It.Cultura.Storia.Militare On-Line
invia stampa testo grande testo standard
Bookmark and Share
[HOME] > [icsm WORLD] > [Reportage: Luoghi Estero]
L'ultima fortezza di Erode - Masada
di Marco Agnello © (01/02)
Avvertenza

Per correttezza, tutti i toponimi e i nomi proprio di persona sono riportati nella trascrizione italiana dall'ebraico. Potrà risultare più difficile riconoscere qualcuno dei personaggi o dei luoghi, ma è senz'altro più aderente alla realtà. Ad esempio "Masada" è la traslitterazione dall'ebraico Metzuda, anche se in alcune traduzioni è riportato in italiano "Massada".

La storia dell'assedio che ebbe luogo qui è diventata un simbolo dello stato ebraico moderno, per indicare l'atteggiamento di chi preferisce la morte alla resa. Tutte le scolaresche israeliane vengono in visita in questo sito e alcune unità della Israeli Defence Force utilizzano questa fortezza per la cerimonia del giuramento, che si conclude con la promessa "Masada non cadrà un'altra volta".


Foto 1: la rocca di Masada vista da ovest, sullo sfondo il mar morto, sulla sinistra parte della rampa romana - dal sito del Ministero degli Esteri Israeliano
Dove si trova

Masada è costruita su un altopiano roccioso pianeggiante isolato su un monte ad oriente del deserto di Giuda, ai piedi della riva occidentale del Mar Morto, tra Sodoma e Ein-Ghedi. Si erge all'altezza di circa 440 metri su livello del Mar Morto, a sua volta 50 metri sotto il livello del mare. La cima è piatta, a forma di nave, lunga 650 metri e larga 300. Masada sorgeva in prossimità di due importanti strade dell'antichità: l'una tagliava il deserto di Giuda verso Moab, l'altra collegava il sud del paese con Gerusalemme. Il suo isolamento fisico e la posizione elevata le conferiscono da sempre l'aspetto di una fortezza naturale.

Storia

La costruzione e le successive vicende di questa fortezza ci sono state tramandate dallo storico ebreo Giuseppe Flavio, che si accodò ai romani durante le guerre giudaiche. Secondo questo autore, la fortificazione del monte iniziò durante la dinastia degli Hashmonaim: poiché i più antichi reperti archeologici ritrovati nel sito appartengono all'epoca di Alessandro Hashmonai (76 - 103 a.C.), è probabile che questi ne sia stato il costruttore. Il re Erode il Grande, che regnò sotto l'egida dei romani (40 - 4 a.C.), se ne impossessò nel 43 a. C., e volle fare di questa fortezza un rifugio nel caso si fosse trovato in difficoltà a causa di una rivolta ebraica o di un qualche problema con Marco Antonio e Cleopatra.

A Masada il re costruì fortificazioni e splendidi palazzi. Così ne parla G. Flavio: " ... e costruì sulle mura 37 torri ed un intero castello nella fortezza, aggiunse una caserma, arsenali e magazzini, senza tralasciare due confortevole palazzi, con tanto di piscine ... Cosicchè s'erge la sua opera di fronte al cielo e agli uomini a riparo del nemico che sale in guerra contro di lui ".

Foto 2: il palazzo Nord di Erode e le tre terrazze sovrapposte - dal sito del Ministero degli Esteri Israeliano Foto 3: uno dei castra romani sul lato nord del vallo di assedio. Vista dalla roccaforte

Gli scavi hanno accertato che Erode costruì il suo forte in tre stadi successivi: prima il palazzo occidentale, poi il palazzo nord col complesso dei magazzini, ed infine le mura e le casematte. Per l'approvvigionamento idrico gli ingegneri di Erode fecero scavare ovunque pozzi nella roccia che fornivano gli abitanti d'acqua corrente. Costruendo dighe per bloccare i corsi d'acqua stagionali che scorrevano nei dintorni della fortezza, si riusciva a riempire un complesso di cisterne scavate su due livelli sul pendio nord-occidentale della fortezza, contenenti fino a 40.000 metri cubi d'acqua, che poi veniva portata a soma fino alle cisterne superiori, il tutto stando nel terzo superiore della roccaforte, fuori portata e al riparo dagli eventuali assedianti, data l'impervietà dei luoghi. Dopo tanti e tali lavori, Erode morì nel 4 d.C. per cause naturali senza aver mai avuto bisogno di utilizzare il suo rifugio nel deserto, occupato ora da una guarnigione romana.

Nel 66 d.C. scoppiò la "prima rivolta" ebrea contro i romani.

