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Campo di Battaglia di Waterloo
di Marco Agnello © (09/02)
Dove si trova

Waterloo è una cittadina belga situata 20 km a sud di Bruxelles, nelle immediate vicinanze della periferia della capitale. Il campo di battaglia vero e proprio si trova un po' più a sud, a circa 4 chilometri, attraversato dalla strada nazionale numero 5, la Charleroi - Bruxelles. Per fortuna, tutta l'area della battaglia è protetta dalla legge belga per cui ben poco è cambiato da quella Domenica 18 giugno 1815. Percorrendo il campo nei punti strategici giusti, si può ancora vedere l'andamento del terreno come lo videro i soldati di Napoleone e di Wellington e seguire con tutta chiarezza le fasi della battaglia. Tutto il "sito" è tuttora coltivato e i contadini non sono proprio felici se ci si avventura attraverso i loro poderi. Ci sono comunque molte stradine sterrate (le stesse dell'epoca) che permettono un'ottima visita senza arrecare danno alle coltivazioni. Effettuando la visita in luglio - agosto i campi sono coltivati a segale e orzo: anche il colore della campagna è identico a quello che videro i soldati quasi due secoli fa! Ultima annotazione: a Waterloo ci sono solo 4 Hotel, dei quali i meno cari offrono una doppia a 80/90 euro. In entrambe le mie visite, ho trovato alloggio in locande lungo la strada n. 5 qualche chilometro prima di Waterloo (arrivando da Charleroi), a circa la metà di quei prezzi.


Foto 1: cartina del campo di battaglia

La visita

L'intera visita del sito richiede tutta una giornata e circa 2,30 ore di cammino, parte su asfalto ma per la maggior parte su strade bianche. Anche se la cosa che si nota immediatamente è la collina del Leone, consiglierei di cominciare la visita dal centro di Waterloo, percorrendo la strada verso Bruxelles. Ad un certo punto si noterà sulla sinistra la Chiesa (all'interno sono conservate molte lapidi commemorative), e proprio di fronte ad essa si trova il Museo Wellington. In questa vecchia locanda il comandante inglese stabilì il suo quartier generale e vi passò la notte precedente e seguente la battaglia. Vi è conservata una collezione di oggetti appartenuti allo stesso Wellington, alcune armi da fuoco e bianche dell'epoca e alcuni documenti, oltre all'arredo originale (Foto. 2).

Il ruolo di ogni nazione che prese parte al combattimento è illustrato in sale dedicate, mediante documenti, stampe, armi e divise autentici. Tra le armi, notevole "La Suffisante" (Foto 3), cannone francese da 6 libbre fabbricato a Douai nel 1813 e recuperato dagli inglesi sul campo di battaglia. Molto interessante ed utile per capire lo svolgimento delle operazioni militari è una serie di cartine topografiche illuminate illustranti le varie fasi del combattimento che danno un'idea molto chiara della successione degli attacchi dell'esercito napoleonico. Da apprezzare il fatto che tutta la visita viene svolta ascoltando tramite telefono la spiegazione di un operatore anche in lingua.. italiana! Se non si hanno le idee chiare su come si svolse la battaglia consiglierei proprio di cominciare la visita con questo museo (indirizzo internet: www.museewellington.com). Alla biglietteria si può fare il biglietto cumulativo per tutti i musei e centri visitabili (Museo Wellington, Centre du visiteur con film e plastico animato della battaglia, la Collina del Leone, Panorama, Museo delle cere, Ultimo quartiere generale dell'Imperatore), al prezzo scontato di 12 euro. Se si ha poco tempo, consiglierei di tralasciare il Museo delle cere e il Panorama (ma ne riparleremo).

Foto 2: la sala Wellington al museo omonimo Foto 3: la "Souffisante", cannone dei francesi recuperato sul campo di battaglia

Riprendendo la strada e proseguendo per Charleroi dopo 4 chilometri si arriva ad un incrocio, dove tre angoli su quattro sono occupati da monumenti. Si svolta a destra (ci sono le indicazioni) e dopo poche centinaia di metri si giunge al Centre du Visiteur, al Panorama, al Museo delle Cere e alla Collina del Leone (punto A sulla cartina, Foto 1). In questo posto molto turistico e fuori luogo per la tranquillità della campagna circostante, si può lasciare l'automobile: dopo aver visitato le strutture elencate, è il punto di partenza migliore per una lunga passeggiata attraverso il campo di battaglia.

Il Centre du Visiteur (www.waterloo1815.be) è una moderna struttura che comprende un ricco negozio di souvenir (ben fornito, anche di libri, ma a che prezzi..) e dove si possono vedere sia un plastico di 10 metri quadrati animato con effetti sonori e luminosi illustrante i luoghi della battaglia com'erano all'epoca e come sono visibili oggi, sia un cortometraggio molto ben fatto che riporta il visitatore all'atmosfera dell'epoca. Questo è anche il punto di accesso alla Collina del Leone (Foto 4), un cono di terra di 169 metri di diametro innalzato dagli olandesi tra il 1823 e il 1826, all'incirca nel punto dove fu ferito il Principe d'Orange.

Per la costruzione furono utilizzati 290.485 metri cubi terra "raschiati" dalla superficie circostante, a volte fino alla profondità di oltre due metri, terra "intrisa del glorioso sangue" dei caduti olandesi, per dirla con le loro parole. Questo, tra l'altro, ha portato alla distruzione del parapetto in terra alto circa due metri che all'epoca proteggeva il lato sud del viottolo, dall'incrocio fino alla collina stessa, e che causò non pochi problemi alla cavalleria napoleonica, che non si aspettava un dislivello simile tra la sponda e la strada. Comunque la collina è alta 40,5 metri e ha una circonferenza di 520, per arrivare alla statua del leone alla sommità bisogna percorrere una ripida scala di 226 scalini.

