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Argomento: Guerra Civile Americana - Info by Maurizio 61 (01/12)
Copertina Italiani nella guerra civile americana di Emanuele Cassani, Prospettiva Editrice
Breve,177 pagine, ma interessante pubblicazione sulla partecipazione di combattenti italiani alla guerra di Secessione Americana. Il volume si apre con un conciso riassunto sulle cause politico/economiche che portarono allo scoppio del conflitto e a seguire una cronologia sulle principali campagne fino alla conclusione delle ostilità il 9 aprile del 1865. Gli italiani combatterono in entrambi gli schieramenti e parteciparono alle battaglie più importanti della guerra. Nell'esercito dell'Unione il reparto più famoso fu il 39° Reggimento di fanteria di New York (Garibaldi Guards) formato nel maggio del 1861 nel quale oltre a nostri connazionali furono arruolati tedeschi, francesi, inglesi e svizzeri. Questo reparto combattè dalla prima battaglia di Bull Run del luglio 1861 fino alla campagna finale di Appomattox dell'aprile 1865, comportandosi sempre con onore. Nell'esercito Confederato la presenza di italiani era ancora più consistente, in quanto un numero rilevante di ex soldati borbonici prigionieri di guerra dei piemontesi fu reclutato per combattere con i Confederati con l'interessato beneplacito del governo del nuovo Stato Italiano, che non sapeva come disfarsi dell'alto numero di soldati borbonici fatti prigionieri nella guerra da poco conclusa contro il Regno delle Due Sicilie. Questi trasferimenti cessarono dopo l'intervento degli Stati dell'Unione che grazie al loro maggior "peso" sullo scacchiere mondiale rispetto agli Stati della Confederazione potevano esercitare pressioni molto più convincenti. In una parte del volume sono inserite delle lettere scritte da un soldato confederato di nome Giovan Battista (John) Garibaldi, ed inoltre sono presenti numerosi elenchi di soldati di nazionalità italiana inseriti in entrambi gli eserciti. Completano il libro alcune foto (un po' sfocate a dire il vero) ed alcune cartine.
Argomento: Esercito ungherese 1848-1878 - Recensione di Heinrich Freiherr von Schmitt (01/08)
Copertina L'Aquila e il Leone. La Honvédség ungherese 1848-1878 di Gianluca Volpi. Edizioni della Laguna, 2004, 278 pagine, cartine, illustrazioni in bianco e nero e a colori.
Approfondita e interessantissima pubblicazione italiana sull'esercito ungherese durante il periodo 1848-1878, "L'Aquila e il Leone" si impone all'acquisto per la notevole mole di lavoro documentario svolto dall'Autore: pubblicazioni in ungherese e fonti d'archivio sono state infatti consultate per la stesura del libro (le note rimandano precisamente a tutte le fonti usate) e il prodotto finale è più che riuscito. Il libro si divide in 7 capitoli, più un capitolo conclusivo e la bibliografia. Nel primo capitolo vengono brevemente delineati i fondamenti della storia militare ungherese e il turbolento rapporto tra la nobiltà magiara e il governo asburgico; il secondo capitolo è interamente dedicato alla rivoluzione del 1848, che provocò la guerra civile nel territorio dell'Impero austriaco e aprì la porta alle aspirazioni indipendentistiche magiare; è durante questo periodo che vede la luce per la prima volta un esercito ungherese indipendente dal governo di Vienna; l'esperimento fallirà presto, ma le esperienze del 1848 saranno fondamentali nello sviluppo di una coscienza nazionale ungherese, anche