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Argomento: Guerra di Spagna - Recensione di Edoardo Grassia (02/10)
Copertina Aviazione Legionaria da Bombardamento - Spagna 1936-1939 di Edoardo Grassia, IBN Editore
L'Aviazione Legionaria da Bombardamento a 360°, insieme al Diritto Internazionale Umanitario, ai rapporti diplomatici italo-spagnoli, ai cappellani militari, ai mezzi di comunicazione di massa fino alle azioni di bombardamento aereo descritte quasi giorno per giorno con una ricca illustrazione di fotografie inedite. Ma andiamo per ordine. Il testo pone in luce innanzitutto gli errati insegnamenti che i vertici militari e politici hanno tratto dall'esperienza della campagna militare spagnola (Mussolini e il Gen. Valle giunsero a dichiarare di "avere l'aviazione più potente del mondo") non curanti del fatto che mentre l'Italia inviava il fior fiore di quanto magazzini militari e industria bellica possedevano al momento, le altre nazioni procedevano a studi, sperimentazioni e, soprattutto, a rinfoltire i propri magazzini in vista di un nuovo conflitto mondiale ormai ritenuto certo da molti. "Spagna cattiva maestra" anche perché illuse sulla bontà del sistema organizzativo delle Forze Armate italiane che prevedeva nomine ad personam senza considerare la necessità di un organo di coordinamento, comando e controllo unificato. Un esempio: Pietro Badoglio, Capo di Stato Maggiore Generale non fu interpellato per la campagna in terra iberica e Mussolini conferì il comando di tutte le forze terrestri ed aeree al Gen. Mario Roatta, Generale di Brigata, a cui si trovò subordinato il Generale Bernasconi, Comandante dell'Aviazione Legionaria che, però, era di Divisione. Gli esempi potrebbero continuare. Il testo, pensato come detto a 360°, propone alcune osservazioni. Il Diritto Internazionale Umanitario. Pensare alla redazione di testi come le future Convenzioni di Ginevra era ancora prematuro, ma già si poteva cogliere l'occasione dei bombardamenti italiani e tedeschi per poter prevedere, e forse evitare, i successivi drammi dei bombardamenti delle città europee. Comunque alcune norme erano già statuite. Ma se ne tenne conto? Perché l'intervento militare in Spagna? Per costruire un mare nostrum, per timore che la Francia stringesse amicizia con un paese mediterraneo, perché si pensò ad un conflitto di breve durata che non avrebbe compromesso le scorte belliche, per le velleità militariste ed espansioniste di Mussolini, per accrescere le quotazioni italiane presso la Germania, per testare uomini e mezzi, per molto altro ancora. Mussolini per due volte scrisse "no" sulla richiesta di aiuti. Ciano, allora, in un periodo di subdola opposizione a Balbo, si mostrò abile vincitore e, nel suo diario segreto, scriverà: "[…] in fondo il duce ed io soli ne siamo i responsabili: anzi, coloro che ne hanno il merito. Un giorno si riconoscerà che è grande". Il 21° Stormo Bombardamento Pesante "Pipistrelli", il 111° Stormo Bombardamento Veloce "Sparvieri", l'8° Stormo Bombardamento Veloce "Falchi delle Baleari" e il XXV Gruppo Autonomo "Pipistrelli delle Baleari". Un totale di 197 aerei da bombardamento, S.79, S.81 e Br.20 di costruzione italiana al comando di piloti italiani che sommarono 11.119.636 Kg di esplosivo sganciato. I mass-media nazionali ed esteri circa gli specifici bombardamenti su Barcellona del marzo 1938 costituiscono una parentesi importante del libro. Sembrerebbe che, a quel tempo, nessuno volle porre in luce l'italianità di tale operazione. La lettura proposta dall'autore è che tali azioni furono espressamente ordinate da Mussolini dopo l'Anschluss realizzato dai tedeschi proprio come "messaggio non scritto" indirizzato ad Hitler nel gioco delle alleanze che si andavano formalizzando agli albori del Secondo Conflitto Mondiale. Copertina