Il leone (Foto 5), in bronzo e del peso di 28 tonnellate, è situato su un ulteriore piedistallo in pietra altro 4,5 metri e guarda con aria di sfida verso il vecchio punto in cui Napoleone si era sistemato per assistere alle varie fasi della battaglia, presso la Belle Alliance. La vista del campo da questa altezza è pressoché totale, anche se non si riescono ad apprezzare i dislivelli del terreno, che ebbero un ruolo importante, pur non essendo marcatissimi. Si possono però apprezzare le ridotte dimensioni del campo, nel quale però si affrontarono 140.000 uomini in una epica battaglia. Suggestiva la vista notturna, col leone illuminato da potenti fari, visibile da parecchi chilometri di distanza.

Foto 4: la Collina del Leone Foto 5: il Leone

Di fianco alla collina sorge il Panorama, una struttura cilindrica sormontata da una cupola, inaugurato nel 1912 che ospita un affresco circolare di 110 metri di lunghezza e alto 12, illustrante la situazione dei combattimenti verso le ore 16.00 di quella domenica. Si sale su una piattaforma centrale situata al centro del dipinto, il quale circonda per 360° il visitatore, dando una visuale totale della battaglia, accompagnati da effetti sonori. Se si ha poco tempo questo Panorama si può sacrificare senza troppi rimpianti, così come il Museo delle Cere, situato di fronte. Se non altro, sorge nello storico Hôtel du Musée, costruito nel 1818 da un reduce della battaglia, il Sergente Maggiore Cotton. Aperto nel 1949, si possono ammirare le statue di cera dei principali protagonisti della battaglia (da Napoleone a Wellington, da Blücher a Ney); secondo il mio modesto parere, può interessare solo per le divise di questi manichini.

Ora si può cominciare la lunga passeggiata che ci porterà attraverso il campo. Uscendo dal Panorama e lasciandoselo sulla propria sinistra, ci si immette in un viottolo (punto B sulla cartina) chiuso al traffico veicolare, in primo tratto del quale è asfaltato. Ma dopo un centinaio di metri è esattamente com'era nel 1815 (Foto 6).

Sul terreno ondulato alla nostra destra erano posizionate la cavalleria e le riserve di Wellington, alla sinistra in lontananza si vede la Belle Alliance, mentre la Haie Sainte non è visibile; sul lato sinistro del boschetto davanti a noi si possono scorgere i tetti della fattoria di Hougoumont. A cavallo del viottolo era schierata la fanteria di Wellington, composta da reggimenti britannici, belgi, olandesi e tedeschi, con l'artiglieria inframmezzata ai fanti. Quando cominciò il cannoneggiamento dell'artiglieria napoleonica il Duca ordinò alla fanteria di arretrare di circa 100 metri dal viottolo, situato sulla sommità di un breve innalzamento del terreno, e di gettarsi a terra per diminuire le possibilità di essere colpiti; fu lasciata sulla cresta solo l'artiglieria. Fu da qui che verso le ore 16.00 i fanti di Wellington videro avanzare l'enorme massa della cavalleria francese da dietro la Haie Sainte. Le schiere dei cavalleggeri, su 12 righe di 500 uomini ciascuna, si estendevano ininterrotte da la Haie Sainte fino a Hougoumont, e risalivano il pendio al trotto (Foto 14: si vede il tragitto dei cavalieri).

Quando da entrambe le fattorie cominciò un fitto fuoco di fucileria (a quell'ora la Haie Sainte era ancora in mano a 360 hannoveriani, uomini della legione tedesca, venendo poi conquistata da Ney solo alle ore 18.00), le file si serrarono al punto che alcuni superstiti situati al centro delle righe dissero che i loro cavalli erano stati sollevati da terra dalla calca. Fu allora che Wellington rimase sbalordito, vedendo avanzare la cavalleria senza supporto della fanteria: ordinò alla fanteria di disporsi in quadrati in parte sul viottolo in parte leggermente più arretrati, quasi a scacchiera. Ciascun lato del quadrato era formato da tre file di uomini, la più esterna delle quali in ginocchio, col calcio del fucile piantato per terra e baionette puntate in alto e in avanti. La seconda fila era di rinforzo alla prima e pronta a occupare il posto dei caduti, mentre la terza fila col compito di fare fuoco sui cavalieri. Nessuna cavalleria era in grado di sfondare un simile apprestamento difensivo, soprattutto perché era impossibile costringere i cavalli a caricare il muro di baionette. Wellington fece anche arrivare dalle riserve la batteria di artiglieria a cavallo comandata dal capitano Mercer, che si piazzò dietro un piccolo rilievo, in modo da avere le canne dei cannoni quasi a livello del terreno. I cavalleggeri francesi non videro i quadrati finché non vi si trovarono quasi sopra.

Foto 6: il viottolo occupato dagli inglesi come si vede dalla collina. Verso la fine del bosco, a destra, il tetto della fattoria di Houguomont Foto 7: la strada nazionale Charleroi - Bruxelles vista dalla collina. A sinistra, lungo la strada, La Haie Sainte, più indietro la Belle Alliance

Arrivarono sulla cresta al galoppo solo per essere decimati dai colpi di moschetto delle file interne dei quadrati e dai colpi a mitraglia della batteria di Mercer, che aprì il fuoco da non più di 50 - 60 passi. Spinti dalle file che seguivano, i reggimenti di cavalleria proseguirono la carica fin oltre i quadrati, perdendo così la formazione. Alcuni squadroni di cavalleria caricarono fino a 10 volte, ritirandosi giù per la collina o girando attorno alla retrostante strada per Nivelles per rimettersi in formazione e ritornare in avanti, finché tutto il terreno tra il viottolo e la cresta fu così ingombro di uomini e cavalli morti da non poterci più passare sopra. Gli artiglieri inglesi, dopo aver cannoneggiato gli attaccanti fino alla fine, si rifugiarono all'interno dei quadrati. E' a questo punto che si inserisce il famoso errore della cavalleria napoleonica (anche se non riconosciuto da tutti gli storici): i cavalieri addetti alla distruzione dei cannoni avversari mediante l'ostruzione con chiodi quadrati senza testa del foro di accensione della carica, si accorsero di aver dimenticato.. i chiodi! Così, dopo la ritirata della cavalleria, gli artiglieri uscirono dai quadrati e poterono nuovamente utilizzare i cannoni prima conquistati dalla cavalleria imperiale.

