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Normandia, nei luoghi dello sbarco
di Paolo Soprani © (04/03)

Preparativi

Mi hanno detto che il periodo migliore per le visite è maggio-giugno; per sapere che vestiti portarsi e cosa aspettarsi sul posto è possibile consultare il sito www.viamichelin.com, anche in italiano, da cui reperire informazioni sul viaggio e sul meteo, con situazione metereologica della giornata e previsione per i successivi 3-4 giorni, o altrimenti il sito www.meteo.fr.

Giorno 1

Partenza da Rivoli, prima cintura di Torino, alle ore 09.00. Alle ore 09.45 siamo al traforo del Frejus; qui si pagano 25,65 euro per il solo passaggio di andata e dopo un 15 minuti di traversata siamo in Francia. Proseguiamo in direzione Lione e dobbiamo pagare un primo pedaggio di 9,5 euro ed un secondo di 9,2; facciamo 35 euro di gasolio, sosta pranzo in una di quelle aree attrezzate per pic-nic che si trovano per strada e fornite anche di servizi igienici tenuti decentemente. Alle 15.50 siamo alle porte di Parigi e dobbiamo versare un obolo di ben 25,8 euro. Sulla tangenziale (Peripherique) di Parigi bisogna prestare particolare attenzione perché mentre nei tratti precedenti le indicazioni sono chiare, qui a causa del traffico e dei tanti svincoli si può sbagliare uscita: rallentare e seguire le indicazioni per Versailles e poi per Rouen. Rifacciamo 35 euro di gasolio. Paghiamo ancora pedaggi di 2,9 - 2,6 e 4,1 euro. Intanto abbiamo deciso di andare a dormire all'Hotel "Le Clos Saint Gatien" a Saint Gatien des Bois, un discreto 3 stelle con ristorante annesso. Lo abbiamo trovato sulla guida "Chateaux & Hotels de France" in distribuzione presso gli uffici del turismo francese in Italia e naturalmente in Francia. I prezzi sono variabili; la singola, con letto ad una piazza e mezza, wc, vasca da bagno, frigobar e tv a 60 euro esclusa la colazione. Vi arriviamo alle 19.00 senza aver trovato lungo tutto il percorso traffico intenso nè cattivo tempo.

Giorno 2

Sveglia verso le 07.30 e ci dirigiamo verso Honfleur per fare colazione; paesino davvero affascinante con il suo porticciolo e la sua architettura, ma ha poco a che fare con l'obiettivo principale del viaggio. Ci dirigiamo quindi verso il primo sito, la Batteria di Merville. Sulla strada, all'altezza di Benerville, ho letto che ci dovevano essere delle altre batterie costiere, non segnate sulla guida dei percorsi dello sbarco.
Sono le batterie di Mont Canisy: è un complesso molto esteso di bunker e passaggi sotterranei risalente già agli inizi del '900; di impianto francese, fu usato sin dal 1793 come punto di osservazione, mentre dalla Prima Guerra Mondiale fino alla Seconda venne utilizzato per difendere l'ingresso della foce della Senna ed il porto di Le Havre. Il sito è mantenuto vivo da un'associazione di volontari, "Les Amis du Mont Canisy", che organizzano visite guidate gratuite da aprile a settembre. Il giro è abbastanza lungo, circa due ore e mezza, ma nonostante tutto ne vale la pena, anche perché le spiegazioni, in lingua francese, sono dettagliate. C'è inoltre la possibilità di acquistare una guida del sito, sempre in francese.

A Merville si trova un altro complesso di 4 bunkers d'artiglieria; di essi uno è adibito a biglietteria e negozietto, un altro è attrezzato a museo con molte cartine, disegni, progetti, equipaggiamenti e vignette dell'epoca sulla vita dei francesi e sulla loro attesa della liberazione, mentre gli altri due sono abbandonati a loro stessi e non restaurati, ma visitabili.
E' su questa posizione che la notte fra il 5 ed il 6 giugno 1944 sono atterrati gli uomini del 9° Btg. del Reggimento paracadutisti al comando del Ten.Col. Otway per sgominare la batteria che avrebbe minacciato, l'indomani mattina, il luogo dello sbarco della 3a Divisione britannica.

