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Sacrario Militare Italiano di El Alamein
di Marco Agnello © (11/01)

Foto 1: il cippo del 7° bersaglieri
Foto 2: la torre ottagonale vista dalla corte d'Onore
Foto 3: il portico di ingresso con le canne scudate da 47/32
Foto 4: monumento al carrista del deserto
Foto 5: una delle lapidi affisse alla corte d'Onore
Foto 6: vista dal Sacrario verso il campo di battaglia
Foto 7: Quota 33
Foto 8: insegne sul muro esterno di Quota 33
Foto 9: insegne ritrovate sul campo di battaglia e ora al museo
Dove si trova

Sorge al chilometro 120 della litoranea Alessandria d'Egitto - Marsa Matruh, su un'ampia zona di terreno collinoso (il toponimo arabo Tell el Alamein significa letteralmente "la collina delle vette gemelle"), che il governo egiziano ha concesso all'Italia per un periodo di 99 anni.

Per raggiungerlo, se non si ha un'automobile propria, i casi sono due: o si prende uno dei frequenti bus di linea che fanno la spola tra Alessandria e Marsa Matruh chiedendo al conducente di farvi scendere al sacrario, oppure si affitta un taxi. E' caldamente consigliata la seconda ipotesi, dopo un'accurata contrattazione sul prezzo, per evitare di aspettare magari delle ore sotto un sole cocente per poi vedersi arrivare un bus strapieno e farsi il viaggio di ritorno in piedi!

Tutto intorno si estende la vasta piana desertica sulla quale si svolsero le grandi battaglie di El Alamein. Purtroppo, il campo è stato in parte devastato: dove sorgevano le linee alleate è stato trovato il petrolio, per cui oltre alla vista delle alte torri petrolifere c'è un via vai di autoarticolati e mezzi d'opera. Le linee italiane sono in migliore stato, ma è necessario farsi rilasciare un permesso dall'esercito egiziano per avventurarsi nel deserto.

Dopo l'attacco terroristico dei fondamentalisti islamici al tempio di Hatshepsut nel 1997 che causò decine di morti tra i turisti, questi permessi vengono rilasciati molto di rado e solo a studiosi e ricercatori. Si tenga in ogni modo presente che nella ex zona della Folgore, presso la depressione di Qattara, si stima ci siano ancora 500.000 mine attive, su un totale di 6 milioni disseminate sul campo durante le tre battaglie di El Alamein.

Da non dimenticare il famoso cippo del 7° Bersaglieri, situato al Km. 111 da Alessandria, che fa bella figura di sé ai lati della strada litoranea: da poco è stato restaurato e rimesso a nuovo. Indica il massimo punto di penetrazione in terra egiziana delle truppe italiane, attuato proprio dal settimo Bersaglieri, durante la seconda guerra mondiale.

Il Sacrario

L'opera muraria - su progetto dell'ingegner Paolo Caccia Dominioni, già Ufficiale del Genio Alpini ed in Africa Settentrionale comandante del XXXI Btg. Guastatori del Genio - si compone di tre distinti blocchi di costruzioni: il Sacrario propriamente detto, il complesso degli edifici situati lungo la strada litoranea, la base italiana di "Quota 33".

Il sacrario consta di una torre ottagonale alta più di 30 metri, leggermente rastremata verso l'alto, la quale si allarga alla base in un ampio padiglione: all'interno della torre sono custodite le Spoglie dei Caduti. La base della torre è contornata da una spaziosa galleria semicircolare munita di 5 ampi finestroni che, oltre ad assicurare l'illuminazione della loggia e dell'atrio, consentono una veduta panoramica verso il mare Mediterraneo.

Al centro della galleria si trova l'altare, sormontato da un'alta croce che s'innalza lungo la parte interna del torrione. Gli edifici situati lungo la strada comprendono, da sinistra, il Cimitero degli Ascari Libici, dove riposano i resti mortali di 228 Caduti, con annessa Moschea; segue il porticato d'ingresso con la corte d'onore, mentre sulla destra sorge il complesso servizi, comprendente una sala cimeli e una sala proiezioni.

Nella parte esterna, dinanzi alle arcate del portico d'accesso sono stati sistemate 4 canne scudate dei cannoni da 47/32 mm. tratti dalle torrette dei carri armati dell'XI Btg. della Divisione "Trieste"; nella corte d'onore, il monumento al "Carrista del Deserto", formato dalla torretta dell'M 13 targato RE 3700, il carro italiano appartenente alla 3ª Compagnia dell'11° Btg. Carri della Div. Trieste che, unico, riuscì a superare la quota 33 nel corso della battaglia che infuriò qui il 10 luglio 1942.