Anche se dopo ogni attacco l'artiglieria francese riapriva il fuoco provocando notevoli perdite tra i fanti dei quadrati, tra la cavalleria attaccante e i difensori si era creata una situazione di equilibrio: la cavalleria passava lentamente tra i quadrati cercando il modo di sfondarli, mentre i fanti smisero di sparare quando si accorsero che venivano caricati subito dopo aver sparato, mentre cercavano di ricaricare. Verso la fine alcuni soldati narrarono che gli uomini contrapposti stavano a guardarsi a una distanza di non più di 3 o 4 metri, senza fare più nulla.

Dopo circa un'ora e mezza, verso le 17.30, la cavalleria si ritirò. Wellington ridispose i fanti in linea facendoli nuovamente sdraiare a terra. Tutta la sua prima linea era molto assottigliata, sopratutto verso l'incrocio con strada per Charleroi, con gli uomini esausti per lo scontro appena sostenuto.

Verso le 19.30 avanzarono sullo stesso pendio, tramutato in fango dai cavalli precedentemente, tre grandi falangi della Guardia Imperiale di Napoleone. Non appena raggiunsero la sommità del viottolo, tutta la linea rossa dei fanti balzò in piedi e fece fuoco. Colti di sorpresa, come prima la cavalleria, le prime file della Guardia furono decimate, ma gli uomini non poterono fermarsi, sotto l'impeto degli uomini che li seguivano. Presi di sorpresa, i reparti francesi si sbandarono fuggendo in disordine e reinquadrandosi solo sulla strada maestra sotto la Belle Alliance, dove si trovava l'Imperatore. A questo punto il Duca sventolò il suo copricapo e tutto il resto del suo esercito si gettò all'inseguimento giù dalla collina. La battaglia era terminata. Di questo ultimo attacco se ne riparlerà nei particolari più avanti. Fu il maresciallo Ney ad ordinare e a guidare personalmente l'attacco suicida della cavalleria delle 16.30, e perché lo abbia fatto rimane tuttora un mistero.

Proseguendo lungo il viottolo e lasciando sulla sinistra una stradina che servirà per il proseguimento della visita, dopo un tratto leggermente in discesa e infossato, si giunge ad una curva verso sinistra, dove inizia la stradina per Hougoumont (punto C sulla cartina). Tra la Collina del Leone e questa fattoria vi è poco più di un chilometro di strada. Avvicinandoci alla fattoria ci troveremo di fronte l'ingresso principale del cortile, a quel tempo chiuso da un portone di legno (sono ancora visibili i segni sugli stipiti in pietra). Wellington dirà che proprio la tempestiva chiusura di questo portone determinò il successo della battaglia (Foto 8).

La fattoria sbarra una piccola valle visibile sulla destra, che partendo dalla Belle Alliance si porta fin oltre la strada per Nivelles, cioè verso il luogo in cui erano stabilite le retrovie di Wellington. Questa valletta non è visibile dalla cresta del viottolo: se Hougoumont non fosse stata presidiata, i francesi avrebbero potuto seguire la valle aggirando la posizione scelta dal Duca. Nonostante nella riunione mattutina gli ufficiali di Napoleone consigliassero un aggiramento di questa fattoria, Napoleone insistette per un attacco frontale: i primi colpi della giornata furono sparati qui, e la battaglia proseguì senza tregua fino alla sera. Se entriamo nel cortile (i proprietari sono molto comprensivi e lasciano sempre aperto il cancello per i visitatori), davanti a noi troviamo la piccola cappella del vecchio château (Foto 9): anche questa prese parte ai combattimenti, strenuamente difesa dagli inglesi (distaccamenti di Scots Guards e Coldstream Guards, in tutto circa 2.000 uomini).

Foto 8: interno di Hougoumont visto dal portone di accesso principale. Al centro i resti della cappella, sullo sfondo al ex casa del giardiniere Foto 9: la strada nazionale Charleroi - la Cappella del castello, distrutto nell'incendio durante al battaglia; il muro a sinistra è ciò che ne rimane; il pavimento in ciottolato è originale dell'epoca

La porta della cappella è quasi sempre aperta e all'interno sulla parete vi è ancora il vecchio crocifisso ligneo già presente ai tempi della battaglia: le gambe, monche dei piedi, recano ancora i segni delle bruciature dovuto all'incendio. La grande cascina rimane ora alla nostra destra, mentre l'abitazione padronale, lo château, era sulla sinistra, confinante con la cappella: fu bruciato durante la battaglia e ora rimane solo un muretto diroccato attaccato alla cappella e un verde prato che ne indica i vecchi limiti. La casa occupata dagli attuali proprietari è oltre la cappella, attraversata da un passo carraio: nel 1815 era l'abitazione del giardiniere che, tra l'altro, fu l'unico civile belga a restare per tutto il giorno sul campo di battaglia, nel vano tentativo di proteggere il giardino!

Poi si torna sui propri passi e riusciti dal cortile per dove si è entrati, si gira a sinistra, per raggiungere il lato sud della fattoria, con il lungo muro che circondava il giardino (Foto 10). Su questo muro ci sono ancora parecchie feritoie aperte dai difensori per poter sparare sugli attaccanti, mentre sul poderoso muro esterno della cascina queste sono state tappate (Foto 11). Ad un attento esame, moltissimi mattoni sono sbrecciati o scalfiti: che siano ancora i segni della feroce battaglia?

Foto 10: la ex casa del giardiniere di Hougoumont, oggi casa padronale, vista dall'esterno; sulla destra, tra le finestre, si notano 2 lapidi commemorative Foto 11: muro di cinta della fattoria, a destra della casa, con ancora alcune feritoie aperte dai difensori

Un fitto bosco (ora non esiste più) che si trovava subito a sud della fattoria era presidiato da un distaccamento tedesco. Come già accennato, i difensori aprirono numerose feritoie in tutti i muri, compreso nel massiccio muro esterno, e innalzarono barricate davanti a tutti gli ingressi tranne il portone principale, rimasto aperto per il transito dei rifornimenti (ricordo che ora c'è un cancello, al tempo un poderoso portone ligneo). A Hougoumont i combattimenti iniziarono verso le 11.30, due ore prima che in qualsiasi altro posto. L'operazione contro questa fattoria nei piani di Napoleone avrebbe dovuto essere solo un attacco diversivo, ma in realtà durò tutta la giornata. I 13.000 francesi guidati da Jerome attraversarono il bosco massacrando i tedeschi, aggirarono il muro esterno del giardino e, non visti, arrivarono al portone principale, dal quale un centinaio di uomini riuscì a penetrare nel cortile. Ne seguì un feroce combattimento, dal quale solo un piccolo tamburino francese uscì vivo.