Proseguendo verso ovest si giunge al ponte Pegasus (Bènouville), il quale attraversa il canale dell'Orne. Il ponte originale, quello della guerra, è stato rimosso nel 1993 e sistemato nella sua attuale posizione all'interno del Memorial Pegasus (alla fine della visita c'è un negozietto ben fornito di souvenires e libri), a 100mt dal nuovo ponte, messo in loco nel 1994 per soddisfare le esigenze di un cresciuto traffico automobilistico, ma simile all'originale. Il museo racconta della cattura del ponte avvenuta nella notte tra il 5 ed il 6 giugno 1944 con plastici, documenti ed equipaggiamenti. I fatti sono quelli della 6a Divisione paracadutisti britannica, la quale era stata incaricata di proteggere il fianco est dello sbarco da eventuali contrattacchi tedeschi; tra i compiti della divisione c'era quello di catturare il ponte Pegasus.
Se ne occuparono gli uomini della fanteria leggera aviotrasportata su alianti dell'Oxfordshire e del Buckinghamshire, al comando del Maggiore Howard. E' uno dei luoghi più suggestivi dell'intero percorso perché si rivivono le scene del film "Il giorno più lungo", che racconta, tra le altre cose, gli avvenimenti della cattura del ponte. Finito il giro andiamo a dormire a Caen. Per informazioni, memorial.pegasus@wanadoo.fr

Giorno 3

La mattina andiamo a visitare il Museo Memoriale di Caen (www.memorial-caen.fr) per la cui visita, vi assicuro, considerate una mattinata intera, come minimo! Vi spiego il perché: prima di tutto è un memoriale, il cui intento quindi non è propriamente quello di conservare solamente reperti storici (che peraltro ci sono), ma quello di essere un luogo della memoria dei conflitti per promuovere la pace. Infatti si parte dalla storia della Prima Guerra Mondiale con documenti e filmati per passare alla costituzione dei movimenti nazista e fascista in Europa fino ad arrivare agli eventi della 2a GM; ed è su questo conflitto che il Memoriale approfondisce la visita: è possibile visionare diversi filmati sulle battaglie e sulle persecuzioni agli ebrei, sono esposti modellini di mezzi aeronavali, un'ampia raccolta di armi dei diversi eserciti, mezzi dell'epoca e ricostruzioni di bunker.

Il pezzo più interessante è però paradossalmente fuori dal percorso di visita; nel negozietto dei ricordi, oltre ai soliti souvenirs, c'è un'ampia raccolta di libri di tema militare che non riguardano solo lo sbarco: dalla guerra del Vietnam alla storia delle forze speciali del mondo, da libri su sottomarini a quelli sugli aerei e carri armati, atlanti storici delle battaglie della 2a GM, romanzi e tanta di quella roba da passarci appunto la giornata, il tutto in lingua francese, inglese o tedesca tranne l'italiano, che si limita a qualche guida dello sbarco. Se poi vi voleste comprare una radio fm-am ma fatta come quelle che usavano nel '44.. Altro posto da sballo è la biblioteca interna al Memoriale: è possibile, gratuitamente e senza prenotazione, almeno quando ci son stato io, visitarla e consultare TUTTO!! Quando parlo di tutto intendo libri da tutto il mondo di argomento militare senza limiti temporali, cd-rom, videocassette, cd audio, il tutto con i rispettivi lettori e personal computer a disposizione! Ci sono anche simpatiche studentesse locali che fanno ricerche e potrebbero sempre aver bisogno di una mano. ;)

Superato lo choc di Caen ci dirigiamo sulla costa a Ouistreham, sulla foce dell'Orne, dove ci aspettano 2 musei: il primo è quello del Commando n°4, sulla strada costiera proprio di fronte al nuovo casinò di Ouistreham. Il museo raccoglie reperti storici e presenta la storia del Commando misto franco-britannico n°4 che la mattina del 6 giugno sbarcò a Colleville-Montgomery (parte di Sword Beach) con la missione di distruggere le difese della cittadina di Ouistreham e andare a rinforzare gli uomini atterrati al ponte Pegasus. Le vicende del comandante inglese Lord Lovat e di quello francese sotto il suo comando, Philippe Kieffer, sono anche presenti nell'onnipresente "Il giorno più lungo".

