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La Guerra delle Falkland (1982)
di amm. Alfredo Brauzzi ©
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Testo della conferenza tenuta il 5 marzo 1998 dall'amm. Alfredo Brauzzi, presso il Circolo Ufficiali del presidio militare di Bologna

Dividerò la mia trattazione in quattro parti per arrivare poi ad una serie di conclusioni che saranno la parte più interessante di quanto dirò:
1) Scheda geografica dell'arcipelago;
2) Storia dell'arcipelago ed origini del conflitto;
3) Le fasi del conflitto e le forze impegnate;
4) Le perdite delle due parti.

Scheda geografica dell'arcipelago

L'arcipelago delle Falkland/Malvine è situato nell'Atlantico Meridionale, tra i paralleli 51° e 53° di latitudine Sud ed i meridiani 57°30' e 610 30' di longitudine ovest, formato da due isole maggiori: l'isola Falkland Occidentale (o Gran Malvina) e l'isola Falkland Orientale (o Soledad) divise dallo Stretto delle Falkland. Fanno parte dell'arcipelago anche circa 200 isolotti minori. La superficie complessiva è di 11961 kmq (poco meno della metà della Sardegna) e la popolazione residente è dl circa 2100 abitanti, quasi tutti di origine britannica, metà dei quali residenti nella capitale Port Stanley(o Puerto Argentino), situata nella Falkland Orientale. L'arcipelago poggia sulla piattaforma continentale dei Sud America e pertanto ha caratteristiche fisiche simili a quelle che si riscontrano in Patagonia, terra distante circa 400 mg.

Le isole maggiori hanno pianure ondulate con basse catene montuose (Mount Adam - 705 m - è la vetta più alta nella Falkland Occidentale) ed interposte ampie valli con modesti corsi d'acqua e terreni paludosi. Il clima è fortemente influenzato dal mare e dalla latitudine, ma le temperature medie dei mese più caldo sono di 10° e del mese più freddo di 2°,7. Caratteristici gli inverni quasi senza gelo e neve. Dominanti i venti di Nord Ovest. La presenza quasi continua del vento impedisce la crescita di qualunque tipo di albero. Povera la flora e la fauna originaria; le precipitazioni sono modeste ma distribuite durante l'anno (50 giorni l'anno di cielo sereno) ed hanno consentito la formazione di un manto erboso ottimo per i pascoli. Ciò ha favorito lo sviluppo dell'allevamento bovino e specialmente ovino (650000 capi nel 1980 con una produzione di 15000 quintali di lana lavata) che è l'unica risorsa economica attuale delle isole in quanto lana e pelli vengono esportate. Di recente sembra sia stata accertata una notevole presenza di idrocarburi nel sottofondo del mare circostante. Tuttavia, per il momento, non si ha informazione che sia stato tentato lo sfruttamento di tali depositi, secondo alcuni molto difficile mentre per altri sarebbe abbastanza agevole. Le Falkland erano importanti fino a 50 anni fa come base di partenza per la caccia delle balene ma ora la base si è spostata ancora più a Sud.

Dalle Falkland dipendono amministrativamente la Georgia del Sud (o Georgia Australe) (cap. Grytviken, 1000 ab.) e le Sandwich australi. Tutte isole dalle condizioni di vita durissime e quindi praticamente disabitate, che con le Shetland e le Orcadi Australi e la Terra di Graham formano dal 1962 la colonia dei British Antarctic Territory.

Storia dell'Arcipelago ed origini dei conflitto

Benché all'inizio del XVI secolo l'Arcipelago fosse già riportato in qualche portolano con il nome di Islas Sanson la loro scoperta venne sempre attribuita all'inglese John Davis che le avvistò nel 1592 e le chiamò, con poca fantasia, Southern Islands. Le isole furono poi visitate nel 1594 da Riccardo Hawkins che le chiamò Hawkln's Malden Land e quindi nel 1600 dall'olandese Sebald de Weert che propose di chiamarle isole Sebaldine. Circa un secolo dopo, nel 1690, spuntò il nome di Falkland Sound che il Comandante inglese John Strong assegnò allo stretto tra le due isole maggiori in onore del tesoriere pro-tempore della Royal Navy, Lord Falkland. All'epoca le isole erano del tutto deserte.

