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Vallo Alpino: Caposaldo Villanova - Opere n.1 e n.2
di Gianfranco Genta © (02/07)
Inquadrato nel I Sistema Difensivo del Settore VI GERMANASCA-PELLICE-Sottosettore VI/A PELLICE lo sbarramento di Villanova Pellice si componeva dei 3 Capisaldi, denominati CROSENNA, CROCE e VILLANOVA per un totale di 11 fra opere ed appostamenti. Di questi capisaldi quello denominato Villanova è l'unico le cui opere per la loro vicinanza con il centro abitato sfuggirono alla demolizione sancita dall'art.47 del trattato di pace fra Italia e Francia.

Attualmente delle 5 opere che componevano il caposaldo ne sono rimaste intatte 4 (Opere n.1, 2, 3 e 8) in quanto una la n.7 di Peira Taglià fu demolita durante la costruzione della strada che da Villanova sale al rifugio Jervis al Prà.

Compito dello sbarramento era quello di interdire la Valle del Pellice e di conseguenza la pianura padana a forze avversarie (Francesi) provenienti dai Colli della Croce (m.2298) e dirette alla Conca del Prà, Col dell'Urina (m.2529) dirette verso il Pian del Pis, e Col Malaura (m.2534) con direzione Villanova lungo il vallone del Rio Crosenna. Pur essendo stato ultimato nel 1941 quando ormai da due anni era in vigore la circolare 15000 tutte le opere dello sbarramento furono costruite secondo i dettami della circolare 7000. Secondo il parere dello scrivente si trattò, da parte dello Stato Maggiore Italiano di una scelta oculata che consentì infatti un enorme risparmio di materiali.

Come già detto in precedenza la possibile via di penetrazione da parte di forze avversarie poteva principalmente avvenire dai tre Colli sopraccitati ed essendo i medesimi non serviti da rotabili sia sul versante Italiano che su quello Francese (Valle del Guil con i paesi di la Montà ed Echalp) la zona si prestava solamente al movimento di truppe di fanteria appiedate (neppure troppo numerose) prive di automezzi e di artiglierie di medio calibro al seguito. Tali truppe sarebbero state contrastate e fermate senza troppi problemi dal fuoco delle Opere dello sbarramento e da quello delle Batterie di artiglieria della GaF (Guardia alla Frontiera) la cui ubicazione era prevista in diverse località della Val Pellice.

Da segnalare infine la caserma della GaF (Guardia alla Frontiera) MONTE GRANERO, posizionata all'ingresso della borgata e ottimamente conservata.S i tratta di una costruzione a due piani che serviva i reparti di presidio ai vari capisaldi della zona. Venne usata nel 1944-45 da unità della Milizia della RSI (Repubblica Sociale Italiana) e da reparti tedeschi.

Opera n. 1 Rocca Chiapus

Posizionata su un costone roccioso a 1500 m. di quota, perfettamente integrata con l'ambiente circostante, il suo mascheramento la fa assomigliare ad una delle numerose baite alpine presenti nella zona. Unica opera tipo 7000, presente nel Vallo Alpino armata con ben 6 mitragliatrici aveva il compito di battere con le sue armi il vallone del Rio Crosenna (direttrice di invasione di truppe avversarie provenienti dal Col Malaura) e le pendici del Mirabucas per contrastare truppe provenienti dai Colli della Croce e dell'Urina.

Costruita nel 1941 l'opera 1, tipo 7000 era armata con 6 mitragliatrici, disposte in casematte su due piani, 4 armi al piano superiore e due al piano terra. La parte frontale dell'opera non si presenta su un fronte piano ma sfalsata, così che tre armi di ogni fronte, 2 superiori e una inferiore hanno campi di tiro differenti. Il fronte anteriore NW con le sue tre armi (A1-A2-A3) batte il vallone del Rio Crosenna e quello SW( A4-A5-A6) le pendici del Mirabucas, l'omonima gola e il Pian dei Morti. I numeri delle armi sono stati attribuiti dallo scrivente.

Entrando nell'opera, la porta di ingresso è posizionata posteriormente, troviamo alla nostra sx il vano con il condotto della fotofonica (probabilmente mai installata) che metteva in comunicazione la n.1 con l'opera n.3, e un locale destinato al presidio. In fondo al locale un corto corridoio ci porta alle due postazioni delle mitragliatrici del piano terra (a dx il fronte NW, a sx il fronte SW) e da qui tramite due botole con relative scale alla marinara arriviamo al primo piano dove sono ubicate le 4 postazioni per le armi superiori.

