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Argomento: Resistenza antisovietica - Info by Maurizio 61 (08/10)
Copertina La resistenza antisovietica e anticomunista in Europa orientale 1944-1956 di Alberto Rosselli, Settimo Sigillo
La resistenza armata che si sviluppò in alcuni Paesi dell'Europa Orientale contro i regimi comunisti instaurati dai Sovietici dopo la fine della II G.M. è uno degli avvenimenti meno conosciuti, o meglio nascosti, della Storia Europea del secolo scorso. Dalla fine del 1944 e fino alla metà e in alcuni casi anche oltre, degli anni '50, in numerosi Paesi dell'est europeo la guerriglia antisovietico/comunista raggiunse livelli di intensità tali da non farla assolutamente "sfigurare" nei confronti dei più celebrati movimenti di resistenza antinazista/fascista sviluppatisi durante la II G.M. Certo questi ultimi potevano contare su una sorta di superiorità morale dovuta al fatto di aver combattuto contro il Nazi/Fascismo, mentre i rivoltosi dell'Est europeo combattevano contro regimi che in molti settori politici e dell'opinione pubblica dei Paesi occidentali rappresentavano non il nemico, ma bensì un modello di ispirazione. Grazie al crollo del Muro, l'autore ha potuto accedere ad archivi degli eserciti, delle polizie politiche e dei servizi segreti di Paesi dell'ex Patto di Varsavia, riuscendo così a far luce sia sugli avvenimenti, sia sull'efficientissimo apparato di disinformazione e mascheramento con cui i Sovietici riuscirono a far trapelare pochissimo di quello che stava accadendo. Il volume è diviso in cinque capitoli principali che analizzano ciascuno un determinato Paese o area geografica: 1) I Paesi Baltici; 2) Ucraina; 3) Romania; 4) Slovenia e Croazia; 5) Albania; per ognuno di loro vengono analizzate l'organizzazione e l'attività delle forze resistenti e anche i sistemi di repressione e di controguerriglia messi in atto dalle forze Sovietiche e dalle Forze Armate e dalle polizie dei regimi alleati. Questi sistemi furono applicati sistematicamente e spietatamente particolarmente nei tre Paese Baltici, dove la resistenza (i cui componenti passarono alla storia come i "Fratelli della Foresta") contro i Sovietici in rapporto alle dimensioni delle Nazioni e alle popolazioni fù notevolissima: le cifre parlano di almeno 100.000 partigiani Lituani, di 30.000 Estoni e di 40.000 Lettoni. Non stupisce quindi che di fronte a una resistenza tanto consistente e che per di più poteva contare sull'appoggio di gran parte della popolazione, l'Armata Rossa ed i reparti antiguerriglia della NKVD eseguendo alla lettera gli ordini di Stalin furono spietati nella repressione; fucilazioni, deportazioni di massa, interruzioni delle forniture alimentari e di farmaci alle popolazioni civili, ogni mezzo fu usato per stroncare quelli che la propaganda sovietica definiva di volta in volta banditi comuni, criminali reazionari al servizio dell'Occidente, psicolabili ecc. Per dare un'idea di quanto fu spietata la repressione, basti pensare che alla fine del 1953 circa 600.000 russi erano stati trasferiti in Estonia al posto di 500.000 Estoni eliminati o deportati in altre aree dell'U.R.S.S.. Un capitolo molto interessante riguarda l'appoggio che le Potenze Occidentali, in particolare Stati Uniti e Gran Bretagna fornirono, o tentarono di fornire ai rivoltosi, anche se questi tentativi furono stroncati praticamente sul nascere dalle informazioni che i Sovietici ricevevano da svariati agenti al servizio di Mosca, primo fra tutti Philby, infiltrati dagli anni Trenta nei servizi inglesi: in ogni caso questi aiuti cessarono dopo la morte di Stalin e l'ascesa al potere di Kruscev, che avviò un moderato disgelo nei rapporti con gli U.S.A. e inoltre anche per la constatazione che l'abbattimento dell'U.R.S.S. per mezzo di una lotta armata al suo interno era ormai irrealizabile. L'autore in centocinquanta pagine porta alla luce avvenimenti che se avessero interessato un'altra parte politica probabilmente avrebbero riempito decine di volumi. Certo i Fratelli della Foresta ed i loro equivalenti in Ucraina, Romania ecc. erano come ho già ricordato in precedenza considerati terroristi reazionari da una grossa parte della classe politica occidentale, e bisogna tener presente che una parte di questi rivoltosi, almeno quelli che costituirono i nuclei iniziali, erano ex soldati di reparti collaborazionisti dei tedeschi ed ex componenti delle Divisioni Waffen SS costituite con personale di quei Paesi e addirittura da soldati ed SS tedeschi tagliati fuori dall'avanzata Sovietica dell'autunno-inverno '44. Comunque negli anni successivi la lotta contro i Sovietici e i regimi da loro instaurati raggiunse un tale grado di intensità e durò così a lungo solo grazie a un grande appoggio da parte della maggioranza della popolazione civile e questo può a mio parere "legittimare" questi combattenti, e per capire quanto il Regime Sovietico dovette impegnarsi per stroncare questi movimenti di resistenza, l'autore ricorda che in una sorta di vendetta postuma, durante il conflitto che impegnò l'Armata Rossa in Afghanistan durante gli anni '80, era altissima la percentuale di soldati di etnia Baltica, Ucraina ecc. impegnata in prima linea e che circa il 50% dei caduti furono di etnia non russa. In conclusione, un libro che si legge fluidamente anche grazie alla scelta di una divisione in capitoli geografici che permette di seguire chiaramente lo svolgimento degli avvenimenti, lo stile di scrittura è chiaro e in più il volume è anche completato da sei pagine di cartine e ben ventiquattro di foto; alla fine prima dell'indice è presente un sintetico ma utile specchietto che ripercorre i momenti salienti della Guerra Fredda dal 1945 al 1956.