Nel 1764 fu stabilita nell'arcipelago una prima colonia ad opera di un gruppo di naviganti francesi guidati da Louis Antoine barone di Bougainville. Poiché la spedizione proveniva da Saint-Malo le isole furono chiamate Maloulnes dal quale venne poi il nome spagnolo di Islas Malvinas. Ma già nel 1765, un anno dopo la scoperta, l'inglese John Byron prendeva possesso delle isole in nome di Sua Maestà britannica e vi fondava la colonia di Port Egmond. Intanto si faceva viva anche la Spagna che rivendicava il proprio diritto sull'arcipelago in base al Trattato di Tordesillas (7 giugno 1494) che le assegnava tutte le terre "ad ovest di 370 leghe da Capo Verde". Nel 1770 gli spagnoli occuparono, dopo indennizzo della colonia francese ancora esistente, le isole che vennero incluse nel Vicereame spagnolo del Rio de la Plata, continuando ad essere disabitate. Nel 1774 gli inglesi, dopo essersi fatti restituire dagli spagnoli il porto ed il forte di Egmont eretto nell'isola maggiore, abbandonarono le isole per motivi economici, lasciandovi però una targa che attestava la loro proprietà.

Nel 1811, mentre stava per finire il dominio spagnolo sull'America del Sud, Buenos Aires (Argentina) manda la fregata La Heroina a prendere possesso delle isole ed a cominciarne la colonizzazione. Nel 1823 venne nominato il primo governatore argentino, Don Pabio Areguati, e nel 1829 si creò "La Comandancia politica y militar de las Islas Malvinas". Sorse allora la contestazione - che tuttora dura - tra argentini ed inglesi memori della loro prima olonizzazione di Port Egmond. In base a questo presunto diritto, il 1° gennaio 1832 la corvetta britannica Clio fu mandata a Puerto Soledad ed ottenne la resa della guarnigione argentina. Nel 1841 la Gran Bretagna nominò un governatore sull'arcipelago che da quel tempo assunse, per il mondo anglosassone, il nome di Falkland.

Nel 1844 la capitale fu stabilita a Port Stanley. La colonia cominciò ad essere amministrata da un Governatore, assistito da un Consiglio Legislativo e da uno Esecutivo. Nel 1866 furono introdotti nelle isole gli allevamenti di pecore. Da allora la controversia anglo-argentina non è mai giunta a soluzione e le proteste argentine sono sempre state ignorate dalla Gran Bretagna. Nel 1945, firmando la Carta di San Francisco dell'ONU, l'Argentina pose una riserva per i suoi diritti sulle isole Malvine e negli anni '60 la sua rivendicazione si fece forte richiedendo l'applicazione della risoluzione 1514 sulla fine del colonialismo, risoluzione che uno speciale comitato dell'ONU aveva ritenuto applicabile alle Malvine.

Nel 1966 i due Governi in causa furono invitati dall'ONU a riprendere i negoziati che si trascinarono stancamente senza alcun risultato finché nel gennaio 1976 si verificò uno scontro a fuoco tra navi argentine e britanniche avendo inviato la Gran Bretagna la missione Shackleton per rilevare le ricchezze dell'arcipelago e delle adiacenze. Ci fu una protesta argentina che portò al ritiro degli ambasciatori per un breve tempo; quindi l'inutile ripresa dei negoziati mentre l'ONU riconosceva la validità delle rivendicazioni argentine con 102 voti contro 1 (Gran Bretagna). Tale risoluzione rimase ancora una volta solo sulla carta.

Il 19 settembre 1979 l'industriale greco-argentino Constantino Davidoff concluse un contratto con la ditta scozzese Christian Salvesen (a ciò autorizzata da Londra) per l'acquisto di rottami di una fattoria baleniera nella Georgia del Sud. L'11 dicembre 1981 Davidoff, con il rompighiaccio Irizar dell'Armada Republica Argentina, compì un sopralluogo nella Georgia del Sud e si trattenne 24 ore nell'isola. II 13 marzo 1982 la nave trasporto militare Bahla Buen Suceso portò a San Pedro (Georgia del Sud) il gruppo di operai argentini destinati al lavoro di recupero e vi rimase fino al 21 marzo quando la Gran Bretagna elevò una protesta avendo gli operai issato la bandiera argentina a San Pedro, dopo esservi sbarcati illegalmente. Un reparto di Royal Marines e due elicotteri "Wasp" trasportati dal pattugliatore Endurance costrinsero gli argentini a ritirarsi dall'isola malgrado l'intervento del rompighiaccio Bahla Progreso con due elicotteri.

