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Vallo Alpino: Caposaldo Roncia Centro n.22 - Batteria B4
di Gianfranco Genta © (06/07)
Inserito nel I Sistema Difensivo del IX Settore Moncenisio-Sottosettore IX/B Moncenisio, il Caposaldo Roncia costituito dai Centri n.22-23, 23bis, 24, Batteria B4 (616ª Batteria G.a.F.) postazioni n.30 e 31, casermetta ex Forte Roncia e numerosi ricoveri si sviluppava, tranne il Centro n.24 sulla sinistra orografica del torrente Roncia, a quote che variavano dai 2200 m.del Centro n.22 ai 2500 del Centro n.24. Compito del caposaldo era quello di battere con il fuoco delle sue armi la sponda orientale del lago, interdire in concorso con gli altri capisaldi l'uso della rotabile SS.25 ed impedire un eventuale infiltramento francese verso l'Italia nella zona del Pian delle Fontanette-Pian delle Cavalle.

Il Centro n.22-Batteria B4 costruito fra gli anni 1932-1935 era un'opera mista( Calcestruzzo-Caverna) costruita secondo i dettami della circolare n.200, con un presidio di 46 uomini.

Particolarità dell'opera, era quella di annoverare in un unico complesso un Centro di fuoco armato con mitragliatrici (Il Centro n.22) e una Batteria (B4-616ª Batteria Guardia alla Frontiera) armata con pezzi di artiglieria da 75/27. Anche se i due blocchi sono esternamente separati, gli ingressi e la parte in caverna con tutti servizi logistici sono comuni ai due blocchi,una situazione anomala, almeno per quanto riguarda il IX Settore di Copertura.

L'opera era composta da due ingressi, il principale in trincea e galleria e il secondario a pozzo (quest'ultimo attualmente inagibile in quanto è stata asportata la scala a pioli alla marinara) difesi da una postazione in cunicolo armato ciascuno, due casematte metalliche con mascheramento esterno in pietra per i pezzi di artiglieria da 75/26 mod.06, due mitragliatrici in malloppo binato di calcestruzzo, una mitragliatrice in torretta metallica corazzata con 4 feritoie a scudo girevole, una postazione fotofonica di collegamento con il Centro 21 ubicata in una nicchia fra le due casematte delle mitragliatrici, due gruppi elettrogeni per le necessità di energia elettrica dell'opera, serbatoi per la riserva d'acqua potabile, un gruppo degli apparati per la ventilazione ed un ricovero lungo circa trenta metri per tre di larghezza. La presenza nei pressi dell'opera di paracarri con la scritta CT (Cavi telefonici interrati) ci fa supporre che l'opera fosse collegata telefonicamente con i Centri n.23 e 23 bis.

