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Argomento: Ecoterrorismo - Info by Giuseppe Gagliano (10/10)
Copertina Il ritorno alla Madre Terra. L'utopia verde tra Ecologia radicale ed Ecoterrorismi di Giuseppe Gagliano, Uniservice 2010
Nel saggio l'autore ha voluto individuare le costanti principali, di ordine ideologico ed epistemologico, relative all'ambientalismo attuale che, per maggiore chiarezza metodologica, abbiamo ridefinito come ecologia radicale, facendo riferimento a gran parte delle attuali correnti dell'ambientalismo contemporaneo (l'ecofemminismo, l'ecologia profonda, l'ecomarxismo, ecc.). Questi elementi comuni sono sia di natura ideologica (olismo, biocentrismo, antimodernismo, estensionismo giuridico, anticapitalismo, antirazionalismo, ecc.) sia di natura operativa (il boicottaggio, la disubbidienza civile). La profonda continuità con i movimenti no global - quando non vera e propria connivenza e collaborazione -, nonché la comune matrice sessantottina ha indotto l'autore ad applicare anche all'ecologismo radicale il medesimo approccio metodologico utilizzato in Problemi e prospettive dei movimenti antagonisti del Novecento, ponendo l'enfasi, ancora una volta, sul ruolo euristico della metodologia di Vittorfranco Pisano. I capitoli sono stati strutturati secondo un telos logico assai preciso. Da un lato sono state esposte sinteticamente alcune salutari provocazioni sfavorevoli alla ecologia radicale, dall'altro lato sono state delineate le riflessioni di alcuni dei più acclarati esponenti dell'ecologia radicale (Shiva, Boockin, Goldismith, Brown, Latouche, Capra) facendo emergere nuclei concettuali comuni, pur nella diversità delle singole visioni del mondo. Nell'ultimo capitolo - servendosi di un consistente numero di analisi di intelligence (dell'Fbi, dell'Aisi, del Csis canadese) relative all'ecoterrorimo (e in particolare all'Alf, all'Elf, all'ecoterrorismo di matrice anarchica italiano), l'autore ha provato non solo l'estrema pericolosità di questo nuovo fenomeno ma la sostanziale affinità ideologica con le correnti più moderate dell'ecologia radicale, affinità che tuttavia non impedisce di differenziarli dal punto di vista operativo.
Argomento: Terrorismo - Recensione di Giuseppe Gagliano (01/10)
Copertina Entebbe 1976 di Iddo Netanyahu, Libreria Militare 2009, (21 Euro)
L'autore - ufficiale israeliano - narra con un ritmo incalzante la liberazione degli ostaggi del volo Air France nel 1976 da parte della unità antiterroristica israeliana comandata dal fratello Jonathan Netanyahu. Com'è noto, nel luglio del 1976 il Fronte di Liberazione palestinese Wadi'a Haddad prese in ostaggio un centinaio di cittadini israeliani dirottando l'Air France, proveniente da Parigi e diretto a Tel Aviv, all'aeroporto di Entebbe in Uguanda, chiedendo al governo israeliano la liberazione immediata e senza condizioni dei propri compagni palestinesi - detenuti nelle prigioni israeliane - in cambio della liberazione degli ostaggi. L'azione del primo ministro Rabin si svolse lungo due direttrici complementari: la negoziazione e la liberazione degli ostaggi attraverso un atto di forza efficacemente coordinato. La riuscita della operazione di liberazione - affidata alla Sayeret Matkal - la punta di diamante dell'antiterrorismo israeliano fondata nel 1957 dall'ufficiale di intelligence Avraham Arnan - avrebbe rivestito un ruolo politico di enorme portata mentre l'eventuale fallimento avrebbe determinato sia "il collasso della politica israeliana" (p.40) sia "un effetto devastante sullo spirito del paese" (p.51). Sotto il profilo strategico fu necessario il lavoro sinergico del primo ministro, del ministro della Difesa Peres, del Mossad - a capo del quale vi era Yitzhak Hofi - del Servizio Informazioni Militare coordinato da Shlomo Gazit e soprattutto della professionalità della Sayeret comandata da Netanyahu. Sotto il profilo tattico le difficoltà della sua esecuzione dipendevano sia dalle scarse informazioni sull'obiettivo primario, sia dalla necessità di salvaguardare l'effetto sorpresa, sia infine dalla esigenza di prendere "rapidamente il controllo dell'area tenuta dai terroristi e dagli ugandesi prima che avessero la possibilità di eliminare gli ostaggi" (p.70). Operativamente la liberazione degli ostaggi e l'eliminazione dei nemici si svolse in un arco temporale brevissimo - un'ora circa - e implicò il coinvolgimento di un centinaio di uomini suddivisi tra otto squadre di assalto della Sayeret, da squadre di difesa periferica coadiuvate dai paracadutisti e dalle brigate Golam in funzione di truppe di supporto. Quanto alla fasi della sua realizzazione, queste si articolarono in tre momenti: l'atterraggio degli Hercules e lo sbarco dei parà in attesa di attaccare il terminal dell'aeroporto di Entebbe, l'assalto e l'eliminazione da parte della Sayeret delle sentinelle ugandesi e infine l'irruzione nel terminal allo scopo di liberare gli ostaggi - alloggiati nella hall principale -, di eliminare i terroristi - collocati al primo piano - e i soldati ugandesi alloggiati nel secondo piano. Il successo dell'operazione - nonostante la morte sul campo del comandante Netanyahu - rappresentò un esempio paradigmatico per tutte le unità di élite antiterroristiche del mondo.
Argomento: Terrorismo - Recensione di Giuseppe Gagliano (12/09)
Copertina La Violenza Rivoluzionaria di Isabelle Sommier, Derive E Approdi
L'autrice - direttrice del Centro di ricerche politiche della Sorbona - è considerata una delle più autorevoli studiose francesi dei movimenti antagonisti e del terrorismo di sinistra del Novecento. Se da un lato l'autrice considera di fondamentale rilievo gli studi sociologici tarrawiani - pur distanziandosene soprattutto per la sostanziale ambiguità semantica e teorica del concetto di ciclo di mobilitazione (servendosi dei rilievi critici di Neveu) - dall'altro lato ritiene opportuno definire preliminarmente sia il concetto di violenza politica mutuato da Gurr ("attacco collettivo compiuto all'interno di una comunità politica, rivolto contro un regime politico, i suoi membri e le sue pratiche") sia quello di violenza terroristica ("l'esercizio di una violenza cieca con un forte impatto mediatico che colpisce la popolazione civile, seguendo un principio di distinzione tra vittime e obiettivi"). Ebbene, il nodo tematico centrale del saggio, consiste nella individuazione di costanti sociologiche tra i movimenti antagonisti europei - tedesco, francese e italiano - del sessantotto e del settanta - e quelli omologhi in Giappone e Stati Uniti, raffronto che le consente di sottolineare come la radicalizzazione dei movimenti fu determinata dalla repressione, dalla nascita dei contromovimenti (favoriti implicitamente o esplicitamente dal sistema) e dalla concorrenza tra organizzazioni. Infine, riveste un significato particolare l'ultimo capitolo, nel quale la Sommier riconosce sia l'efficacia dei dispositivi repressivi messi atto - in particolare si sofferma su quelli italiani - sia il ruolo determinante svolto dai pentiti e dai dissociati nello smantellamento dei movimenti terroristici.