Ci ha stupito l'ottimo stato di conservazione dell'opera,a parte le lose (copertura in pietra) del tetto in parte asportate, le opere murarie del mascheramento sembrano state costruite solo l'anno scorso, non sicuramente 65 anni fa.

Opera n. 2 Case Chiot

Posizionata all'ingresso dell'omonima borgata ad un quota di 1475 m. l'opera n.2 era armata con due mitragliatrici (A1 e A2) che avevano il compito di battere le pendici del Mirabucas e la mulattiera del fondovalle, incrociando il fuoco con l'opera n.3 con la quale era in collegamento fotofonico.

Anche l'opera n.2 è una tipo 7000, costruita nel 1941,mascherata a baita che si confonde perfettamente con la retrostante borgata Case Chiot. Anche per questa opera è da segnalare l'ottimo stato di conservazione.

Entrando nell'opera, anche qui l'ingresso è situato posteriormente, troviamo un piccolo locale destinato al presidio e un corridoio che ci porterà nella parte anteriore dov'è posizionata la casamatta con le postazioni delle 2 armi. Una nicchia a sx dell'arma n.1 contiene la fotofonica di comunicazione con l'opera 3 (anche questa probabilmente mai installata).

Da segnalare infine, su un dosso fra le due opere,ad una quota di 1535 m. una postazione allo scoperto (denominata P1 dallo scrivente) probabilmente destinata ad ospitare un mortaio da 81 mm

Le altre 2 opere componenti il Caposaldo Villanova (n.3 e n.8) saranno visitate dallo scrivente nel corso della primavera-state e descritte in un successivo report.

La visita alle opere descritte è stata effettuata in data 12 novembre 2006.

A chi fosse interessato visitare le opere n.1 e n.2 si consiglia di parcheggiare l'autovettura a Villanova (per il percorso stradale vedere il reportage "Un Neptune in Piemonte"), indi proseguire a piedi lungo la strada non più asfaltata che conduce al rifugio Jervis per circa quaranta minuti. Giunti quasi alla borgata abbandonata di Peira Taglià imboccare un sentierino sulla destra che in circa un quarto d'ora ci condurrà alle Case Chiot e qui visitare l'opera n.1. Terminata la visita dirigersi su una traccia di sentiero in direzione NW e dopo circa un quarto d'ora dopo aver salito una breve scala si giungerà sul retro dell'opera n.2. Visto l'ottimo stato delle opere descritte si consiglia vivamente la visita. Come al solito spero che le fotografie, meglio delle parole illustrino efficacemente l'escursione.

Cartografia: IGC Foglio 106 MONVISO-SAMPEYRE-BOBBIOPELLICE-Scala1:25000
Bibliografia: Festung 7 di M.Boglione
Le Fortezze delle Alpi Occidentali Vol.II di D.Gariglio e M.Minola Ed. L'Arciere-Cuneo