Verso mezzogiorno Jerome fece portare degli obici nelle vicinanze e fece aprire il fuoco sugli edifici. Le granate incendiarono il tetto della cascina che dopo poco crollò, travolgendo i numerosi feriti che si erano riparati nel sottotetto. Il fuoco si propagò attraverso il cortile ai piani bassi della château, poi attraverso tutta la struttura arrivò fino al tetto, distruggendolo e facendo crollare anch'esso in un mare di fiamme. Nel pomeriggio il fumo nero dell'incendio era visibile da ogni punto del campo di battaglia. Alcuni reduci dissero poi che il cortile era caldo come un forno, dove fu impossibile portare soccorso ai feriti che bruciarono vivi, mentre moltissimi furono gli ustionati dalle scintille portate dal vento. Nonostante l'attacco francese fosse durato per tutto la giornata, pur avendo subito la perdita del bosco e con gli edifici circondati, Hougoumont non si arrese mantenendo il controllo della strategica valle.

Ora ritorniamo indietro fin sul viottolo che conduce alla Collina del Leone ma giriamo a destra in una stradina sterrata che scende giù dalla collinetta occupata dagli inglesi e attraversa il campo di battaglia in direzione sud - est (punto D sulla cartina). Questa stradina è nelle stesse condizioni dell'epoca e conduce alla Belle Alliance. Appena giunti al fondo della breve discesa, proviamo a girarci e a guardare verso le linee di Wellington, proprio come le videro i cavalieri e i cacciatori della Guardia Imperiale. Non si vede nulla di cosa ci sia sopra: nello stesso modo furono colti alla sprovvista i francesi, non aspettandosi quella "sorpresa" allestita dal comandante alleato. Alla fine della strada si raggiunge il bivio con la N. 5 e siamo giunti presso la vecchia locanda de la Belle Alliance (punto E sulla cartina) (Foto 12).

 
Foto 12: la Belle Alliance  
Anche questo edificio all'esterno è cambiato pochissimo rispetto al 1815 ma non ebbe alcuna parte nella battaglia. Qui davanti nel corso della mattinata del 18 giugno Napoleone passò in rivista le sue truppe mentre marciavano su per la strada e si dispiegavano a destra e a sinistra lungo il bordo della valle. E fu qui che verso le 19.30, sulla strada che scende a valle, verso la Haie Sainte, che la Guardia Imperiale oppose la sua ultima resistenza, ritirandosi in buon ordine, prima di venire spazzata via nel tumulto generale della fuga.

Secondo la tradizione (ma gli storici dicono che è probabile), fu davanti a questa locanda che nella tarda serata di quella domenica si incontrarono Wellington ed il Maresciallo Blücher salutandosi brevemente senza neanche scendere da cavallo, mentre i prussiani subentravano agli alleati nell'inseguimento dei resti dell'armata napoleonica. Proseguendo per circa 50 metri sulla stradina asfaltata in direzione di Plancenoit, sulla destra si noteranno alcuni scalini che conducono alla posizione chiamata "osservatorio di Napoleone". Da questa postazione dominante si vede bene ciò che videro i soldati francesi nel prendere posizione quella mattinata: l'ampia vallata che dovevano attraversare sotto il fuoco dell'artiglieria nemica e la cresta che dovevano attaccare al di là della valle, dove scorgevano le lunghe fila schierate dei soldati di Wellington.

Comunque tutti i resoconti francesi concordano nel dire che Napoleone venne qui solo verso la fine della giornata: dopo la rivista della mattina andò alla fattoria della Rossomme, un chilometro più indietro in direzione di Charleroi, non tornando che in questo punto verso le 16.30, quando la cavalleria stava già andando all'attacco. Non c'è accordo tra gli storici sul motivo per il quale l'Imperatore andò a Rossomme, ma sicuramente influì il fatto che non si sentiva bene e accusava forti dolori addominali. Sicuramente fu un errore strategico non aver utilizzato la Belle Alliance come punto di osservazione, probabilmente fatale. Da Rossomme Napoleone non poteva guardare nella valle e il suo secondo, il maresciallo Ney non poteva guardarne fuori, poiché rimase tutto il tempo in fondo alla valle, dove la mischia era più accanita. In pratica nessuno dei due poteva vedere che cosa accadeva sulla cresta presidiata da Wellington, al punto che in tutti e tre gli attacchi principali (quello di D'Erlon, di cui parleremo tra poco, quello della cavalleria e quello della Guardia) le truppe avanzarono credendo che il nemico stesse già ritirandosi in disordine. La cosa più strana di questa battaglia fu che nè Napoleone nè Ney furono in grado di vedere tutto il campo di battaglia fino alle fasi finali.

Dall'osservatorio si torna indietro fin quasi al bivio con la strada statale, ma subito prima bisogna girare a destra su un'altra stradina sterrata (punto F sulla cartina), che conduce verso Wavre. In pratica questa strada ripercorre tutta la prima linea di Napoleone all'inizio delle ostilità, dove era schierata l'armata di D'Erlon, composta da truppe fresche e a ranghi completi, appoggiate alle 13.30 da ben 88 bocche da fuoco (Foto 13).