Argomento: Terrorismo - Recensione di Giuseppe Gagliano (09/09)
Copertina Le Renseignement et la Lutte contre le Terrorisme: Stratégies et perspectives di Jacques Baud, Lavauzelle 2005
Se già nei precedenti saggi l'Autore - uno dei più noti studiosi di intelligence e di terrorismo a livello internazionale - aveva preso in attenta considerazione la diversa tipologia dei terrorismi, adesso nella prima parte del saggio individua anche le metodologie offensive del terrorismo (le bombe, gli attentati suicidi, la presa di ostaggi), le fonti di finanziamento (illegali o meno), la loro struttura interna (sovente caratterizzata da una dimensione politica e militare), le forze estreme di terrorismo o superterrorismo che comprendono quello nucleare, biologico, chimico, il cyberterrorismo che utilizza la guerra informatica per danneggiare le infrastrutture critiche e infine il terrorismo asimmetrico. Nella seconda parte - dopo aver distinto tra le diverse tipologie di intelligence (quello di difesa, quello di polizia che si occupa di identificare gli autori potenziali, quello operativo che raccoglie informazioni utili per l'azione a livello tattico) - Baud sottolinea nel contempo l'urgenza e la necessità di oltrepassare l'attuale divario tra intelligence esterna e interna anche cercando di delimitare con esattezza gli ambiti operativi distinguendo tra intelligence di anticipazione, di investigazione e di documentazione. Sotto il profilo storico, il contrasto al terrorismo si è concretizzato ora utilizzando la tortura - esempio questo estremo di controterrorismo - dalla quale possono mutuarsi informative di discutibile credibilità per quanto necessarie a livello tattico - ora attraverso la delazione da parte della società civile o più recentemente attraverso le fonti elettromagnetiche. Ad ogni modo, non pochi rimangono i problemi per attuare una strategia di controterrorismo e antiterrorismo efficace: la quantità di informazioni, il loro uso e il loro coordinamento. Dopo aver passato in rassegna alcuni delle principali strategie messe in atto dai paesi europei nel contrasto al terrorismo (l'ATCSA inglese,il TRACFIN francese) Baud sottolinea come il contrasto alla eversione si sia concretato ora nella cooperazione bilaterale tra servizi, ora in quella multilaterale mentre sul piano squisitamente operativo sono stati messi in campo approcci diversificati che vanno dalle eliminazioni extragiudiziali della Mista-Avarim israeliana alla guerra dell'informazione fino alla negoziazione attraverso concessioni parziali.
Argomento: Terrorismo - Recensione di Giuseppe Gagliano (08/09)
Copertina Encyclopédie des terrorismes et violences politiques di Jacques Baud, Lavauzelle 2003
L'autore - proveniente dai servizi segreti svizzeri - è considerato uno specialista di conflitti moderni e dei metodi della guerra segreta: in questo ampio volume studia i diversi gruppi terroristici o violenti moderni analizzandone la struttura, gli obiettivi, le strategie, i metodi di finanziamento, le tecniche operative e gli organigramma. Nella ovvia impossibilità di esaminare le singoli voci - data la vastità dell'opera - prenderemo in esame i presupposti metodologici su cui si costruisce il saggio. Nel corso di lunghi anni di attività di intelligence, Baud ha maturato la convinzione che esista in primo luogo un legame indissolubile tra antiterrorismo e controterrorismo; in secondo luogo, che esista la possibilità di categorizzare il terrorismo a partire da due coppie concettuali - terrorismo emozionale/razionale, terrorismo costruito sul sostegno popolare forte/debole; in terzo luogo, che al di là delle forme specifiche attraverso le quali si manifesta (l'autore ne individua otto indicandole nel terrorismo islamico, di guerriglia, politico e di guerriglia, ecofondamentalista, antiabortista, narcoterrorista, di droit commun, di mafia e marginale) a livello di organizzazione interna questo può concretarsi sostanzialmente in tre strutture: "en etoile" tipica dei piccoli gruppi, "decentralisee" caratteristica dei gruppi terroristici tradizionali e infine "en reseau" tipica dei gruppi terroristici moderni come Al-Qaida. Se è vero che la collaborazione tra intelligence determina ottimi risultati - l'autore cita a tale riguardo quella tra la DST e la SVD olandese nel contrasto della Gia islamica in Francia nel 2000 - e se è: vero che certamente la Homeland americana potrebbe rappresentare una buona contromisura (per quanto la sua credibilità dovrebbe fondarsi su un sistema di intelligence appropriato che neanche Israele possiede), le contromisure messe in atto dagli stati sono certamente varie e comprendono anche gli squadroni della morte di cui l'autore illustra l'ambiguità (si pensi alla Mistavarim israeliana che opera clandestinamente nei territori occupati basandosi sul concetto di azione preventiva) o la barriera antinfiltrazione che riposa essenzialmente sulla combinazione di un dispositivo statico e dinamico (come la Linea Morice creata nel 1957). Fra le innumerevoli voci inserite dall'autore, la nostra attenzione si è rivolta a quella dei Black Bloc che consideriamo di particolare interesse visti gli avvenimenti di Genova. Secondo Baud, questo gruppo di individui si riunisce temporaneamente in determinate occasioni allo scopo di praticare una strategia offensiva anticapitalista di natura mista perché posta a metà strada tra il terrorismo e la guerriglia urbana, servendosi naturalmente di internet con finalità di guerra psicologica. Inoltre è arduo negare l'esistenza di vincoli assai stretti tra i Black Bloc e il Dan di Seattle, il Reclaim the streets inglese e la Ruckus society californiana.