Opera n. 1 Rocca Chiapus

Foto 1: la frazione Villanova da cui prende nome l'omonimo sbarramento. Foto 2: la caserma della GaF "Monte Granero" posizionata all'ingresso di Villanova. La fotografia è stata scattata l'11 marzo 2006.
Foto 3: la targa in pietra con il nome della caserma. Foto 4: vista dal sentiero di salita verso le opere 1 e 2 la borgata Peira Taglià nei cui pressi era ubicata l'opera n.7.
Foto 5: opera n.2, il lato sud. Foto 6: l'opera vista dall'alto.
Foto 7: vista della parte posteriore dell'opera in cui sono ubicati l'ingresso, il ricovero e la nicchia della fotofonica. Foto 8: la parte anteriore dell'opera al cui interno sono ubicare le casematte delle armi.
Foto 9: il fronte anteriore con i lati NW e SW. Foto 10: il fronte NW con le feritoie delle cannoniere delle armi n.A1 (in basso) e A2 e A3 in alto. E' visibile il condotto dello scarico dei fumi.
Foto 11: il fronte SW con le feritoie delle cannoniere delle armi n.A4 (in basso) e A5 e A6 in alto. Foto 12: l'apertura della cannoniera A1e.
Foto 13: particolare della piastra corazzata piana con i fori per il supporto dell'arma vista esternamente. Foto 14: l'apertura della cannoniera A6.
Foto 15: il tratto finale del sentiero con la scala che conduce all'ingresso dell'opera. Foto 16: la parte posteriore dell'opera.
Foto 17: l'ingresso dell'opera. Foto 18: la porta di accesso.
Foto 19: il condotto del ricambio dell'aria posizionato sopra la porta d'accesso. Foto 20: il locale ricovero visto dall'ingresso.In fondo il corridoio che porta alle casematte e subito a sx la nicchia della fotofonica.
Foto 21: la nicchia della fotofonica. Foto 22: il condotto della fotofonica che metteva in contatto l'opera 1 con l'opera 3 visto dall'esterno. Notare il perfetto stato di conservazione del mascheramento costituito da pietre.
Foto 23: ingresso del corridoio di accesso alle casematte del piano terra. Foto 24: interno del corridoio.
Foto 25: postazione arma A 1 piano terra. Foto 26: arma 1 Supporto mitragliatrice. Visibile a dx la nicchia riservetta munizioni e in basso a sx il condotto ricambio aria.
Foto 27: postazione arma A4, piano terra. Foto 28: supporto mitragliatrice e feritoia arma A 4.
Foto 29: il vallone del Rio Crosenna visto dalla feritoia dell'arma A1. Foto 30: il vallone del Rio Crosenna visto dall'esterno dell'opera.
Foto 31: la scala alla marinara che sale alle casematte superiori. Foto 32: la medesima vista dall'alto.
Foto 33: la botola di uscita nella casamatta fronte NW(A3 e A4). Foto 34: la botola di uscita nella casamatta fronte SW(A5 e A6).
Foto 35: la casamatta SW. Foto 36: la casamatta NW.
Foto 37: parete N della casamatta. Foto 38: parete S della casamatta.
Foto 39: evidentemente l'Opera n.1 infonde sicurezza. Doveva pensarla così la coppia di volatili che ha nidificato all'interno della casamatta superiore. Foto 40: la postazione P1 ubicata su un dosso fra le opere n.1 e n.2.

Opera n. 2 Case Chiot

Foto 41: il fronte dell'opera n.2. Si distinguono a dx del pino il condotto della fotofonica, dietro al medesimo la cannoniera dell'arma A2. Nascosta dal cespuglio la cannoniera dell'arma A1. Foto 42: la borgata Case Chiot vista dall'opera 1.
Foto 43: la stessa borgata vista dalla postazione P 1. Foto 44: la cannoniera dell'arma A1.
Foto 45: la cannoniera dell'arma A2. Foto 46: la copertura in lose del tetto dell'opera.
Foto 47: il tetto con il condotto di aerazione. Foto 48: particolare del condotto di aerazione.
Foto 49: parte del tetto mancante della copertura. Foto 50: vista sul campo di tiro delle armi.Si distinguono la strada che sale alla conca del Prà, in ombra nella gola il torrente Pellice e il sentiero che attraverso la conca del Prà conduce ai colli della Croce e dell'Urina.
Foto 51: vista laterale dell'opera. Foto 52: l'ingresso.
Foto 53: particolare dell'ingresso. Foto 54: il lato W del ricovero e il corridoio che conduce alle postazioni.
Foto 55: la casamatta con la postazione A1. Foto 56: la feritoia e il supporto dell'arma.
Foto 57: particolare del supporto arma. Foto 58: la feritoia e la piastra corazzata.
Foto 59: il torrente Pellice visto dalla feritoia dell'arma A1. Foto 60: la postazione A2.
Foto 61: supporto dell'arma A2, feritoia e piastra corazzata. Foto 62: lato S della postazione A2 con il vano e il condotto della fotofonica.
Foto 63: il condotto della fotofonica,puntato verso l'opera n.3. Foto 64: l'opera n.3 (oggetto di una prossima visita) vista dalla fotofonica dell'opera 2.
Foto 65: visibili i condotti di aerazione e le nicchie destinate a contenere munizioni e materiale. Foto 66: particolare del corridoio di uscita.
Foto 67: la nicchia nel muro destinata a contenere la lampada a petrolio per l'illuminazione. Foto 68: il lato E del ricovero con l'uscita.
Foto 69: la Val Pellice vista dall'opera 2 verso E, n fondo la pianura padana. Foto 70: stiamo scendendo verso Villanova,lo sguardo corre verso l'opera n.8 (visibile a dx mascherata da baita) sicura meta di una prossima escursione.
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