La nostra visita agli interni inizia dalla trincea che congiunge la galleria con l'ingresso principale, tralasciamo la galleria lunga una decina di metri (costruita forse per poter trasportare i pezzi di artiglieria fino alle casematte) e scesi da una scala in cemento in discrete condizioni raggiungiamo il fondo della trincea (i muri di sostegno della trincea sono crollati ed impongono attenzione a dove mettiamo i piedi mentre ci dirigiamo verso l'ingresso principale). Questo è dotato di una porta piana blindata, dotata di una feritoia e di uno spioncino e sopra di esso è presente un fascio di tre tubi, i due più piccoli erano lo scarico dei due motori a scoppio dei gruppi elettrogeni e quello più grande la presa dell'aria pulita per gli stessi. Entriamo nell'opera oltrepassando una doppia svolta a baionetta, con annessa postazione in cunicolo armato per la difesa dell'ingresso e dopo aver superato 10 gradini il corridoio con una curva a sinistra (non ad angolo retto ma arrotondata per agevolare il movimento dei pezzi di artiglieria) ci conduce, dopo aver superato una porta stagna, al vano dei due gruppi elettrogeni che troveremo alla nostra destra. Qui sono presenti in successione i basamenti del gruppo elettrogeno della potenza di 8 KW, il pozzetto che conteneva il serbatoio della riserva del carburante e il basamento del gruppo elettrogeno della potenza di 1.62 KW. Sopra il basamento del gruppo da 8 KW sono ancora presenti le staffe che sostenevano il serbatoio principale del carburante. Superata un'ulteriore porta stagna il corridoio immette nel ricovero destinato ad ospitare il peronale, mentre una derivazione a sinistra conduce alle casematte dei pezzi di artiglieria della Batteria B4. Noi imbocchiamo quest'ultima, e dopo aver superato due porte stagne giungiamo ad una intersezione a T, il ramo di sinistra dopo aver superato una scala di 15 gradini in salita ed una curva arrotondata (per facilitare il movimento dei pezzi) dopo aver superato le riservette delle munizioni e 5 gradini termina nella casamatta metallica del Pezzo n.1. La casamatta metallica,di acciaio fuso al carbonio, era un complesso di 4 pezzi che venivano poi imbullonati fra loro e immorsati nel calcestruzzo. Il peso totale dell'installazione era di 39200 Kg e lo spessore del metallo variava dai 32 cm della parte frontale ai 10 cm della parte posteriore. Data la loro minima superficie frontale era necessario solo un minimo mascheramento esterno, nel nostro caso costituito da pietre.

Ritorniamo indietro, ed alla derivazione procediamo diritti (in pratica percorriamo il ramo di destra della derivazione a T precedentemente accennata), dopo aver salito 13 gradini troviamo alla nostra sinistra un vano che avrebbe potuto ospitare il comando della batteria. Percorriamo anche qui un tratto di curva arrotondata, le riservette munizioni e con 5 gradini giungiamo nella casamatta del Pezzo n.2.

Qui una scritta sulla parete metallica della casamatta ci indica che è dedicata al Caporale MEMO AGOSTINO. Sulla volta e sulla parte anteriore della casamatta sono ancora presenti gli anelli d'acciaio che servivano per poter sollevare il pezzo d'artiglieria durante le operazioni di manutenzione, montaggio e smontaggio. Alla base della feritoia dell'arma si legge il marchio della ditta costruttrice. Viste le due casematte ritorniamo al ricovero, un locale lungo circa 30 m. e largo 3, in un vano presente a sinistra era ubicato l'impianto di ventilazione ed a destra un piccolo vano con la presa d'aria. In fondo al ricovero un andito da accesso ad una intersezione ad Y (Qui praticamente inizia il Centro n.22), il ramo di sinistra conduce al malloppo delle mitragliatrici, quello di destra verso la torretta metallica della mitragliatrice e l'ingresso secondario.

Noi imbocchiamo il ramo di sinistra dopo aver superato un'ulteriore porta stagna, e dopo un breve tratto rettilineo con un vano destinato probabilmente a riservetta munizioni iniziamo a salire una scala di 36 gradini lungo la quale troveremo altri 2 vani (riservette munizioni?). Alla fine della medesima, praticamente siamo nel malloppo delle mitragliatrici, è installata una porta stagna, ed una intersezione a T. Di fronte a noi la nicchia dell'impianto fotofonico di collegamento con il Centro n.21 del Caposaldo Ospizio, mentre le derivazioni di destra e sinistra conducono alle casematte delle mitragliatrici n. A1 e A2.