Proseguendo lungo la strada costiera in direzione ovest si incontra, un isolato all'interno, il Museo del Muro Atlantico; le Grand Bunker, come è chiamato, era una torre d'osservazione di 5 piani per l'artiglieria costiera del muro atlantico, la quale doveva coprire l'entrata ed il canale del fiume Orne. Il 6 giugno se la ritrovarono di fronte gli uomini del Commando n°4, i quali dovettero desistere dall'impresa di occuparla a causa della forte difesa in essa concentrata; la sua conquista avvenne infatti il 9 giugno quando il Tenente Orrell dei Royal Engineers impiegò insieme ad altri tre uomini, 4 ore(!!) per far saltare la porta di ingresso al bunker e far così arrendere la guarnigione al suo interno di 2 ufficiali e 50 uomini. Con la sua conquista Ouistreham era stata completamente liberata..

A Colleville-Montgomery si trova poi il Sito Hillman, che non ho visitato ma di cui posso dare qualche informazione: il sito era un posto di comando sotterraneo tedesco preso d'assalto, la mattina del 6 giugno, dal 1° Btg. del Reggimento Suffolk inglese. Nel 1990 un'associazione di volontari ha rimesso a posto il luogo e lo ha reso disponibile alle visite, le quali di regola hanno luogo il solo martedì alle ore 15 in luglio ed agosto. L'associazione organizza gratuitamente anche visite guidate e commentate per gruppi e può essere contattata all'e-mail suffolk@amis-du-suffolk-rgt.com, o si può anche solo visitare il sito www.amis-du-suffolk-rgt.com.

Sulla strada più interna che da Colleville va verso Lion si trova sulla destra un carro, ed un altro lo si trova subito dopo una rotonda passato il paese di Lion sur Mer.

Procedendo verso ovest si deve rientrare nell'interno per visitare il Museo del Radar di Douvres la Delivrande. Douvres è un paesino 13 km a nord ovest di Caen e durante i primi anni della 2a GM aveva vissuto tranquillamente. Nel 1942, dopo che gli Alleati avevano cominciato ad intensificare i bombardamenti sull'Europa, la Luftwaffe decise di costruire vicino al paese una stazione di rilevamento che chiudesse la maglia radar che si estendeva a partire dal Pas de Calais fino alla Normandia; su questo sito i Tedeschi piazzarono 5 radar: il più potente era un'antenna Siemens FuMG 402 Wassermann alta 50 mt con portata di 200-300 km che al tempo era il radar più potente del mondo e serviva per la sorveglianza a lungo raggio, l'allarme aereo e la guida dei caccia intercettori; venivano poi due Telefunken FuMG 80 Freya a medio raggio (200 km) per la sorveglianza e l'intercettazione aerea, e da ultimi due FuMG 65 Wurzburg da 60 km per la guida degli intercettori e l'allarme aereo.

Così come gli altri radar della costa, peraltro già danneggiati da precedenti bombardamenti, anche quello di Douvres la mattina del 6 giugno non riuscì a rilevare l'avanzata della flotta d'invasione a causa dell'opera di disturbo effettuata nella notte tra il 5 ed il 6 dall'aereonautica alleata. Il bombardamento aeronavale che precedette lo sbarco distrusse in maniera definitiva l'impianto, riducendone a zero le capacità. L'apparato difensivo della stazione radar però resistette al bombardamento, ed infatti mentre il paese venne liberato il 7, la guarnigione forte, di 230 uomini e di non meno di 16 tra flak e piccola artiglieria, MG in postazioni fortificate e bunker in cemento armato, resistette fino al 17 quando un reparto corazzato inglese, con l'appoggio di Royal Engineers e di un commando di Royal Marines, con il supporto di un' efficace artiglieria navale, riuscì a sconfiggere le difese dopo una battaglia di circa due ore.

Presso il sito di Douvres è inoltre esposto un radar di fabbricazione francese COTAL per la direzione del tiro d'artiglieria AA ed usato successivamente per le rilevazioni meteo.

Procedendo verso ovest, dopo Courseulles, si arriva sulla spiaggia di Graye sur Mer; in questo luogo una stele ricorda lo sbarco su suolo francese di De Gaulle avvenuto il 14 giugno. Vi si trovano anche dei bunker ed una carro inglese AVRE che rimase immobilizzato su quella spiaggia. Andiamo a dormire vicino ad Arromanches.