Argomento: Terrorismo - Recensione di Giuseppe Gagliano (08/09)
Copertina La Guerre asymétrique ou la Défaite du vainqueur di Jacques Baud, Editions du Roche
L'autore - uno dei più autorevoli studiosi di intelligence e strategia a livello internazionale - illustra con uno stile elegante e diretto gli aspetti principali della guerra asimmetrica. E' difficile negare che uno degli aspetti di novità emersi dalla storia contemporanea sia in primo luogo la centralità dell'informazione che si manifesta travalicando le distanze, influenzando le scelte politico-militari, conferendo maggiore influenza o togliendola, manifestandosi secondo una modalità universale e interdipendente; il secondo elemento è certamente la diffusione di una violenza determinata da passioni culturali, etniche caratterizzate da spietata brutalità. Il terzo elemento è relativo alla trasformazione del concetto di spazio: accanto a quello geopolitico si affianca l'infosfera, dimensione per eccellenza della manipolazione, il cyberspazio nel quale l'informazione numerica circola e permette l'interazione degli attori. Ebbene l'insieme di questi due elementi determina la guerra cibernetica che può prendere forma ora nel cyberterrorismo ora nella cyberpropaganda che attraverso internet consente agli attori asimmetrici di avere un contatto diretto con il pubblico completando l'azione dei media. Il quarto elemento consiste nell'approccio strategico indiretto - sorto con Sun-tzu e sviluppato dal Patto di Varsavia - finalizzato a modificare il sistema nemico. Il quinto elemento della guerra asimmetrica non consiste nella ricerca della superiorità - come nella guerra tradizionale - ma nella conversione della superiorità dell'avversario in debolezza (come la guerra del Vietnam e l'Ezln provano ampiamente). Ma attraverso quali strumenti la guerra asimmetrica si manifesta? Baud ne individua ben quattro: la non violenza, la violenza politica (quella dei black block), il terrorismo e la guerra della informazione. Particolare interesse riveste l'analisi del terrorismo la cui proteiforme natura l 'autore riesce a imbrigliare in una chiara tipologia: il terrorismo denominato "de droit commun" che si basa sul terrore per soddisfare degli obiettivi esclusivamente criminali (come la mafia o il narcoterrorismo), il terrorismo marginale che tenta di innestare un processo rivoluzionario ma in assenza di un assenso popolare (sovente questa tipologia si fonda sulla teoria del fuoco di Che Guevara) come nel caso della Raf e di Action Directe, il terrorismo politico che pianifica la distruzione della autorità costituita per crearne una nuova conducendo una guerra sovversiva (p.e.l'Eta) e che indubbiamente possiede una connotazione ideologica. Particolare interesse riveste il processo rivoluzionario marxista che si costruisce a partire da fasi ben precise: la realizzazione di una base popolare attraverso la propaganda e la disinformazione volta a corrodere l'ordine sociale attraverso il sabotaggio, la formazione militare dei militanti che comporta la distruzione degli avversari - realizzando gerarchie parallele - attraverso la guerriglia ed infine la realizzazione di una nuova struttura politica e sociale. Dopo aver individuato alcune caratteristiche di rilievo della riflessione di Guevara e Marighella, Baud si sofferma sul terrorismo di guerriglia praticato nell'ambito di una guerra di liberazione, su quello a causa unica di natura ecofondamentalista e infine sul terrorismo di stato di cui fu fatto ampio uso durante la guerra fredda da parte del totalitarismo attraverso la polizia segreta. Ebbene, a questo punto, quale strategia efficace è necessario utilizzare se non quella basata sulla intelligence, sulla strategia e l'azione? Sul fronte della intelligence questa si manifesta in quella di investigazione o di polizia, di documentazione e di anticipazione che costituisce la forma più complessa perché implica la necessità di prendere decisioni sul futuro. Al di là della tassonomia, l'autore non si nasconde il fatto che la presenza di forti rivalità tra intelligence e esterna, superata dall'Olanda con la loro unificazione, la scarsa collaborazione tra servizi dei paesi europei e non renderà sempre più difficoltoso attuare una strategia adatta che ad ogni modo - per essere efficace - dovrà essere olistica perché dovrà cercare di attuare una sintesi o combinazione di mezzi offensivi e difensivi, civili e militari e dunque controterroristici e antiterrostici, attraverso la guerra del sapere - p.e. lo spionaggio informativo -, la maskirovska -insieme di dissimulazione e disnformazione -, la capacità di influenzare (per esempio una popolazione aumentando la sua capacità combattiva) e la cooperazione tra i media attraverso un gentlemen's agreement.
Argomento: Terrorismo islamico in Bosnia - Recensione di Giuseppe Gagliano (07/09)
Copertina Jihad nei Balcani di John R. Schindler, Editrice Goriziana
L'autore - docente di Strategia al Naval War College ed ex analista della NSA - esamina in modo ampio e sistematico il ruolo che l'integralismo musulmano ha avuto sia nella genesi della Repubblica bosniaca che nella diffusione del terrorismo internazionale. Il panislamismo si diffuse nei Balcani sia grazie ai Fratelli musulmani - sorti nel 1928 grazie a Hassan al-Banna - sia grazie ai Giovani musulmani nati nel 1941 che diedero un contributo di rilievo durante la seconda guerra mondiale collaborando con la Gestapo e esortando i propri affiliati a divenire membri della XII Divisione volontari di montagna delle Waffen SS. Durante la dittatura titina, numerose libertà della minoranza musulmana furono profondamente ridimensionate e i Giovani musulmani furono considerati un gruppo terroristico con forti legami in Iran e Sudan. Proprio allo scopo di prevenire le modalità eversive dei Giovani musulmani,il KOS - il servizio segreto militare di controspionaggio titino - si infiltrò nei gangli vitali della organizzazione musulmana ed in particolare nell'SDA, la più importante organizzazione politica musulmana fondata da Izetbegovic la cui principale finalità consisteva nella creazione di una Bosnia musulmana sulla base dei principi politico-religiosi dell'integralismo panislamista. Dopo la fine del comunismo titino, allo scopo di realizzare questo ambizioso progetto, Izetbegovic ristrutturò l'SDA secondo una modalità organizzativa simile a quella leninista, servendosi delle moschee come avamposto per reclutare, attuando una guerra psicologica rivolta all'Europa e agli Usa volta a camuffare la vera natura integralista del suo programma politico, istituendo nel 1991 la Lega patriottica - formazione paramilitare -, il servizio segreto - denominato MOS - ed infine l'organizzazione nota come Allodole finalizzata alla eliminazione degli oppositori presenti all'interno del partito. Sotto il profilo delle alleanze politiche e finanziarie, queste furono ampliate durante la guerra bosniaca e presero forma attraverso la criminalità organizzata - in particolare con Prazina e Tapalovic -, collaborando attivamente con la Vekak iraniana, con Hezbollah, con il Gruppo islamico egiziano, la GIA algerina e il Centro islamico di Milano, ma soprattutto con Bin Laden e la Lega musulmana servendosi di ONG e di banche di copertura. L'agit-prop promosso da Izetbegovic - e dall'Iran - fu di tale efficacia da consentirgli di avere il sostegno attivo della amministrazione Clinton e della DIA, della BND, dell'Onu - con l'eccezione dei comandanti Mackenzie e Morillon - e di gran parte degli analisti americani (fra i quali Roy e Esposito) che non compresero la reale natura della progettualità politica dell'SDA gettando in tal modo le premesse per il consolidamento e la diffusione del terrorismo islamico. Solo fra il 1995 e il 1997 - poco dopo gli accordi di Dayton e il fallito attentato a Giovanni Paolo II - l'intelligence - ed in particolare il SISMI con l'operazione "Sfinge" e la DGSE dopo gli attentati della Gia in Francia - incominciò a prendere coscienza di come la Bosnia musulmana fosse diventata la principale esportatrice del terrorismo islamico sia in Europa, sia in Russia - in particolare in Cecenia - sia infine in America. A tale riguardo, dopo l'11 settembre l'intelligence americana accertò senza alcun dubbio che ben tre terroristi - fra cui l'addestratore Zammer - avevano ricevuto una preparazione militare proprio in Bosnia. Ebbene, proprio per la natura proteiforme di Al Qa'ida l'offensiva europea e americana dovr&agrava; - secondo l'autore - costruirsi a partire da una dimensione strategica che non escluda nessuna opzione.