Argomento: Biografie di antifascisti savonesi - Recensione di Antonio Martino (07/09)
Copertina Antifascisti savonesi e guerra di Spagna di Antonio Martino, Istituto Storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Savona (15 Euro + spese di spedizione)
La prima parte di questo lavoro è dedicata alle vicende personali di ventisei combattenti nelle Brigate Internazionali: i "miliziani rossi". Allo scoppio della guerra civile spagnola, ben ventuno dei ventisette antifascisti savonesi, che parteciperanno alla guerra civile, erano già espatriati negli anni '20 e '30. La maggior parte "fuorusciti" per motivi politici, in quanto avversari del regime fascista, ma anche per motivi di lavoro. Il caso di Gazzaniga Carlo, che si arruola volontario nel Corpo di spedizione italiano inviato da Mussolini (C.T.V.) , è particolare, perché era condannato ad una pena detentiva. Sei antifascisti espatriano clandestinamente solo per motivi ideologici: Bianchi Libero, Dughetti Giuseppe, Pajetta Pietro, Siri Francesco, Spallarossa Carlo, Strazzi Attilio. Durante la guerra tre muoiono in combattimento: Dughetti Giuseppe, Siri Francesco, Strazzi Attilio. Al termine della guerra civile spagnola, dopo la "retirada" e il conseguente l'internamento nei campi di concentramento francesi, otto reduci delle Brigate Internazionali sono restituiti alle autorità italiane, in base alle clausole dell'armistizio italo - francese del 1940. Subiscono l'assegnazione al confino a Ventotene: Bianchi Libero, Carpino Tommaso, Cecchin Costanzo, Giordano Stefano, Isolica Amedeo, Tamponi Ottavio, Torcello Silvio, Vallarino Luigi. L'ex prigioniero dei "miliziani rossi", Gazzaniga Carlo, è condannato al carcere militare a Gaeta. Dall'8 settembre 1943, quattordici antifascisti prendono parte alla lotta di Liberazione in Italia e in Francia: alcuni ricoprono incarichi di comando, conseguenza dell'esperienza spagnola: Belviso Emilia, Bianchi Libero, Calandrone Giacomo, Carpino Tommaso, Cecchin Costanzo, Gazzaniga Carlo, Giordano Stefano, Isolica Amedeo, Marzocchi Umberto, Oxilia Italo, Pajetta Pietro, Raspino Vincenzo, Torcello Silvio, Vallarino Luigi. Quattro di essi perdono la vita: Cecchin Costanzo, Pajetta Pietro, Raspino Vincenzo, Torcello Silvio. La seconda parte del presente lavoro è dedicata a diciannove antifascisti, i "sovversivi", che a Savona, durante la guerra civile spagnola, che hanno cooperato mediante l'arruolamento di volontari e la propaganda antifascista con l'ascolto delle trasmissioni radio: essi sono stati arrestati, durante le operazioni anticomuniste organizzate dall'OVRA nel 1937 - 1938. Quattro sono condannati dal Tribunale Speciale alla detenzione in carcere: Cardona Paolo, Garabello Ambrogio, Palmieri Alcibiade, Trevisan Pietro. Otto sono assegnati al confino di polizia: Bertazzoni Dario, Crotta Giuseppe, Ghitti Lorenzo, Lunardelli Amilcare, Nesti Ettore, Nizza Ugo, Pirotti Giovanni, Udine Carlo. Sette sono sottoposti al vincolo dell'ammonizione: Bozzano Vincenzo, Cardi Giovanni, Giacchero Bartolomeo, Ternelli Giusto, Urchi Giuseppe, Viano Giuseppe, Vigo Tommaso. Nei fascicoli personali di sono state trovate lettere scritte a famigliari e amici di: Bianchi Libero, Calandrone Giacomo, Carpino Tommaso, Casella Antonio, Gazzaniga Carlo, Isolica Amedeo, Oxilia Italo, Pajetta Pietro, Spallarossa Carlo, Vallarino Luigi. La corrispondenza diretta era sottoposta a controllo, veniva trascritta e successivamente documento di prova per l'assegnazione al confino di polizia. Per l'acquisto contattare l'autore scrivendo a anmartino@selex-si.com.