Giorno 4

Siamo ad Arromanches; in questa cittadina direttamente sul mare l'Alto Comando alleato decise di costruire uno dei due porti artificiali che avrebbero dovuto rifornire le truppe da sbarco fino alla conquista di un porto su suolo francese. Il problema degli approvvigionamenti era uno dei più difficili da affrontare: da una parte infatti non si poteva assaltare direttamente un porto di Francia perché pesantemente difesi, e dall'altra bisognava trovare un modo rapido che consentisse di sbarcare circa 12.000 tonnellate al giorno di rifornimenti (una divisione di fanteria necessitava di circa 400 tonnellate/g, mentre una blindata passava già a 1.200!!). Fu nel 1941 che Churcill incaricò l'Ammiraglio Mountbatten di studiare tecniche per le operazioni anfibie e la possibilità di utilizzare banchine di scarico direttamente sulle spiagge. Nel 1942 fu creato un gruppo di lavoro denominato "Tn 5" che si sarebbe occupato dello studio delle possibili soluzioni; nel mese di luglio 1943 la questione dei porti artificiali fu discussa in due conferenze diverse, a cui parteciparono, a Québec, anche Churchill e Roosevelt.

Da quel momento fu dato incarico al Contrammiraglio W.G. Tennant di occuparsi della costruzione dei porti artificiali, denominati in codice Mulberries, per il cui completamento gli furono affidati 500 ufficiali e circa 10.000 uomini. Nei piani alleati dovevano essere costruiti due porti artificiali, uno nel settore americano (Mulberry A) e l'altro nel settore inglese (Mulberry B). Le sezioni di questi porti dovevano essere costruite lungo la costa meridionale inglese ed essere poi trasportate attraverso la Manica fino in Normandia. L'operazione di costruzione prevedeva l'affondamento di vecchie navi ad alcune centinaia di metri dalla costa ed il successivo posizionamento di blocchi di cemento per formare una barriera frangiflutti dietro la quale le navi da carico avrebbero trovato riparo e sbarcato con una maggiore tranquillità; c'erano poi le banchine vere e proprie in mezzo al bacino che si era così creato, collegate alla terraferma da una serie di pontoni galleggianti, a senso unico, sui quali passavano gli automezzi: a sinistra si passava per andare a caricare ed a destra si tornava sulla terraferma. Pesantemente danneggiato da un'intensa burrasca di forza 6-7 iniziata il 19 giugno e finita il 22 (che aveva invece distrutto il porto nel settore americano), e nonostante fosse stato concepito per durare 80 giorni nell'estate del '44, alcune parti del Mulberry di Arromanches sono ancora visibili oggi a distanza di 58 anni nelle acque antistanti la cittadina. Alla storia di questo "monumento" bellico è dedicato il bel museo nella piazza principale. In esso, oltre a tutta una serie di modellini che ricreano gli sbarchi di materiali dalle navi ed ad un gran plastico che ricostruisce il Mulberry come era, si può visionare un documentario anche in italiano sulla sua storia. Vi sono anche visite guidate in francese e due negozietti di ricordi in cui naturalmente si trovano libri, modellini e tutto quello che può contribuire a far calare gli nel vostro portafoglio. Da non perdere un DVD in italiano sulla costruzione dei porti artificiali.

Sull'altura ad est di Arromanches si trova il "360° Arromanches", un cinema con immagini trasmesse contemporaneamente su 360° che riesce soltanto a far venire il mal di mare. Credo che non ne valga la pena, sia come tempo perso sia come prezzo, sia come negozietto, per cui lo sconsiglio.

A circa 6 km ad ovest di Arromanches si trova invece la batteria di cannoni costieri più rappresentativa della zona: è la batteria di Longues sur Mer. Il complesso si trova su una spianata subito a ridosso della costa ed è formato da 4 bunker visitabili con ancora conservati all'interno pezzi da 150 mm in grado di colpire bersagli fino a 20 km di distanza, e da un bunker su 2 piani nel quale era ospitato il posto d'osservazione e la stazione di telemetria. Non vi è museo, ma visite guidate in francese inglese e tedesco ed un negozietto.