Foto 13: vista delle linee alleate (punto" H" sulla cartina) dalla posizione delle artiglierie francesi. Qui erano posizionati i cannoni francesi di supporto a D'Erlon; da qui partì anche l'assalto del corpo di D'Erlon. A sinistra La Haie Sainte. Notare l'avvallamento Foto 14: vista del viottolo (punto B sulla cartina) dalle posizioni francesi; da qui partì l'assalto della cavalleria e della Guardia Imperiale. Al centro la strada Nazionale 5

Questa strada prosegue tenendosi sulla cresta sud della valle in direzione est prima, per poi verso nord. In pratica è un po' obliqua e non perfettamente parallela alla prima linea di Wellington, e i francesi mantennero questa formazione obliqua anche durante il primo attacco. Alla fine della stradina si giunge alla fattoria di Papelotte, che rappresentava l'estremità sinistra dello schieramento inglese e non fu interessata dai combattimenti.

Si prosegue a sinistra su strada asfaltata, per poi svoltare subito a destra in leggera salita, sempre su asfalto, e trovandosi sulla continuazione del viottolo delle linee inglesi (punto G sulla cartina), però sul versante est rispetto alla collina del Leone e alla strada nazionale Charleroi - Bruxelles. Qui il viottolo non è cambiato rispetto al 1815, se non per il fatto che era sterrato ed era fiancheggiato da siepi di agrifoglio su entrambi i lati. In questa parte degli schieramenti si trovavano vicino all'incrocio con la statale i fucilieri della Rifle Brigade, mentre più a est i quattro reggimenti della divisione di fanteria scozzese di Sir Thomas Picton, poi un reggimento belga e alle spalle di questo, a due o trecento metri dal viottolo i tre reggimenti di cavalleria della Union Brigade (Inniskilling Dragon, The Royals e Scots Greys) , in tutto 1.200 uomini a cavallo.

Fermandosi sul viottolo circa 300 metri prima di giungere all'incrocio con la statale (punto H sulla cartina) si può vedere ogni piega del terreno così come la videro i fanti inglesi che presero posizione quella mattina (Foto 15 e 16). Quell'anno il campo era coltivato a segale (anche nel 2002!), che a quel tempo cresceva molto più alta di ora: a volte dei soldati in piedi si notavano solo le baionette. Quella mattina però la valle era del tutto deserta e piena di fango, con quasi tutta la segale già calpestata dalle truppe che si erano accampate la notte precedente, sotto una fitta e ininterrotta pioggia. Leggermente a sinistra, sulla strada nazionale, si vedono i tetti della Haie Sainte, che era presidiata da 360 uomini della King's German Legion; più lontano, in direzione sud, si vede la locanda della Belle Alliance, dove i britannici videro prima i francesi sfilare davanti all'Imperatore e poi le artiglierie francesi che venivano posizionate in batteria.

Foto 15: vista delle linee francesi dal viottolo "H" sulla cartina. Da notare l'avvallamento e la salita che affrontò la fanteria guidata da D'Erlon, venendo fermato sulla cresta; circa al centro si intravede il tetto della Belle Alliance; giù di qui contrattaccò la cavalleria di Wellington Foto 16: : a sinistra il viottolo indicato con "H" sulla cartina, in basso a destra la Belle Alliance; si notano molto bene le ondulazioni del terreno. A sinistra della Belle Alliance, lungo la statale, si notano il monumento agli hannoveriani e il monumento a Gordon

Circa alle 11.30 i 24 cannoni da 12 libbre che appoggiavano D'Erlon presero a martellare le linee di Wellington, mentre in contemporanea Jerome attaccava Hougoumont. Poiché la maggior parte della fanteria inglese fu fatta arretrare al riparo della collina dietro la cresta, gli artiglieri concentrarono il fuoco sulla brigata belga di Bylandt, venutasi a trovare allo scoperto, forse per errore, alla sinistra della Haie Sainte. Questo arretramento impediva però ai fanti di vedere cosa accadeva nella valle. Alle 13.00 ai cannoni di appoggio a D'Erlon furono affiancati i pezzi da sei pollici della Guardia, formando un batteria di circa 88 pezzi (Foto 13).

Alle 13.30 improvvisamente i cannoni smisero di sparare e il I° corpo di D'Erlon si dispose con le quattro divisioni in ordine obliquo, con la sinistra più avanzata (da sinistra verso destra rispettivamente le divisioni di Allix, Donzelot, Marcognet, Durutte). In questo modo la fanteria di Allix, all'estrema sinistra dello schieramento francese, sarebbe venuta a contatto col centro alleato nella zona di La Haie Sainte, mentre il grosso delle truppe la oltrepassava avviandosi su per al collina, al comando di Donzelot. Tuttavia, poiché lo spazio di manovra non era molto, le due divisioni centrali di fanteria si accorparono, invece di dividersi in colonne. Il risultato fu uno schieramento centrale pesante e poco maneggevole: 8 o 9 battaglioni densamente schierati su un fronte di 200 uomini su 27 colonne. Il resto del corpo d'armata invece mantenne il classico schieramento a battaglione, con il fronte di 2 compagnie (70 uomini su 9 colonne), con spazio a sufficienza da permettere uno spiegamento in linea.

All'inizio l'assalto si svolse senza problemi: i belgi superstiti di Bylandt di diedero alla fuga, Allix prese il giardino e il frutteto di La Haie Sainte, esercitando una forte pressione sui reggimenti tedeschi del maggiore Baring arroccati nella fattoria, mentre gli olandesi fuggirono non appena videro avanzare verso di loro i 18.000 francesi. Le rimanenti tre divisioni di D'Erlon passarono oltre, ma le file cominciarono a congestionarsi e a pressarsi vicendevolmente, anche a colpa dell'andamento ondulato del terreno, fino a formare una massa indistinta. La divisione di Donzelot, che ora guidava l'assalto, si fermò sotto la cresta cercando di dispiegare in linea la propria formazione per passare più agevolmente le siepi di agrifoglio che una formazione compatta a ranghi serrati non avrebbe potuto sorpassare. Belgi e olandesi erano fuggiti, ma la 5° divisione comandata da Picton non fece altrettanto: i suoi uomini erano rimasti sdraiati al di là della cresta, protetti dalle alture e dalle siepi. Al comando di Picton "In piedi", 300 uomini si alzarono improvvisamente e si pararono davanti alle ammassate truppe di Donzelot. La prima scarica di fucileria si abbatté sui francesi da non più di 40 metri, falciando le prime file e seminando il panico tra i soldati. La fanteria francese vacillò sotto il preciso fuoco di una delle meglio addestrate unità di fanteria al mondo. A questo punto Picton ordinò di caricare alla baionetta, per spazzare via i francesi dalla collina: mentre la brigata di Kempt (la più vicina alla strada statale) si gettava all'inseguimento dei francesi giù dalla collina, Picton stesso cadde fulminato da un colpo alla tempia. Oggi una lapide ricorda il luogo dove cadde. In questo punto circa 700 uomini si affrontarono all'arma bianca per la prima volta nella giornata.

