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Vallo Alpino: IX Settore di copertura GaF "Moncenisio": Caposaldo Ospizio: Centro di Fuoco 18
di Gianfranco Genta © (06/10)
Ultimato nel 1935 ad una quota di 1940 m. slm secondo i dettami della Circolare 200 emessa il 6 gennaio 1931 e rinominato CH 46 dai francesi dopo la sua acquisizione il Centro 18 era un'opera mista caverna-calcestruzzo armata di quattro mitragliatrici (tre in casamatta di calcestruzzo protette da piastra corazzata in tre parti e una in casamatta metallica) e due cannoni anticarro in malloppo di calcestruzzo, similmente al Centro di Fuoco 17.

Non avendo potuto accedere alle casematte dei pezzi anticarro per osservare la piastra corazzata e l'eventuale basamento possiamo solo supporre che similarmente alle altre postazioni analoghe e coeve al Moncenisio anche qui sia stato installato in due esemplari in funzione anticarro il cannone NORDENFELD 57/43 R.M. su affusto a candeliere. Nel malloppo in calcestruzzo trovavano posto le due mitragliatrici A1 e A2 con il compito di battere con il loro fuoco la SS 25 nei pressi del Ponte Rosso mentre l'arma A3 ubicata nella casamatta sul lato opposto del malloppo batteva verso l'ingresso del Centro VII. Due fotofoniche garantivano i collegamenti con i Centri VII e 19 ed un ingresso che denomineremo 1 permetteva di accedere alle postazioni d'arma ed al Ricovero. L'arma A4 in casamatta metallica, raggiungibile dal Ricovero era ubicata sulla sommità del rilievo che ospitava il Forte Gatto voluto da Napoleone nel 1813 e di cui ora restano pochi ruderi. La casamatta metallica dell'arma 4 è stata asportata e resta solamente più il collare con ancora leggibile all'interno la scritta FIAT 1932-X.

L'ingresso n.2 ubicato sul versante W del rilievo è ormai impraticabile in quanto sommerso dai detriti come pure il malloppo anticarro sul versante E. Trattandosi di un'opera sommersa per buona parte dell'anno da oltre 40 anni si raccomanda una particolare prudenza nel corso di un'eventuale visita. Iniziamo la nostra visita entrando dall'ingresso 1 (l'unico praticabile e protetto in origine da porta-garitta) ubicato sul fronte S del malloppo in calcestruzzo. Dopo una doppia svolta il corridoio dopo un tratto rettilineo raggiunge una diramazione a T: il ramo di destra conduce alla casamatta delle armi A1 e A2, alla postazione fotofonica di collegamento con il Centro 19 e al Ricovero. La diramazione di sinistra invece conduce alla casamatta dell'Arma A3,alla postazione fotofonica di collegamento con il Centro VII e al Ricovero.

Noi percorreremo la diramazione di dx e ci troveremo nuovamente di fronte a una nuova diramazione a T con di fronte la postazione fotofonica di collegamento con il Centro 19, a dx la casamatta delle armi quasi completamente invasa dai detriti penetrati dalle feritoie (PRESTARE ATTENZIONE al tombino privo di copertura presente a dx in fondo alla casamatta) e a sx dopo una scala in discesa di quattro gradini il corridoio di collegamento con il Ricovero. Raggiunto il camerone troveremo alla nostra dx (NE) il corridoio di collegamento con il malloppo anticarro, irraggiungibile visto il livello dell'acqua e i gradini in discesa impercorribili in quanto totalmente coperti di melma più scivolosa del ghiaccio. Io non sono neppure riuscito a contare di quanti gradini fosse formata la scala. Decidiamo quindi di non provare neppure la discesa e ritorniamo indietro nel camerone.

Alla nostra dx un vano cieco lungo qualche metro ospitava forse l'impianto di ventilazione. Di fronte a noi sulla parte dx della parete terminale (NW) del Ricovero un'apertura, ormai piena di detriti e quindi impraticabile conduceva alla base del pozzo della casamatta metallica dell'arma 4. Alla nostra sx, sul lato opposto al vano dell'apparato di ventilazione un corridoio, dopo aver superato il vano che ospitava il gruppo elettrogeno con una svolta a baionetta raggiunge l'ormai impraticabile ingresso 2 completamente ostruito dai detriti. Ritorniamo indietro nel camerone, svoltiamo a dx e dopo pochi metri troveremo, sempre alla nostra dx il corridoio che ci condurrà alla postazione d'arma 3 e alla fotofonica di collegamento con il Centro 7 dopo aver superato 4 gradini.