Passiamo poi al museo di Ver sur Mer, il Museo America Gold Beach: diviso in due parti, una racconta la storia del primo collegamento aeropostale ufficiale tra gli USA e la Francia e ripercorre i grandi momenti di questo servizio. La seconda è dedicata alla preparazione dello sbarco da parte dell'intelligence britannico e presenta l'assalto della 69a brigata della 50a divisione di fanteria inglese a Ver sur Mer. Di per se è un museo piccolo e su un fatto abbastanza circoscritto, se avete fretta si può saltare.

Giorno 5

Il primo ad essere visitato è il Museo dei relitti sommersi dello sbarco a Port en Bessin. Il museo raccoglie i relitti dello sbarco in Normandia che Jacques Lemonchois ha cominciato a recuperare a partire dal 1970 per conto del governo francese e che, tenutosi, ha rimesso a posto ed in esibizione. Ci sono Sherman DD, Sherman Dozer, M7 Priest, M5 Stuart e tanti altri oggetti recuperati dai fondali in anni di ricerche; è il museo storico per eccellenza, in quanto i mezzi esposti portano "sulla pelle" i segni di quello che hanno passato. Inoltre vi è raccontata una storia vera particolarmente piacevole, e volendo commovente, di un incontro avvenuto dopo anni ed anni.


Passiamo quindi a Bayeux, ridente cittadina nell'interno. Qui si possono visitare due cose: una è la famosa Tapisserie, una striscia di tessuto lunga quasi 70 metri che racconta la conquista dell'Inghilterra, avvenuta nel 1066, da parte di Guglielmo di Normandia. E' una visita che si può fare avendo tempo; personalmente non l'ho trovata interessante, ma sicuramente è una cosa unica al mondo.

Passiamo quindi al Mémorial de la Bataille de Normandie; è un museo che ripercorre i 77 giorni di combattimenti che videro fronteggiarsi Alleati e Tedeschi sul suolo di Normandia dopo il 6 giugno. Ha una ricchissima parte in cui vengono esposte tutte le uniformi presenti in teatro di tutti i contingenti; è molto fornito di documenti e di quotidiani (anche italiani) dell'epoca che ripercorrono la cronologia degli eventi. Ha un cinema (in inglese e francese) e nel secondo padiglione c'è l'esposizione dei mezzi: dai cingolati ai pezzi d'artiglieria, dalle armi alle radio. Insomma un museo che consiglio; per finire c'è la possibilità di visitare il solito negozietto. Sapevate che il cane di Patton, pur non essendo inquadrato nell'esercito, era uno dei pochi animali a potersi fregiare della piastrina di riconoscimento dell'US ARMY? ;)
museedelabataille@free.fr
www.mairie-bayeux.fr.

Siamo poi andati verso Omaha Beach. Il primo che abbiamo visitato è stato il Museo Omaha 6 giugno 1944 a St. Laurant. Ovviamente qui l'attenzione è spostata quasi esclusivamente sulle truppe americane; si possono osservare in esposizione esterna un mezzo da sbarco per il personale LCVP, un pezzo americano da 155mm "Long Tom", l'unico in Normandia, ed uno Sherman. Dentro è un museo veloce da visitare, senza cinema o altre attrazioni, però ha fotografie interessanti ed una ricostruzione a "grandezza naturale" di come poteva apparire la spiaggia dalla parte dei tedeschi.
www.musee-memorial-omaha.com;
musee-memorial-omaha@wanadoo.fr

Vicino a questo museo si trova il suggestivo Cimitero Americano (fra St. Laurent e Colleville sur Mer). Il Cimitero è costruito su un terreno messo, in perpetuo, a libera disposizione del Governo americano dal Governo francese ed è curato dall'American Battle Monuments Commission, creata nel 1923 dal Congresso USA con lo scopo di conservare la memoria dei sacrifici e degli eroismi delle Forze Armate americane nei luoghi dove hanno combattuto a partire dal 1917, anno in cui sono entrati nella Grande Guerra. Il Cimitero è composto da due grandi costruzioni, un Memoriale ed una Cappella. Ci sono dieci quadrati di tombe in cui sono contenute le spoglie di 9387 soldati, dei quali 307 non identificati; su un muro dietro il Memoriale sono invece scolpiti i nomi dei 1557 dispersi nella regione le cui spoglie non sono mai state ritrovate né formalmente identificate.
Info presso www.abmc.gov e normandy.cemetery@abmc-er.org.

