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Prima linea
di Piero Fiorili
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PRIMA LINEA (Attack!, USA 1956)
Regia: ROBERT ALDRICH
Sceneggiatura: James Poe, dal dramma Volpe fragile di Norman Brooks
Fotografia: Joseph Biroc; Montaggio: Michael Luciano; Musica: Frank De Vol
Cast: JACK PALANCE (Ten. Joe Costa), EDDIE ALBERT (Capt. Erskine Cooney), WILLIAM SMITHERS (Ten. Harry Woodruff), LEE MARVIN (Col. Clyde Bartlett), RICHARD JAECKEL (Soldato Snowden), BUDDY EBSEN (Serg. Tolliver), ROBERT STRAUSS (soldato Bernstein), JON SHEPODD (Cap.le Jackson), JIMMY GOODWIN (soldato Ricks)
Prodotto da Robert Aldrich, distribuito da United Artists (B/N, durata 107')

Il capitano Cooney si è arruolato per volere del padre, un importante uomo politico a cui serve un figlio "eroe di guerra". Ma Cooney non è nato per fare l'eroe: credeva di imboscarsi in qualche ufficio di Washington, e invece eccolo in Francia, verso la fine del 1944, a combattere contro i tedeschi, con la sola preoccupazione di portare a casa la sua preziosa pelle. Un plotone della sua compagnia, durante un contrattacco nemico, si trova in seria difficoltà e chiede disperatamente rinforzi. Cooney, in preda al panico, si guarda bene dall'intervenire, e il plotone del tenente Costa viene annientato sotto gli occhi della compagnia, rimasta trincerata in attesa di un ordine che non arriva. Costa, sopravvissuto, è inferocito, e propone al collega Woodruff di destituire l'inetto e codardo capitano, e rilevare il comando.
Ma il tenente Woodruff è un legalitario, non acconsentirebbe mai ad un ammutinamento, pur rendensosi conto della fondatezza delle proteste di Costa. Pensa piuttosto di sottoporre il problema al colonnello Bartlett, convinto di poter risolvere il caso per via gerarchica. Ma Bartlett è un concittadino di Cooney, e intende proteggerlo per servirsi di lui in vista di una futura carriera politica. Per quietare gli animi, promette ai tenenti che la compagnia sarà avvicendata, e non tornerà più in prima linea. Invece non passa un giorno e li raggiunge l'ordine di far fronte a un'improvvisa avanzata nazista (è iniziata l'offensiva della Ardenne) e ancora una volta il plotone di Costa si trova intrappolato in un villaggio sotto il fuoco nemico, senza che Cooney muova un dito. Gli eventi precipitano, Costa affronta un carro nemico ma perde un braccio, stritolato dai cingoli, mentre Cooney, asserragliato in una cantina, dichiara a Woodruff che vuole arrendersi senza combattere. L'intervento del reggimento del col. Bartlett salva la situazione, Costa muore nel tentativo di uccidere Cooney, ma sarà poi il tenente Woodruff ad ammazzare come un cane il suo capitano.
Il colonnello, sopraggiunto, vorrebbe mettere a tacere la faccenda facendo passare Cooney per un eroe caduto sotto il fuoco nemico, ma Woodruff non ci sta: si autodenuncia al Comando e si sottoporrà alla relativa inchiesta per omicidio.

Non ci sono fulgidi eroi di guerra, in questo film. Ci sono ufficiali codardi come Cooney, o viscidamente opportunisti come Bartlett, o collerici come Costa. E nemmeno il legalitario Woodruff ne viene fuori bene: la sua lealtà alle istituzioni lo condanna dapprima ad assistere impotente alla morte di tanti incolpevoli soldati, e poi ad assumersi una responsabilità ben più pesante di quella che all'inizio aveva rifiutato.
Robert Aldrich, che prima di allora aveva all'attivo solo un manciata di film, prosegue qui il suo discorso sulla fondamentale natura corrotta del potere, e narra ancora una volta la storia di una ribellione individuale destinata al fallimento. La macchina del potere schiaccia chiunque le si opponga, e benché Aldrich non si spinga a dichiararlo esplicitamente, non è difficile immaginare che l'inchiesta sull'operato di Cooney finirà insabbiata per riguardo al suo potente genitore, e chi pagherà sarà soltanto Woodruff...
La lavorazione di questo film ha meritato un posto nella piccola storia del cinema: come d'uso, le Forze Armate USA avevano il privilegio di leggere le sceneggiature dei film che le riguardano, e quella di "Attack!" fu violentemente osteggiata. Fu negato l'uso di materiale bellico autentico e Aldrich dovette arrangiarsi come poté, acquistando di tasca sua due vecchi carri anteguerra, e inquadrandoli sempre parzialmente in modo che potessero passare per dei "Tigre". Anche la distribuzione passò i suoi guai: l'associazione reduci organizzò il boicottaggio del film, che ebbe alla fine un bilancio in rosso. Può sembrare ridicolo tutto ciò, visto che oggi passano film sul Vietnam dove non si capisce bene quali siano i veri "cattivi", ma gli anni '50 erano anni in cui le "attività antiamericane" erano prese molto sul serio.
Straordinaria la recitazione di Jack Palance, un tenente Costa indimenticabile nella sua furia repressa, un nume guerriero adirato quanto l'omerico Achille. Eddie Albert, attore brillante, un pacioso e simpatico buddy-friend, fece di Cooney una figura così spregevole che la sua carriera ne risentì (Aldrich: «Ho voluto mostrare il mio disprezzo e il mio odio verso questo personaggio, facendone un sadico e non arretrando di fronte al rischio di renderlo grottesco»).
Un po' fuori parte invece Lee Marvin, attore molto caro a Robert Aldrich (che lo renderà poi "divo" di sporche dozzine) ma che qui è utilizzato come un caratterista qualunque.

