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Vallo Alpino: Caposaldo Malamot: Caserma Difensiva e Centro di Fuoco N.6
di Gianfranco Genta © (09/07)
Inserito nel I Sistema Difensivo-IX Settore di Copertura Moncenisio-Sottosettore IX/B Moncenisio il Caposaldo Malamot, composto dalla Batteria B2 (614a Batteria G.a.F), dai Centri di Fuoco N.1-6-7-8-9, dalle Postazioni T e P5, da numerosi ricoveri e dall'ottocentesca Caserma Malamot si sviluppava dalla quota di 2913 m. della vetta del Monte Malamot, ove erano posizionate l'omonima Caserma Difensiva e il Centro di Fuoco N.6 ai 2300 m. della Batteria B2. Il Caposaldo costituiva l'estremità sx dello schieramento difensivo del Moncenisio, unendosi a N con il Caposaldo Pattacroce. Il compito del Caposaldo era quello di respingere tentativi francesi di aggiramento delle difese del Moncenisio.

Caserma Malamot

Ultimata nel 1889, la quota di m.2913 a cui fu edificata ci fà supporre che i lavori durarono alcuni anni, visto che la stagione lavorativa, a quasi tremila metri non poteva durare oltre i tre mesi. Costruita in cima al monte omonimo ed in prossimità dell'allora linea di confine era armata con quattro mitragliatrici Gardner mod.1896 cal.10,35 mm di cui due posizionate nelle caponiere presenti sui lati N e S della caserma difensiva. Completavano l'armamento due ordini di fucileria con feritoie presenti su tutti i quattro lati del fabbricato. Il presidio dell'opera era affidato a 200 uomini comandati da 4 Ufficiali. La costruzione su due piani seguiva il profilo della cresta del monte dando così origine ai tre risalti che in pratica costituiscono il corpo della caserma. Pochi metri più in alto era posizionato l'osservatorio che attualmente è occupato dalla cupola metallica protetta da una tettoia in cemento, destinata ad osservatorio del Centro di Fuoco n.6.

Della caserma non restano attualmente che i muri perimetrali, essendo ormai crollati i pavimenti e la volta. Fu sicuramente occupata durante il secondo conflitto mondiale dagli uomini di presidio alle opere del Caposaldo. Le precarie condizioni di stabilità delle opere murarie sconsigliano di avventurarsi all'interno.

Centro di Fuoco N. 6

Con la sua ubicazione a circa 2900 m. di quota il Centro N.6 non solo è il più alto del Caposaldo Malamot, ma probabilmente è il Centro di Fuoco edificato a quota più elevata dell'intero Vallo Alpino.

Costruito frà gli anni 1932-1935, nella roccia sottostante la Caserma Difensiva, secondo quanto prescritto dalla Circolare N.200 il Centro di Fuoco N.6 era un'opera mista calcestruzzo-caverna, dotata di due ingressi, uno sul versante N sotto l'osservatorio e uno sul versante E della cresta della montagna, alcuni metri sotto al livello del piano della caserma. Quest'ultimo aveva l'ingresso protetto da una porta-garitta che attualmente giace alcune decine di metri sotto nel ghiaione sottostante. Un impianto fotofonico ubicato nell'ingresso E garantiva al Centro N.6 il collegamento con il dirimpettaio Centro N.7. L'osservatorio, in cupola corazzata era posizionato in cima al Monte Malamot ed era collegato all'ingresso N tramite un pozzo dotato di scala a pioli metallica. La cupola corazzata era riparata dalle precipitazione nevose, frequenti a quella quota da una caratteristica tettoia in cemento. L'armamento era costituito da tre mitragliatrici in casamatta metallica con mimetizzazione esterna in scaglie di pietra. Due postazioni(A1 e A2) erano posizionate sul versante N del monte, dove incrociando il fuoco con il Centro N.7 garantivano la protezione alla strada militare di accesso alla Caserma Malamot.La terza postazione(A3) era invece ubicata sul versante S del monte e incrociando il fuoco con le armi del Centro N.1 garantiva la difesa del sottostante colletto del Lago Bianco interdicendo il transito a forze avversarie provenienti dal vallone di Savine.

Purtroppo non potremo procedere alla visita degli interni del Centro in quanto completamente invaso dal ghiaccio che ha totalmente occupato i corridoi interni. Mi limiterò quindi a descrivere solo fotograficamente i pochi metri percorribili da entrambi gli ingressi. La presenza di un branco di stambecchi nella zona dell'ingresso E ci ha permesso di scattare alcune fotografie che mi sono piaciute tantissimo, ripagandoci così della delusione di non aver potuto procedere alla visita degli interni del Centro.