Giorno 6

Dopo aver dormito a Grandcamp-Maisy (Nota: in questa zona ho notato esserci poca offerta alberghiera, quindi consiglio di trovarsi la sistemazione per la notte già presto e poi cominciare le visite) abbiamo lì visitato il Museo dei Rangers (apertura da aprile ad ottobre, chiuso il lunedì) che si trova sul lungomare, nel quale viene raccontata l'impresa degli uomini del Tenente Colonnello Rudder che il 6 giugno diedero l'assalto alla Pointe du Hoc; si parte dalla loro creazione nel giugno del 1942 fino al mattino del 6 giugno '44. Vi sono diverse foto, documenti, mappe ed oggetti personali, tutti con descrizione in inglese e francese e la visita termina con un filmato di 18 minuti. Mi ha colpito il fatto che sia il primo museo in cui si parla apertamente di morti, non il più blando "caduti", e che abbia un tono polemico con l'organizzazione dell'attacco e con i l suo svolgimento. Info a grandcamp-maisy@wanadoo.fr

Dopo questo museo ci siamo diretti verso est, tornando un po' indietro quindi, per andare alla Pointe du Hoc a Cricqueville en Bessin, ben segnalata sulla strada per Grandcamp-Maisy. Ebbene, credo che sia il luogo, tra quelli visitati, in cui meglio si vedono i segni della guerra. La Pointe du Hoc era infatti una posizione pericolosissima per gli Alleati, poiché vi erano stanziati 6 obici da 155 mm di fabbricazione francese in bunker di cemento armato che potevano tirare sia su Omaha che su Utah, oltre che sulle navi al largo; la spianata dava direttamente sul mare con una scogliera di falesia di 30mt circa. Nonostante un errore iniziale della valutazione del punto di sbarco (i Rangers si stavano dirigendo verso la gemella Pointe de la Percée) e nonostante un'inattesa resistenza tedesca che cominciò a scagliare giù per la parete bombe a mano ed a tagliare il reticolato a cui si aggrappavano i rampini del 2° Battaglione, gli Americani riuscirono ad impadronirsi della postazione per scoprire che in seguito ai bombardamenti Alleati i pezzi d'artiglieria erano stati spostati verso l'interno. Infatti per indebolire questa postazione del Muro Atlantico gli Alleati avevano cominciato a bombardarla con l'aviazione già prima dell'invasione ed avevano poi continuato, il 6 giugno due cacciatorpediniere, una americana l'altra inglese, che ebbero il compito di appoggiare le truppe d'assalto (facendo anche del fuoco amico purtroppo). Ed è proprio a causa di ciò che tutto il terreno della spianata della Pointe è cosparso di buche anche parecchio profonde e di resti dei bunker.

Tornando ancora verso est siamo andati a Vierville sur Mer, poco prima di St. Laurent, a visitare il Museo D-Day Omaha; è piccolino, quindi disordinato all'interno, ma all'esterno raccoglie pezzi unici e soprattutto è gestito da dei volontari con dei bei progetti, uno dei quali è ricostruire su Omaha un pezzo di Mulberry! Bisogna quindi passarci almeno per supportare questi loro progetti, e poi perché vi si può vedere dal vivo una campana corazzata con su.. i segni della battaglia, due mezzi da sbarco, un cingolato anglo-canadese, un pezzo d'artiglieria tedesco, un "flak" ed altro. All'interno invece, si trovano foto aeree, cimeli e ricostruzioni di scene dell'epoca. Unico consiglio: evitate di fare come me che sono andato prima avanti e poi sono tornato indietro; è stato un problema di albergo, per cui pensateci per tempo (fosse stato per i miei non sarei tornato indietro, ma li ho fatti scoppiare, eh eh eh!). Info www.vierville-sur-mer.com (aperto dal 1°aprile all'11 novembre)

A proposito dell'albergo, dopo la visita al museo ho voluto scendere "sul campo" ed andare a vedere direttamente Omaha; dato che era ora di pranzo ho dovuto cercare soddisfazione alimentare e sono capitato in un alberghetto proprio sulla spiaggia, a voi le considerazioni: Hotel-Restaurant "La Sapinière", Omaha Beach, località Le Ruquet. www.chez.com/lasapiniere Il posto è piacevole ed il mangiare buono.
La spiaggia è da visitare anche se, almeno per me, è difficile riuscire ad immaginarsi quel posto come la "Bloody Omaha", complice la gente in costume che fa il bagno. Comunque da andarci. Finito il settore Omaha, obiettivo Ste Mere Eglise. ("Ste" in italiano è il nostro "Santa")

