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Il ponte
di Piero Fiorili
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IL PONTE (Die Brücke, Germania/RFT 1959)
Regia: BERNHARD WICKI
Sceneggiatura: Michael Mansfeld e Karl Wilhelm Vivier, dall'autobiografia di Manfred Gregor
Fotografia: Gerd von Bonin; Montaggio: Carl-Otto Bartning; Musica: Hans-Martin Majewski
Cast: FOLKER BOHNET (Scholten), FRITZ WEPPER (Mutz), MICHAEL HINZ (Forst), FRANZ GLAUBRECHT (Borchert), KARL MICHAEL BALZER (Horber), VOLKER LECHTENBRINK (Hager), GÜNTER HOFFMANN (Bernhard, detto Siggi), GÜNTER PFITZMANN (sottufficiale), WOLFGANG STUMPF (insegnante)
Prodotto da Hermann Schwerin per Fono Film, Berlino (B/N, durata 104')

Verso la fine di marzo del 1945, mentre le divisioni corazzate del generale Patton dilagano senza trovare resistenza nella fertile pianura germanica, gli abitanti di un villaggio bavarese, ormai popolato solo da donne, vecchi e bambini, si appresta a un'improbabile difesa. I limiti di età per la chiamata alle armi sono stati drasticamente ridimensionati, nell'illusione che anziani e adolescenti possano in qualche modo ribaltare le sorti della guerra.
Sette studenti sedicenni del liceo cittadino accolgono comunque con gioia l'onore di vestire la divisa della Wehrmacht, giurando a se stessi di difendere la Patria fino all'ultimo respiro. Però il loro insegnante, già rassegnato e disilluso, chiede al sergente cui i ragazzi sono stati affidati, di tenerli lontano da incarichi pericolosi. Il sottufficiale li mette allora a guardia di un ponte, ai margini della città, senza alcuna importanza strategica. Nei piani del comando, il ponte dovrà essere minato e fatto crollare dopo il passaggio delle truppe tedesche in ritirata, ma i ragazzi lo ignorano.. Così, quando improvvisamente si avvicinano dei carri americani, i giovanissimi soldati ingaggiano una furiosa battaglia, maneggiando maldestramente un Panzerfaust e provocando la morte del loro sergente. Nello scontro cinque ragazzi rimangono uccisi, ma gli americani infine si devono ritirare. Poco dopo giungono i genieri tedeschi per minare il ponte, e i due sopravvissuti, sconvolti, aprono il fuoco contro i propri connazionali. Alla fine l'unico superstite, con la morte nel cuore, si aggira smarrito nella cittadina invasa dai carri americani.

Nonostante i chiari intenti pacifisti (o meglio, antimilitaristi) dell'opera, c'è chi vede nell'ostinazione dei ragazzi a difendere il ponte, un messaggio opposto. Secondo questa interpretazione, il ponte assume un significato metafisico, è il senso stesso del dovere, è la patria da difendere ad ogni costo. Non a caso gli ultimi due spareranno sui compatrioti che vogliono distruggerlo, invece di difenderlo a costo della vita come essi hanno fatto. Onore e sacrificio, lealtà e patriottismo sarebbero dunque i valori che animano i ragazzi, contrapposti al disfattismo e all'incompetenza degli adulti.
Bernhard Wicki, qui alla sua prima regìa, non pensava a questo. Nel tradurre in immagini il romanzo di Manfred Gregor, intendeva al contrario denunciare la futilità e la dannosità della retorica che spinge degli ingenui ragazzi al supremo sacrificio per uno scopo assolutamente inutile in sede pratica, inseguendo la romantica illusione che sia meglio morire che accettare la sconfitta.
Al di là di questi fraintendimenti sul significato (che in verità furono pochi ed isolati), l'opera prima di Wicki, un bravo attore passato dietro la macchina da presa, fu salutata con entusiasmo dalle platee internazionali, cosa rara per un film tedesco di quell'epoca. Non era certo esente da difetti, da un punto di vista squisitamente cinematografico, ma gli furono perdonati con generosità. Vinse molti premi minori, soprattutto in Germania, ma fu anche candidato all'Oscar per il miglior film straniero (in competizione col nostro "La grande guerra": ma poi vinse il francese "Orfeo negro") e premiato invece a Los Angeles col Golden Globe, assegnato dai critici cinematografici americani.
Una scommessa vinta per il suo autore, che dovette penare parecchio per trovare un produttore disposto a finanziare un'opera così problematica e dolorosa per i tedeschi, e poco appetibile anche per gli stranieri, che sugli adolescenti della Hitlerjugend aveva dovuto sparare con riluttanza. Proprio perché i protagonisti sono dei ragazzi (tutti attori non professionisti, sorprendentemente bravi) il messaggio venne invece recepito dai più come "universale", e non come il piangersi addosso di una nazione sconfitta.

antologia della critica

Nota: la scarsità di citazioni critiche è dovuta alla modesta attenzione che il cinema tedesco riceveva prima dell'epoca aurea dei Fassbinfer, dei Wenders, degli Herzog. Tra i pochi libri di cinema reperibili in Italia che si occupano di questo film, alcuni ne attribuiscono la nazionalità all'Austria, probabilmente perché Wicki era austriaco, ma in realtà è prodotto e girato in Germania. Inoltre, certi riassunti parlano di cinque ragazzi in armi, anziché sette. Forse un lapsus di memoria.

Morando Morandini (in: Il Morandini, Dizionario dei film)
Tratto da un romanzo di Manfred Gregor, è uno dei film tedeschi di guerra che negli anni '50 ebbero rinomanza internazionale. Meritata. Al di là dei suoi intenti pacifisti che lo collegano al Remarque di Niente di nuovo sul fronte occidentale, ha un impeto lirico e una sincerità di accenti che ne fanno il migliore film di Wicki, un attore passato alla regìa.

Pauline Kael (in: Pauline Kael Review)
Bernhard Wicki ha diretto questo lucido e brutalmente realistico resoconto di come gli studenti tedeschi furono arruolati negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale e insanamente e assurdamente sacrificati. Stranamente, il film ha acquisito un suo seguito presso i conservatori e i militaristi, i quali pensano che gli innocenti massacrati siano caduti nobilmente.

Hans Winge (in: Filmlexicon degli autori e delle opere)
Nel 1959 Wicki affrontò per la prima volta il film a soggetto, dirigendo l'opera pacifista Die Brücke, nel quale viene narrata l'avventura di sette quindicenni arruolati nell'esercito nazista durante i giorni della disfatta. Ma il film, purtroppo, non è privo di compromessi e di sbandamenti.
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