L'ingresso N è posizionato sulla dx della strada in corrispondenza della torretta dell'osservatorio ed è facilmente individuabile. Per l'ingresso E invece bisogna costeggiare il lato S della caserma e giunti all'estremità E della vetta iniziare a discendere percorrendo delle roccette disposte a gradini, dopo alcuni metri aggirare uno spuntone di roccia e un sentierino ci condurrà all'ingresso. La vetta del Malamot è raggiungibile dalla diga del Moncenisio percorrendo la strada militare che in circa 8 Km ci condurrà alla meta. Il tempo impiegato dallo scrivente è stato di circa tre ore e mezza. Si segnala che il transito è vietato ai mezzi motorizzati da apposita ordinanza.

Lungo la strada sono ancora visibili i resti di vecchie postazioni di artiglieria, diversi ricoveri e in pratica si passa nelle vicinanze di tutti i Centri del Caposaldo eccetto il Centro N.1. La mancanza di tempo mi ha impedito di visitare tutti i Centri(occorrerebbe ben più di una giornata), l'intenzione comunque è di visitarli tutti, frazionando la visita in due escursioni.

La visita appena descritta è stata effettuata dallo scrivente e dall'inseparabile moglie il 9 settembre 2007.
Ed ora le fotografie scattate nell'occasione.