Argomento: Antiterrorismo israeliano - Recensione di Giuseppe Gagliano (07/09)
Copertina Fratelli Guerrieri di Cohen Aaron, Longanesi 2009
Formatosi inizialmente alla Accademia militare "R. Land" dove - grazie al comandante col. Bowman - comprenderà da un lato la fondamentale importanza a livello storico-militare delle forze speciali israeliane e dall'altro lato acquisirà maggiore sicurezza e consapevolezza psicologica - Aaron intraprenderà il programma di educazione linguistica Ulpan allo scopo di diventare cittadino israeliano e membro delle forze speciali. Portatolo a termine positivamente, per un breve lasso di tempo vivrà in un kibbutz per completare la sua formazione che avrà modo di concretarsi sotto il profilo militare attraverso un duro addestramento fisico e psicologico svolto al Wingate Institute - il centro sportivo delle special forces - e alla base militare "Mitkan Adam" sede ufficiale per l'addestramento militare delle forze speciali. Sotto il profilo psicologico, l'educazione impartita lo modificherà profondamente ricondizionandolo allo scopo di abituarlo alle tecniche di combattimento - quali il Krav Maga -, all'uso dell'M-16, a marcie estenuanti, all'uso della mimetizzazione e infine alla ricognizione topografica. Il passaggio successivo - l'ingresso alla Scuola antiterrorismo israeliana - costituirà il coronamento della formazione militare di Aaron. Il paradigma sul quale sarà costruito il suo iter formativo sarà ispirato al significato dell'emblema della scuola, vale a dire all'uso della astuzia, della silenziosità, della flessibilità mentale, iter formativo che prenderà forma nei programmi denominati LOZ (addestramento in ambiente terrestre) e PRAT (tiro e maneggio armi), nella disamina analitica dei successi e dei fallimenti delle operazioni antiterroristiche israeliane e naturalmente nella infiltrazione tra i gruppi terroristici palestinesi. Ebbene, l'insieme delle competenze acquisite lo metterà in grado di comprendere chiaramente come le priorità antiterroristiche siano quelle non di reprimere alla cieca ma di individuare accuratamente i burattinai del terrorismo palestinese, di comprenderne il modus operandi.C onclusa la formazione altamente specialistica ricevuta presso la Scuola di antiterrorismo, dopo un periodo di transizione - caratterizzato da forti problemi di socializzazione e di depresssione determinati dal brusco passaggio dalla attività militare operativa alla vita civile - Aaron deciderà di mettere a frutto con successo le competenze acquisite fondando l'IMS Security a Los Angeles, società addetta alla sicurezza dei vips e all'addestramento delle forze dell'ordine. La parte conclusiva del volume è dedicata ad una sinossi informale sulle profonde differenze tra le strategie antiterrostiche israeliane - le più efficaci in assoluto secondo l'autore - e quelle delle forze speciali statunitensi, differenze che si possono agevolmente indicare nell'abuso della tecnologia da parte americana e nella sua incapacità da un lato di comprendere che la strategia più adeguata è quella della strutturazione a più strati che attraversano la società civile coinvolgendo nella difesa attiva antiterrostica le infrastrutture militari e civili - scelta che consente a Israele di mobilitarsi in quarantotto ore - e dall'altro lato di capire che la tecnica della irruzione dinamica pratica dalle forze speciali americane è da scartare per la sua pericolosità al contario di quella israeliana. D'altra parte anche a livello di maneggio delle armi, l'addestramento israeliano abituando "l'operativo a spostare il baricentro dello scontro verso il terrorista " consente un contrasto più efficace. Infine, Aaron con estrema chiarezza e senza lasciare adito a dubbi o scrupoli morali, sottolinea come l'enfasi posta - sia da parte americana che da parte europea - sul rispetto ad oltranza dei diritti civili costituisca un grave limite all'attuazione di una efficace politica antiterroristica.
Argomento: Hezbollah - Recensione di Giuseppe Gagliano (07/09)
Copertina Hezbollah. Fatti, luoghi, protagonisti, testimonianze a cura di Sabrina Mervin, Epoché 2009
Il saggio - frutto del lavoro collettivo di numerosi ricercatori del CNRS francese - si colloca in un'ottica esplicitamente ed apertamente ostile alla politica americana in Medioriente ed in modo particolare contraria ed avversa alle scelte deleterie promosse dalla amministrazione Bush (per l'esattezza il saggio indica in Powell, Condoleeza Rice, Ross, Crocker i principali fautori della collocazione di Hezbollah fra i principali gruppi terroristici), contarietà che nasce dalla notevole apertura di credito mostrata dagli autori nei confronti del mondo arabo. Rispetto alla saggistica consueta il volume programmaticamente ignora la dimensione militare di Hezbollah per sottolineare l'importanza di altri aspetti della galassia del movimento islamico. Sul fronte delle relazioni estere i legami più stretti sono stati stabiliti in primo luogo con l'Iran sia sul piano politico religioso - grazie alla comunanza di dottrine religiose tra sciiti libanesi e iraniani - che sul piano militare attraverso l'addestramento e la fornitura di armi pesanti quali i razzi Katiusha e i missili Zelzal 2 e in secondo luogo con il Cpl grazie al ruolo avuto da Gibral Basil. Meno rilevanti - ma non per questo trascurabili - sono le relazioni con la Siria. Sotto il profilo religioso gli autori del volume non possono che evidenziare l'indissolubile binomio tra nazionalismo e teoria religiosa khomeinista, legame che suggella l'alleanza tra trono e altare e che di conseguenza vede negli ulema gli unici autentici dirigenti del movimento che attraverso due istituzioni - la marja'iyya e il Consiglio superiore sciita - attuano le scelte politiche determinanti. Sia sufficiente riflettere sul ruolo rivestito dalla istituzione denominata "Mobilitazione culturale" la cui finalità egrave; proprio quella di concretizzare il binomio politica-religione attraverso l'organizzazione dei raduni politici e delle commemorazioni. Ma affinché le scelte politico-religiose penetrino in modo capillare nei gangli della società civile il movimento-partito Hezbollah si serve sia delle associazioni volte a promuovere l'istruzione quali l'Associazione per l'istruzione e l'insegnamento con sede a Uzai, l'Associazione per l'insegnamento della religione islamica, sia delle fondazioni filantropiche e sanitarie (finalizzate anche al sostegno delle vittime della guerra) e sia infine dei media la cui attività è in gran parte panificata dalla Unità di Informazione centrale che procede di pari passo con l'Unità di Informazione di guerra. Concretamente la psychological warfare si articola in radio - come Al Nur fondata nel maggio del 1988 - in periodici - quale ad esempio Al Akhbar che cerca di creare le condizioni per una alleanza politico-culturale tra la sinistra araba e il nazionalismo - e nella televisione attraverso Al-Ahd. Ebbene a tale riguardo gli autori evidenziano la grande efficacia dimostrata da questi strumenti nell'educare la società civile condizionandola in funzione antiebraica.