sotto il profilo militare. L'Autore introduce personaggi leggendari nella storia ungherese, come Lajos Kossuth e Artùr Görgey e fornisce un'interpretazione della guerra d'indipendenza ungherese e dei problemi incontrati dai patrioti magiari, che portarono al fallimento finale. I capitoli III e IV affrontano i problemi del dopo-1848: l'esercito Imperiale subisce rovesci determinanti (Solferino e Sadowa su tutti) e con il diminuire del suo prestigio aumentano le richieste ungheresi di ottenere una forza armata autonoma. Questo viene attuato al termine del Compromesso del 1868, non senza conflitti con le autorità viennesi e all'interno della stessa Ungheria. I problemi affrontati dagli Ungheresi nel dare una fisionomia al nuovo esercito autonomo (ma non indipendente) e dall'Austria-Ungheria nel suo complesso nel fare i conti con una forza 'complementare' all'Esercito Comune, da amalgamare con esso senza tuttavia assorbirla, sono dettagliati meravigliosamente dall'Autore che fornisce inoltre un quadro esauriente del rapporto tra i militari ungheresi e la società magiara. Gli ultimi 3 capitoli sono dedicati all'analisi di cosa effettivamente fu la Honvédség in rapporto sia alla realtà dell'Impero danubiano, sia alle aspirazioni -o paure- esterne del Regno d'Ungheria. La vita del soldato, l'assistenza alle vedove e agli orfani, i rapporti tra Honvéd ed Esercito Comune, i complessi rapporti con la Russia imperiale, le aspirazioni magiare nei Balcani: tutto è descritto con dovizia di particolari, elencando dati e fonti. A concludere il tutto una eccellente bibliografia che comprende opere generali, memorie e molto altro ancora. Un libro su un aspetto poco trattato nel panorama editoriale italiano, ma non per questo meno interessante: l'Autore conosce bene la sua materia e il suo stile, seppur zeppo di dati e riferimenti, risulta molto conciso e chiaro. Un acquisto consigliato.
Argomento: Guerra Civile Americana - Recensione di Luciano Eletti (05/03)
Copertina Storia della guerra civile americana di Raimondo Luraghi, Torino, Einaudi, 1966, ora Milano, Rizzoli (Superbur Saggi), 1999, 2 voll., pp. XV-1401, con fonti e bibliografia ragionata, indici dei nomi di località, delle cose notevoli e dei nomi di persona.
Questo di Luraghi è un compendio ormai classico di storia della guerra civile americana al quale è stata tributata lode dagli stessi storici americani che, nell'iperbolica loro produzione a riguardo, non hanno nulla di paragonabile. Non si trova solo la cura del dettaglio e la visione unitaria, doti infrequenti insieme, la meticolosa descrizione dello svolgimento delle battaglie, la prosa rispettosa dei fatti, sebbene ora epica ora drammatica, talvolta pure lirica, che coinvolge il lettore per ore filate. Suscita ammirazione per la cura dell'autore nel disegnare mappe dettagliate dei siti bellici perché dimostra innumerevoli visite in situ con alla mano le carte originali dell'epoca, leggendo i luoghi con stratigrafia storica, e quasi in mesta peregrinazione, come uno Schliemann sulla piana di Troia; considera addirittura fiumiciattoli senza nome e il loro regime d'acqua in quella data stagione del dato anno, se possono aver influenzato i combattimenti! "Fu una avventura straordinaria: rivivere attraverso sette anni di incessante, instancabile lavoro tutta l'affascinante vicenda in perenne contatto con quegli uomini del passato, ridestati come per magia.".
Leggi la recensione completa.