Giorno 7

Poco fuori Ste Mere Eglise (5 minuti a piedi) si trova un alberghetto a 2 stelle, l'Hotel "Le Ste Mere", Hotel-le-Ste-Mere@wanadoo.fr, un buon posto per passare la notte e dotato di vasto parcheggio.
Da visitare a Ste Mere Eglise sono essenzialmente due cose, entrambe nel centro cittadino a 10-15 minuti a piedi dall'albergo: la chiesa cittadina, sul cui campanile la notte tra il 5 ed il 6 giugno rimase impigliato il paracadutista americano John Steele, ed al cui interno si possono vedere delle vetrate a tema con il D-Day, ed il museo delle truppe aviotrasportate nella stessa piazzetta. Il paesino di Ste Mere ha di suo molte storie da raccontare, in quanto la notte precedente lo sbarco, uomini del 505° Reggimento di fanteria paracadutista dell'82a Divisione americana mancarono la loro zona di atterraggio e finirono dritti sul paesino proprio nel momento in cui le campane cittadine avevano richiamato in piazza gli abitanti e la guarnigione tedesca per spegnere l'incendio di una casa poco distante; è per questo motivo che John Steele atterrò sul campanile mentre altri due più sfortunati, Alfred Van Holsbeck e Edward White, atterrarono direttamente sulla casa in fiamme. Nella piazza sono ancora visibili i segni di quella notte, con un manichino perennemente appeso al campanile, la fontana usata per spegnere l'incendio ed i segni delle pallottole sulle ringhiere delle case. Il museo invece espone esternamente dei veicoli corazzati blindati, ma internamente si trovano, originali, un aereo da trasporto C-47 ed un aliante d'assalto Waco. Sono inoltre disponibili filmati, oggetti personali dei soldati ed equipaggiamento di lancio, oltre a libri e souvenire vari. Per quanto riguarda il pranzo non c'è problema in quanto appena all'entrata del museo c'è un piccolo fast food francese (niente a che vedere con lo stile McDonald); sulla via che porta dall'albergo alla piazza si trova un negozio chiamato "Static Line" di memorabilia con gadgets, divise dell'epoca (non molto originali), armi ed equipaggiamenti (c'era un modello di BAR che avrei portato via volentieri).

Finito di visitare Ste Mere ci dirigiamo a nord verso Ste Mere du Mont e Utah Beach. Il museo di Utah si trova direttamente sull'omonima spiaggia e prevede dei filmati, visite guidate, alcuni veicoli e ricostruzioni ambientali di trincee e bunker. Se non ricordo male il museo è un'iniziativa privata che col passare degli anni sta cercando di allargarsi. Secondo la mia opinione la spiaggia di Utah è la più bella dal punto di vista della conservazione dei reperti storici (tanto è vero che "Salvate il soldato Ryan" è stato girato qui), in quanto si sono mantenuti parecchi bunker e postazioni, ed è inoltre visibile il lungo muro sulla costa che proseguendo verso le Batterie di Crieqbef e Azeville integra alcune fortificazioni in cemento. Di fronte al museo, nel quale si possono trovare le solite guide e libri, c'è il cafè Le Roosevelt dove è possibile sia pranzare sia far colazione.