Ritorniamo alla intersezione ad Y e iniziamo a percorrere il ramo trascurato precedentemente. Percorriamo un breve tratto in piano ed inizia una scala di 23 gradini che conduce ad un pianerottolo ai cui lati sono stati ricavati 2 vani destinati ad ospitare i serbatoi della riserva d'acqua. Il corridoio riprende nuovamente a salire e dopo ulteriori 23 gradini troviamo alla sommità della scala una porta stagna e subito dopo questa,a sinistra un corto corridoi conduce alla base del pozzo della torretta metallica.Riprendiamo a percorrere il corridoio principale e anche qui, come all'ingresso troviamo una doppia a svolta a baionetta protetta da postazione in cunicolo armato e subito dopo una porta stagna, oltre la quale è ubicato il pozzetto, alto circa 2 metri che tramite una scala a pioli (asportata) conduceva all'ingresso secondario di cui vediamo già la luce. Impossibilitati a proseguire oltre rifacciamo il percorso a ritroso uscendo nuovamente dall'ingresso principale.

Si segnala lungo tutto il percorso la costante presenza sul pavimento di calcinacci staccatesi dalle pareti e dalla volta dei corridoi a causa dell'umidità e del gelo.

Con molta attenzione l'opera è visitabile. Non dimenticarsi mai di usare molta prudenza e portare con se SEMPRE almeno 2 pile, in quanto l'opera è abbastanza vasta. Le batterie della pila potrebbero esaurirsi, la lampadina potrebbe bruciarsi e quant'altro potrebbe accadere ad una comune pila.Vi assicuro che dover percorrere al buio l'opera non è un'esperienza piacevole.

A coloro che fossero interessati visitare l'opera si consiglia di lasciare l'auto al Pian delle Fontanette, c'è un grande parcheggio nei pressi dela piramide. L'Opera è gia perfettamente visibile 100 m. più in alto a NE. Di qui un ben segnato e indicato sentiero con direzione Forte Roncia in circa 15 minuti di cammino ci condurrà nei pressi della torretta metallica, si prosegue fino a raggiungere il malloppo delle mitragliatrici, da questo punto si prosegue in direzione Sud e dopo essere passati davanti al malloppo ed alle casematte dei cannoni si raggiungerà l'ingresso principale.

La visita appena descritta è stata effettuata dallo scrivente il 10 giugno 2007.

Come al solito spero che le fotografie, meglio delle parole, descrivano l'opera.

Alcune delle fotografie degli esterni sono state scattate nel corso dell'estate 2006.

Bibliografia: La Montagna Fortificata di P.G. CORINO e P. GASTALDO Ed. Melli - Susa
Sito: http://valloalpino.altervista.org.