Argomento: Rote Armee Fraktion - Recensione di Giuseppe Gagliano (07/09)
Copertina Rote Armee Fraktion - Il caso Baader-Meinhof di Stefan Aust, Il Saggiatore 2009 (26 Euro)
Non c'è dubbio - come testimonia l'ampio saggio del giornalista Aust del Der Spiegel - che i protagonisti indiscussi della Raf saranno Gudrun Ensslin - di formazione evangelica, attiva militante della Spd e amante di Baader -, Andreas Baader maoista convinto e interprete di un odio fanatico verso lo stato capitalistico e le istituzioni militari e Ulrike Meinhof-giornalista del konkret( fondato da Manfred Kapluck che diverrà suo marito), intellettuale prima comunista e poi di estrema sinistra che non tarderà a dimostrare le proprie doti di antagonista protestando contro la visita dello scià di Persia nel 1967 e successivamente - nel 1968 - contro l'editore Springer. Tuttavia - per sua stessa ammissione - la scelta verso la lotta rivoluzionaria sarà compiuta solo quando conoscerà in prigione la Ensslin la cui intransigenza ideologica la pervaderà interamente. Solo in un secondo momento al triumvirato si uniranno Holge Meins e Jan Carl Raspe. Sotto il profilo operativo, il nucleo storico della Raf - il cui acronimo unitamente al celebre logo nasceranno solo nel 1971 - agirà dal 1969 al 1972 in Germania (grazie alla copertura della Stasi e all'addestramento nell'uso delle tattiche della guerriglia urbana, del kalashikov e delle granate ricevuto da Abu Hassan - appartenente ad Al-Fath-adAmman) servendosi delle rapine in banca per autofinanziarsi e delle autobombe per gettare i germi della rivoluzione. A tale riguardo, saranno particolarmente significativi l'attentato ai danni del giudice federale Buddenberg e quelli portati in essere contro i circoli ufficiali americani di stanza in Germania in segno di protesta contro la guerra del Vietnam. La strumentazione giuridica e di intelligence messa in opera dalle autorità tedesche prenderà corpo sia attraverso la collaborazione tra la Bfv e Bnd allo scopo di intercettare le conversazioni tra prigionieri e legali nella prigione di Stammheim (presso la quale rimarranno dal 1972 fino alla morte) sia attraverso la riorganizzazione della Bka ad opera di Klaus e successivamente di Herold (grazie al quel nel 1972 saranno arrestati) sia infine attraverso la promulgazione di strumenti giuridico-repressivi ad hoc (come l'introduzione dell'art.231 del Codice penale grazie al quale era possibile proseguire il processo a carico degli imputati anche in loro assenza). Nonostante la prevedibile condanna all'ergastolo nel 1977, i successori della Raf proseguiranno l'azione terroristica nel 1975 attraverso due distinti gruppi terroristici: il primo denominato Movimento del 2 giugno concretizzerà la propria strategia attraverso il sequestro del leader della Cdu Lorenz e attraverso l'attentato alla ambasciata della Repubblica federale a Stoccolma - mentre il secondo - che agirà dal 1976 al 1977 - prenderà il nome di Commando U.Meinhof e sarà formato da Haag, van Dyck, Boock, Heissler, Becker, Hofman, Wisniewki e Wagner. Grazie allo loro risolutezza ideologica e all'addestramento ricevuto nello Yemen del sud da Haddad membro del Fplp, saranno in grado di mettere in atto significative azioni terroristiche di cui l'ultima - il dirottamento nel 1977 del Boeing 737 della Lufthansa - sarà coordinata dal capitano Mahmud e costringerà le autorità tedesche a far intervenire - con successo - il Gsg-9 (la celebre unità speciale antiterroristica )coordinata dal Ten.col. Wegner.
Argomento: Hamas - Recensione di Giuseppe Gagliano (06/09)
Copertina Hamas di Massimo Introvigne, Elledici 2003
E' difficile negare che il volume di Introvigne - direttore del Cesnur e collaboratore della rivista "Terrorism and Political Violence" - presenti dei contributi originali pur mantenendo un equilibrio di giudizio assai raro anche nel contesto della letteratura specialistica. Se è indubbio individuare in al-Qassam il precursore ideologico di Hamas, la sua appartenenza alla confraternita Tijaniyya - che lo influenzerà in modo decisivo - viene erroneamente sottovalutata. Non sorprende di conseguenza come nel contesto della letteratura specialistica - pur ponendo l'enfasi sul viscerale antisionismo presente nell'art.22 dello statuto del 1988 - si trascuri il fatto che per Hamas l'ideologia laica -presente nell'Olp - sia diametralmente opposta al pensiero religioso. A tale proposito - sottolinea Introvigne - il rifiuto della laicità equivale al netto rifiuto della laicità dello stato dal momento che la sua finalità è; quella di instaurare in Palestina uno stato retto dalla sharia ripristinando il califfato nei confronti del quale l'Olp è disinteressato. La fondamentale importanza che il fondamentalismo islamico possiede nei riferimenti ideologici di Hamas è dimostrata dal rifiuto radicale della autorità dell'Onu letta come il principale strumento del complotto ebraico. Nonostante la chiarezza del programma politico e nonostante la presenza negli Usa di Abu Marzuq - responsabile dell'ufficio politico - soltanto nel 1993 Usa e Israele riconosceranno la pericolosità di Hamas. Sotto il profilo militare la fondazione nel 1991 dei Battaglioni al Qassam rappresenta una svolta strategica di estremo rilievo nella lotta contro Israele tanto quanto l'uso sistematico di attentati suicidi - si pensi in particolare a quelli del 1994 e a quelli del 1996 - finalizzati anche a ostacolare qualsiasi processo di pace. Anche il sostegno dei Fratelli musulmani giordani - attraverso la mediazione di Re Hussein - costituirà una scelta politica di rilievo soprattutto perché finalizzata a recare danno ad Arafat. Quanto ai legami con al-Qa'ida, Introvigne evidenzia non poche differenze fra le quali una delle più significative consiste nelle scelte strategiche: "le evoluzioni della situazione palestinese fanno apparire i dirigenti di Hamas come i sostenitori di una linea leninista di rivoluzione in un solo paese contro la posizione trotzkista di al-Qa'ida" (p.63). Un altro chiarimento - anch'esso di estremo interesse - viene svolto dall'autore a proposito della matrice religiosa degli attentati suicidi:"è la cultura sciita che ha costruito una cultura della morte che non è più morte ma diviene paradossalmente significato della esistenza" (p.69). Ebbene proprio su questo aspetto le differenze con al-Qa'ida emergono con maggiore chiarezza: mentre i martiri di Hamas muoiono avendo come motivazione principale la umiliazione subita direttamente, i martiri di al-Qa'ida muoiono per una umiliazione subita indirettamente, determinata cioè dalle sofferenze del mondo islamico. In conclusione, il terrorismo di Hamas è un terrorismo ideologico che sorge da fattori religiosi. In secondo luogo il rifiuto della pace da parte di Hamas nasce dalla consapevolezza che, se realizzata, questa determinerebbe la deislamizzazione della questione palestinese consentendo in tal modo la realizzazione di uno stato laico.