Argomento: Guerra civile spagnola - Recensione di Recensione di Federico Colombo (02/05)
Copertina La guerra civile spagnola di Paul Preston, Mondadori
Spesso ricordata come l'anticamera e il laboratorio per quella che divenne poi nota come la seconda guerra mondiale, la guerra civile spagnola ha rappresentato certamente un periodo significativo del Novecento, non solo per la penisola iberica ma per l'Europa intera. Tre anni di scontri portarono alla fine della repubblica nata negli anni trenta e alla creazione di una dittatura che si è prolungata lungo tutto il secolo fino agli anni settanta. Questo libro fornisce una descrizione chiara e dettagliata degli eventi, non solo militari, ma anche politici che condussero alla vittorie di Francisco Franco e alla sua definitiva incoronazione come signore di Spagna. Nella sua carriera non solo dovette affrontare con le armi le forze repubblicane ed anarchiche organizzate da consiglieri russi e volontari provenienti da tutta l'Europa occidentale, ma dovette anche scontrarsi a parole, e a volte anche con i fatti, con i propri alleati e compagni d'arme. Partendo dagli anni venti l'autore fa una lunga presentazione del panorama politico e sociale delineando così il palcoscenico dove poi mette in scena il proprio dramma. Assistiamo così al declino di una repubblica stretta sempre più dai pressanti bisogni della popolazione ed una classe politica sempre più al di sotto delle necessità. Finché poi non si giunge al punto chiave del libro rappresentato dalla narrazione di offensive e contrattacchi che permisero al generalissimo di assicurarsi una vittoria sul campo, forse troppo facilmente meritata. Vediamo poi come il contributo essenziale dei camerati fascisti e nazisti venga sfruttato abilmente per poter raggiungere quella superiorità di mezzi che la repubblica, abbandonata a sè stessa dagli alleati, appare sempre meno in grado di contrastare. Franco appare come il protagonista di quest'opera, impegnato a calibrare le esigenze della guerra con la lotta per il mantenimento del comando del fronte falangista. Questo libro ha certamente il grande pregio di rappresentare il massimo esempio di equilibrio tra narrazione di fatti politici e militari, permettendo di avere una visione assolutamente completa di uno scontro che, essendo guerra civile, non si sfogò solo sui campi di battaglia, ma fu anche scontro ideologico. Troppo spesso questo periodo storico è stato sottovalutato per la scarsa importanza ricoperta dalla Spagna, e soprattutto perché soffocato dal gigante della seconda guerra mondiale, scoppiata neanche un anno dopo. Eppure esso fu una delle pagine più tristi della storia europea rappresentando una guerra totale, combattuta su tutti i fronti con un accanimento ed una rabbia che sembrano quasi trasparire dalle pagine di questo libro. La scrittura è fluente e semplice, e la lettura sembra ostacolata solamente dalle pagine di politica, dove il contenuto può a volte divenire un pochino noioso.

Seconda recensione by Marcusmar 05/03
Libri in lingua inglese
Argomento: Evoluzione delle Istituzioni militari - Recensione di Giuseppe Finizio (06/03)
Copertina The Challenge of Change. Military Institutions and New Realities, 1918-1941 a cura di Harold R. Winton e David R. Mets, University of Nebraska Press, 2000, (55,00 Dollari USA) recensito da Giuseppe Finizio
Tutte le istituzioni umane debbono prima o poi confrontarsi con l'alternativa tra continuità e cambiamento. Ciò è vero per la politica, l'economia, il corpus giuridico e l'arte. La tensione che si genera in tali frangenti è particolarmente evidente nelle istituzioni militari in cui tradizione e disciplinata accettazione dell'autorità si accompagnano alla necessità di restare al passo con le trasformazioni sociali e i mutamenti tecnologici. Questo studio collettaneo è dedicato alla fase di transizione vissuta dalle istituzioni militari di cinque tra le maggiori potenze mondiali (Francia, Germania, Gran Bretagna, URSS e USA) tra le due guerre. Quanto mai opinabile appare la scelta dei curatori di non dedicare un saggio anche ad Italia e Giappone escluse perché, secondo Harold Winton, autore della introduzione, "non svilupparono, né tentarono di farlo, le capacità materiali e la dottrina istituzionale per la condotta di una guerra moderna e industrializzata su scala continentale" (p.XVIII). Nel suo saggio conclusivo (p. 220) Dennis Showalter