Marcognet non si fermò sotto la cima per disporsi in linea, ma proseguì sicuro della vittoria. Giunti in vetta, ad attenderli c'erano gli uomini di Pack (sempre della divisione di Picton), che con precise scariche di fucileria ne bloccarono l'avanzata. Più sotto, la divisione ancora fresca di Durutte stava risalendo la collina, tenendosi alla destra di Marcognet. A questo punto però, la 5° divisione di Picton, superata in numero nella misura di 4 a 1 e senza più riserve, non aveva alcuna possibilità di scampare a disastro.

Fu salvata dall'arrivo della cavalleria di Uxbridge, comandante della cavalleria alleata, che aveva raccolto intorno a se le due brigate di cavalleria pesante. La brigata di Somerset, situata a ovest della strada statale, era composta dai reggimenti di cavalleria della Guardia, il 1° e il 2° Lifeguards e il 3° Royal Horse Guards; l'altra, guidata da Ponsonby, prese posizione a est della strada, composta dal 1° Dragoni (Royal Dragoons), dal 6° Dragoni (Inniskilling Dragoons) e dal 2° Dragoni (Royal North Britih Dragoon detti anche The Scots Greys). Quest'ultimo era soprannominato "I Grigi" perché tutti i cavalli del reggimento erano dei grigi pomellati. Probabilmente si trattava del corpo di cavalleria più gelosamente custodito d'Europa, tanto che Wellington non aveva mai potuto disporne. Questi reggimenti erano splendidamente addestrati e i cavalli di prima qualità, ormai molto rari nel resto d'Europa, dopo le sanguinose campagne susseguitesi dal 1812 in poi. Con tempismo perfetto Uxbridge lanciò la cavalleria contro i francesi: Somerset si scontrò con i corazzieri a cavallo di Dubois (sopraggiunti da dietro la Haie Sainte per dare manforte a D'Erlon), appena a ovest di La Haie Sainte, mettendoli in rotta fin da subito, e ricacciando la fanteria di Allix che occupava la zona della fattoria. Ponsonby attaccò Donzelot e Marcognet travolgendoli, supportato anche dalla cavalleria leggera di Vandeleur che si abbatté sulle retrovie dell'unità di Durutte, completando così un assalto pressoché totale. A questo punti i Greys, galvanizzati dalla vittoria e ignorando completamente l'ordine di ripiegare, si lanciarono contro l'artiglieria francese posta sul versante opposto della valle. Furono però respinti subendo gravissime perdite dal contrattacco dei Corazzieri e dei Lancieri francesi, ancora freschi.

Erano ormai le 15.00 e l'attacco di D'Erlon era stato respinto, ma per farlo Wellington aveva dovuto sacrificare più del 40% della sua intera cavalleria, rappresentante la quasi totalità della cavalleria pesante. D'Erlon in questo assalto perse 5000 uomini, cioè il 30% del suo intero corpo d'armata. Ora la valle era nuovamente deserta, salvo per le migliaia di uomini e cavalli morti o feriti che giacevano nel fango e tra i resti della segale calpestata. Da questo momento in poi questa parte del campo di battaglia rimase relativamente tranquillo, perché i principali combattimenti si ebbero dall'altra parte della strada per Charleroi, per la conquista del viottolo, del quale abbiamo già trattato. Alle 19.00 all'estremità sinistra di questo viottolo comparvero le prime avanguardie dell'armata Prussiana di Blücher, troppo tardi per partecipare al combattimento, ma appena in tempo per risollevare il morale agli uomini di Wellington, la cui situazione era ormai disperata.

Ora riprendendo a camminare sul viottolo in direzione ovest giungiamo all'incrocio con la statale Charleroi - Bruxelles. Guardando vero la Collina del Leone, sulla nostra destra si trova il monumento ai belgi, mentre alla nostra sinistra, qualche metro più in giù lungo la statale si vede il monumento agli hannoveriani, innalzato nel 1818 a ricordo dei difensori de La Haie Sainte. Il monumento indica anche la posizione di una delle sepolture del campo di battaglia, un'enorme fossa comune in cui furono seppelliti 4.000 uomini. Poi svoltiamo a sinistra passando dietro al monumento degli hannoveriani, percorrendo qualche decina di metri sulla pista ciclabile in direzione di Charleroi. La Haie Sainte (punto L sulla cartina) si trova sull'altro lato di questa strada molto trafficata (Foto 17).

La fattoria è tuttora in attività e i proprietari non desiderano avere visitatori all'interno del loro cortile: il portone principale è sempre sbarrato e non è consigliabile passare nei campi per seguirne il perimetro! E' però possibile vederla bene dal lato della strada nel quale ci troviamo. Questa fattoria fu riparata subito dopo la battaglia e da allora non è più cambiata. Il lato lungo la strada presenta un alto muro e il portone principale, l'unità abitativa è sulla destra del cortile, mentre la cascina è a sinistra; le unisce una fila di stalle sul lato di fondo (opposto e parallelo al muro lungo la strada), nel quale si apre un portone sormontato da un arco.