Ma la tensione tra i due Paesi era destinata a crescere di giorno in giorno mentre si moltiplicavano i tentativi diplomatici per comporre la vertenza. Le navi militari venivano fatte affluire in zona. La Marina argentina inviava la portaerei Veintecinco de Mayo insieme ai due cctt Hercules e Santisima Trinidad ed alle fregate Drummond e Granville. La Royal Navy dislocava nella zona due sottomarini nucleari, uniche unità britanniche nell'area. Infine la Giunta Militare argentina decideva di occupare le Malvine e metteva in atto la decisione tra il 1° ed il 2 aprile. Era questo l'inizio di un breve ma intenso conflitto combattuto in mare, in terra e nell'aria in condizioni ambientali proibitive.

Le fasi dei conflitto

E' ora necessario seguire lo sviluppo del conflitto ripartendolo in cinque fasi.

La Prima Fase riguarda l'occupazione argentina (Operazione Rosario) che si completa tra il 1° ed il 3 aprile. Vi prendono parte commandos sbarcati dal sommergibile Santa Fè in prossimità del capoluogo Port Stanley, Fanti di Marina, che prendono terra nella baia di York con i mezzi da sbarco dei trasporto Cabo S.Antonio e reparti dell'Esercito e dell'Aviazione con artiglieria ed automezzi. In totale circa 2000 uomini. L'invasione ha luogo al comando del contrammiraglio Carlos Alberto Busser e si completa molto rapidamente data l'esiguità del presidio britannico. Il Governatore Rex Hunt si arrende il mattino del 3 aprile e nello stesso giorno anche la Georgia del Sud è in mano argentina.

La Seconda Fase dal 4 al 28 aprile, riguarda l'approntamento e la partenza dalle basi metropolitane delle forze britanniche mentre il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condanna l'aggressione argentina con la risoluzione 502 ed ordina il ritiro delle forze d'invasione. Sia il Commonwealth che la CEE dichiarano il proprio appoggio alla Gran Bretagna. Anche l'Italia appoggia la Gran Bretagna. Già il 5 aprile, e poi il giorno seguente, partono dalla Gran Bretagna le prime unità, tra le quali la nave d'assalto anfibio Fearless, dirette verso la zona d'operazioni che dista più di 8000 miglia. A metà percorso c'é l'isola di Ascensione, l'unico altro possedimento britannico in Atlantico, che viene subito attrezzato al meglio per dare il massimo sostegno possibile alle forze britanniche impegnate nel conflitto. Il trasferimento della Task Force impegna ben tre settimane per dare tempo allo sviluppo di molte azioni diplomatiche, che peraltro non approdano a nulla, e soprattutto per consentire uno specifico addestramento alle unità destinate ad operare insieme in situazioni operative anomale a tanta distanza dalle proprie basi.

II 12 aprile il Governo britannico annuncia l'entrata in vigore della "zona di esclusione" dell'ampiezza di 200 mg intorno alle Falkland, che deve considerarsi "zona di guerra" interdetta ad ogni nave; il 23 aprile Londra informa Buenos Aires che le navi della Forza d'impiego reagiranno con le armi contro navi ed aerei argentini che si avvicinassero in modo da costituire una minaccia. Il 25 aprile 120 Marines e commandos, trasportati con elicotteri, riconquistano la Georgia del Sud e neutralizzano il sommergibile Santa Fe che viene catturato in porto.

La Terza Fase ha inizio con l'arrivo delle unità navali ed aeree nella zona di guerra destinate a rendere effettivo il blocco aereo e navale dell'arcipelago dichiarato il 28 aprile da Londra con inizio dalle ore 13 dei 30 aprile. Questa fase registra i primi scontri navali ed aerei con perdite da entrambe le parti. II 1° maggio i britannici effettuano il primo bombardamento aereo, con bombardieri "Vulcan" decollati da Ascensione, sull'aeroporto di Port Stanley con danneggiamento delle piste ed abbattimento del primo velivolo argentino. II 2 maggio si registra la maggior perdita navale argentina: l'incrociatore General Belgrano, in navigazione con la scorta dei caccia Bouchard e Pledrabuena è silurato dal sottomarino britannico Conqueror. Muoiono 321 membri di un equipaggio di oltre 1000 persone. Sembra che l'incrociatore navigasse incautamente senza aver assunto il prescritto stato di sicurezza.

