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preparazione tecnica: Aviazione navale

Come si è già visto, la Regia Marina si trovò all'inizio del conflitto senza navi portaerei, trovandosi così in una posizione di inferiorità rispetto alla Mediderranean Fleet inglese; questa posizione di svantaggio si sarebbe potuta compensare, almeno in parte, con il concorso di una ben sviluppata ed efficiente Aeronautica navale.

La portaerei Aquila in costruzione

In realtà un reparto di aviazione che facesse parte integrante della Marina era stato ufficializzato nel maggio del 1925, poco dopo la creazione dell'Aeronautica come arma indipendente.

I capi della nuova Aeronautica non volevano però un reparto indipendente, così chiesero ed ottennero che gli aerei dell'aviazione navale dipendessero dalla Marina solo per l'addestramento e l'impiego, mentre il personale doveva rimanere alle dipendenze dell'Aeronautica. Richiesero persino che le caratteristiche e l'armamento degli aerei dell'aviazione navale dovessero essere preventivamente concordati tra le due armi: cosa che in pratica lasciava decidere all'Aeronautica, visto che era l'unica arma che tecnicamente era in grado di studiare e progettare i mezzi aerei.

Fu così che nel 1931 venne emanata la Legge n° 38 che ridefinì i compiti e la struttura dell'Aviazione per la Regia Marina che venne posta alle dipendenze di un generale della Regia Aeronautica. La norma dispose anche che i piloti e gli specialisti di volo dovevano appartenere esclusivamente alla Regia Aeronautica, e così era previsto che gli Ufficiali di Marina potevano ricoprire a bordo dei propri velivoli solo la mansione di "Osservatere dall'Aeroplano".

Ma il colpo di grazia alle aspirazioni aeronautiche della Regia Marina giunse nel 1937, quando venne emanata una nuova norma che assegnò tutti i velivoli militari alla Regia Aeronautica, che avrebbe deciso il numero di squadriglie da assegnare alla Regia Marina e solo per compiti di ricognizione navale: senza propri velivoli e senza piloti, da quel momento e per tutta la Seconda Guerra Mondiale, la continuitą della tradizione dell'aviazione di marina venne assicurata, quindi per oltre dieci anni, solo dagli Osservatori dall'Aeroplano.

Con quest'ultima decisione venivano così esclusi all'Aviazione navale i bombardieri e, soprattutto, gli aerosiluranti, che più di tutti si erano dimostrati utili nella guerra sul mare.

La Regia Marina entrò in guerra avendo a disposizione 19 squadriglie (contro le 45 richieste) con solamente 109 velivoli da ricognizione di pronto impiego; questi, tra l'altro, erano tutti idrovolanti Cant Z 501, obsoleti, monomotori, lenti (250 km/h), scarsamente armati con tre mitragliere da 7,7 mm. che, purtroppo, pagarono a caro prezzo le ricognizioni aeree sulla Mediterranean Fleet, dove incontravano i veloci e moderni caccia delle portaerei inglesi.

un osservatore del Garibaldi a bordo dell'aereo INAM R0.43 Oltre a velivoli per la ricognizione, la Marina disponeva anche di una quarantina di piccoli apparecchi Ro 43 (illustrato qui a fianco), imbarcati su corazzate ed incrociatori per il servizio di osservazione del tiro.

I Ro 43 furono spesso impiegati dalle unità della Regia Marina per la ricognizione tattica a breve distanza, ma questo era un ripiego ed era sempre motivo di incertezza, perché tali aerei potevano essere lanciati dalle navi con un dispositivo noto con il nome di catapulta, ma non potevano essere recuperati per essere reimpiegati in un secondo tempo; succedeva quindi che la prudenza spesso ne rimandasse l'impiego fino a quando il contatto con il nemico era più che probabile ed imminente, in quanto non si voleva rimanere senza osservazione aerea al momento del tiro per valutare la situazione tattica. Diventava quindi una questione di fortuna: questi apparecchi erano molto fragili ed erano sistemati in coperta senza alcuna protezione (come potete vedere nella foto qui sotto, rappresentante la corazzata Vittorio Veneto, a poppa della nave), e quindi potevano essere danneggiati sia dal fuoco nemico che dalle stesse vampate dei cannoni della nave che li trasportava.

Vittorio Veneto

Poteva quindi succedere che il lancio di tali apparecchi fosse troppo anticipato per essere utile, o che fosse del tutto impossibile perchè gli aerei erano in avaria.

Il lancio di un Ro 43 Il lancio di un Ro 43; grazie ad Alberto Rosselli per avermi fornito questa fotografia

Durante la guerra si decise di sostituire i vecchi Ro 43 con apparecchi più moderni e meglio armati, che vennero costruiti e sperimentati con risultati soddisfacenti, ma la sostitituzione fu troppo tardiva per essere di una qualche utilità prima dell'armistizio.

Come già detto la Regia Marina non dispose durante la guerra di propri aerosiluranti o bombardieri nè di aerei da caccia, a differenza di quanto avveniva nelle altre Marine, con la sola esclusione di quella tedesca, che era strutturata essenzialmente come quella italiana: furono quindi le due Marine dell'Asse che si trovarono più handicappate nelle operazioni navali a causa di una scarsa cooperazione aerea.

Questo non significa che la Regia Aeronautica e la Luftwaffe non si curassero della guerra sul mare, tutt'altro, ma quasi sempre condussero una guerra, se mi passate il termine, indipendente da quella delle rispettive Marine, con la conseguenza che una mancanza di concertazione degli sforzi rendesse più difficile raggiungere i risultati sperati.

Siluro sganciato!

Un aerosilurante italiano, fotografato da un'unità inglese, ha appena lanciato il suo siluro. Il bersaglio viene poi dipinto sulla impennata.

si dipinge il bersaglio

Inoltre la mancanza di un costante addestramento di insieme e di un profondo affiatamento tra aviatori e marinai sfociava spesso in incomprensioni che potevano degenerare in un senso di diffidenza, che certo non poteva giovare alle azioni comuni. Un esempio è il già citato caso della battaglia di Punta Stilo, dove gli aviatori italiani, per mancanza di addestramento al riconoscimento navale, bombardarono indifferentemente unità italiane ed inglesi (sebbene dalle navi italiane si facessero frenetici segnali), fino al punto che i marinai italiani aprirono il fuoco contro la loro stessa Aviazione! Per fortuna le navi italiane non furono colpite ma, rientrate in porto le unità, ai marinai fu proibita la franchigia perché i Comandi delle due Armi temevano scontri tra marinai ed aviatori.

La collaborazione tra la Marina e l'Aeronautica fu più volte richiesta ed approvata, in via teorica, da tutti, ma in realtà si concretizzò molto raramente: questo fu un fatto grave perché impedì ai Comandi navali di sviluppare quell'atteggiamento mentale "aeronavale" e non solo navale, che sarebbe stato così utile nell'affrontare una Marina, quella inglese, dove tale mentalità era profonda e convinta.

Da tutto quello che abbiamo visto finora a proposito della mancanza di navi portaerei e di una vera e propria Aviazione navale, risulta chiaro quanto fosse insufficiente, in questo settore, la preparazione della Regia Marina, proprio mentre stava per affrontare Marine che possedevano numerose navi portaerei ed una fortissima Aeronautica ben integrata nelle forze navali.


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