Argomento: Hamas - Recensione di Giuseppe Gagliano (06/09)
Copertina Hamas di Khaled Hroub, Mondadori 2006
L'autore - direttore dell'Arab Project presso Cambridge e collaboratore di Al Jazeera - presenta al lettore italiano un breve saggio di media divulgazione storica costruita su una percezione della realtà storica profondamente dogmatica, filo-araba e in buona sostanza anti-israeliana e antiamericana. Se la genesi ideologica di Hamas è da rintracciarsi in modo indiscutibile nella filosofia politica dei Fratelli Musulmani - ed in particolare nelle riflessioni di Qutob -, quella puramente cronologica non può che fare riferimento al sorgere della prima Intifada e quindi al 1987. Nonostante gli aspetti marcatamente antisemiti del Manifesto fondativo, l'autore ne ridimensiona profondamente la portata sottolineando la profonda diversità tra l'antisionismo e l'antisemitismo. In merito alle finalità queste possono dispiegarsi a diverso livello: quelle relative alla politica interna sono volte alla realizzazione di uno stato islamico che comprenda l'intera Palestina (dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo), a liquidare politicamente al-Fatah divenendo il principale interlocutore a livello internazionale, a sostenere economicamente e a educare politicamente e religiosamente le masse palestinesi (p.e.la penetrazione politica presso l'Università di Bir Zeit costituisce una inequivocabile dimostrazione di finalità egemonico-culturale); quelle relative alla politica estera si concretizzano nella eliminazione politica e militare di Israele la cui presenza è ritenuta semplicemente inammissibile sotto tutti i punti di vista. Per quanto concerne gli strumenti messi in campo da Hamas questi fino a questo momento si sono concretizzati servendosi dell'ampia ventaglio strategico offerto dalla guerra asimmetrica (dalle manifestazioni di massa, agli scioperi, alla guerra psicologica fino agli attentatati suicidi) prescidendo dalla distinzione tra militari e civili. Infatti gli attentati suicidi sono valutati come una risposta proporzionale a quella israeliana. Ideologicamnete Hamas dichiara esplicitamente la piena legittimità della jihad. In relazione ai finanziamenti l'autore valuta il budget annuale in dieci milioni di dollari frutto del sostegno popolare e naturalmente dei consistenti finanziamenti dei paesi arabi il cui modus operandi nel contesto del capitalismo è letto positivamente da Hamas. Gran parte di questi finanziamenti -secondo l'autore - sono riservati al sostegno della popolazione e solo una minima parte alla attività militare. Infine, per quanto concerne la percezione del nemico, Israele viene vista come una nazione occupante, ampiamente protetta e tutelata dagli Usa, le sue azioni militari sono sempre lette come offensive ed espansionistiche mentre quelle di Hamas come esclusivamente difensive. Complessivamente - dunque - la rappresentazione che Hamas ha di sè stessa è tipica della propoganda integrista e non presenta tratti di particolare novità rispetto a quella che fu propria dell'Olp di Arafat.
Argomento: Servizi segreti - Recensione di Giuseppe Gagliano (04/09)
Copertina L'Anello della Repubblica di Stefania Limiti, Chiarelettere 2009 (16 Euro)
L'autrice - giornalista professionista e collaboratrice dell'Espresso, Left, Rinascita della Sinistra e Aprile - ricostruisce la complessa e enigmatica vicenda di un servizio segreto italiano parallelo a quello ufficiale denominato "Anello" partendo da fonti cartacee e orali esigue, incomplete e filtrate da pesanti ipoteche ideologiche analoghe a quelle di De Lutiis, Giannulli - suo mentore -, Cipriani e Flamigni. L'Anello sarebbe sorto nel '43 ad opera del direttore del Sim Roatta che pochi anni dopo avrebbe affidato la direzione dello stesso ad un misterioso personaggio -Otimsky - generale israeliano e membro del Mossad (se non adirittura direttore del celebre servizio israeliano) e sarebbe rimasto operativo fino al 1981. La denominazione di Anello sarebbe stata data negli anni settanta da Andreotti principale referente politico del servizio parallelo il cui scopo era quello di ostacolare l'avanzamento delle sinistre (finanziando, per esempio, il Psi allo scopo di allontanarlo dall'orbita del Pci). Le basi operative erano a Roma e a Milano (presso la Caserma dei Carabinieri di via Moscova) e i principali attori dell'Anello furono personaggi noti quali Cabassi, costruttore e finanziere, Tom Ponzi, investigatore privato, Grisolia, giornalista del Corsera, Pisanò e meno noti ma altrettanto influenti quali padre Zucca, il ten.col. Titta e il col. Musumeci Benincasa, capocentro del Sid dal 1971 al 1991, e Carlo Fumagalli dei Mar. Quanto al ruolo operativo svolto a vario titolo da questi personaggi, l'autrice sulla base di indizi assolutamente generici ne ipotizza il coinvolgimento in alcuni dei casi più oscuri e drammatici della Repubblica quali il caso Moro, il caso Cirillo e l'evasione di Kappler dall'ospedale militare Celio.
Argomento: Sisde - Recensione di Giuseppe Gagliano (04/09)
Copertina Una vita da spia di Emilio Randacio, Bur Rizzoli 2008, (9,50 Euro)
L'autore - cronista giudiziario de "la Repubblica" - esamina con dovizia di particolari l'ascesa e la caduta di Marco Bernardini ex picchiatore neofascista e membro del Fronte della Gioventù divenuto agente operativo del Sisde tra il 1980 e il 1990. Ebbene, al di là delle vicende squisitamente biografiche, vi sono alcuni elementi di indubbio interesse per la storia della sinistra extraparlamentare italiana e della intelligence che meritano di essere sottolineate. In primo luogo, la cooptazione all'interno della intelligence avveniva sulla base di contatti personali affidabili; in secondo luogo, i pagamenti in qualità di collaboratore erano effettuati in contanti evitando quindi di passare attraverso le banche o il Ministero del Tesoro. In terzo luogo, sia l'intelligence civile che quella militare avevano propri infiltrati di fiducia all'interno di tutta l'area antagonista (nel caso specifico Bernardini con assoluto successo si era infiltrato nel Collettivo dei Volsci, l'ala ritentuta più intransigente dell'Autonomia), infiltrati che naturalmente operavano l'uno all'insaputa dell'altro. A tale riguardo, la testimonianza di Bernardini - filtrata da Randacio - sugli strettissimi legami tra la sinistra extrapalamentare e i movimenti terroristici- Ira, Olp e Eta - riceve una ulteriore conferma( in particolare emerge con estrema chiarezza il sostegno logistico e addestrativo fornito da Cuba). In quarto luogo,la penuria di mezzi fornito agli agenti operativi stride chiaramente con i numerosi privilegi di cui godevano i vertici del Sisde. In quinto luogo, le operazioni a rilevanza internazionale condotte in quel periodo - allo scopo di prevenire o semplicemente di analizzare con assoluta chiarezza gli organigrammi e le fonti di finziamento - venivano svolte in stretta collaborazione con la Cia e il Mossad il cui modus operandi - lo sottolinea non senza una vena di ironia l'autore - era improntato ad una assoluta naturalezza e dunque lontano dalle pastoie burocratiche della nostra intelligence. In sesto luogo, emerge un dato di grande rilievo in relazione alla ragnetala di rapporti tra il nuovo terrorismo - quello delle Nuove Brigate Rosse - e i rifiugiati politici in Francia, legame che trova riscontro anche nella fitta relazione intessuta con i detenuti. In settimo luogo- quasi a margine del volume - si delinea un quadro opaco ma di grande interesse sui legami indiretti e quindi non penalmente perseguibili tra le associazioni antagoniste - segnatamente Amarc e la rivista milanese "Guerra e pace" - e gli esponenti del nuovo terrorismo. Infine, l'autore non omette di porre l'enfasi - nè d'altronde avrebbe potuto dimenticarsene visto che proprio questo era lo scopo del volume - sia sullo sfruttamento cinico da parte dei vertici del Sisde operato nei confronti di Bernardini al quale - dopo molti anni di costruttiva collaborazione - non solo verrà negato un contratto di lavoro regolare ma verrà negato qualsiasi sostegno per inserisi nel mercato del lavoro sia sul ruolo decisivo della componente politica che, dopo aver indirizzato alla intelligence precise disposizioni sulla assoluta centralità rivestita dall'antagonismo, darà nuove disposizioni in base alle quali l'area antagonista non rappresentava più una priorità investigativa. Ma è proprio su questo aspetto che il dubbio prende il sopravvento sulla correttezza dell'operato della classe politica: questo cambio di direttiva era fondato o invece dettato dalla esigenza - da parte del governo Prodi -di attingere all'area no global come bacino elettorale? Sebbene la domada - come era prevedibile - non trovi alcuna risposta esplicita nel volume non è arduo arguire l'opinione sia dell'autore che dell'ex 007 italiano.