Seconda recensione by Davide Pastore (06/03)
Argomento: Guerra di Crimea - Recensione di Marco Marianetti (10/02)
Copertina Balaclava, la carica dei 600 di C. Woodham-Smith, Rizzoli (7,90 Euro)
Bisogna sempre leggere bene, non solo la sintesi dell'argomento, ma anche le referenze dell'autore, anzi soprattutto queste ultime, prima di comprare un testo storico. Ovvio! Ma per una volta non l'ho fatto e invece di trovarmi tra le mani un libro di storia militare su uno dei più controversi episodi bellici dell'800, ho scoperto di aver acquistato un testo di "popular history" dal taglio vagamente scandalistico!" Mi spiego: senza dubbio la guerra di Crimea fu uno dei più colossali guazzabugli di idiozie tattico-strategiche di tutti i tempi, ma ridurre la catastrofe di Balaclava e di tutta la guerra del 1854-55 a una serie di conseguenze di ripicche fra giovani rampolli della nobiltà britannica, mi sembra un po' troppo. L'autrice si propone di presentare l'intero conflitto e, in particolare, la famigerata carica dei 600 sottoponendo la vicenda storica alla sola lente del pettegolezzo e del gossip. Ora se certamente la stupidità dei comandanti contribuì non poco alla condotta della guerra, nessun episodio bellico può essere ridotto all'analisi dei caratteri e dei vizi di coloro che vi parteciparono. La guerra è una vicenda troppo complessa e delicata per questo tipo di analisi semplicistiche. Volendo salvare qualcosa, di un certo impatto è senza dubbio il capitolo dedicato alla carica della brigata leggera, in cui è palese l'intervento di qualche consulente "serio". Che dire, non sono molti i testi in Italia dedicati alla Guerra di Crimea e forse vale comunque la pena di leggere questo libro, ma la storia militare è un'altra cosa.
Argomento: Guerra di Crimea - Recensione di Marco Marianetti (02/02)
Copertina Gloria o Morte di Robert B. Edgerton, Il Saggiatore (18,56 Euro)
La sanguinosa guerra di Crimea, in cui combatterono anche, come noto, i Piemontesi, fu una delle occasioni che la Storia diede ai generali e agli strateghi di comprendere come il modo di combattere stesse rapidamente cambiando e che le vecchie tattiche di guerre stavano rapidamente diventando obsolete. La lezione, come quella data successivamente dalla Guerra Civile Americana e dalle guerre Anglo-Boere, non fu recepita, né compresa a fondo e ciò condurrà gli eserciti europei alla catastrofe della Prima Guerra Mondiale. La guerra di Crimea, un conflitto spesso dimenticato o frettolosamente legato solo all'assedio di Sebastopoli o alla scaramuccia della Cernaia, o ancora alla tragica carica dei seicento a Balaklava, fu in realtà molto di più. Fu innanzitutto una guerra, le cui cause vanno ricercate molto lontano, nei deserti del Medio Oriente e nelle montagne dell'Afghanistan, nell'ottica di una serie di guerre coloniali combattute o solo minacciate che vedeva contrapposta la Gran Bretagna e la Russia. Ma fu anche altro: fu senza dubbio la prima guerra in cui si manifestò in tutta la sua drammaticità, l'urgenza di curare l'aspetto logistico di una campagna militare. Le inaudite carenze in tal senso, portarono sofferenze inimmaginabili a tutti gli eserciti schierati. Valga per tutti l'esempio delle epidemie di colera che devastarono i campi inglesi e francesi e che fecero più vittime dei combattimenti. E ancora il freddo e la sconvolgente guerra di trincea che diede qui i primi esempi di quelli che sarebbero stati i campi di battaglia del 1915-18. In particolare, tolti pochi esempi, fu la guerra degli errori militari, delle follie tattiche di ufficiali che partirono per la Crimea con lo stesso spirito di una caccia alla volpe e che si ostinarono ad applicare teorie delle guerre napoleoniche in uno scenario e in un contesto del tutto diversi. Ma fu anche la guerra che vide la nascita del primo embrione di Croce Rossa e di un sentimento diffuso di solidarietà della società nei confronti dei soldati al fronte.