Una delle prime imprese dei rivoltosi fu la conquista di Masada: un gruppo di Sicarii (una setta di Zeloti estremisti determinati a lottare fino alla morte, il cui nome derivava dalla famosa spada, la sica, che portavano al fianco) comandati da Menachem Ben-Yair attaccò la fortezza conquistandola. Durante gli anni della rivolta il luogo si rafforzo con l'arrivo di nuovi fuggitivi, tra i quali un gruppo di Esseni. Dopo l'uccisione di Menachem a Gerusalemme, il resto dei suoi soldati si rifugiò a Masada, comandati da Elazar Ben-Yair, che divenne il comandante dei rivoltosi.

Nel 70 d.C. cadde Gerusalemme sotto la spinta del potente esercito romano comandato da Tito, che distrusse anche il Tempio. In fuga da questa città, gli ultimi reduci ebrei si asserragliarono nella fortezza, adattando al proprio uso tutte le costruzioni ei Erode. Sono di questo periodo le costruzioni di sinagoghe, scuole, bagni rituali e svariate abitazioni civili.

Foto 4: altra vista del castra precedente col deserto attorno. Notare il muro fortificato dell'accampamento. Vista dalla roccaforte Foto 5: la rampa romana in tutta la sua estensione. Vista dalle mura della roccaforte

Alla fine del 72 d.C. i romani finalmente rivolsero la loro attenzione all'ultima roccaforte ebrea. Un esercito di 15.000 uomini al comando di Flavio Silva pose l'assedio alla fortezza, distribuendo gli uomini in otto castra alla base del monte e cingendolo col classico vallo d'assedio, un muraglione fornito di fossato allo scopo di prevenire sortite o fughe degli assediati. Per contro, i difensori erano 967, comprese le donne e i bambini, dotati di acqua e cibo sufficienti a resistere diversi mesi. Data l'impossibilità di colpire la cinta muraria difensiva dalla base della rocca, gli attaccanti cercarono di arrivare alle mura tramite la costruzione di una rampa di terra sul lato occidentale, per issarvi i mezzi di sfondamento.

La costruzione richiese sette mesi di lavoro, con l'utilizzo di schiavi ebrei prelevati tra i prigionieri dell'ex armata dei rivoltosi. I lavori furono in parte ostacolati dal lancio di massi da parte dei difensori, a quali i romani rispondevano con tiri di balestra. Ultimata la rampa, i romani sfondarono il muro esterno, trovandosi di fronte una seconda linea di difesa costruita con legname e terriccio: il problema fu risolto incendiando questo manufatto. I difensori, alla vista delle fiamme, tragico presagio alla loro fine, si resero conto di non avere più alcuna speranza. Allora Elazar Ben-Yair tenne al popolo il suo memorabile discorso dove si scelse il suicidio collettivo per non cadere vivi nella mai dei romani e la distruzione col fuoco delle loro case e delle loro proprietà.

Ecco come G. Flavio riporta questi avvenimenti: "... estratti a sorte dieci tra loro col compito di uccidere tutti gli altri, si distesero ciascuno accanto ai corpi della moglie e dei figli e, abbracciandoli, porsero senza esitare la gola agli incaricati di quel triste ufficio. Costoro, dopo che li ebbero uccisi tutti senza mancare alla consegna, stabilirono di ricorrere al sorteggio anche fra loro: che veniva designato doveva uccidere gli altri nove e per ultimo se stesso; tanta era presso di loro la scambievole fiducia che non vi sarebbe stata alcuna differenza nel dare o nel ricevere la morte. I romani, che si aspettavano di dover ancora combattere, quando furono di fronte alla distesa dei cadaveri, ciò che provarono non fu l'esultanza di aver finalmente annientato il nemico, ma l'ammirazione per il disprezzo della morte con cui tanta moltitudine l'aveva messa in atto". Non tutti erano però morti: trovarono due donne e cinque bambini che erano scampati al massacro nascondendosi nelle cisterne dell'acqua. Il fatto accadde il giorno 15 di Nisan, primo giorno della Pasqua ebraica, dell'anno 73 d.C. L'ultimo giorno della presenza ebraica in Palestina.

Foto 6: la parte finale della rampa, oggi più bassa di un tempo a causa degli eventi meteorici Foto 7: la spianata dell'interno della fortezza, con vista da sud

Dopo l'assedio, i romani occuparono per decine di anni il sito prima di abbandonarlo; solo nel IV secolo fu poi riutilizzato da monaci bizantini, fino ad essere definitivamente abbandonato nel sesto secolo d.C.

Masada scomparve così nel mito dei suoi eroici difensori; fu riconosciuta solo nel 1838 dagli americani Smith e Robinson. Da allora ed in varie riprese si fecero approfondite campagne di scavo, riportando alla luce i resti dei palazzi di Erode e di quasi tutte le strutture costruite durante la sua occupazione. Solo nel 1989 si completò lo studio della fortezza ad opera di archeologi e studiosi dell'Università Ebraica di Gerusalemme. Durante gli scavi vennero alla luce anche venticinque scheletri umani. Si pensava risalissero all'epoca bizantina, ma l'esame dei tessuti ritrovati sui resti chiarì che si trattava di uomini del primo secolo dopo Cristo: alcuni dei difensori di Masada.