Argomento: Lotta al terrorismo - Recensione di Giuseppe Gagliano (01/09)
Copertina Israele e la guerra al terrorismo di Beniamino, Irdi e Nirestein, Luiss University Presso 2006
E' arduo negare che la genesi del terrorismo antisraeliano sia iniziata con la guerra egiziana nel 1954 di fronte alla quale lo stato maggiore israeliano attuò da un lato - attraverso Dayan - una strategia di incursioni nei centri di provenienza del terrorismo al fine di raffreddare il sostegno della società civile e, dall'altro lato, attraverso la realizzazione della Unità 101 - la prima unità speciale per contrastare il terrorismo - Israele sarà in grado di mettere in atto un dispositivo di controterrorismo rapido ed efficace. L'escalation offensiva antisraeliana subirà un incremento rilevante con l'ascesa politica di Arafat nel 1960, con lo nascita dell'Intifada a partire dal 1983 e infine con l'affermazione politica di Hamas a partire dal 2006. Di fronte ad una modalità offensiva così variamente articolata, la reazione israeliana si dispiegherà attraverso l'uso della guerra limitata e della guerra a bassa intensità prendendo spunto dalle innovazione strategiche e tecnologiche portate in essere durante la guerra di Algeria e la guerra del Vietnam (si pensi a tale proposito all'uso degli elicotteri per sorvegliare il territorio, all'uso del search & destroy, all'uso degli inseguimenti notturni e soprattutto all'utilizzo -iniziato con Rabin - delle eliminazioni mirate, alla chiusira dei campi profughi e ai raids mirati). Sotto il profilo politico-giuridico, l'autore sottolinea come le modalità di contrasto del terrorismo non possano seguire le linee direttrici delle convenzioni internazionali pensate per la guerra convenzionale. Contrastare il terrorismo equivale a ridimensionare e/o rinunciare in parte alle garanzie fondamentali del diritto internazionale auspicando nel contempo la realizzazione di un diritto specifico che tenga conto della pluridimensionalità strategica del terrorismo. A tale proposito, l'assenza - da parte dello stato maggiore israeliano - di una definizione specifica del concetto di terrorismo non costituisce un limite operativo. Ad ogni modo, facendo proprie le riflessioni di Ben-Eliezer è possibile fornire da un lato una caratterizzazione sufficientemente flessibile e non controproducente sotto il profilo strategico-tattico: "l'uso e la minaccia dell'uso della violenza diretta intenzionalmente contro civili per raggiungere determinati obiettivi politici attraverso attacchi simbolici e adatti ad aumentare l'eco mediatica con lo scopo di piegare la volontà di una società o del suo governo" e dall'altro lato indicarne le principali componenti nel modo seguente: 1) il terrorismo colpisce il punto debole dello stato; 2) non tiene conto del diritto internazionale; 3) colpisce in modo indiscriminato senza operare alcuna distinzione tra civili e militari e infine 4) si serve di qualsiasi arma secondo la modalità del dual use. Tuttavia la complessità camaleontica del terrorismo, richiede una riflessione più ampia e articolata che l'autore compie alla luce di una comparazione tra la guerra tradizionale e quella a bassa intensità giungendo a indicarne con estrema precisione le pricipali caratteristiche. La guerra a bassa intensità presenta una sintassi specifica che prende forma secondo le modalità seguenti: possiede un ritmo lento poiché intende logoarare l'avversario, si attua attraverso piccoli attacchi continui nel tempo, sfrutta a proprio vantaggio l'asimmetria che la caratterizza intrinsecamente anche a livello tecnologico, si costruisce su un consenso ampio da parte della società civile servendosi di una interpretazione della realtà fortemente connotota in termini ideologici e/o religiosi, fa un uso sistematico e pianificato delle tecniche di guerra psicologica, si serve del sostegno logistico, finanziario e militare di paesi esteri e amplifica i vantaggi che la mobilità può offrire. Ebbene, la risposta che lo stato maggiore israeliano ha dato si può in buona sostanza riassumere nel modo seguente partendo - sia chiaro - dall'assunto che un singolo evento è in grado di influenzare la sfera decisionale strategica: l'utilizzo di aerei spia, di armi di precisione e non letali in prima istanza, l'aumento della velocità di reazione all'offensiva terroristica attraverso unità speciali, la necessità di affiancare all'attività militare quella politico-diplomatica, l'occupazione fisica del territorio nemico anche con l'intento di raccogliere informazioni, l'indispensabilità di realizzare un coordinamento tra gli apparati di intelligence e quelli politico-militari e infine l'opportunità di controllare in modo capillare i confini e le vie di accesso anche attraverso l'uso di recinzioni.
Argomento: Indagini sul terrorismo - Recensione di Francesco d'Alessandro (09/08)
Copertina Milano Bagdad di Stefano D'Ambruoso, Mondadori
Scritto insieme a Guido Olimpio, firma del Corriere della Sera che da vent'anni si interessa di terrorismo internazionale, 'Milano-Bagdad' è il diario di guerra di Stefano D'Ambruoso, per otto anni Sostituto Procuratore della Repubblica a Milano, uno dei magistrati italiani più impegnati sul fronte dell'antiterrorismo. Il testo offre uno spaccato dell'attività investigativa svolta dall'autore, ripercorrendo, pur fra inevitabili omissioni, una serie di indagini su ambienti e personaggi legati all'estremismo islamico. Purtroppo il taglio dell'opera è eccessivamente giornalistico, talvolta, almeno così è parso allo scrivente, perfino ammiccante verso il lettore a caccia di 'spy-story'; la narrazione non segue un filo cronologico e le argomentazioni vengono svolte con eccessiva leggerezza, in assenza di note e riferimenti bibliografici: ne risulta un testo confuso e piuttosto superficiale, utile soltanto per catturare qua e là aneddoti e spunti di riflessione, talvolta anche interessanti anche se quasi mai originali. In definitiva si tratta di una lettura forse appagante per il lettore occasionale, ma di certo deludente, considerate anche le potenzialità dell'opera, per chi fosse realmente interessato ad approfondire l'argomento.