Argomento: Battaglia di Tsushima - Recensione di Marco Marianetti (02/02)
Copertina Tsushima di Frank Thiess, Einaudi (20.000 Lire)
Un libro per molti versi unico. Innanzitutto per la sua longevità, infatti fu scritto nel 1936, ma viene ancora oggi ristampato regolarmente in tutto il mondo. In secondo luogo per lo stile che lo contraddistingue: il sottotitolo "Il romanzo di una guerra navale" fa comprendere bene quale sia l'approccio che l'autore ha avuto nei confronti della storia. Pur restando essenzialmente un rigoroso saggio storico, la vicenda viene narrata con il pathos di un romanzo, con una tensione crescente, una sfumatura dei personaggi e una descrizione particolareggiata delle disavventure della squadra navale del Baltico, che rende particolarissimo questo testo. Su tutta la vicenda, grava un senso del destino e della tragicità che avvolge tutti i personaggi, ma che non impedirà alla flotta russa di attraversare mezzo mondo per scontrarsi con il suo ineluttabile destino. Simile a una tragedia greca, la storia della battaglia di Tsushima, ha trovato in Frank Thiess il suo epico e insuperato cantore e il libro, lungi dal sentire il peso degli anni, è la migliore occasione per capire cosa furono le battaglie navali tra navi a carbone.
Argomento: Guerre e ribellioni indiane nel nord america - Recensione di Bruno (10/01)
Copertina Sul Sentiero della Guerra di Raimondo Luraghi, ed. BUR (12.900 Lire)
Non intendo dire che questo testo non vada letto però... Dall'autore del famoso libro sulla guerra di secessione americana mi aspettavo di meglio. 'Sul sentiero della guerra' è fin dall'inizio viziato dal pregiudizio politico: Luraghi afferma di voler tenere le distanze dal mito del 'cattivo indiano' (com'era visto dal colono bianco) e di non voler cadere nell'eccesso opposto, ovvero di glorificare i nativi come innocenti vittime, ma finisce per giustificare come evento 'normale' quello che è stato per molti versi simile a un genocidio. Afferma che 'le migrazioni di popoli sono un dato ricorrente nella storia (...), che si possano condannare come crimini è un tale sproposito che non si dovrebbe neppure prenderlo in considerazione' e nega che i nativi avessero un 'diritto di primogenitura' in quelle terre in quanto vi erano arrivati sopraffacendo a loro volta precedenti popoli migratori. Ridurre a migrazione di popolo l'offensiva armata di una nazione tecnologicamente superiore, con uccisioni a freddo e trattati cancellati a second! a delle convenienze mi sembra un po' affrettato.Come affrettato, al di là di ogni polemica di tipo politico, è il libro. E' chiaro, non si può pretendere che in meno di 200 pagine il tema sia affrontato in modo completo, ma mi sarei aspettato che l'autore si dilungasse un po' di più sulle lotte verificatesi prima del periodo della 'frontiera', mentre purtroppo la parte del leone spetta agli eventi del àXIX secolo. E come ultima critica, manca un quadro generale, con l'indispensabile supporto cartografico, per far comprendere ai profani dove erano i diversi popoli nei vari momenti storici: da dove provenivano, quando si erano trasferiti altrove o erano stati chiusi nelle riserve, e così via. Per quanto sembri un'opera divulgativa per il grande pubblico, questo libro è di migliore comprensione se si ha già qualche conoscenza storica del periodo.