Foto 1: dopo i primi tornanti il Forte di Varisello ci appare già in basso. Foto 2: siamo al Km 3,5, la strada da percorrere è ancora tanta.
Foto 3: questo palo della vecchia linea elettrica che serviva la Caserma Malamot è l'ultimo superstite. Foto 4: finalmente la vetta è vicina. La fotografia del lato N della Caserma Malamot permette di apprezzare i tre risalti e l'osservatorio.
Foto 5: fine della strada. Siamo arrivati. Foto 6: la targa della caserma sull'ingresso principale.
Foto 7: l'osservatorio visto dall'ingresso. Foto 8: la caponiera e il fronte N della Caserma.
Foto 9: fronte W della Caserma. Foto 10: la Caserma vista dall'Osservatorio.
Foto 11: il fronte S e relativa caponiera. Foto 12: il fronte E visto dal sentiero che scende all'ingresso E.
Foto 13: ingresso principale. Foto 14: interno della Caserma.
Foto 15: resti di scale interne. Foto 16: accesso alla caponiera S.
Foto 17: interno della caponiera S. Foto 18: il campo di tiro delle armi della saponiera S.
Foto 19: postazione per fucilieri. Foto 20: il lago del Moncenisio visto dall'interno della Caserma.
Foto 21: resti di reticolato all'esterno della Caserma.. Foto 22: questa targa posizionata sul lato S ricorda l'anno di costruzione, l'impresa costruttrice e la quota (presunta all'epoca).
Foto 23: questa incisione rupestre, nei pressi della caserma ci dice che il Battaglione MORBEGNO del 5° Alpini era al Malamot il 4 agosto 1890. Foto 24: in quest'altra incisione rupestre l'alpino PEYRONEL ENRICO scrive nel 1907 "W IL 5° ALPINI".
Foto 25: il Malloppo dell'ingresso N. Foto 26: la trincea di accesso all'ingresso N.
Foto 27: tubi per la presa e lo scarico dell'aria. Foto 28: l'apertura di dx è in pratica una nicchia con un condotto quadrato aperto verso l'esterno. Vista la direzione non credo che fosse destinata ad un'impianto fotofonico, bensì alla difesa ravvicinata. L'apertura di sx invece è l'inizio del corridoio di accesso al Centro N.6.
Foto 29: siamo appena entrati,il mucchio di neve non promette nulla di buono. Foto 30: infatti stiamo ormai camminando (per modo di dire) sul ghiaccio vivo che aumenta sempre più di spessore.
Foto 31: andiamo avanti.. Foto 32: giunti in questo stanzone (forse il ricovero) lo spessore del ghiaccio è tale che non ci consente di camminare in piedi. La distanza fra ghiaccio e soffitto è di circa un metro e mezzo. Non essendo lo scrivente in possesso di ramponi nè di doti di equilibrista decidiamo di fermarci qui e ritorniamo verso il pozzo di accesso all'osservatorio.
Foto 33: un ultimo sguardo al camerone e via verso l'osservatorio. Foto 34: la pendenza del ghiaccio non agevola certo il nostro procedere.
Foto 35: raggiungiamo la base del pozzo dell'osservatorio,la situazione non cambia,tanto ghiaccio. Foto 36: i resti della scala metallica di accesso alla cupola dell'osservatorio ormai immorsati nel ghiaccio.
Foto 37: l'interno del pozzo di accesso è ormai occupato da una grande massa di ghiaccio. Foto 38: resti della tubazione dell'aria rigenerata nei pressi dell'ingresso.
Foto 39: ritorniamo indietro, per la visita esterna delle postazioni delle armi e dell'osservatorio. Poi ci dirigeremo all'ingresso E sperando di avere più fortuna. Foto 40: resti della scalinata di accesso alla cupola dell'osservatorio.
Foto 41: la costruzione in cemento di protezione dalle precipitazioni nevose della cupola corazzata dell'osservatorio vista da E. Foto 42: la medesima vista dalla cresta W del Malamot.
Foto 43: la cupola corazzata dell'osservatorio. Foto 44: la cupola dell'osservatorio.
Foto 45: altra vista della cupola. Foto 46: l'interno della cupola visto da una feritoia.
Foto 47: un ultimo sguardo dall'alto alla Caserma e ci dirigiamo a visinare l'esterno delle due casematte delle armi posizionate sul versante N. Foto 48: la postazione A1.
Foto 49: la feritoia della casamatta metallica della postazione A1. Foto 50: il supporto per l'arma della postazione A1.
Foto 51: la postazione A2. Foto 52: la feritoia per l'arma della casamatta metallica A2. Ora ci dirigiamo verso la postazione A3 sul versante S.
Foto 53: i laghi del Giaset e dietro di questi il Vallone di Savine, da questa direzione poteva provenire il tentativo di aggiramento di truppe francesi che sarebbe stato contrastato dal fuoco della Postazione A3 e del Centro n.1. Foto 54: la postazione A3 posizionata sul versante S del Monte Malamot.
Foto 55: la feritoia per l'arma della casamatta A3. Ora ci dirigiamo verso l'ingresso E, sperando in miglior sorte che con l'ingresso N. Foto 56: iniziamo a scendere verso l'ingresso E, posizionato leggermente più in basso..
Foto 57: abbiamo appena superato una balza rocciosa quando all'improvviso questa visione ci toglie il fiato, abbiamo quasi paura di respirare per non spaventare questo piccolo stambecco. Foto 58: più incuriosito che spaventato lo stambecco si gira verso di noi e ci osserva.
Foto 59: e infatti dopo un po' con tutta calma si allontana nel suo regno: le rocce e i dirupi. Foto 60: ma le sorprese non sono finite: poco più in basso il piccolo stambecco era atteso dal genitore.
Foto 61: il piccolo stambecco si gira un'ultima volta verso di noi quasi a volerci salutare. Grazie meravigliosa creatura per questi attimi meravigliosi, unici ed irripetibili che hai voluto regalarci. Foto 62: torniamo alla realtà e individuiamo sotto di noi incastonato fra le rocce il malloppo dell'ingresso E, contorniamo una roccia su un tratto di sentiero largo circa un metro e giungiamo all'ingresso.
Foto 63: l'ingresso E era dotato in origine di porta-garitta, quest'ultima giace tuttora nel ghiaione sottostante. Foto 64: la porta-garitta in fondo al ghiaione.
Foto 65: il corridoio di ingresso,visibili a sx la diramazione verso l'interno del Centro, diritto la scala metallica che conduce ad un secondo accesso nello stesso malloppo e a dx il vano della fotofonica. Il pavimento di questo vano era probabilmente costituita da una piastra metallica mobile visto che da qui parte un piccolo cunicolo (Uscita di emergenza?) che sbuca all'esterno. Foto 66: il pavimento della nicchia della fotofonica con il tratto di cunicolo verso l'esterno.
Foto 67: i tubi della fotofonica di collegamento con Centro N.7. Foto 68: accesso al secondo ingresso.
Foto 69: il secondo ingresso visto dall'interno. Foto 70: il secondo ingresso visto dall'esterno.
Foto 71: vista esterna del condotto della fotofonica. Foto 72: adesso scendiamo ed imbocchiamo il corridoio di fronte a noi verso l'interno del Centro.
Foto 73: incontriamo quasi subito una porta stagna. Visibile a dx il probabile vano latrine. Foto 74: vano latrine.
Foto 75: tratto di tubazione dell'aria viziata destinata all'espulsione all'esterno. Foto 76: tratto di tubazione proveniente dal motore del gruppo elettrogeno per l'espulsione all'esterno dei gas di scarico.
Foto 77: e qui purtroppo ci dobbiamo arrendere. Oltre è impossibile proseguire. Il muro di ghiaccio occupa tutta la sezione del corridoio, dalla volta al pavimento. Foto 78: la massa di ghiaccio nel tratto della volta.
Foto 79: il ghiaccio sul pavimento. Foto 80: si torna indietro verso l'uscita.
Foto 81: siamo fuori, ripercorriamo lo stretto sentiero roccioso verso la Caserma ed iniziamo la discesa. Foto 82: stiamo scendendo, ormai le rocce hanno lasciato il posto al verde.
Foto 83: la diga del Moncenisio e il parcheggio della nostra autovettura sono ormai vicini. Foto 84: fra dieci minuti saremo alla macchina, questa marmotta sbucata dalla sua tana sembra volerci salutare. Dopo lo stambecco ciao anche a te simpatica bestiola.
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