antologia della critica

Norman Kagan (in: I film di guerra / Storia illustrata del cinema)
Nella storia dei film di guerra americani, Prima linea è un avvenimento basilare: i toni del periodo della guerra fredda, la responsabilità sociale del comando, la natura del nemico sono stravolti e trasfigurati. Prima linea è il primo film bellico del dopoguerra che collega la nuova brutalità della guerra con la confusione, la corruzione e l'incompetenza dei comandi americani e dei motivi americani: in questo senso è il primo film contro la guerra di quel periodo. Il combattimento non è solo una giungla, è anche lo sfogo di menti criminali, un macello. Prima linea ci mostra l'altra faccia della medaglia.. Criminali, pazzi, idioti nelle file alleate, integrati nel sistema. La speranza individuale è una faccenda privata. Il resto è caos: il capitano è un codardo, il colonnello un uomo corrotto, e quanto al generale.. chi lo sa?

Fernaldo Di Giammmatteo (in: Dizionario del cinema americano)
Impietoso e crudo nel descrivere le azioni di guerra, Aldrich realizza un film che sconvolge ogni precedente: non c'è pietà né eroismo, c'è solo paura e viltà, e una catena di fatti atroci. Poiché non si celebra nulla, se non la sofferenza degli uomini al fronte, l'esercito statunitense rifiuta di collaborare e non fornisce né armi né mezzi. Ci si deve arrangiare con tanti piccoli accorgimenti, ed è forse proprio questa "povertà" che rende così aspra e minuziosa l'analisi degli orrori della guerra.
Quando Costa, mutilato e sanguinante, si presenta sull'alto della scala, contro il cielo, è come se comparisse l'arcangelo vendicatore. Brutalità visive così forti il cinema non le aveva ancora mostrate. Non v'è riscatto, né patriottismo, né enfasi. L'uomo non ha scampo, mai.

Morando Morandini (in: Il Morandini, Dizionario dei film)
Non è tanto un film contro la guerra, quanto contro coloro che la fanno male.
Ancora una volta Aldrich mette in immagini i suoi temi preferiti: l'autorità perversa e insana, l'eroe schiacciato dal sistema, la debole democrazia che crede nel compromesso. Realizzato con pochi mezzi (e senza la collaborazione dell'esercito), esce dagli schemi del cinema hollywoodiano di guerra per energia, taglio rapido, gusto dell'eccesso.

Georges Sadoul (in: Il Cinema. I film)
Film un po' teatrale, ma violento e convincente, significativo dello stile del regista e del suo amore per la forza di certi effetti cinematografici, per un taglio rapido e per l'amarezza del suo tono. Forse un po' confuso, il suo contenuto è peraltro decisamente antimilitarista.

Paolo Mereghetti (in: Dizionario dei film)
Uno dei migliori film bellici di sempre, dove i conflitti tra i personaggi sono altrettanto violenti quanto quelli tra gli eserciti nemici, mentre Aldrich dirige le scene di battaglia con la stessa furia e suspense di quelle dialogate. Le scenografie povere e l'aria di disfacimento risultano congeniali a un film secco e, per i tempi, di un realismo brutale. Non così pacifista come sembrò allora.

Mario Guidorizzi (in: Hollywood 1930/59)
Dramma di guerra sin troppo crudo e realistico, quasi compiaciuto nelle sue brutalità e nelle sue "moderne" eversioni, tipiche del resto dello stile incisivo ma assai discutibile di Aldrich.
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