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Linea Maginot: avamposto di Les Arcellins
di Gianfranco Genta © (11/06)
Ubicato fra il Colle del Moncenisio (m.2093) e l'Ouillon des Arcellins (m.2665), l'avamposto di Les Arcellins della Maginot Alpina si componeva di due blocchi di combattimento in cemento armato, aventi la superficie di circa 50 metri quadrati ciascuno, posizionati a quota 1985 m. (località Mollard-Casamatta A1) e quota 2285 m. (Casamatta A 2).

Ogni blocco era armato con un cannone anticarro e una mitragliatrice ed aveva il compito di coprire l'ala sinistra della schieramento francese del Moncenisio e di interdire il transito sulla RN 6 (Route Nazionale) in concorso con il Forte Turra e l'avamposto dei Revets. Nei dintorni furono approntate delle postazioni semplici, per uno o più militari armati di fucile mitragliatore e compiti di osservazione, costituite da muri in pietra e sovente tetto in lamiera ricoperto di terra.Due sono state rintracciate dallo scrivente: la prima a Ovest della casamatta A2 una trentina di metri più in basso (denominata dallo scrivente P1) e l'altra presso gli chalet di Arcelle Neuve alla quota di circa 2200 m. (denominata P2)

Fu probabilmente l'ultima opera della Maginot Alpina ad essere edificata, i lavori finirono infatti nel 1940 alla vigilia dell'inizio del conflitto, ma anche essendo la più recente fu subito chiaro che la posizione isolata e l'assenza di ogni tipo di comunicazione con le altre 2 opere del settore(Forte Turra e Revets) ne faceva un obiettivo facilmente neutralizzabile. Nel tardo pomeriggio del 22 giugno due plotoni della 2ª compagnia della G.a.F. (Guardia alla Frontiera) aiutati dalla fitta nebbia che in quel momento gravava sulla zona riuscirono ad avvicinarsi ai muri del blocco (Casamatta A 2) e approfittando delle feritoie aperte lanciarono all'interno delle bombe a mano. Il destino dell'avamposto degli Arcellins era segnato. A causa della fitta nebbia e della mancanza di comunicazioni i Revets e il Forte Turra pur essendosi accorti del combattimento in corso agli Arcellins non poterono intervenire. Con la conquista dell'opera tutta la dorsale dal Monte Tomba a Lanslebourg (il lato destro della RN 6) era in mano Italiana.

Per la cronaca ricordiamo ai lettori che l'avamposto di Les Arcellins fu l'unica opera della Maginot Alpina ad essere conquistata dagli Italiani.

L'armistizio fra Italia e Francia, il 25 giugno 1940 pose fine ai combattimenti e finalmente le truppe Italiane poterono varcare il Moncenisio e scendere a Lanslebourg. Dopo lo sbarco alleato in Provenza il 15 agosto 1944, e la loro avanzata in Savoia i tedeschi abbandonarono la valle dell'Arc ricostituendo una nuova linea di difesa al Moncenisio, mantenendo il possesso dell'importante valico. Le opere presenti in zona vennero occupate dalle forze italo-tedesche e fra di esse l'avamposto degli Arcellins. Dal 5 al 12 aprile 1945 i francesi con una violenta offensiva tentarono di occupare i punti cardine del sistema difensivo italo-tedesco (Monte Froid, Forte Turra, Revets ed Arcellins) ma nonostante tutti i tentativi e i violenti combattimenti l'offensiva francese fallì e non raggiunse nessuno degli obiettivi prefissati. Les Arcellins e i Revets furono oggetto di un tentativo di occupazione da parte di truppe francesi partite da Termignon: lo scopo dell'azione era occupare gli avamposti per appoggiare l'attacco in corso al Forte Turra, ma anche questo tentativo fallì. Si avvicinava ormai la fine di aprile e dopo aver fatto saltare diverse opere fra le quali Les Arcellins il 27 aprile i tedeschi iniziarono a ritirarsi dal Moncenisio. La guerra in Italia era praticamente finita. Oggi di quest'opera(visitata dallo scrivente lo scorso 5 novembre) non restano che pochi ruderi: evidentemente i genieri tedeschi avevano fatto bene il proprio lavoro, ma una visita è raccomandata a ricordo degli aspri combattimenti che oltre sessant'anni fa si consumarono in quella zona. Non sto ad indicare cartine e sentieri di riferimento in quanto perfettamente inutili in questo caso: lo scrivente ci à arrivato in base a vaghe indicazioni e con il solo e valido aiuto dell'altimetro.