Argomento: Terrorismo - Recensione di Francesco d'Alessandro (11/05)
Copertina Terrorismo di Caleb Carr, Mondadori (16,60 Euro)
Carr vorrebbe predire il fallimento di qualsiasi opzione terroristica partendo da un assunto di base alquanto discutibile: "(il) terrorismo non è che la denominazione contemporanea e il moderno sviluppo della guerra deliberatamente scatenata contro civili con lo scopo di annientarne il sostegno a quei leader e a quelle linee di condotta politica biasimati da coloro che di tali violenze sono responsabili". A dimostrazione della sua tesi l'autore propone un elenco interminabile, composto da fatti noti ai più, di campagne terroristiche rivelatesi infruttuose o addirittura controproducenti: stati sovrani, guerriglieri o gruppi criminali che si siano accaniti contro la popolazione civile, lungi dall'indebolirne la coesione, hanno invece fortificato la resistenza del nemico e allontanato, o reso impossibile, la vittoria. Tracciare una linea continua attraverso i secoli per ricavare una serie di "Lessons of Terror", così si intitola il testo oltreoceano, è a mio avviso un'operazione anti-storica e si rivela comunque un'impresa ben oltre le capacità dell'autore. La sintesi di duemila anni di storia militare proposta nel libro risulta noiosa e incredibilmente approssimativa. Le legioni romane impegnate a domare le rivolte oltre il Reno, gli orrori della guerra dei Trent'anni, le armate napoleoniche alla conquista dell'Europa, il bombardamento strategico alleato nella seconda guerra mondiale, Al Quaeda e l'11 settembre sono, secondo Carr, manifestazioni di una identica scelta strategica declinata e perfezionata in funzione del momento storico in cui è stata perseguita. La definizione iniziale del fenomeno sembra ignorare gli aspetti religiosi e, forse più importante, economici dell'attuale terrorismo islamico che sfruttando le leve di un fondamentalismo esasperato e minime risorse materiali, appare in grado di imporre ai suoi nemici un prezzo estremamente elevato in termini di vite umane, costi economici e diminuzione delle libertà civili. Negando l'assunto di base e la validità delle osservazioni che ne discendono, non resta del libro che un riassunto opaco e superficiale delle guerre più note dei secoli scorsi scandito dalla ripetizione quasi ossessiva della tesi dell'autore, "fare la guerra ai civili è un'opzione fallimentare", concetto che ovviamente non necessita delle oltre duecento pagine del testo per essere illustrato. Il giudizio finale non può che essere pesantemente negativo.
Argomento: Terrorismo - Recensione di Cybercapitano web) (06/03)
Copertina Introduzione al terrorismo contemporaneo: metodi operativi, matrici ideologiche, protagonisti di Vittorfranco Pisano, Sallustiana Editore (24.000 Lire)
Questo sintetico saggio è apparso tre anni fa, ma per ovvi motivi torna questi giorni in libreria. L'autore (1943) è uno specialista: già colonnello della U.S. Military Police, insegna Relazioni internazionali presso la Troy State University (USA) e la John Cabot University di Roma. E' stato consulente della Sottocommissione per la sicurezza e il terrorismo del Senato degli Stati Uniti; docente presso il Defense Intelligence College di Washington; consigliere per gli Affari internazionali del Comandante in Capo di AFSOUTH e consigliere presso il Nato Defense College a Roma. Ha scritto inoltre numerose opere monografiche sul tema del terrorismo e della sicurezza e collabora con numerose riviste specializzate. Copertina
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Argomento: Terrorismo - Recensione di Cybercapitano - web) (06/03)
Copertina Osama Bin Laden. Il Terrore dell'Occidente a cura di Fabrizio Falconi e Antonello Sette, Fazi editore, 2001 (9,30 Euro)
Il libro è stato scritto e stampato a tempo di record e in parte risente della fretta ma offre senza dubbio le informazioni nel momento in cui la gente le richiede. Dopo una breve introduzione di rito, il libro entra subito nel merito con un capitolo sull'Islam, la Jihad e il fondamentalismo (pp.17-37). Seguono in ordine: la biografia di Bin Laden (pp.38-64); la descrizione dell'organizzazione religiosa e terrorista Al-Qaeda, "la base" (p.65-76); la cronologia degli attentati attribuiti a Bin Laden dal 1992 a oggi (pp.77-82); un'antologia dalle uniche otto interviste rilasciate da Bin Laden alla stampa araba e occidentale (pp.83-115). In appendice sono pubblicate la dichiarazione di Jihad del 1996 contro gli Americani che occupano la terra dei due luoghi santi (Palestina e Arabia Saudita, ndr.) e la fatwa (sentenza religiosa musulmana) del 1998 intitolata "Testo della dichiarazione del Fronte Islamico mondiale che incita alla guerra santa contro gli ebrei e i crociati". La prima parte del libro è molto, troppo scarna. L'analisi dell'Islam radicale e la descrizione di Al-Qaeda sono superficiali. Migliori sono la biografia di Bin Laden, la cronologia delle sue imprese. Per cercar di capire il personaggio, in assoluto sono più importanti le otto interviste e i due testi pubblicati in appendice: perlomeno sono informazioni date in prima persona, dalle quali uno può farsi un'idea di un uomo a metà fra l'ingegnere e il profeta, per i nostri canoni un paranoico, ma per molti seguaci una nuova guida militare e spirituale. Sia chiaro che bisogna prendere con beneficio d'inventario i testi tradotti in italiano attraverso una verosimile o dichiarata traduzione inglese, in qualche punto neanche ottima (p.es. "small arms" tradotto con "armi piccole"). Troppi nomi di persona e di organizzazioni andrebbero un minimo accompagnati da qualche nota e alcune frasi dei discorsi del nostro uomo risultano un po' oscure, vuoi perché destinate ad un pubblico islamico, vuoi perché ci mancano i parametri culturali per capirle, sempre che le traduzioni siano perfette. Proprio per evitare di parafrasare o interpretare male testi già antologici, ci asteniamo dunque dal riportarne stralci, lasciando al lettore l'analisi di frasi e proclami che purtroppo non sono solo esercitazioni retoriche. Copertina
Argomento: 11 Settembre - Recensione di Paolo Soprani (01/03)
Copertina Polvere di Spie di Massimo Franco, Baldini & Castoldi (12,90 Euro)
Franco prende spunto dagli attentati dell'11 settembre 2001 per spiegare quello che sono state le conseguenze di questo atto terroristico nella comunità americana dell'intelligence. Per fare questo si avvale dei pareri dei "think tank" più prestigiosi a livello internazionale, e sopratutto traccia un ritratto dell'Occidente come complice spesso consapevole degli stessi movimenti integralisti che hanno colpito gli Stati Uniti. Sotto accusa è il sistema di sicurezza finanziario di alcuni paesi occidentali, tra cui anche l'Inghilterra, che ha reso possibile per anni i traffici di denaro sporco ed anche speculazioni di grande portata. Si passa poi alla trattazione del cambio di mentalità a cui devono far fronte le agenzie di intelligence per restare al passo coi tempi con i nuovi nemici. La guerra asimmetrica, il mito della guerra senza lacrime, i rapporti tra i paesi arabi. Il tutto con un linguaggio comprensibile ed adatto a tutti. I temi trattati sono di attualità e spaziano tra diversi campi di interesse; in sostanza una buona lettura. 170 pagine. Massimo Franco, è inviato speciale di Panorama e commentatore politico di Avvenire. Dopo l'11 settembre è stato "visiting scholar" presso l'International Institute for Strategic Studies di Londra (IISS), che a quanto pare gli è servito per scrivere questo libro. Copertina
Argomento: Terrorismo - Recensione di Norbert (05/02)
Copertina La fabbrica del terrore di Jean Pierre Husson e Andrea Nativi, Editoriale Olimpia - Firenze 2001 (14,46 Euro)
Libro relativamente piccolo ma molto "denso", scritto da due noti giornalisti del settore difesa. Tratta della nascita e dello sviluppo del terrorismo di matrice islamica, con particolare riferimento ad Al-Quaeda ed a Bin Laden. Non è un romanzo, ma un libro molto documentato e molto interessante. Da non perdere se volete informazioni precise e non articoli "di colore".
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