Proseguendo verso nord si arriva alle già citate Batterie di Azeville e Crieqbef. Conosciuta anche come la batteria di St Marcouf, Crieqbef ospitava il giorno dello sbarco 400 uomini di guarnigione e 3 cannoni da 210mm Skoda (denominazione tedesca K39), i quali riuscivano a colpire le navi di scorta al largo come il cacciatorpediniere USS Corry. Nonostante un primo bombardamento aereo alleato sulla posizione e diversi attacchi terrestri, la guarnigione tedesca, comandata da un tenacissimo Tenente Ohmsen, resistette fino a quando non diede l'ordine di ritirata con meno di 80 sopravvissuti e richiese al suo collega Kattning di Azeville un fuoco di copertura sulla stessa Crieqbef ormai perduta. Questi bunker sono ormai abbandonati ed in cattivo stato, ma si possono osservare liberamente ed hanno una vista panoramica su Utah.
La situazione cambia decisamente ad Azeville; questa era una postazione con 4 cannoni da 105mm che definirei "all'italiana", nel senso che il comandante Kattning era riuscito ad instaurare un clima, anche con la popolazione locale, di maggiore tranquillità e rilassatezza; la domenica partecipava regolarmente alla messa ed aveva lasciato decorare ai suoi la parete di un bunker con un paesaggio per quando d'estate facevano il bagno in una vasca usata per la raccolta di acqua piovana. La resistenza della posizione fu più breve, in quanto Kattning, una volta capita la disfatta, preferì salvare la vita dei suoi uomini e dei civili nel vicinissimo villaggio.
Il complesso di Azeville è molto grande e visitabile con guida e documentazione in francese o inglese, e la particolarità di questo luogo è il proiettile di marina da 356mm che penetrò in uno dei bunker, perforò una parete interna ed uscì dal retro senza esplodere. La visita è preceduta da un breve filmato introduttivo.

Giorno 8

In questa giornata mi trovavo a Cherbourg per la visita all'ultimo museo del mio tour, il Museo della Liberazione, che non ho potuto visitare a causa di una temporanea chiusura. In città ho però visitato il sottomarino nucleare francese Le Redoutable (all'interno dell'acquario "La Citè de la Mer"), il più grande sottomarino visitabile al mondo. La visita avviene con un walkman dotato di spiegazione in italiano lungo tutto il percorso. La notte l'ho passata all'Hotel Mercuri, un 3 stelle di buona qualità sulla stessa banchina del museo marino, buona cosa dato che è a 5 minuti a piedi.
www.citedelamer.com.

Consigli Finali. Per prima cosa vi assicuro che riuscire a vedere tutto in una sola volta è veramente difficile. In una settimana io ho veramente corso per vedere tutto quanto quello che avevo programmato e che qui vi ho proposto; di cose da scoprire in loco ce ne sono tantissime quindi se potete mettete in conto qualche giorno in più.
Secondo: sia parlando di gadgets sia parlando di libri, più introvabili che rari da noi, di cose da prendere ce ne sono davvero tantissime, e un pochino se ne approfittano. Dato che in ogni posto che andrete troverete dvd, cd audio, guide, libri e quant'altro fate attenzione a non prendere doppioni, soprattutto perché talune cose ci sono anche nella nostra lingua. Per aiutarvi parzialmente vi illustro quello che potrete trovare.

Questo dvd illustra la costruzione ed il funzionamento dei Mulberry, i porti artificiali che resero possibile il rifornimento alle truppe sbarcate. Lo trovate in diverse lingue, ma c'è anche completamente in italiano.
Videocassetta solo in VHS e in inglese sull'operazione anfibia più grande della storia.
DVD guida ai luoghi ed ai musei della Normandia, con schede dei musei, filmati storici e documenti per capire cosa è stato il D-Day. Purtroppo è, al 2002, solo in francese.
Questo dvd riprende filmati sui porti artificiali ed un nuovo filmato sul D-Day. Occhio alle bandierine in basso, la versione italiana deve avere la bandiera italiana ingrandita.
Epico film sullo sbarco in Normandia; lo trovate comodamente in formato sia dvd sia vhs in Italia e risparmiate anche rispetto alla versione francese.

Bibliografia di riferimento

Cornelius Ryan, Il Giorno Più Lungo, TEA Storica
Stephen Ambrose, Banda di Fratelli, TEA
Ezio Cecchini, Le Battaglie che fecero la storia (Cap. 25°), Mursia (1989)
Autori Vari, D-Day, 6 Giugno 1944 (libro+VHS), Serie "Dentro la Storia" della Hobby & Work
Max Hastings, Overlord, il D-Day e la battaglia di Normandia, Oscar Storia Mondadori
Paul Carell, Arrivano! 1944, la Campagna di Normandia raccontata dai Tedeschi, BUR
Silvio Bertoldi, Il sangue e gli eroi, gli uomini e le battaglie che decisero la 2a GM (Cap. 5), BUR
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