m.), dai 6 piedi (o 5 piedi e 10 pollici dei cavalieri delle Alae) prima fissati e più in generale si abbassarono i requisiti fisici richiesti, e furono differenziati i requisiti per il servizio nell'esercito campale o in quello di frontiera. Ciò era particolarmente grave, perché la prestanza fisica è essenziale in un tipo di guerra non tecnologica, ma basata sul combattimento corpo a corpo in armatura e scudo; ad una crisi quantitativa dell'arruolamento se ne aggiunse quindi una qualitativa.

Poiché era diffusa la pratica dell'automutilazione (in genere del pollice), dapprima la si sanzionò duramente, poi, visti gli scarsi risultati Teodosio il Grande affermò che due reclute mutilate potevano essere accettate dagli esattori, al posto di una recluta sana (Codex Theodosianus VII.22.1 (313); VII.13.10 (381)). Alla fine neppure questo bastò, ed anche il principio di arruolare solo uomini liberi cadde: nel 406 d.C. un editto di Onorio (Codex Theodosianus VII.13.16) promise la libertà agli schiavi che si fossero arruolati.

In una tale situazione era chiaro che quando fu data la possibilità da parte dell'Imperatore Valente di pagare la tassa in moneta (il cosiddetto aureum tironicum) i proprietari terrieri, e spesso anche lo stato, preferivano questa strada. Anzi per favorire i proprietari terrieri di classe senatoria (è da notare che i latifondi dell'Imperatore erano esenti da questa tassa) l'aureum tironicum fu anche abbassato dai 36 solidi stabiliti dall'Imperatore Valente a 25 solidi nel 397. Il gettito così ottenuto era utilizzato per pagare i volontari, o in un secondo momento, i Foederati.

La barbarizzazione dell'esercito tardo imperiale

Nonostante una vecchia teoria sostenesse che una barbarizzazione più o meno strisciante abbia minato alla base le capacità combattive dell'esercito Romano fin dai tempi di Costantino il Grande, l'orientamento più recente che nega tale problema, almeno fino a quando, con Teodosio il Grande, si ricorse all'arruolamento in massa di intere bande di mercenari barbari sotto i loro stessi capi, mi sembra più convincente. I barbari che si arruolavano volontari, o in virtù delle condizioni di un trattato di pace imposto dai Romani (che spesso esigevano reclute dai barbari sottomessi), erano addestrati ai metodi di combattimento Romani, combattevano in unità comandate da ufficiali Romani o romanizzati, e probabilmente, anche nelle unità più germanizzate, quali gli Auxilia Palatina, non rappresentavano la maggioranza dei soldati. Inoltre essi venivano presto romanizzati. Da questo punto di vista sembra saggia la decisione di istituire l'aureum tironicum per pagare i volontari, anche barbari.

Poi si arrivò all'arruolamento di intere bande di barbari (20.000 di essi combatterono al fiume Frigido sotto le insegne di Teodosio contro l'usurpatore Eugenio nel 394 d.C.), ed allora la barbarizzazione ci fu davvero e fu deleteria, ma questo è un fenomeno che, sebbene iniziato sotto Teodosio il Grande, appartiene più al V secolo che al IV.

La decisione di Teodosio di "aprire" ai Foederati barbari mi sembra conseguenza logica della sua politica di assimilarli nell'Impero romanizzandoli (che era stata anche la politica del suo predecessore Valente); inoltre risolveva il problema della scarsità di truppe addestrate dopo le perdite subite dall'esercito campale ad Adrianopoli. Infatti, anche ammettendo di poter rimpiazzare tutte le perdite subite, ci sarebbe voluto molto tempo prima di portare le reclute ai livelli di addestramento ed esperienza richiesti per il servizio nell'esercito campale; arruolando in massa i Goti si ottenevano da subito guerrieri già esperti, e si evitava di imporre il peso del reclutamento alle province.

Ovviamente il problema di reperire soldati addestrati si accuì dopo le perdite subite dall'esercito campale d'Occidente nella battaglia del fiume Frigidus (394 d.C.), e da quel momento l'arruolamento dei Foederati divenne un opzione sempre più attraente per gli Imperatori; ma fu una politica che nel giro di pochi decenni portò, nel V secolo, alla scomparsa dell'esercito regolare Romano.
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