Libri in lingua inglese
Argomento: Guerra civile americana - Recensione di Antonio Gatti (09/05)
Copertina Battle at Bull Run di William C. Davis, Louisiana State University Press
Opera di un famoso quanto prolifico studioso contemporaneo della Civil War, William C. Davis, questo vecchio studio (1977) analizza nel dettaglio la prima battaglia di Bull Run (o Manassas, se si preferisce la terminologia confederata) e gli eventi ad essa correllati. Malgrado la relativa brevità il saggio risulta ottimamente calibrato ed esauriente, occupandosi tanto degli aspetti militari quanto di quelli politici e sociali. L'analisi inizia con un preciso resoconto dell'organizzazione, della forza e del morale dei rispettivi eserciti dall'inizio della guerra al primo grande scontro campale, Bull Run, appunto. La successiva descrizione della battaglia è molto accurata e copre un po' tutti gli aspetti di quella sanguinosa giornata: peccato per le 8 mappe non proprio dettagliate e troppo piccole, che inficiano la piena comprensione delle manovre degli eserciti (è d'uopo procurarsi qualche mappa un po' più grande, per godersi al meglio la lettura). Una lettura comunque molto utile, che ha il pregio di alternare il dettaglio storico (le fasi della battaglia sono analizzate al microscopio) alle testimonianze coeve: viene data voce sia ai grandi ufficiali, dei quali viene fatta una concisa ma penetrante analisi, sia alle memorie dei soldati comuni alle prese con un violento antipasto di una guerra che li sottoporrà a privazioni e sofferenze ben maggiori di quelle tutto sommato relative di First Bull Run. Chiude la disanima l'analisi dell'impatto che la prima vera vittoria confederata ebbe su tutti i livelli (militari, politici, d'opinione pubblica, stampa etc.) di entrambi gli schieramenti. Un libro che si rivelerà molto utile all'appassionato di ACW e di questa particolare battaglia, benché l'interpretazione generale dello scontro del 21 Luglio sia quella "canonica" generalmente accettata (Davis pone l'accento sull'impreparazione dei due eserciti, sulla bontà in potenza del piano McDowell ma sulla sua irrelizzabilità con un esercito poco più che dilettantesco e infine sui ripetuti errori nordisti); utile perché, con uno stile sintetico e appassionante al tempo stesso Davis ci fornisce una panoramica a 360 gradi della prima Battaglia di Bull Run.
Argomento: Guerra civile americana - Recensione di Antonio Gatti (09/05)
Copertina Seven Days Battles 1862 di Angus Konstam, Osprey Publishing
Ennesimo titolo della fortunatissima collana Osprey dedicato alla American Civl War. Stavolta tocca alla battaglia (o meglio ancora: alla campagna) dei Seven Days; quest'ultima viene sicuramente a costituire un momento cardine nella storia del conflitto, in quanto per la prima volta Robert E. Lee assume il comando dell'Army of Northern Virginia e riesce a frustrare il primo tentativo nordista di invadere in forze il cuore politico della Confederazione con la neocostituita Army of the Potomac, tentativo inizialmente tanto riuscito da portare l'esercito unionista alle porte della capitale confederata, Richmond. Il volume illustra la difesa della capitale da parte di Lee e il modo in cui l'abile condottiero sudista riuscì a sconfiggere il suo avversario yankee, George B. McClellan, cacciando i nordisti dal suolo confederato e facendo definitivamente tramontare i sogni di una rapida conclusione del conflitto. Malgrado il volumetto non raggiunga nemmeno le 100 pagine, il contenuto non è per nulla banale o scontato e non si riduce alla classica beatificazione di Lee e alla conseguente demonizzazione di McClellan; al contrario, l'autore illustra nel dettaglio sia la genialità e spregiudicatezza del piano strategico di Lee sia l'inadeguatezza della sua attuazione sul piano tattico: probabilmente una maggior coordinazione tra i suoi ufficiali e una tattica più accurata avrebbero trasformato l'ordinata ritirata nordista in una tremenda rotta; invece assistiamo a una paurosa disorganizzazione da parte confederata, con generali che non ricevono gli ordini, altri che fanno di testa propria, altri ancora che si lanciano in assurde cariche a testa bassa in cerca di gloria, etc. Da parte nordista invece viene sì rimarcata la pavidità di McClellan e la sua fin troppo acuta predisposizione alla ritirata, ma anche la sua abilità nel far ripiegare un'enorme massa di uomini, animali e materiali vari senza subire perdite disastrose nè sfaldare il suo esercito. Insomma un'analisi equilibrata e imparziale. Il libretto è impreziosito (oltre che dalla disanima dei piani contrapposti, da brevi excursus sui protagonisti più importanti e dall'analisi degli scontri) anche da numeroso foto e illustrazioni d'epoca e da disegni contemporanei delle fasi salienti della battaglia, correlati da esaurienti didascalie informative. Molto utili anche le foto - scattate dall'autore stesso - dei campi di battaglia come li vediamo oggigiorno. L'introduzione presenta uno sguardo alla situazione generale del conflitto e una preziosa cronologia day-by-day; in appendice, infine, gli OoB di entrambi gli eserciti e una piccola guida per i moderni visitatori dei vecchi campi di battaglia della guerra civile. In sostanza un volume che, come tutti quelli della Osprey, è soprattutto divulgativo e perciò rivolto al neofita dell'argomento come viatico a letture più approfondite, ma che nello stesso tempo fornisce spunti di riflessione e notizie utili anche al lettore più scafato.
