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Linea Maginot: avamposto dei Revets
di Gianfranco Genta © (11/06)
Classificata dai Francesi come Petit Ouvrage de la Position Avancée (Piccola opera d'avamposto), l'avamposto dei Revets (costruito nel 1935-1936) è ubicato sulle pendici nord-orientali del monte Petite Turra ad una quota di 2020 m. subito dopo il colle del Moncenisio alla sinistra della Route National 6. Si compone di due blocchi per mitragliatrice(blocco A1 e A2), un blocco osservatorio comprendente l'uscita di emergenza e postazione per fucili mitragliatori e un blocco ingresso totalmente distrutto. Nelle immediate vicinanze vi è pure una postazione per mortaio e una piccola caserma utilizzata dalla guarnigione in tempo di pace. L'avamposto dei Revets era armato con 2 mitragliatrici, 3 fucili mitragliatori sull'osservatorio e 2 all'ingresso. Completava l'armamento un mortaio in postazione esterna. La guarnigione si componeva di circa 25 uomini. L'opera aveva un vasto sviluppo interno (totalmente in caverna) e comprendeva i vari servizi: cucina, latrina, un piccolo locale destinato ad infermeria ed i depositi (munizioni,viveri,acqua potabile, combustibile ecc.) ed era collegata telefonicamente con il Forte Turra.

Compito dell'opera era di concorrere con il Forte Turra e Les Arcellins all'interdizione del transito delle truppe e dei mezzi italiani sulla RN 6, compito che come vedremo assolse in maniera impeccabile, visto che l'avamposto di Les Arcellins era caduto in mano Italiana il 22 giugno. Fra il 21 e il 24 giugno del 1940 l'opera fu sottoposta a numerosi bombardamenti da parte delle batterie italiane posizionate nella zona del Moncenisio e a numerosi assalti, tutti falliti, da parte delle truppe italiane. Il 22 giugno un tentativo italiano di forzare il valico con dei carri leggeri L.3 fu stroncato dal fuoco dei due blocchi dei Revets e dalle mine controcarro piazzate nella zona. Il 24 giugno un secondo tentativo, sempre con i carri L.3 fu reso vano dall'azione combinata dei Revets e del Forte Turra. Dopo che i primi furono colpiti, ai carri superstiti, vista l'inutilità di proseguire nel tentativo di forzamento,non rimase che ritornare verso le linee italiane. Il giorno dopo, 25 giugno, entrò in vigore l'armistizio frà l'Italia e la Francia e finalmente le nostre truppe poterono valicare il colle e discendere verso Lanslebourg. Ma i Revets, ancora efficienti non si eranno arresi e i francesi che ancora occupavano l'avamposto deposero le armi solo il 1° luglio. Per questa tenace resistenza e riconosciuto il loro valore gli Italiani concessero ai francesi l'onore delle armi.

Da qui in avanti il destino dell'opera segue quello di Les Arcellins. Come questo fu occupato da truppe tedesche,resistette ai tentativi francesi di rioccupare l'avamposto e fu fatto saltare dai genieri tedeschi nell'aprile del 1945. Dei blocchi esterni oggi, come si vede dalle fotografie,resta ben poca cosa, mentre la parte in caverna è sicuramente meglio conservata. Anche per questa opera una visita è consigliata,possibilmente in estate quando le giornate lunghe permetteranno una visita congiunta ai due avamposti: Arcellins e Revets. L'escursione appena descritta è stata effettuata dallo scrivente il 1° novembre 2006. L'opera è gia visibile sulla sinistra appena iniziata la discesa verso Lanslebourg ed è raggiungibile in pochi minuti di cammino dalla RN 6. Ed ora come al solito via alle immagini.

Bibliografia: Le Fortezze delle Alpi Occidentali. Vol. 1° di D. Gariglio e M. Minola. Ed. L'Arciere - Cuneo
Moncenisio in Guerra di M.Minola ed. SUSA LIBRI

