“Uno si distrae al bivio”. Il titolo del nuovo film di Alessandra Lancellotti cattura subito l’attenzione. La regista lucana torna a raccontare storie radicate nella sua terra, la Basilicata, con uno sguardo che sa farsi profondo e familiare allo stesso tempo. Qui, ogni scelta – ogni incontro, ogni svolta – si carica di un peso che cambia il corso delle vite. Il paesaggio lucano non è solo sfondo: è un personaggio silenzioso, un compagno di viaggio nei momenti sospesi tra passato e futuro, quelli in cui tutto può ancora accadere.
“Uno si distrae al bivio” evoca subito quel momento di dubbio, di indecisione che può cambiare tutto. Lancellotti ha preso spunto da episodi reali vissuti in Basilicata, la sua terra, dove le strade di campagna si intrecciano con le storie di chi le abita. Quel bivio non è solo un punto sulla mappa, ma un simbolo forte di passaggi e scelte che non aspettano. Donne e uomini che si trovano all’improvviso a dover decidere, spesso senza poter riflettere troppo.
Il film è nato da un lavoro attento: la regista ha raccolto testimonianze dirette, si è immersa nella vita quotidiana delle comunità lucane. Da qui sono nati personaggi credibili, dialoghi che suonano veri e atmosfere che richiamano tradizioni e abitudini locali.
La pellicola segue le vicende di vari protagonisti, ognuno alle prese con una crisi personale e scelte che cambieranno il loro cammino. C’è Maria, che dopo anni lontana torna al paese per affrontare ferite mai rimarginate. Poi Giovanni, giovane che lotta con la precarietà e le aspettative di famiglia, e Antonella, che prova a costruirsi un futuro diverso da quello che le era stato disegnato.
Il ritmo del racconto alterna silenzi pesanti a dialoghi intensi, mettendo in luce la complessità degli stati d’animo. La Basilicata non è solo lo sfondo: diventa un personaggio, con la sua storia. Le riprese si sono svolte in luoghi autentici, dalla campagna ai piccoli centri, per dare al film una realtà tangibile e radicata.
La regia di Lancellotti si distingue per l’attenzione al dettaglio e alla creazione di atmosfere. La luce naturale è protagonista, calata nel contesto rurale e nelle emozioni dei personaggi. La regista evita effetti superflui, optando per un’estetica sobria che lascia spazio alle storie e agli attori.
Le inquadrature si soffermano su gesti semplici, sguardi, ambienti che raccontano senza parole le scelte dei protagonisti. La fotografia mette in risalto la bellezza semplice della Basilicata, ma senza nascondere le ombre che si celano dietro ogni bivio. È questa un’unione di regia e immagini che rende “Uno si distrae al bivio” un film intenso, capace di comunicare anche nel silenzio.
Prima dell’uscita ufficiale, il film ha già attirato l’attenzione durante anteprime e presentazioni in Basilicata. Qui il pubblico, spesso poco abituato a vedersi sul grande schermo, ha accolto “Uno si distrae al bivio” con interesse e curiosità. Non è solo un’opera d’arte, ma anche una testimonianza di una realtà regionale.
Critici e appassionati hanno apprezzato la forza del racconto corale e la capacità della regista di raccontare con sincerità mondi poco raccontati. Il film valorizza tradizioni, problemi attuali e speranze, senza cadere in stereotipi o facili eroismi. C’è attesa per l’uscita in sala nel 2024, che potrebbe segnare una nuova stagione per il cinema lucano e dare voce a storie dal forte impatto umano.
“Uno si distrae al bivio” si inserisce in una tradizione di film che guardano alle radici per raccontare qualcosa di più ampio. Alessandra Lancellotti sa scavare nelle pieghe nascoste della società di oggi, filtrandole attraverso la sua terra. La narrazione rispetta i personaggi, evitando sentimentalismi facili.
Il film invita a guardare oltre le apparenze e a confrontarsi con l’incertezza. Quei bivi, quelle distrazioni che cambiano la vita, sono universali. Qui prendono forma nelle mani, nelle terre, nei volti lucani. Un lavoro che promette di lasciare il segno, mettendo in luce la ricchezza culturale di un angolo d’Italia spesso dimenticato dal grande schermo.
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