Sicuramente per Wellington dover difendere questa fattoria in posizione così avanzata non fu un vantaggio, ma era molto vicina al suo schieramento, rappresentando un riparo per gli attaccanti, se l'avessero conquistata. Vi mandò allora un distaccamento di 360 uomini della King's Germans Legion, composta da esiliati hannoveriani al servizio dei britannici comandati da Baring, dei quali era certa la fedeltà. La notte precedente la battaglia i tedeschi si erano riparati dalla pioggia proprio nella fattoria, ma nessuno li aveva avvisati del fatto che avrebbero dovuto difenderla il giorno seguente. Per recuperare legna da ardere fecero a pezzi i carri agricoli e le grandi porte di legno sul lato opposto alla strada, cosicché si ritrovarono poi senza legname per sbarrare gli accessi o per costruire piattaforme dalle quali sparare. Aprirono comunque molte feritoie nei muri e dalle finestre dei piani superiori videro l'avanzata e poi la ritirata di D'Erlon e la carica della cavalleria (Foto 18).

Foto 17: la Haie Sainte; in primo piano la casa vera e propria, dalla quale fuggirono gli hannoveriani superstiti dopo l'ultimo assalto francese; sulla sinistra il tetto della cascina Foto 18: il portone principale della Haie Sainte: in alto ancora le feritoie aperte dai tedeschi e la lapide dei francesi

Napoleone si rese subito conto dell'importanza di questa fattoria e ordinò a Ney di catturarla a ogni costo. Il primo attacco fu portato verso le 15.00 dalla fanteria francese: alcuni uomini riuscirono ad entrare dalla porta sul lato posteriore, ma furono subito bloccati, anche se si sviluppò un incendio che i difensori spensero a fatica. L'attacco fu respinto subendo ingenti perdite e, tra respingere gli attaccanti e sparare sulle truppe francesi che passavano accanto alla fattoria i tedeschi consumarono quasi tutte le cartucce. Nonostante l'invio a Wellington di numerosi messaggeri per richiedere munizioni non arrivò nulla e si dovettero arrangiare recuperando quello che potevano dai morti e dai feriti.

Sempre più determinato alla conquista della posizione, verso le 18.00 Ney preparò il terzo assalto verso il centro alleato, utilizzando le forze combinate di fanteria, artiglieria e cavalleria. La pressione sull'armata di Wellington cominciò a diventare intollerabile: anche se la linea aveva tenuto tutto il pomeriggio, le perdite erano ingenti, i feriti erano confluiti in retroguardia verso Bruxelles, numerosi erano stati i disertori persino tra gli affidabili ranghi inglesi. Mentre il centro si assottigliava sempre di più, caddero, tra gli altri, anche Sir Alexander Gordon, il Principe d'Orange, il generale Alten e Sir William Delancey.

Mentre gli uomini di Baring sparavano le loro ultime cartucce, i francesi riuscirono ad arrampicarsi sul tetto delle stalle e si misero a sparare verso il cortile. Ai difensori, ormai senza munizioni, non rimase che tentare una sortita attraverso la casa e la porta del giardino per cercare raggiungere le proprie linee. Di tutti i difensori se ne salvarono solo 42. Ney, occupata la fattoria, vi posizionò un batteria di cannoni che cominciò a martellare le linee alleate da meno di 200 metri di distanza. Wellington non poteva fare altro che richiamare da destra e da sinistra i pochi uomini disponibili dalla riserva, per cercare di tappare il buco chi si stava aprendo al centro. Il maresciallo Ney capì che era il momento di dare la "spallata" definitiva al traballante esercito alleato prima dell'arrivo delle ultime riserve, e mandò il colonnello Heymes a chiedere truppe all'Imperatore, pensando che la Guardia fosse ancora di riserva, ma Napoleone aveva già dei problemi a Plancenoit per sostenere la pressione sulla destra, a causa dell'arrivo dei prussiani. Per di più la Guardia era già impegnata sul fianco destro per sostenere Lobau contro Blücher e non restava più nessuno da distaccare a favore di Ney: i tanto auspicati rinforzi non sarebbero mai arrivati.

La linea di Wellington reggeva a stento, ma tenne fino all'arrivo di Chassé da destra, di Wincke da sinistra e dallo stesso Wellington accompagnato dagli insicuri soldati di Brunswick. Erano ormai le 19.00 di quella domenica e il Duca, che aveva impegnato tutti i suoi uomini, era sull'orlo della sconfitta. Wellington non poteva saperlo, ma era stato salvato dall'arrivo di Blücher a Plancenoit, che aveva costretto Napoleone a dirottare qui le ultime riserve. Poco dopo le 19.00 l'ala destra francese aveva rinforzato le proprie posizioni tanto che la Vecchia Guardia era ritornata tra le riserve. Ora la Guardia era pronta per l'attacco finale. Prima accompagnata da Napoleone fino a La Belle Alliance, fu presa in consegna da Ney che la guidò all'assalto per dare il colpo di grazia al centro alleato. Dopo un carica irresistibile, sfondando la zona tenuta da Brunswick, arrivò fino in cima al viottolo, per ritrovare la "sorpresa" già preparata ai cavalieri francesi. Le rimanenti guardie inglesi di Maitland (circa 1.500 uomini) si erano nascoste gettandosi a terra subito dietro la cima della collina: balzarono in piedi a 50 metri dai francesi e fecero fuoco sulle prime linee di Cacciatori. Gli attaccanti si bloccarono in preda alla confusione, ma le Guardie inglesi li caricarono inesorabilmente ricacciandoli giù dalla collina. L'avanzata era stata arrestata su tutto il fronte e Napoleone, che nella valle si preparava a lanciare l'attacco con gli altri 3 battaglioni della guardia, guardò stupito la sua Guardia che si stava ritirando in disordine.

Fu in questo momento che Wellington diede il segnale di inseguire i francesi in rotta e Napoleone abbandonò il campo solo quando vide i suoi uomini in fuga sulla strada principale inseguiti dai nemici. Le formazioni della Guardia cedettero sotto il fuoco insostenibile di un nemico numericamente superiore e il loro comandante, il generale Cambronne, si arrese al colonnello Halkett. Alle 22.00 Wellington e Blücher si incontrarono presso la Belle Alliance e Blücher si offrì di proseguire l'inseguimento alleato con le sue truppe. La carneficina di Waterloo era finalmente terminata.