Attraversato il porticato e la corte d'onore (sulle pareti dei quali vi sono molte lapidi e targhe commemorative), una stradina in salita fiancheggiata da cespugli molto ben curati e dai cippi delle divisioni italiane impegnate nella battaglia, conduce alla grande torre, che custodisce le spoglie di 5436 Caduti, dei quali circa la metà "noti solo a Dio", come ricorda una lapide posta all'interno della galleria.

Dalla torre diparte una strada bianca che si dirige per circa 500 metri verso ovest, regalando una splendida vista sul Golfo degli Arabi, col suo mare turchese, conducendo alla base italiana di "Quota 33". Questa costruzione fu base, casa e ufficio per Caccia Dominioni e per il suo attendente, Renato Chiodini, che dal 1948 al 1960 vissero in questo pezzo di deserto alla ricerca delle salme dei Caduti. La struttura fu edificata proprio a "Quota 33" perché qui il 10 luglio 1942 fu attaccato e distrutto dagli australiani dell'VIII Armata britannica il LII Gruppo cannoni da 152/37.

La costruzione, dall'architettura inconfondibile, è ora disabitata, ma è utilizzata per le esigenze logistiche del Sottufficiale italiano che sovrintende al Sacrario. Infatti, la cura e la tutela del Sacrario sono affidate ad un Sottufficiale italiano del Commissariato Generale per le Onoranze dei Caduti in Guerra, accreditato presso il Consolato Generale d'Italia ad Alessandria d'Egitto, che si avvale di quattro dipendenti indigeni per i servizi di guardiani e di giardinaggio.

A questo proposito, l'anziano signore egiziano che compare in alcune foto ha conosciuto e lavorato personalmente con Paolo Caccia Dominioni, parla discretamente la nostra lingua ed è ben felice di scambiare quattro chiacchiere con i visitatori italiani. Il portone della torre del Sacrario è chiuso, ma proprio questo guardiano ha le chiavi e vi accompagnerà all'interno. Anche la porta del piccolo museo è chiusa, ma anche in questo caso, in cambio di una piccola mancia, vi verrà aperta e vi sarà dato tutto il tempo necessario per la visita e per fotografare.

All'interno si trova una piccola ma interessantissima raccolta di cimeli trovati sul campo di battaglia da Caccia Dominioni durante le sue escursioni. Si va dai fuciloni controcarro alle bottiglie incendiarie dei "folgorini", dai vecchi cartelli indicatori alle mostrine di riconoscimento; inoltre sono esposte cartine topografiche, parti di armi e di divise, lettere e altri oggetti personali dei soldati morti in battaglia.

Cenni storici

Nel 1943 le autorità britanniche, con manodopera fornita da prigionieri italiani e tedeschi, costituirono sulle pendici di Quota 33 di El Alamein un cimitero italo-tedesco, nel quale vennero riunite le salme dei Caduti delle due nazionalità rinvenute sul campo di battaglia e nei vari cimiteri campali allestiti nella zona, fino al confine libico. Tale raccolta fu portata avanti negli anni dal 1949 al 1960 a cura di una delegazione di "ONORCADUTI" guidata dal già citato Tenente Colonnello Caccia Dominioni, che con molta abnegazione si dedicò alla pietosa opera.

La ricerca e l'esumazione delle salme, sparse nel vasto campo di battaglia, furono particolarmente ardue e complesse a causa degli estesi campi minati ancora efficienti che, nei 10 anni di ricerca, provocarono al morte di 7 collaboratori indigeni.

Più tardi fu decisa al costruzione di due opere distinte, che vennero realizzate nel periodo dal 1954 al 1958: i Caduti italiani furono collocati nell'area del vecchio cimitero, mentre quelli tedeschi furono trasferiti ed inumati in un Sacrario a forma di torre medioevale, posto su un'altura a circa 3 km. ad ovest. (Al momento dell'ultima visita, ad agosto 2001, l'accesso al Sacrario tedesco non era possibile, a causa di lavori nella zona compresa tra la strada litoranea e il Sacrario stesso).

Per finire, nel 1960, sotto il porticato è stato consacrato un sacello nel quale sono state raccolte le Spoglie di 100 operai italiani periti nella costruzione delle grandi dighe egiziane di Assuan, Edfina ed Esna.

Foto 10: mostrine di riconoscimento e oggetti personali Foto 11: bottiglie incendiarie ritrovate nel settore della Folgore
Foto 12: fucilone controcarro Foto 13: altra vista dei fuciloni controcarro
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