A chi fosse interessato a una visita ai due blocchi che compongono l'opera si consiglia di superare il colle del Moncenisio ed iniziare la discesa verso Lanslebourg. Lasciare la vettura ai bordi della strada sotto una chiesetta ed imboccare una stradina sterrata in salita alla desta della RN 6. Proseguire fino a trovare a destra una grangia (a questo punto alla nostra sinistra in basso è visibile la casamatta A1 di Mollard, raggiungibile in pochi minuti attraverso il prato con visita consigliata al ritorno) e proseguire per un centinaio di metri fino a trovare sempre alla nostra destra una pista da sci, imboccarla e dopo un po' proseguire sempre diritti, fuori sentiero in direzione della cima dell'Ouillon des Arcellins fino alla quota di 2285 m. e da qui iniziare la ricerca dell'opera. Lo scrivente è giunto alla quota indicata spostato di un centinaio di metri a destra quindi in pochi minuti ho raggiunto l'opera. Non suggerisco cartine in quanto per raggiungere l'opera non vi sono sentieri indicati, ma essendo la zona ricchissima di piste da sci(non indicate sulla cartina) se si è fortunati si potrà eventualmente raggiungere l'obiettivo percorrendo queste. Un'ultimo aiuto: a fianco della casamatta è ubicata la stazione di arrivo di una seggiovia, però non illudetevi: funziona solo nel periodo invernale.

E adesso via alle fotografie.

Foto 1: l'Ouillon des Arcellins (m.2665); sul versante che appare in fotografia si snoda completamente il percorso descritto e sono chiaramente visibili i riferimenti. (tipo la grangia a dx,la pista da sci,la chiesetta e RN).La fotografia è stata scattata il 3 settembre 2006 durante la salita al Forte Turra. Foto 2: al centro la casamatta A1 (m.1985) vista dalla casamatta A2 (m.2285).
Foto 3: la casamatta A1 vista da Sud. Foto 4: la casamatta A1 vista da SW.
Foto 5: la parte superiore della casamatta A1 vista da Ovest. Foto 6: particolare dell'armatura della casamatta.
Foto 7: la dorsale della Petite Turra vista durante la salita a Les Arcellins. Foto 8: stiamo ancora salendo, fa freddo, il bunker non l'abbiamo ancora trovato ma come si fa a non fermarsi ad osservare questo spettacolo della natura, siamo comunque a quota 2230 circa.
Foto 9: ancora uno sguardo,poi avanti ormai siamo in zona, Les Arcellins non dovrebbero essere lontani. Foto 10: finalmente!! L'altimetro segna già 2300 m. quando ecco apparire alla nostra sinistra la casamatta A2 di Les Arcellins. Missione compiuta. Ci avviciniamo ed iniziamo a fotografare.
Foto 11: la casamatta A2 vista da Sud (frontale dal basso). Foto 12: la casamatta A2 Vista da Sud (frontale alto).
Foto 13: vista frontale della casamatta A2 con sullo sfondo le montagne della Valle dell'Arc. Foto 14: la parte superiore della casamatta vista dal retro, visibili sullo sfondo i Denti d'Ambin.
Foto 15: vista laterale sx della casamatta A2. Foto 16: vista laterale dx della casamatta A2.
Foto 17: cannoniera di sx. Foto 18: cannoniera di dx.
Foto 19: particolari dell'armatura del cemento. Foto 20: altro particolare di armatura.
Foto 21: danni riportati dalla parte superiore della copertura della casamatta A2. Foto 22: il Forte Turra visto dal tetto della casamatta A2.
Foto 23: dalla stessa posizione i ghiacciai della Vanoise. Foto 24: da Nord della casamatta A2(visibile in basso)si può vedere il suo campo di tiro verso l'Ouillon des Arcellins( m.2665) visibile in alto al centro.
Foto 25: non avendo trovato nulla sulla documentazione ho nominato questa postazione P2, è visibile in basso a sx. Foto scattata dalla casamatta A2. Foto 26: postazione P2. Visibile in alto a sx il Lac de l'Ouillon completamente gelato.
Foto 27: interno della postazione P2. Foto 28: interno della postazione P2.
Foto 29: postazione P1. Anche qui come per la precedente il numero è stato assegnato dallo scrivente. Foto 30: postazione P1, ingresso.
Foto 31: postazione P1, interno. Foto 32: campo visivo dalla postazione P1.
Foto 33: le Lac de l'Ouillon. Foto 34: la giornata è quasi finita, passando accanto al Lac de l'Ouillon,oggi completamente gelato non abbiamo potuto fare a meno di sostare per diversi minuti ringraziando la natura per questi meravigliosi spettacoli.
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