Torniamo indietro fino al crocevia, attraversiamo la strada e proseguiamo a camminare sul viottolo sempre in direzione ovest, verso la Collina del Leone. Appena attraversata la strada statale, ci troviamo su un terreno che ha subito delle alterazioni col passare del tempo (punto M sulla cartina). Nel 1815 il viottolo era molto più stretto e chiuso su entrambi i lati da alte scarpate, ma qui il campo fu scavato fino ad una profondità di 2 o 3 metri per estrarre il terreno utilizzato per la costruzione della Collina, facendo scomparire le scarpate. Questi scavi hanno interessato anche il punto nei pressi del crocevia scelto da Wellington durante la battaglia come "quartier generale" e non è più possibile vedere il campo come lo vide lui da questa posizione. Appena più in basso, lungo la strada nazionale, a sinistra, vi è il monumento al tenente colonnello Gordon, l'aiutante di campo di Wellington. Il monumento fu innalzato prima della Collina e non fu disturbato dagli scavi: oggi si trova su un ponticello la sommità del quale indica il livello originario del terreno. Subito a sinistra dell'incrocio è stato piantato un albero per sostituire l'olmo isolato che indicava il posto di comando di Wellington. L'olmo originario si trovava in cima alla scarpata ma fu fatto a pezzi in pochi anno dopo la battaglia dai cacciatori di souvenir! Sull'angolo opposto vi è il monumento ai caduti belgi.

Percorsi quindi gli ultimi 4 o 500 metri, siamo tornati alla Collina del Leone, punto di partenza della nostra passeggiata. Rimane da visitare solo il museo presente nell'Ultimo Quartiere Generale di Napoleone (Foto 19 e 20), che si trova sulla statale verso Charleroi, a Vieux-Genappe, un paio di chilometri in direzione sud. In questa vecchia fattoria, la ferme du Caillou, Napoleone e il suo stato maggiore passarono la notte dal 17 al 18 giugno 1815. Fu qui che venne stabilito l'ordine di battaglia. Il piccolo museo è composto di 5 sale e non c'è moltissimo da vedere: la cosa più interessante è il letto da campo di Napoleone (invero molto corto!), e nella sala dell'Ussaro, lo scheletro completo di un ussaro. Guardando attentamente il cranio, non è difficile scorgere il chiaro segno di una sciabolata che ha asportato un frammento di calotta.

Foto 19: esterno della fattoria Caillou Foto 20: statua di Napoleone nel parcheggio

L'unico monumento ai francesi si trova quasi di fronte alla Belle Alliance, un po' spostato in direzione sud. Rappresenta un'Aquila imperiale ferita a morte con un bandiera francese tra gli artigli, e sorge dove si presume sia avvenuta l'ultima resistenza della Guardia Imperiale per coprire la fuga dell'Imperatore.

Con l'auto si può ancora raggiungere Plancenoit, un piccolo villaggio che fu occupato dai prussiani per circa 2 ore nel pomeriggio, finchè non ne furono scacciati dalla Guardia Imperiale. Qui si trova il monumento ai prussiani.

Infine, se si percorre la statale e si attraversa tutta la valle per superare Waterloo e recarsi a Bruxelles, si ripercorre la strada che fece Wellington quella sera, alla luce della luna piena: ma fino alla Haie Sainte era intasata dai materiali abbandonati dai francesi e dovette passare per i campi. Proprio in questi, su entrambi i lati della strada, nelle fattorie e nei boschi giacevano più di 40.000 uomini e 10.000 cavalli, morti o morenti, con i feriti gravi che non potevano essere trasportati. "Una vittoria" disse Wellington più tardi, "è la più grande tragedia al mondo, dopo una sconfitta".

Schema riassuntivo orario della battaglia:

03.30: Wellington riceve da Blücher la conferma che verrà in suo aiuto da Wavre
09.00: Wellington completa il suo schieramento
10.00: Napoleone ultima di dare disposizioni alla sua armata
11.30: Le linee alleate vengono investite dal fuoco di primi 24 cannoni di D'Erlon; inizia l'assalto a Hougoumont
12.00: Viene catturato un ussaro prussiano, che parla delle intenzioni di Blücher; per precauzione Lobau conduce la Guardia sul fianco destro francese
13.00: Il cannoneggiamento francese viene intensificato; i cannoni diventano 88
13.30: D'Erlon conduce l'assalto contro Picton, ma viene fermato; Kempt guida il contrattacco; Picton cade.
14.00: Travers e Dubois si scagliano contro Kempt e Pack; contrattacco di Uxbridge con 2 brigate di cavalleria pesante, che continua ad avanzare fino a caricare l'artiglieria francese, ma viene respinto con gravi perdite
16.00: Dal Bois du Paris emergono i primi uomini del IV corpo d'armata prussiano; Lobau fronteggia e blocca l'avanzata dei prussiani; la cavalleria francese inizia ad attaccare pesantemente il centro destra alleato
17.00: Viene impegnato anche il resto della cavalleria francese; arriva il II corpo d'armata prussiano che si schiera sulla sinistra del IV
17.30: La fanteria di Reille sopraggiunge per sostenere l'ormai esaurito attacco della cavalleria al centro alleato; gravi perdite da entrambe le parti; Lobau difende Plancenoit disperatamente
18.00: Ney si prepara ad assaltare per al terza volta il centro di Wellington; la Guardia Giovane viene inviata a Plancenoit; la vecchia Guardia si porta alle spalle di Lobau, per sostenerlo
18.30: I prussiani vengono buttati fuori da Plancenoit; Ney conquista la Haie Sainte; il centro inglese cede, Wellington è in difficoltà, Ney chiede rinforzi
18.45: Il primo corpo d'armata prussiano arriva e si dispone alla sinistra di Wellington, che rinsalda così le sue linee
19.00: La Guardia Imperiale viene richiamata nella riserva; Chassè sopraggiunge a chiudere la falla nella linea alleata; Wellington getta nello scontro le sue ultime riserve (Brunswick)
19.30: La Guardia assalta il centro destra alleato
20.15: Tutti gli attacchi della guardia sono respinti; entra in azione il 1° corpo d'armata prussiano
21.00: i prussiani si riprendono Plancenoit; ultima disperata resistenza della Guardia
22.00: Wellington e Blücher si incontrano alla Belle Alliance
(ultima visita del campo ad agosto 2002)
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