La visita

Masada è accessibile sia da est che da ovest. La prima strada passa da Jerico seguendo il mar Morto (Starda n° 90), e 18 chilometri dopo aver passato Ein-Ghedi (qui è possibile pernottare in un albergo abbastanza economico o chiedere ospitalità in una scuola agraria) si trova il bivio per Masada, altri 2 chilometri e si giunge ai piedi del monte, dove ci sono la biglietteria, alcuni ristoranti e negozi di souvenir. Di qui si può salire sulla montagna sia con la teleferica (aperta tutti i giorni dalle 8 alle 16, fino alle 14 il venerdì), sia a piedi, prendendo "il sentiero del serpente", un ripido sentiero scavato nella roccia che permettere di giungere alla sommità in circa un'ora. E' opportuno utilizzare scarpe da montagna e portarsi una adeguata riserva di acqua, oltre ad un largo cappello: è tutto sotto al sole ed in pieno deserto ...

La strada ovest passa da Arad: un percorso di 22 chilometri (strada n° 3199). Al termine dell'asfalto si trova un parcheggio, da dove in un ventina di minuti salendo a piedi sulla rampa romana si giunge in vetta. Attenzione perché non esiste collegamento stradale tra la parte est e la parte ovest di Masada: l'unico modo di proseguire in automobile da una parte all'altra sarà la via Arad - Shefec Zohar lunga 70 chilometri!

Foto 8: cartina del sito tratta da un opuscolo distribuito in loco in parte ritoccata da me Foto 9: le mura del lato nord viste dall'interno di Masada, sul retro delle quali è situata la rampa d'assedio


Foto 10: la terrazza di mezzo del palazzo nord. Sullo sfondo da notare il castra nord e le strade di collegamento con gli accampamenti vicini. Sulla destra il muro del vallo di assedio.
Il luogo è parco nazionale archeologico, ed è aperto tutti i giorni dell'anno (tranne il giorno del Kippur) dall'alba ad un'ora prima del tramonto. Da poco tempo non è più permesso il pernottamento nelle rovine. Un classico è la salita per assistere ad una spettacolare e coinvolgente alba seduti sulle mura della fortezza, su uno strapiombo di 400 metri e circondati dal deserto rosseggiante nella luce dell'alba.

Personalmente consiglio anche di fare una passeggiata lungo il vallo di assedio e di entrare in uno degli otto castra romani, gli accampamenti costruiti dai soldati di Flavio Silla durante l'assedio. Sono imponenti e molto vasti, si possono ancora distinguere le fondamenta delle abitazioni ed il classico reticolo quadrato delle vie che si intersecano, il tutto circondati da mura.

Tra le strutture notevoli di menzione, sulla sommità da non perdere assolutamente la visita alle rovine del Palazzo Nord (14, 15 e 16 sulla cartina), una delle più caratteristiche costruzioni di Erode. Era costruito su tre piani di roccia con un dislivello di 30 metri tra di loro. Nel palazzo si svolgevano riunioni e adunanze, oltre le attività private del re. L'aula principale venne trasformata in tre stanzette per i monaci nel periodo bizantino, mentre il balcone semicircolare era circondato da pilastri. Dalla terrazza superiore (16) si vedono i piani inferiori del palazzo e il panorama si apre sulle valli desertiche laterali, con una vista magnifica sui campi romani e le vie che li collegavano alle sorgenti di acqua. Dalle terme (17) scendendo una ripida rampa di 100 scalini si arriva alla terrazza di mezzo (15), con in pozzo d'acqua e il bagno rituale. Da qui, scendendo per altri 65 scalini si arriva alla terrazza inferiore (14), dove si possono ammirare affreschi e pilastri.

Dal punto di vista militare non bisogna tralasciare di percorrere la rampa, che giunge fin quasi al livello delle vecchie mura: in due millenni si è abbassata di qualche metro, ma è sempre imponente. E' anche molto ripida, non penso sia stato facile spingere le macchine d'assedio su questo piano inclinato.

L'intera visita richiede un'intera giornata e il fascino di questo luogo e l'ambiente naturale ricompenseranno la fatica della visita. Se non si volesse salire a piedi, consiglio almeno di discendere per il sentiero del serpente, per fare un salto nel passato, anche se solo con la mente.

RIPRODUZIONE RISERVATA ©
[HOME] > [icsm WORLD] > [Reportage: Luoghi Estero]