Il 4 maggio il caccia britannico Sheffield è colpito ed incendiato da un missile "Exocet" lanciato da un aereo nemico. Affonderà dopo qualche giorno per i danni causati dall'incendio. Il 7 maggio Londra fa sapere a Buenos Aires che considererà nemici navi ed aerei argentini operanti al di fuori dei limite di 12 mg delle acque territoriali. Il 10 maggio Buenos Aires risponde dichiarando zona di guerra tutto l'Atlantico Meridionale. II 9 maggio due "Sea Harrier" affondano il Narwal unità pattuglia che ombreggiava la Forza d'impiego. II 10 maggio la fregata Alacrity affonda a colpi di cannone il trasporto Isla de los Estados nel Falkland Sound. II 12 maggio navi britanniche bombardano Port Stanley e gli argentini rispondono con quattro ondate di quattro "Skyhawk" ciascuna. Alcune fregate sono colpite da bombe di aereo che però non esplodono mentre un elicottero "Sea King" si perde per errore di manovra. Gli argentini perdono tre aerei.

La Quarta Fase è dedicata alla preparazione dello sbarco per la riconquista delle isole. Questa fase si apre con una serie di azioni ricognitive delle forze speciali, per comporre un quadro dello schieramento argentino, e culmina con l'occupazione il 14 maggio dell'isolotto di Pebble ad opera di reparti del SAS (Special Air Service) che, sostenuti dal fuoco navale, distruggono al suolo undici aerei argentini "Pucarà" ed un deposito munizioni. Nei giorni seguenti continuano le ricognizioni nella baia di San Carlos dell'isola Soledad (Falkland Orientale) che è stata scelta come testa di sbarco per sferrare l'attacco in forze. La baia risulta essere un buon ancoraggio per le navi, difendibile dagli attacchi argentini missilistici per le colline circostanti e scarsamente presidiata dal nemico.

La Quinta Fase è quella conclusiva e si svolge dal 20 maggio al 15 giugno. Il 20 maggio la Forza d'impiego dirige verso San Carlos entrando nel Falkland Sound: all'alba dei 21, mentre le navi bombardano le batterie che proteggono San Carlos, avviene lo sbarco di 1000 Marines che stabiliscono due teste di ponte sui lati della baia. La difesa argentina è affidata a 1500 soldati di leva mentre i piccoli aerei Aermacchi attaccano con razzi le navi e ne colpiscono cinque, una delle quali, la fregata Ardent, si incendia ed affonda. 15 aerei argentini sono distrutti. II 22 e 23 maggio, mentre i britannici consolidano le teste di ponte sbarcando 5000 uomini, carri armati leggeri, missili "Rapier" e postazioni radar, gli argentini continuano i loro attacchi aerei sulle navi ottenendo altri successi. Risultano colpiti il caccia Antrim (da bomba che non esplode) e le fregate Arrow ed Alacrity. Anche la fregata Antelope incassa una bomba che non esplode; ma il giorno seguente, scoppiando mentre si tenta di disinnescarla, provoca l'affondamento dell'unità. Il 25 maggio gli "Skyhawk" argentini colano a picco la fregata Coventry. Anche la nave Atlantic Conveyor, con a bordo gli elicotteri "Chinook" destinati al trasporto delle truppe, viene affondata da due missili "Exocet". Si salva un solo elicottero.

Consolidata la testa di ponte, l'attacco potrebbe procedere verso Port Stanley ma è prima necessario eliminare la minaccia rappresentata dalla forte guarnigione di Darwin e dalla base degli aerei "Pucarà" a Goose Green (Pato Verde). Questi obiettivi sono attaccati dal 2° Battaglione paracadutisti con un rapporto di forze di 4 a 1 a favore degli argentini. E' lo scontro di maggiore violenza della guerra con combattimenti che durano dalle 02,30 del 28 alle prime ore del mattino del 29 maggio quando i 1400 soldati argentini si arrendono dopo che ne sono morti 250. I britannici hanno perso 17 uomini.

