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Robert Aldrich
di Piero F.

Robert Aldrich (1918-1983) è considerato, soprattutto in Europa, uno dei maestri del cinema del dopoguerra, reputazione che gli deriva da un accentuato anticonformismo che lo portò in rotta di collisione col "sistema" hollywoodiano, per la gioia dei critici europei che quel sistema detestano. Fin dai primi film che diresse evitò accuratamente di dipendere dagli Studios, preferendo lavorare per produttori indipendenti. Il primo a dargli fiducia fu l'attore Burt Lancaster, ma ben presto Aldrich si accorse che un attore/produttore tendeva a "impadronirsi" del film, e preferì in seguito autoprodurre i suoi film, dirigendo (per ragioni di budget) attori non ancora divi, oppure già in disarmo: alla prima categoria appartengono i Jack Palance e i Lee Marvin, il cui carisma venne rivelato proprio dai film di Aldrich (da Il grande coltello a Quella sporca dozzina), alla seconda le Bette Davis e le Joan Crawford (Che fine ha fatto Baby Jane?, Piano piano dolce Carlotta).
Soprattutto Baby Jane, pur esulando dalle abituali tematiche di Aldrich, contribuì a creargli quello status di "autore" che si portò appresso poi per tutta la carriera, nonostante cadute di stile ed evidenti concessioni al cinema più commerciale. Ma in tutta la sua opera, fin dagli esordi, emerge un tema comune dalle storie violente e disperate che il regista racconta: quello della ribellione individuale contro un potere opprimente sorretto dall'ignavia e dal conformismo dei più.
Ad Aldrich non importa il risultato della ribellione (che mostra quasi sempre tragicamente soffocata), importa invece l'indomabile forza che spinge l'individuo a non accettare il destino.
«Descrivo figure eroiche. Sono contro l'idea d'un destino tragico, ogni uomo deve agire anche se è spezzato. Il sacrificio volontario è il massimo dell'integrità morale. Il suicidio è un gesto di rivolta, occorre pagare il prezzo della lotta.
L'amore con la A maiuscola non è stato mai trattato nei miei film. E' alla base della vita, dell'uomo, ma l'attaccamento che questi può avere per un modo di vivere, o per una causa, può essere più duraturo dell'attaccamento per una donna.»

WAR FILMS
I film bellici di Aldrich sono violenti e assai poco "eroici", in conformità alla sua visione scettica e disincantata dei rapporti tra individuo e potere (e quale potere più assoluto di una gerarchia militare?). In Prima linea, suo primo film veramente "personale", è ancora viva l'esperienza di I forzati della gloria, un crudo film bellico di William Wellman, di cui Aldrich era aiuto-regista.

Vera Cruz, 1954 [Vera Cruz]
Attack!, 1956 [Prima linea]
The angry hills, 1959 [Le colline dell'odio]
Ten seconds to hell, 1959 [Dieci secondi col diavolo]
The dirty dozen, 1967 [Quella sporca dozzina]
Too late the Hero / Suicide run, 1970 [Non è più tempo di eroi]
Ulzana's raid, 1972 [Nessuna pietà per Ulzana]
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