Dopo aver visitato la postazione 3 svolteremo 2 volte a dx fino a raggiungere l'ingresso, dove potremo continuare il giro visitando l'esterno del Centro. Tutto all'interno è presente sul pavimento una quantità enorme di melma e acqua, che fra l'altro ricoprono in maniera insidiosa rottami metallici e macerie, per cui si rendono indispensabili gli stivali, che restano bloccati nella melma a causa dell'effetto ventosa per cui si consiglia di muoversi continuamente evitando di lasciare lo stivale fermo nello stesso punto, in questo modo si eviterà di restare bloccati. Per cui se nelle Opere normali la prudenza è d'obbligo qui nella 18 deve diventare ossessiva in quanto cadere diventerebbe un problema serio e difficile da risolvere. La visita è comunque sconsigliata ai principianti. Indispensabili gli stivali,un bastone per tastare il terreno avanti a se e una pila di scorta. Ricordiamoci sempre che una pila potrebbe cadere nell'acqua oppure la lampadina bruciarsi e trovarsi all'interno nel buio totale ci farebbe andare incontro a seri problemi. Un'ultima raccomandazione, peraltro sempre valida, è quella di non entrare mai da soli,e se una persona resta fuori ad aspettarci avremo sicuramente aggiunto un altro tassello alla nostra sicurezza.

A coloro che fossero interessati alla visita al Centro 18 (peraltro possibile all'incirca nel solo mese di maggio, e non sempre) si consiglia di parcheggiare l'autovettura al Pian delle Fontanette, raggiungere l'ingresso del Centro 21 distante un centinaio di metri in direzione Colle del Moncenisio ed imboccare la traccia di sentiero che da qui scende verso il fondo del lago. Una volta raggiunto il Centro 19 dirigersi verso la diga in terra ed attraversarla, al termine è ubicato il malloppo d'ingresso del 18,il tutto per circa 45 minuti di cammino. La visita appena descritta è stata effettuata dallo scrivente il 17 maggio 2010.