Il 30 maggio le truppe britanniche muovono da San Carlos e da Darwin a piedi od in elicottero verso Port Stanley. Sul lato sinistro dello schieramento il 45° battaglione Commando Royal Marines occupa il Douglas Settlement e avanza fino alle alture che dominano Port Stanley giungendovi il 4 giugno. Al centro il 3° battaglione Paracadutisti punta sul Teal Inlet dove si ricongiunge con il 45° Btg.Commando Royal Marines il 2 giugno. Tra il 6 e l'8 di giugno si crea a Fitzroy, poco a Sud di Port Stanley, una seconda testa di ponte con lo sbarco di reparti della 5ª Brigata di Fanteria. Le navi Intrepid e Fearless trasportano a Fitzroy, evacuata dagli argentini, il battaglione delle Scots Guards mentre la nave anfibia Sir Galahad porta le Welsh Guards. Un attacco aereo argentino provoca l'affondamento della Sir Galahad (con 50 morti) mentre sono colpite anche l'altra nave anfibia Sir Tristram ed il Ct. Plymouth.

L'11 e il 12 giugno vengono occupate le montagne che sbarrano l'accesso al capoluogo: Mount Harriett dal 42°Commando Royal Marines, Two Sisters dal 45° Commando Royal Marines e Mount Longdon dal 3° Battaglione Para. II 13 e 14 vengono conquistati altri tre punti sopraelevati: Mount William dal battaglione Gurkha, Wireless Ridge dal 2° Battaglione Para e Tumbledon Mountain dalle Scotts Guard. II 14 giugno, per non coinvolgere nella guerra la popolazione civile, i governi di Londra e Buenos Aires si accordano nel dichiarare zona franca la città di Port Stanley. Alle ore 21 del 14 giugno il generale argentino Menendez si arrende senza condizioni al generale britannico Moore. ln tutto l'arcipelago cessano i combattimenti.

Considerazioni conclusive

a) La guerra anglo-argentina si concludeva dopo 74 giorni in modo umiliante per l'Argentina. Non solo la Gran Bretagna aveva ristabilito il suo dominio sulle isole contese ma aveva anche ottenuto la pressoché unanime condanna dell'aggressione argentina. Le conseguenze immediate della disfatta furono l'epurazione dei vertici militari nelle persone del Comandante dell'Aviazione gen. Basilio Lami Dozo e di quello della Marina, Ammiraglio Jorge Isaac Anaya. Ma anche il Capo della Giunta Militare gen. Galtieri fu costretto a dimettersi per essere sostituito dal generale Reynaldo Benito Bignone che il 1° luglio 1982 annunciava le elezioni politiche generali con l'intento di riportare i civili al governo.

b) Sul piano militare la Gran Bretagna, il cui Governo era guidato dalla Signora Margaret Thatcher, la "Iron Lady", aveva ottenuto una brillante vittoria combattendo con forze di aria, di mare e di terra ad oltre 8000 miglia dal territorio metropolitano, con problemi logistici che non è difficile immaginare. Tuttavia l'attacco di sorpresa argentino, pur rintuzzato, poiché le rivendicazioni argentine erano state messe a tacere ma non cancellate, imponeva al Governo di Londra di rafforzare il dispositivo di difesa delle Falkland, dislocandovi maggiori forze di presidio e mantenendo sempre in crociera nell'area un certo numero di navi.

c) Il regime militare argentino aveva cercato d'impedire la celebrazione del 150° anniversario dell'occupazione inglese e di ottenere un facile successo ai fini del prestigio e della propaganda. Man mano che peggioravano i dati sull'economia, con l'inflazione al 131%, l'opposizione interna andava infatti rafforzandosi pericolosamente, minacciando di riprendere il potere. Un successo militare, valutato sicuro (con troppa leggerezza) avrebbe dato tempo e modo alla Giunta militare di tenere in pugno la situazione. Invece era accaduto esattamente il contrario. Non solo la resa delle armi aveva ferito il sentimento nazionale, che era stato infiammato fino all'esaltazione come se le Malvine rappresentassero un lembo di patria irredento, ma aveva mostrato in modo palese l'incapacità, l'impreparazione e la corruzione dei vertici militari che avevano provocato un enorme dispendio di denaro (la guerra era costata al Governo di Buenos Aires qualcosa come 1,5 miliardi o 2 miliardi di dollari). Si era anche accresciuto l'isolamento internazionale ed in particolare erano state compromesse le relazioni con gli Stati Uniti e, seppur in modo più blando, quelle con la CEE.