passa il segno collocando l'Italia sul gradino più basso della scala dei valori militari di tutti i tempi (!). Un giudizio così duro ed inappellabile sarebbe stato accettabile (ma certo non condivisibile) a fronte di una seria analisi storiografica che avesse tralasciato i pregiudizi sul carattere italico ben noti e avesse preso in considerazione solo i fatti storicamente acclarati. Ma evidentemente soffriamo anche noi della sindrome del "passato che non passa", almeno agli occhi degli storici militari americani. Fatta questa premessa, passiamo senz'altro ad esaminare i cinque saggi che compongono il volume. Eugenia Kiesling adotta un approccio originale al problema della disastrosa sconfitta francese nella campagna del 1940 analizzando gli impedimenti ad una riforma della dottrina che la determinarono. L'autrice conclude paradossalmente che i vertici militari francesi si prepararono alla guerra cautamente, secondo la loro personale interpretazione della lealtà allo stato, senza esercitare le dovute pressioni verso un potere politico sovente distante e ostile, su cui però erano pronti a rovesciare per intero la responsabilità di un'eventuale sconfitta. James Corum, occupandosi della Germania, ne sottolinea la superiorità qualitativa nell'ambito tattico ed operativo determinata dall'eccellente sistema di addestramento degli ufficiali e dei sottufficiali.P arimenti l'autore rileva deficienze nella gestione della logistica evidenziatesi in Russia e in Nord Africa e nella pianificazione e mobilitazione dell'industria bellica. Il già citato Harold Winton ritorna poi sulla vexata quaestio della mancata adozione di una efficace dottrina di impiego dei corazzati in Gran Bretagna tra le due guerre, nonostante questa avesse per prima impiegato in battaglia il carro armato e possedesse i migliori teorici della guerra meccanizzata, Liddell-Hart e Fuller. l'autore dimostra come l'influenza dei due personaggi si fosse ridotta pressoché a zero negli anni trenta mentre ferveva il dibattito sull'effettiva utilità di allestire un grande esercito per l'impiego sul continente. L'analisi che Jacob Kipp dedica all'Armata Rossa respinge le interpretazioni ispirate dal regime sovietico per cui la vittoria sul Terzo Reich è stato il frutto di intelligenti riforme realizzate tra le due guerre sulla falsariga del lungo processo di modernizzazione iniziato sotto Pietro Il Grande. Alle purghe staliniane che di fatto decapitarono i vertici dell'esercito sovietico lasciando alla sua testa solo biechi burocrati di partito e giovani ufficiali privi di esperienza, vanno quindi ascritte le sconfitte subite fino al dicembre del 1941. Barattando uomini e spazio in cambio di tempo, l'Armata Rossa riuscì a risollevarsi dal baratro e a ricacciare indietro gli invasori attraverso una serie di offensive in profondità che portarono i russi fino a Berlino. L'ultimo saggio, il più ampio e completo, è naturalmente dedicato all'esercito USA. David Johnson si interroga sulla validità della interpretazione corrente secondo cui l'impreparazione militare americana alla vigilia della seconda guerra mondiale sia dovuta agli scarsi finanziamenti concessi dal Congresso imbevuto di isolazionismo. In realtà l'autore dimostra come la dottrina dell'esercito USA, basata sulla breve esperienza fatta in Francia nel 1918, privilegiasse le grandi unità di fanteria classiche e guardasse con diffidenza alle nuove tecnologie. L'Air Corps, al contrario, imperniò tutta la sua battaglia per l'indipendenza dalle altre armi sulla richiesta di tecnologia (bombardieri). Maggiori finanziamenti avrebbero quindi comportato un maggior numero di bombardieri per l'USAAF, ma anche un esercito pletorico che si sarebbe mosso ancora a piedi o a cavallo. La conclusione che emerge da queste pagine è che l'innovazione in ambito militare in tempo di pace è un processo di grande complessità che sfugge ad ogni facile categorizzazione. Gli anni tra le due guerre suggeriscono un modello "caotico" in cui i cambiamenti tecnici e istituzionali hanno meno valore della creazione di una positiva sinergia tra materiali e dottrina operativa. Tale sinergia rappresenta uno strumento nelle mani degli strateghi il cui compito è di migliorare la sicurezza dello stato e della società che servono rispondendo alle domande problematiche di un futuro quanto mai incerto. Copertina
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