Foto 1: i blocchi delle armi visti dal Centro n.21. Si riconoscono a sinistra il malloppo delle mitragliatrici del Centro n.22 e a destra le due casematte dei pezzi d'artigleria della Batteria B4. Foto 2: l'imbocco della galleria che conduce alla trincea dell'ingresso principale che si intravede sullo sfondo.
Foto 3: l'interno della galleria. Foto 4: lo sbocco della galleria nella trincea.Visibili sullo sfondo la Route National 6(RN 6),la Piramide della chiesa ed il parcheggio auto,nostra base di partenza odierna.
Foto 5: la scala di accesso alla trincea. Foto 6: l'ingresso principale.
Foto 7: particolare del fascio tubiero, con i due tubi di scarico dei gas dei gruppi elettrogeni e quello più grande per l'aspirazione aria. Foto 8: primo piano sulla porta corazzata piana dell'ingresso. Si distinguono la feritoia e lo spioncino.
Foto 9: l'inizio del corridoio di accesso prima della doppia svolta a baionetta, si vede chiaramente il tubo del cunicolo armato (lato esterno) a protezione dell'ingresso. Foto 10: il lato interno del cunicolo armato.
Foto 11: la prima scala di 10 gradini del corridoio di ingresso. Foto 12: il tratto in curva del corridoio verso i gruppi elettrogeni.
Foto 13: porta stagna del vano gruppi elettrogeni. Foto 14: volantino per la chiusura della porta stagna (lato esterno).
Foto 15: resti dell'impianto di ventilazione (probabilmente conduttura aria viziata). Foto 16: il vano gruppi elettrogeni. In primo piano il basamento del gruppo da 1,62 KW, in mezzo la fossa del serbatoio della riserva carburante, sullo sfondo i basamenti del gruppo da 8 KW. Sopra questi le staffe di sostegno del serbatoi del carburante.
Foto 17: particolare delle staffe di sostegno del serbatoio. Foto 18: PRIVA DI PROTEZIONE la fossa che conteneva il serbatoio della riserva carburante è colma di acqua.
Foto 19: lo spioncino blindato della porta stagna che da sul ricovero. Foto 20: porta stagna e inizio del corridoio che conduce alle casematte metalliche dei pezzi di artiglieria.
Foto 21: particolare delle tubazioni e apparecchiatura scarica condensa dell'aria pulita. Foto 22: scala di 15 gradini verso la casamatta metallica del pezzo n.1.
Foto 23: il tratto di corridoio curvo-arrotondato. Foto 24: le riservette munizioni del pezzo n.1, di cui sullo sfondo si intravede la luce della feritoia.
Foto 25: i 5 gradini che conducono alla casamatta metallica n.1. Foto 26: particolare della sede del perno dell'affusto del pezzo da 75/27 posizionato alla base della feritoia.
Foto 27: parte frontale della casamatta metallica con la feritoia dell'arma.Qui lo spessore dell'acciaio e di ben 32 cm. Foto 28: l'anello di acciaio, a cui veniva applicata una carrucola che tramite funi permetteva di sollevare il pezzo di artiglieria.
Foto 29: l'interno della casamatta metallica. Foto 30: vista dalla casamatta n.1 attraverso la feritoia dell'arma.Si distingue sullo sfondo il Colle del Piccolo Moncenisio.
Foto 31: la casamatta del pezzo n.1,vista dall'esterno.Notare l'accurata mitezzizzazione ottenuta con le pietre. Foto 32: il corridoio di accesso alla casamatta visto dall'esterno della feritoia n.1.
Foto 33: la terna di bulloni che fissavano alla casamatta metallica le putrelle di rinforzo della volta del corridoio. Foto 34: le putrelle di rinforzo del soffitto del corridoio.Caduto ormai l'intonaco il calcare regna sovrano.
Foto 35: particolare dell'impianto elettrico. Foto 36: il termine della scala di 13 gradini che conduce alla casamatta n.2, visibile a sinistra il vano che forse ospitava il comando della batteria.
Foto 37: l'interno della casamatta. Foto 38: la feritoia del pezzo n.2.
Foto 39: i prigionieri a cui veniva fissata la rotaia ad arco che permetteva il brandeggio dell'arma. Foto 40: dedicata al caporale MEMO AGOSTINO.
Foto 41: il Colle del Piccolo Moncenisio visto dalla feritoia del pezzo n.2. Foto 42: notare lo spessore della corazza in corrispondenza della feritoia.
Foto 43: l'esterno della postazione del pezzo n.2. Foto 44: marchio di fabbrica sulla casamatta metalica n.2.
Foto 45: si torna verso il ricovero. Foto 46: in una nicchia destinata probabilmente a contenere munizioni un volatile ha edificato il suo nido e deposto tre uova.
