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Il Vallo Alpino a Cima Marta
di Davide Bagnaschino © (07/08)
La zona di Marta, situata sopra Colle Melosa, nell'entroterra di Sanremo, è molto nota, nella Provincia di Imperia, per il Sentiero degli Alpini, per le ferrate del Pietravecchia, per i paesaggi quasi dolomitici dei monti Toraggio e Grai e per la massiccia presenza di fortificazioni soprattutto risalenti al secondo conflitto mondiale.

L'area compresa tra Cima Marta e il Monte Toraggio costituiva il Sottosettore V/B Marta e comprendeva in totale diciotto opere, posizionate su una prima linea, dal Balcone di Marta all'Abrigasso alla Guglia di Girenza, e su una prima linea arretrata attestata da Cima di Marta a Monte Ceriana a Monte Grai (in gran parte da completare).

Perno della sistemazione difensiva del settore era l'esteso complesso sotterraneo allestito fra il 1931 e il 1939, sul Balcone di Marta, che costituiva la realizzazione più grande del Vallo Alpino nelle Alpi Occidentale e una tra le maggiori dell'intero panorama italiano nel campo della fortificazione contemporanea.

Il nucleo principale dell'opera era costituito dalla batteria in caverna (605ª Btr S.P.), armata con quattro cannoni da 75/27 mod. 06, avente come obiettivi la sottostante strada statale n. 20 della Val Roja, il Vallone di Grò e la Posizione di Resistenza che, snodandosi sulla Cresta di Rionard - Peluna, comprendeva le opere del Sottosettore II/A Alta Roja. I locali della batteria erano collegati internamente con gli ambienti di due centri di resistenza separati, posti a differenti livelli altimetrici, il centro 35 bis e il centro 35. Queste due opere di fanteria avevano il compito di fiancheggiare gli accessi alla cresta e di battere frontalmente le provenienze dal territorio francese. Ogni complesso era autonomo rispetto agli altri e dotato di servizi logistici (ricoveri, depositi munizioni, viveri e acqua, posto comando e ventilazione) del tutto indipendenti. La peculiarità dell'insieme è il notevole sviluppo sotterraneo, in massima parte costituito da lunghe gallerie di comunicazione tra i vari settori dotate di ripidissime rampe di scale; l'estensione degli ambienti e dei cunicoli interamente scavati nella roccia raggiunge infatti i 1500 metri con un dislivello complessivo (compresi gli accessi all'osservatorio e all'ingresso attivo della selletta di quota 1998) di circa 140 metri, un dato che consente di classificare l'insieme come un caso unico fra i numerosi esempi della sistemazione difensiva occidentale. Il complesso del Balcone di Marta, in tempo di crisi e quindi a effettivi completi, aveva un presidio complessivo di circa 140 uomini così suddivisi: 90 per la batteria sempre pronta, 20 per il centro di resistenza 35 bis e 30 per il centro 35.

Riguardo all'argomento trattato, maggiori informazioni possono essere trovate nel libro "Il Vallo Alpino a Cima Marta, storia, fortificazioni e sentieri a ridosso della frontiera tra Collardente, Cima di marta e Monte Toraggio" di Davide Bagnaschino, pubblicato dalla Atene Edizioni di Arma di Taggia (IM). Per chi volesse "esperienze dirette", la S.C.A.S. di Sanremo (Associazione Studi Cavità Artificiali) organizza corsi di introduzione alla fortificazione in caverna e escursioni in quota con visita delle strutture con la collaborazione della Provincia di Imperia, inoltre fornisce assistenza e supporto logistico a chiunque sia interessato a effettuare gite con visita delle opere. Per informazioni ci si può rivolgere a Davide Bagnaschino (0184-598360 - 349-5823142): www.scas.it e www.davidebagnaschino.it.

Foto 1: la dorsale che, dal Balcone, scende verso Sud. Foto 2: il Balcone innevato (novembre 2007).
Foto 3: guglia di Girenze. Il vicino centro 40. Foto 4: l'ingresso attivo della selletta.
Foto 5: la strada che da Melosa sale al Monte Grai e a Marta. Foto 6: la postazione di destra per FIAT 14 35 del centro 35 bis.
Foto 7: la lunga scalinata scende verso il centro 35. Foto 8: uno degli ingressi al complesso.
Foto 9: una delle casematte per cannone da 75 mod. 906. Foto 10: una delle camerate.
 
Foto 11: un corridoio.  
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