d) In effetti la guerra fu condotta molto male da parte argentina, oltre che sul piano politico, anche su quello militare. Il Governo di Buenos Aires, con la convinzione che la reazione inglese sarebbe stata più che altro formale e preoccupato che il governo cileno (che rivendicava anch'esso diritti sulle Malvine) potesse prendere pretesto dall'invasione delle Malvine per attaccare l'Argentina con la quale era sempre aperto il contenzioso sul Canale di Beagle, aveva schierato il grosso dell'Esercito in Patagonia sulla frontiera terrestre. Questo provvedimento ridusse le forze impegnate nell'operazione "Rosario". Ma altre pecche furono messe in rilievo durante la guerra:

In primo luogo venne subito in evidenza il basso livello addestrativo delle forze terrestri formate in massima parte da coscritti di leva sotto le armi da pochi mesi. Solo i reparti speciali e l'Infanteria de Marina (in tutto 800 uomini) avevano un discreto addestramento. Ammirevoli invece nell'aspetto dei coraggio individuale e della condotta del mezzo i piloti argentini che ottennero un buon numero di successi contro le navi.

In secondo luogo non ci fu alcun coordinamento nella condotta delle operazioni tra le tre Forze Armate malgrado fosse stato creato un Estado Mayor de Coordinacion).

In terzo luogo venne adottata un'organizzazione di comando non funzionale e modificata in continuazione nel vano tentativo di migliorarla. L'operazione Rosario fu affidata ad un generale dell'Esercito che contava sulla Forza da sbarco comandata da un Ammiraglio. Ad invasione avvenuta, senza difficoltà data l'esiguità delle forze britanniche di stanza nelle Falkland, fu nominato Jefe del Teatro de Operaciones del Atlantico Sur il Vice Ammiraglio Juan José Lombardo, CSM dell'Armada; poi fu costituito il Centre de Operaciones Conjuntas retto dal Generale di Divisione Osvaldo Garcia, con sede di comando a Comodoro Rivadavia in Argentina.

Infine vennero omesse alcune precauzioni elementari come le difese antisbarco, la difesa dell'unico aeroporto, l'attacco al traffico mercantile nemico nella radicata convinzione che l'invasione non avrebbe costituito un casus belli.

e) L'energica e pronta reazione britannica all'aggressione argentina suscitò stupore e sconcerto in tutti gli ambienti politici. Non si pensava che l'orgoglio britannico di non accettare il fatto compiuto fosse una molla così potente da spingere una nazione a mettere insieme, in tempi estremamente brevi e superando difficoltà di ogni tipo, un corpo di spedizione autonomo composto da navi, aerei e reparti di truppa che avrebbe dovuto operare, senza alcun appoggio di basi, ad una distanza di 8000 miglia dalla Gran Bretagna. Non si pensava che ci fosse qualcuno pronto a "morire per le Falkland" solo per salvaguardare i legami dei "kelpers" (gli abitanti delle Falkland) con la madre-patria. Invece tutta la Gran Bretagna si mobilitò per rendere possibile l'impresa: e questo fu un elemento determinante della vittoria.

f) II controllo della crisi fu subito assunto dal Primo Ministro che riunì intorno a sé un limitato gruppo di Ministri ed il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Amm. Terence Lewin, creando un Gabinetto di guerra costantemente in contatto con i rappresentanti diplomatici e con la Forza d'impiego grazie ai sistemi di comunicazione satellitari che si dimostrarono indispensabili nella circostanza. Fu così realizzato un efficace coordinamento senza interferenze politiche sul piano operativo che sarebbero state certamente dannose. Il Comandante della Forza d'impiego, il contrammiraglio John Woodward detto "Sandy" di 49 anni, sommergibilista, partì dalla Gran Bretagna, accelerò o rallentò la sua marcia d'avvicinamento alla zona "calda" secondo le direttive politiche del Governo, ma una volta ottenuto il consenso per l'azione di riconquista, la responsabilità di come condurla divenne totalmente sua. "Non possiamo comandare le navi da Whitehall" aveva riconosciuto a Londra il Ministro della Difesa John Nott.