Argomento: Guerra franco-prussiana del 1870 - Recensione di Mauro (08/05)
Copertina First Reich - 1870 di David Stone, Brassey's (25 Euro)
Libro in lingua inglese, rappresenta la testimonianza del giornalista inglese A. Forbes, in-viato del Daily News, al seguito delle truppe prussiane durante la guerra Franco-Prussiana del 1870-71. Le esperienze del giornalista sono state integrate dall'autore del libro, D. Stone, con un chiaro resoconto delle attività belliche del conflitto. La guerra Franco-Prussiana rappresenta lo snodo principale del XIX secolo: dall'esito del conflitto si getteranno le basi per i due grandi conflitti del '900. Questa possibilità era stata prevista da Bismarck, il quale impose una pace meno dura di quella richiesta dai suoi generali ai francesi e si sforzò, dopo la proclamazione dell impero tedesco nel 1871, di mantenere l'equilibrio tra le grandi nazioni dell Europa. Gli avvenimenti della guerra sono riportati con precisione da Forbes che, essendo al seguito dell esercito prussiano, riesce a fornire le emozioni vissute durante gli scontri, il mo-rale e la vita di ogni giorno dei soldati ed, infine, la gioia per la vittoria, arrivata quando sembrava che il conflitto stesse diventando insopportabile anche in patria. Libro frizzante, coinvolgente e soprattutto fedele in quanto raccontato da un testimone oculare.
Argomento: Guerra austro-prussiana del 1866 - Recensione di Mauro (02/04)
Copertina The Austro-Prussian War di Geoffrey Wawro, Cambridge University Press (20 Euro)
Ottimo libro in lingua inglese. L'autore è un docente di storia all'università di Yale e di strategia all accademia militare navale degli Stati Uniti di Rhode Island. In questo libro viene affrontata in modo completamente esaustivo la campagna del 1866 tra la Prussia e l'Austria con i suoi alleati tedeschi. Un denso capitolo viene dedicato alla campagna tra l'esercito del neonato Regno d'Italia e le forze austriache, che avrà il culmine nella famosa battaglia di Custoza. Il libro affronta i ruoli di Bismarck e Moltke nel preparare la Prussia ad una guerra fondamentale per il suo destino. Attraverso documenti di archivio, l'autore ricostruisce la campagna ora per ora, giorno per giorno, descrivendo il panico che colpiva i reggimenti austriaci ogni volta che si scontravano con i prussiani, la penosa condotta delle operazioni italiane nel Veneto, le innovazioni tattiche introdotte dai prussiani con l utilizzo dei fucili a retrocarica e le tattiche d'attacco antiquate austriache che, come nel periodo napoleonico, prevedevano assalti alla baionetta. Particolare attenzione all'incapacità dei generali austriaci che determinò, in larga parte, la sconfitta finale di Sadowa o Koniggratz. L'autore sottolinea come una guerra, dove tutta l'Europa era pronta a scommettere sulla vittoria Austriaca, sia stata perduta, oltrechè per le innovazioni tattiche introdotte dai prussiani, dall'assoluta incompetenza degli stati maggiori austriaci.
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