Foto 1: l'avamposto dei Revets visto dalla casamatta A2 di Les Arcellins. Foto 2: i Revets visti dalla RN 6, è visibile la comoda carrareccia che conduce all'avamposto.
Foto 3: a destra il blocco A1,a sinistra il blocco A2 e al centro in alto l'osservatorio. Foto 4: vista frontale del muro della caserma che veniva usata dalla guarnigione in tempo di pace.
Foto 5: la parte superiore della caserma.La baita che pare fare corpo unico con la caserma in realtà è staccata da questa e posizionata più in basso e fa parte di un alpeggio. Foto 6: la parte superiore del blocco dell'osservatorio.
Foto 7: l'osservatorio. Foto 8: campo visivo dall'osservatorio: a destra la RN 6, a sinistra Lanlevillard e la valle dell'Arc verso Bessan.
Foto 9: particolare dei muri interni dell'osservatorio. Foto 10: feritoia sul lato dell'osservatorio rivolto al colle del Moncenisio.
Foto 11: particolare dell'armatura in acciaio dell'osservatorio. Foto 12: l'uscita di emergenza dell'avamposto all'interno dell'osservatorio.
Foto 13: vista della botola dell'uscita di emergenza. Foto 14: la scala alla marinara dell'uscia di emergenza.
Foto 15: accesso in trincea alla postazione mortaio. Foto 16: la postazione mortaio,in muri di pietra e scoperta.
Foto 17: blocco A2 per mitragliatrice. Foto 18: blocco A2 per mitragliatrice.
Foto 19: blocco A2 visto da sinistra. Foto 20: la cannoniera del blocco A2 vista da sinistra.
Foto 21: particolare dell'armatura in acciaio del blocco A2. Foto 22: particolare dell'armatura in acciaio della cannoniera del blocco A2.
Foto 23: la parte iniziale del corridoio di collegamento in caverna. Foto 24: l'uscita verso il blocco A2 del corridoio di collegamento.
Foto 25: interno del corridoio. Foto 26: scala e corridoio di diramazione verso l'osservatorio.
Foto 27: proseguendo verso il blocco A1. Foto 28: uscita al blocco A1.
Foto 29: la camera di sparo del blocco A1. Foto 30: campo visivo dalla cannoniera A1.
Foto 31: vista ravvicinata del blocco A1. Foto 32: blocco A1.
Foto 33: vista esterna della cannoniera A1. Foto 34: macerie del blocco A1 scaraventate dall'esplosione sul prato sottostante.
Foto 35: questa fotografia scattata dai Revets ci permette di capire l'importanza dell'avamposto che vanta una posizione di dominio assoluto sulla RN 6 chiaramente visibile di fronte a noi, e di capire le difficoltà insormontabili cui andarono incontro i carristi e le truppe italiane, nel giugno del 1940. Foto 36: Colle del Moncenisio. Qui cozzarono contro le opere della Maginot Alpina Francese nel giugno del 40 le truppe Italiane nel vano tentativo di scendere verso Lanslebourg, senza dimenticare però che nell'aprile del 1945, a parti invertite i Francesi subirono la stessa sorte,riuscendo a scendere a Susa il 28 aprile solo dopo la resa delle truppe tedesche e la liberazione in Italia. Giunte al colle del Moncenisio le truppe francesi ebbero la sgradita sorpresa di trovarlo già occupato dai partigiani Italiani della brigata Stellina, posizionati sul posto dal comandante Laghi, per scoraggiare le mire espansionistiche francesi sull'importante valico. Purtroppo il trattato di pace del 1947 vanificò tutto questo ed il Moncenisio passò sotto la sovranità francese.
Linea Maginot: gli interni dell'Avamposto dei Revets
di Gianfranco Genta © (07/08)
Nella nostra precedente visita del 1° novembre 2006 all'Avamposto dei Revets limitammo la visita all'interno ai blocchi 1 e 2 e al corridoio di collegamento fra questi escludendo i vari locali logistici che si trovano in caverna al termine della scala.

Il 5 luglio 2008 siamo ritornati e valutato con calma la situazione abbiamo deciso che si poteva provare ad accedere ai locali scendendo dalla scala in muratura che si diparte dal corridoio di collegamento fra i due blocchi delle armi. Se lo stato di muri e volta della scala non è dei migliori a causa di numerose crepe e caduta di materiale la situazione peggiora decisamente una volta giunti nel ricovero dell'avamposto.

A questo punto mia moglie non ha proseguito con me, è ritornata all'esterno ed ha atteso che finissi la visita. E' una buona norma di prudenza quando esiste anche una minima possibilità di eventuali crolli che una persona resti all'esterno per un'eventuale chiamata di soccorso.

Giunto nel camerone sono evidenti i segni delle esplosioni, il rivestimento di muri e volta è crollato rivelando la nuda roccia ed il pavimento è ingombro di macerie e di pochi resti di equipaggiamenti.

L'estremità del camerone da cui si accedeva al blocco di ingresso è totalmente ostruito dalle macerie mentre sul lato opposto è presente un locale destinato a magazzino e da qui si dipartono il corridoio che da accesso al pozzo dell'osservatorio e relativo blocco e una galleria non rivestita (inagibile per frana) che collegava quest'ultimo con il camerone del ricovero.

Al centro del camerone due vani ospitavano una piccola infermeria e il centralino telefonico. L'umidità e lo stillicidio d'acqua regnano sovrani per cui attenti al pavimento scivoloso e alla presenza di macerie. Vista la pericolosità del sito non consiglio la visita ai locali interni. Le fotografie, meglio delle parole illustreranno la situazione.

Foto 1: la scala che scende ai locali logistici in caverna. La nostra ricognizione del 1° novembre 2006 si fermò qui. Foto 2: il piccolo locale che ospitava l'infermeria.
Foto 3: il ricovero. Foto 4: il lato del ricovero che metteva in comunicazione con il blocco d'ingresso, totalmente ostruito dalle macerie.
Foto 5: particolare della volta. Foto 6: il lato del ricovero con il locale destinato a magazzino.
Foto 7: il cunicolo di collegamento non rivestito e franato. Foto 8: corridoio. La base del pozzo.
Foto 9: la base del pozzo. Foto 10: il pozzo dell'osservatorio e uscita di emergenza visti dal basso.
Foto 11: il cunicolo di collegamento franato visto dalla parte del pozzo. Foto 12: impossibile proseguire. Si torna indietro.
Foto 13: il corridoio verso il ricovero visto dalla base del pozzo. Foto 14: il vano del centralino telefonico.
Foto 15: stallatiti di calcare dalla volta. Foto 16: il ricovero.
Foto 17: macerie e rottami sul pavimento del ricovero. Foto 18: visibile a dx l'accesso alla scala verso i blocchi delle armi.
Foto 19: la scala vista dal basso. Foto 20: l'ultimo tratto della scala.
Foto 21: il bivio verso i blocchi 1 e 2. Foto 22: corridoio verso il blocco 2.
Foto 23: siamo fuori, un saluto agli amici di ICSM e .. Foto 24: .. un ultimo sguardo verso la Vanoise.
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