Foto 47: verso il ricovero. Foto 48: visibile a sinistra il vano degli apparati per la ventilazione,posizionato a meta del ricovero,visto dal lato della batteria.
Foto 49: il ricovero con i vani dell'impianto di ventilazione a destra e il vano della presa d'aria a sinistra. Foto 50: dopo il breve andito all'estremità del ricovero troveremo l'intersezione a Y,qui inizia il Centro n.22.
Foto 51: passata la porta stagna imboccheremo il ramo sinistro dell'intersezione a Y che ci condurrà al malloppo delle mitragliatrici n.1 e 2. Foto 52: dopo il breve tratto in piano la scala,visibile,con 30 gradini ci condurrà nel malloppo delle mitragliatrici.
Foto 53: particolare dell'impianto elettrico. Foto 54: al termine della scala,dietro alla porta stagna,fra le due casematte delle mitragliatrici e posizionata la nicchia della postazione fotofonica.
Foto 55: la nicchia della postazione fotofonica di collegamento con il Centro n.21. Foto 56: particolare della coppia di tubi della fotofonica.
Foto 57: visibile a sinistra la casamatta n.2. Foto 58: la piastra di corazzatura a minimo spessore frontale dell'arma n2,visibile anche la protezione in putrelle d'acciaio ai lati della medesima.
Foto 59: vista dalla feritoia dell'arma. Foto 60: il bullone di fissaggio della piastra scudata con la struttura sottostante.
Foto 61: accesso alla casamatta dell'arma n.1. Foto 62: la piastra di corazzatura della mitragliatrice n.2.
Foto 63: vista esterna del malloppo delle mitragliatrici n.1 e 2 del Centro n.22. La totalità delle pietre del mascheramento frontale purtroppo si è staccata. Foto 64: il condotto della fotofonica visto dall'esterno.
Foto 65: si ritorna verso l'intersezione a Y per proseguire verso la torretta metallica e l'ingresso secondario. Foto 66: dopo la porta stagna a sinistra inizia la diramazione verso l'ingresso secondario.
Foto 67: spezzone di conduttura dell'aria pulita. Foto 68: condutture dell'aria pulita e viziata.
Foto 69: tratto di scala di 23 gradini. A dx e sx del pianerottolo i vani del deposito dei serbatoi della riserva d'acqua. Foto 70: il vano del serbatoio dell'acqua. Visibile a sx la scala di 21 gradini che conduce all'ingresso secondario.
Foto 71: dopo la porta blindata al termine della scala la derivazione a sx porta alla torretta. Noi proseguiamo diritti verso l'ingresso. Foto 72: verso l'ingresso.
Foto 73: cunicolo armato. La postazione vista dall'interno. Foto 74: il pozzo di 2 metri d'altezza e la mancanza di scala a pioli(asportata) ci impedisce di proseguire verso l'uscita secondaria ormai visibile,si torna verso la torretta.
Foto 75: l'ingresso secondario e la torretta visti dall'esterno. Foto 76: l'ingresso secondario equipaggiato co porta corazzata piana.
Foto 77: particolare della porta corazzata con feritoia e spioncino. Foto 78: fine del corridoio.notare il pozzo in basso.
Foto 79: resti del mancorrente della scala a pioli che permetteva l'accesso all'opera. Foto 80: resti della tubazione che portava l'acqua potabile dall'acquedotto ai serbatoi della riserva.
Foto 81: un breve corridoio ci conduce alla base del pozzo della torretta metallica. La presenza di pietre e rifiuti alla base SCONSIGLIANO ASSOLUTAMENTE non solo la risalita ma anche la sosta. Gli IDIOTI che si divertono a gettare pietre sono sempre in agguato. Foto 82: l'interno del pozzo visto dal basso. Si possono notare i tubi dell'aria per servente dell'arma e la mancanza del coperchio della botola della pedana alla base della torretta.
Foto 83: il paracarro che indica il cavo telefonico interrato, posizionato nei pressi della torretta metallica. Foto 84: la torretta metallica della mitragliatrice.
Foto 85: la feritoia della mitragliatrice vista dall'interno. Foto 86: vista della torretta con sullo sfondo il Colle del Piccolo Moncenisio.
Foto 87: la pedana,vista dall'esterno, su cui poggiava il servente dell'arma, la mancanza del coperchio della botola lascia intravedere la scala a pioli. Foto 88: la torretta della mitragliatrice con sullo sfondo la Punta Clairy.
Foto 89: la pedana del servente della mitragliatrice con il tratto di tubazione dell'aria pulita. Foto 90: particolare della mimetizzazione in pietre della torretta.Al centro dietro di essa si distinguono i Denti d'Ambin e il monte Malamot.
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