g) La campagna delle Falkland venne definita dall'Amm. E.F.Gueritz, direttore del Royal Services Institute "l'apoteosi dell' "interforze" soprattutto sul piano strategico. Infatti in ogni fase della campagna le Forze Armate britanniche lavorarono in pieno accordo, superando rapidamente ogni divergenza e deponendo ogni ambizione di primeggiare. Il Comando dell'operazione, inizialmente assegnato ad un Ammiraglio imbarcato, quando le operazioni terrestri divennero le principali fu passato ad un Generale dei Marines (Jeremy Moore) che ebbe alle sue dirette dipendenze anche le brigate di fanteria e dei paracadutisti. Concludendo si può dire che la guerra delle Falkland è stato un successo britannico soprattutto per l'organizzazione, l'alto livello addestrativo e la combattività dei suoi militari, in una parola per la superiore professionalità di tutto l'apparato militare contro un nemico che non aveva alcuna esperienza di operazioni del genere (l'ultimo impiego bellico dell'Esercito argentino risaliva alla guerra contro il Paraguay combattuta 112 anni prima!).

h) Le "lezioni" che si possono trarre in campo militare dal conflitto sono molte e complesse ma non possono essere sganciate da particolari elementi di situazione che hanno reso la guerra:

- improvvisata, almeno da parte britannica, in quanto svoltasi in un teatro con caratteristiche molto differenti da quelle per le quali le forze (uomini e materiali) erano preparate. L'adattamento, anche se rapidamente conseguito, non ha mancato di produrre difficoltà iniziali e di influire sulle perdite;

- limitata territorialmente ad una ben definita zona di operazioni; anche se sono avvenuti episodi bellici al di fuori di questa (affondamento incrociatore Belgrano). Infatti i territori metropolitani di entrambi i contendenti non sono stati mai minacciati e neppure le lunghissime linee di comunicazione tra detti paesi e la zona di guerra; mentre l'azione di paesi terzi non è stata molto influente in campo militare e comunque mai ostile. Questa circostanza ha permesso lo sviluppo di una grandiosa operazione logistica in assenza di contrasto

- combattuta su "campo neutro", lontano dall'Argentina e lontanissimo dalla Gran Bretagna, da una forza quasi unicamente aerea contro una prevalentemente navale, entrambe con grossi problemi di autonomia che hanno impedito a tutti e due i contendenti di permanere sulla difensiva (blocco navale - mancanza di basi di rifornimento) che se non è sempre la migliore tattica, può avere talvolta i suoi vantaggi

- fortemente influenzata dell'ambiente, in quanto le condizioni meteo furono sempre cattive durante tutta la campagna. Temperature sempre al disotto dello zero, piogge violente e prolungate, venti fortissimi che ostacolarono le operazioni terrestri, incidendo pesantemente sull'efficienza degli uomini e dei materiali. Anche le operazioni navali ed aeree furono ostacolate dalla permanente turbolenza dell'oceano. Per le forze aeronavali britanniche, prive totalmente di basi a terra prossime da cui alimentare la lotta, le grandi distanze e le sfavorevoli condizioni meteo furono pericolosi fattori di crisi.

i) una lezione navale importante è stata la conferma che la nave di superficie, data per superata da alcuni navalisti per la sua vulnerabilità all'offesa aerea, è insostituibile e decisiva per l'esito delle operazioni, rimanendo la vera "regina del potere marittimo" come la fanteria continua ad essere sul terreno "la regina delle battaglie": ci riferiamo alle navi con capacità aerea (elicotteri e velivoli V/STOL) che rappresentavano le uniche basi aeree disponibili nella zona di guerra, alle navi anfibie che hanno permesso il ritorno delle fanterie sulle isole contese, appoggiate dai caccia e dalle fregate, alle navi ausiliarie di ogni tipo e dimensione, militari e requisite, che hanno provveduto agli essenziali compiti del trasporto di uomini e di materiali.

l) La guerra ha confermato, se mai ve ne fosse bisogno, la necessità delle navi di avere una superiorità aerea per poter svolgere in modo efficace le loro missioni. Quando questa superiorità mancava l'aeronautica argentina, i cui piloti hanno dato ottime prove di ardimento e di addestramento, ha potuto infliggere i colpi più gravi alla forza navale britannica soprattutto con l'impiego dei missili "Exocet". Reciprocamente la presenza sulla scena della battaglia dei velivoli S/TOVL basati sulla portaeromobili è stata un punto di forza britannico per l'ottima prova fornita da questi speciali velivoli, ora in dotazione anche alla Marina italiana, che per la prima volta erano impiegati in operazioni belliche.

m) - la lezione "logistica" è stata forse la più valida ed interessante di tutta la guerra e si può proporre come un insegnamento di validità generale.

