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Okinawa
di Piero Fiorili
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OKINAWA (Halls of Montezuma , USA 1950)
Regia: LEWIS MILESTONE
Sceneggiatura: Michael Blankfort
Fotografia: Winton C. Hoch e Harry Jackson; Montaggio: William Reynolds; Musica: Sol Kaplan
Cast: RICHARD WIDMARK (Ten. Anderson), JACK PALANCE (Pigeon Lane), KARL MALDEN ("Doc"), ROBERT WAGNER (Coffman), REGINALD GARDINER (Serg. Johnson), NEVILLE BRAND (Serg. Zelenko) RICHARD BOONE (Ten.Col. Gillfillan), RICHARD HYLTON, JACK WEBB, BERT FREED, SKIP HOMEYER, DON HICKS.
Prodotto da Robert Bassler per la 20th Century Fox (Technicolor, durata 110')

Il 1° aprile 1945 la X armata statunitense assalta la fortezza Okinawa, nelle Ryu-Kyu, considerata la "porta del Giappone" e difesa da 100.000 uomini. Della VI divisione Marines fa parte la compagnia del tenente Anderson, veterano di Guadalcanal e di Tarawa. Il tenente si regge ormai a morfina, è un uomo distrutto psicologicamente a causa della tensione, e della perdita dei suoi uomini: del nucleo originario del campo di addestramento ne sono rimasti in vita solo sette. Durante le operazioni di sbarco, stranamente tranquille e non ostacolate dal nemico, una serie di flashback illustra i problemi caratteriali e i precedenti di questi sette sopravvissuti. Quando inizia la battaglia, durante la penetrazione all'interno dell'isola, è l'inferno: una micidiale pioggia di razzi fa strage degli attaccanti, e non si riesce ad individuare la base di lancio, ben mimetizzata nella zona montagnosa. Per scoprirla, proprio la compagnia di Anderson viene incaricata di un'azione di commando, e deve accettare controvoglia l'assistenza del bizzarro sergente Johnson, buon conoscitore della cultura giapponese ma del tutto "fuori ordinanza", stravagante nel vestire e nel pensare. Uno sparuto gruppetto (comprendente i sette veterani) si addentra così fra le montagne con lo scopo di fare dei prigionieri disposti a rivelare il nascondiglio della misteriosa base nemica. Il territorio è disseminato di caverne (le "caverne di Montezuma" di cui parla il titolo) ed ogni passo dei marines è sotto il tiro di un invisibile nemico. La missione riuscirà, grazie a un "lucido" topografico trovato su un ufficiale fatto prigioniero, ma per la compagnia sarà un'ecatombe, e ben pochi torneranno alla base. Oscura sorte di anonimi soldati, giacché, per la Storia, conta solo che la postazione segreta di Okinawa, causa di gravi ritardi nella campagna, fu infine individuata e distrutta con un preciso bombardamento aereo.

Il film (uno dei rarissimi a colori, fra quelli bellici dell'epoca) fu più popolare fra il pubblico che non fra i critici. Il regista Lewis Milestone era un apprezzato specialista del genere bellico, eppure gli venne contestata, abbastanza incongruamente, sia una eccessiva convenzionalità che un'irritante pretenziosità dal mediocre esito. Non credo che un moderno spettatore ravvisi né l'uno né l'altro difetto, avendo nel frattempo visionato opere ben più convenzionali e, in molti casi, di ridicola pretenziosità. Semmai l'attuale gusto scenografico farà storcere il naso davanti ai "trasparenti" sullo sfondo, o sugli inserti da documentari di guerra, sgranati e colorati a mano. Il pubblico degli anni '50 non era così sofisticato, e d'altronde la tecnica della finzione era ancora nella sua infanzia. Ma dal punto di vista drammatico, il film regge benissimo. Anzi, a ben vedere il celebrato "Salvate il soldato Ryan" gli deve molto, sotto il profilo dell'impianto narrativo. Certo, la psicologia dei personaggi è delineata con gusto eccessivamente allegorico (il timido balbuziente che cerca rivincite, il teppistello cui la guerra dà un senso alla sua vita), e il pur bravo Richard Widmark è eccessivamente teatrale quando è in preda alle sue crisi di morfinomane. Ma nessuno prima di allora aveva osato infrangere il tabù dell'eroismo che si sostenta di stupefacenti; nessuno aveva ancora tentato di dipingere con un tocco d'umanità il nemico giapponese: il sergente lavativo, estimatore dello Zen, che riesce con la dolcezza dove la forza bruta dei marines non arriva, cioè a carpire le informazioni vitali ai prigionieri. Il vero difetto del film è semmai che Milestone tocca queste tematiche "en passant", senza avere il coraggio, o la voglia, di farne il motivo trainante. Non un capolavoro innovativo, dunque, ma un solido film su uomini in guerra, con risvolti psicologici interessanti anche se abbozzati. Il successo di pubblico restituì a Milestone l'antica considerazione, dopo un periodo di stasi dovuto al maccartismo che aveva sconvolto Hollywood, ma il regista non ne era pienamente soddisfatto: «Mi piacevano alcune cose del film, ma in fondo fu soltanto un lavoro come altri, poiché non mi fu data l'opportunità di affermare le mie convinzioni personali sulla guerra.»

Da citare il cast, tutto di "saranno famosi": a parte Widmark che era già noto, e avviato a diventare una star, Okinawa rappresenta il debutto - o quasi - per Jack Palance (che appare nei titoli col suo vero nome, Walter), per Robert Wagner e Karl Malden, nomi e volti entrati nella storia del cinema, nonché per Richard Boone e Neville Brand, che diverranno in seguito apprezzati specialisti in ruoli di "cattivi".

antologia della critica

Norman Kagan (in: I film di guerra / Storia illustrata del cinema)
Altri film dell'epoca riguardanti la seconda guerra mondiale erano ben più feroci e violenti di Battleground. Sands of Iwo Jima (1949) di Allan Dwan, vede John Wayne guidare il suo plotone attraverso sanguinose battaglie. Halls of Montezuma (1951) di Lewis Milestone, fu ancora più feroce, imperniato su un'assalto a un'isola che diviene un vero e proprio bagno di sangue. Un uomo morente commenta che «la guerra è un affare troppo orribile per gli esseri umani», concetto che sarà poi confermato dal comandante Richard Boone al culmine della disfatta e da Richard Widmark, costretto a drogarsi per superare la stanchezza del combattimento.

Morando Morandini (in: Il Morandini, Dizionario dei film)
Solido e convenzionale film di guerra. Azione tesa, stereotipi in misura sopportabile, un buon pugno di attori. Esordio di Robert Wagner.

Mario Guidorizzi (in: Hollywood 1930/59)
Qualche riuscita pagina d'azione per un war-film da anni '50, vale a dire con malcelate e spesso malriposte ambizioni psicologiche, caratteri stereotipati, dialoghi ovvii e situazioni pretenziose. Un cast virile particolarmente nutrito supplisce comunque alla meglio.

Paolo Mereghetti (in: Dizionario dei film)
Film di guerra stereotipato e convenzionale, che si regge solo grazie alla grinta degli attori.
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