Foto 1: 17 maggio 2010. Il fondo del lago del Moncenisio con le opere emerse visto dal Pian delle Fontanette. Il dislivello che ci separa è di circa 150 metri. E cerchiato in rosso il Centro 18 nostra meta odierna. Foto 2: abbiamo lasciato alle spalle il Centro 19 e ci stiamo dirigendo verso la diga in terra. La temperatura è intorno agli 0° e spira un fortissimo vento gelido (Foto O. Zetta).
Foto 3: la diga in terra,visibili alla fine della medesima i malloppi d'ingresso e anticarro. Foto 4: i malloppi d'ingresso e anticarro visti da E.
Foto 5: il malloppo d'ingresso visto da E. Foto 6: il malloppo d'ingresso e l'accesso visti da S.
Foto 7: l'ingresso 1 del Centro 18 ubicato nel malloppo delle armi. Noi entreremo da qui. Foto 8: abbiamo posato gli scarponi e calzato gli stivali: possiamo iniziare la visita al Centro 18.
Foto 9: la svolta dell'ingresso vista dall'esterno. Foto 10: siamo appena entrati, la neve ricopre un tombino privo di copertura. PRESTARE ATTENZIONE.
Foto 11: a fianco dell'ingresso nel condotto della fotofonica mai installata un ignoto volatile ha edificato il suo nido. Foto 12: corridoio di accesso e stipite della porta stagna.Alla fine del corridoio troveremo la diramazione a T, noi prenderemo il ramo di dx verso la casamatta delle armi A1 e A2.
Foto 13: ulteriore diramazione a T: a dx verso la casamatta delle armi, a sx verso il Ricovero e davanti a noi il vano della fotofonica di collegamento con il Centro 19. Foto 14: l'interno della casamatta delle armi con le postazioni A1 e A2 protette da piastra di corazzatura in tre parti.
Foto 15: la piastra corazzata dell'arma A2. Foto 16: la piastra corazzata dell'arma A1.
Foto 17: il lato S della casamatta con la piastra dell'arma A1. Foto 18: il campo di tiro dell'arma A1 visto dalla feritoia. Si riconosce il Ponte Rosso.
Foto 19: la cannoniera dell'arma A1 vista dall'esterno. (foto del 20 maggio 2006) Foto 20: lasciamo la casamatta e ci dirigiamo verso il Ricovero.
Foto 21: il condotto della fotofonica di collegamento con il Centro 19. Foto 22: scendiamo 4 gradini ed iniziamo a percorrere il corridoio verso il ricovero.
Foto 23: percorriamo il corridoio, visibile a dx il vano della riservetta munizioni. Foto 24: i due stipiti di porte stagne che precedono in ricovero.
Foto 25: resti dell'impianto elettrico. Foto 26: accesso al ricovero.
Foto 27: siamo entrati nel ricovero,ora imbocchiamo la diramazione a dx verso il malloppo degli anticarro. Foto 28: la diramazione che conduce agli anticarro.
Foto 29: lo stipite della porta stagna che isolava il malloppo degli anticarro. Foto 30: dopo un tratto di corridoio inizia una scalinata in discesa di circa 10 gradini coperti di melma e acqua alta, non ci fidiamo a scendere la nostra esplorazione verso l'anticarro finisce qui.
Foto 31: gli invisibili gradini ricoperti di melma e acqua. Foto 32: resti dell'impianto di illuminazione.
Foto 33: la volta blindata del corridoio verso l'anticarro. Foto 34: ciò che resta del malloppo anticarro visto dall'esterno.
Foto 35: si ritorna verso il ricovero. Foto 36: accesso al ricovero.
Foto 37: siamo nuovamente nel ricovero, svoltiamo a dx verso il fondo e troviamo alla nostra dx un vano a cui segue un corridoio cieco lungo alcuni metri, forse il deposito dell'acqua. Foto 38: il vano sopracitato, il tubo sporgente e il ripiano fanno pensare al deposito della riserva d'acqua.
Foto 39: il corridoio cieco. Foto 40: il lato NW del ricovero, visibile a dx l'accesso al pozzo della casamatta metallica dell'arma A4.
Foto 41: il calcestruzzo che immorsava la casamatta metallica dell'arma A4.Asportata nel dopoguerra ora ne rimane solo il collare. Foto 42: il collare della casamatta metallica.
Foto 43: la vista dall'alto del collare permette di apprezzarne la caratteristica pianta. Foto 44: all'interno del collare si leggono ancora la ditta costruttrice e la data FIAT 1932-X.
Foto 45: ritorniamo indietro nel ricovero,troviamo questa nicchia che forse ospitava l'impianto di ventilazione. Foto 46: i due tubi verticali fanno pensare ad un passaggio dell'aria anche se le ridotte dimensioni del vano non possono farci affermare con sicurezza che ospitasse l'impianto di ventilazione.
Foto 47: il lato SE del ricovero, visibile a dx la diramazione che conduce al locale del gruppo elettrogeno e all'ingresso n.2. Foto 48: corridoio verso l'ingresso 2 e il gruppo elettrogeno.
Foto 49: a dx il vano del GE, diritto si va verso l'ingresso 2. Foto 50: l'interno del vano del gruppo elettrogeno.
Foto 51: la vasca che conteneva il serbatoio della riserva carburante. Foto 52: il basamento del motore a scoppio del gruppo elettrogeno.
Foto 53: le staffe di sostegno delle batterie. Foto 54: proseguiamo verso l'uscita.
Foto 55: particolare del cardine della porta stagna. Foto 56: la svolta a baionetta che ci conduce all'uscita.
Foto 57: purtroppo i detriti hanno occluso completamente l'uscita,bisogna tornare indietro. Foto 58: l'ingresso 2 ubicato sul versante W del rilievo è ormai sepolto dai detriti quasi completamente.
Foto 59: si ritorna verso il ricovero per raggiungere la casamatta dell'arma 3 e successivamente l'uscita. Foto 60: il lato SE del ricovero,si intravede a dx l'accesso al corridoio verso la casamatta A3.
Foto 61: stipite della porta stagna lungo il corridoio verso A3. Foto 62: corridoio verso la casamatta A3.
Foto 63: particolari dell'impianto elettrico lungo il corridoio. Foto 64: termine del corridoio e accesso alla casamatta A3.
Foto 65: a dx il vano della fotofonica di collegamento con il Centro VII, diritti accesso alla casamatta A3 e a sx verso l'uscita. Foto 66: il vano della fotofonica.
Foto 67: l'interno della casamatta,notare la volta rinforzata con putrelle di acciaio. Foto 68: la piastra corazzata di protezione in tre parti.
Foto 69: il campo di tiro dell'arma A3 visto dalla feritoia. Foto 70: la cannoniera dell'arma A3 ubicata sul fronte W del malloppo.
Foto 71: si torna indietro. Foto 72: verso l'uscita.
Foto 73: l'ingresso visto dall'interno. Foto 74: anche dal Centro 18 un saluto agli amici di ICSM e una raccomandazione:se venite qui SIATE PRUDENTI.
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