La partecipazione della Royal Fleet Auxiliary è stata di 22 navi ma ad esse se ne sono aggiunte ben 45 noleggiate da 33 compagnie di armatori privati (Shipping Taken-Up From Trade = STUFT). La procedura di requisizione ha colpito navi passeggeri, da trasporto di vario genere, petroliere e navi speciali: tutto effettuato in tempi brevissimi in applicazione di piani già predisposti per l'integrazione della Royal Navy con la Merchant Navy che in quest'occasione più che mai si è dimostrata uno dei fattori principali del potere marittimo. Anche i lavori necessari per rendere completamente idonee al compito le navi requisite furono compiuti in tempi incredibilmente brevi: la navi da crociera furono adattate a trasporto truppe; le petroliere furono dotate dei sistemi di rifornimento in mare; quelle destinate a trasportare elicotteri od aerei V/STOL vennero attrezzate con piattaforme d'involo; ed anche la base d'Ascensione venne potenziata in tempi brevissimi.

Alcune cifre daranno un'idea più concreta del peso della logistica sulla condotta delle operazioni: le navi mercantile da sole hanno trasportato in Sud Atlantico 9000 persone, 10000 t di materiali e 95 aerei; la catena di rifornimenti ha trasportato 400000 t di combustibili; le unità della RFA hanno distribuito munizioni, materiali vari e carburante con 1 200 missioni in aggiunta a 300 trasporti con elicotteri; la RAF ha trasportato più di 5800 persone e 6600 t di materiali dall'isola di Ascensione alla zona operazioni con 600 missioni di Hercules e di velivoli VC 10 (rifornitori); gli stessi Hercules hanno effettuato circa 40 lanci di materiale; il Corpo Sanitario ha fornito oltre 120 medici e 260 assistenti sanitari distribuiti fra le navi combattenti, i reparti dei Royal Marines e le navi ospedale che hanno curato più di 700 feriti.

Ma la guerra, come sempre, se ha esaltato il sentimento nazionale britannico e depresso quello argentino non ha dato risposta al quesito fondamentale: Falkland o Malvine? A quale paese appartiene legittimamente il contestato arcipelago? A noi è solo possibile prendere conoscenza delle ragioni addotte da entrambi i contendenti senza pretesa di esprimere un lodo arbitrale che possa porre fine alla ormai secolare disputa.

Da parte argentina si sostiene che le Malvine sono argentine perché:
I) La Repubblica Argentina, nata nel 1816 dalla trasformazione in stato indipendente del Vicereame spagnolo de La Plata (che dal 1774 aveva la sovranità sull'arcipelago) aveva ereditato tutti i territori del Vicereame nell'America del Sud.
II) L'arcipelago fa parte della piattaforma continentale dell'America del Sud nel tratto di costa argentino
III) La risoluzione 1514 dell'ONU in data 14 dicembre 1960 che mette al bando il colonialismo, è stata giudicata applicabile all'arcipelago da apposita Commissione dell'ONU.

Da parte britannica si controbatte che le Falkland appartengono al Regno Unito perché:
I) quando gli inglesi vi sbarcarono nel 1765, le isole erario disabitate e pertanto il primo insediamento umano è opera della Gran Bretagna.
II) da quell'epoca ad oggi gli abitanti delle isole (i kelpers) sono tutti di origine britannica ed hanno diritto all'autodeterminazione. Essi si sono sempre espressi per rimanere legati al Regno Unito.

Da alcuni si sostiene che l'interesse britannico sulle Falkland sia anche dovuto alla posizione strategica dell'arcipelago, che consente il controllo del passaggio dall'Oceano Atlantico a quello Pacifico, ed alla intravista ricchezza in idrocarburi del sottofondo marino nelle vicinanze. Ma certo il Governo di Londra non intendeva permettere che le Falkland divenissero un pericoloso precedente per risolvere con atti di forza altre questioni territoriali che la Gran Bretagna ha in varie parti del mondo (Ulster, Gibilterra). E' facile notare che tutte le motivazioni sono valide e nello stesso tempo contestabili per cui la conclusione ultima di questa vicenda è che la soluzione della controversia non può essere raggiunta con un atto di forza ma mediante un paziente concordato, affrontato con la volontà di trattare.

Immagini


Falkland / Malvine

Il teatro operativo

Operazioni
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