Argomento: Gladio - Recensione di Giuseppe Gagliano (01/10)
Copertina Gladio. Storia di finti complotti e veri patrioti di Andrea Pannocchia e Franco Tosolini, Gino Rossato, 2009 (19 Euro)
In questo ampio e documentato saggio storico - che costituisce una sorta di naturale completamento rispetto a quello del Gen. Inzerilli "La vittoria dei gladiatori" - gli autori ricostruiscono la genesi della stay behind italiana e il suo ruolo nel contesto della guerra fredda parallelamente alla disamina analitica della campagna di intossicazione giudiziaria prima e giornalistica poi volta a screditare e criminalizzare stay behind. Quanto tangibile - e dunque reale - fosse il pericolo della invasione comunista in Italia, lo dimostrano in primo luogo l'istituzione del III Corpo dei Volontari della Libertà sorti nel 1947 e trasformati in seguito - nel 1950 - sotto la direzione del sottocapo dello SME Gen. Maranini in Organizzazione "O" o Osoppo, reparto militare occulto la cui finalità era quella di arrestare l'eventuale avanzata titina attraverso la controguerriglia, il sabotaggio e la guerra psicologica( nell'ottobre del 1953 sarà attivata a seguito della crisi politica italo-jugoslava); in secondo luogo la nascita del progetto politico-militare Atlantici d'Italia sorto nel '50 ad opera di Scelba e Sforza e coordinato dal Gen. Pièche e da Sogno e in terzo luogo l'adesione italiana al Piano Demagnetize - sorto nel contesto americano del Psychological Strategy Board organismo di coordinamento sorto ad opera di Truman - che prevedeva il rafforzamento della legislazione italiana in materia di sicurezza militare con l'installazione di basi militari americane su territorio italiano. In quarto luogo, la rilevanza dell'impegno anticomunista si concretizzò nella fondazione nel 1953 di Pace e Libertà,organismo diretto da Sogno e strettamente legato al dicastero della Difesa e degli Interni, il cui scopo era quello di condurre una capillare guerra psicologica contro i comunisti allo scopo di demoralizzare i militanti e screditare i vertici del partito attraverso l'affissione massiccia di giornali murali. L'elezione di Gronchi - membro della sinistra democristiana - alla Presidenza della Repubblica decretarono la graduale ed inesorabile fine - nel 1958 - dell'organismo di intelligence di Sogno. Tuttavia, l'architettura anticomunista atlantica trovò il suo perfezionamento solo con la realizzazione in tutta Europa di organismi segreti paramilitari denominati stay behind volti alla realizzazione di azioni di controguerriglia e guerra psicologica al fine di destabilizzare le forze di invasione. Queste strutture furono attentamente pianificate prima nel contesto dell'NSC - tra il '48 e il '54 - e poi nel contesto della Cia portando in tal modo alla realizzazione dell'Office Special Projects (il cui scopo era quello di gestire con discrezionalità le reti stay behind) e del Clandestine Planning Commitee sorto nel 1951 al quale aderì il direttore del Sifar Gen. Broccoli nel 1952. Nell'agosto del 1956 venne individuato Capo Marrargiu quale sede del Centro Addestramento guastatori e qualche mese dopo Sifar e Cia perfezionarono la loro collaborazione in vista di una più attenta pianificazione strategica e tattica. Naturalmente le finalità complessive della struttura erano quelle di attuare - là dove fosse necessario - operazioni di esflitrazione, sabotaggio e controguerriglia potendo contare su una struttura operativa bifronte costituita da Unità operative (concentrate geograficamente nel Friuli,nella Lombardia e nel Veneto) e da nuclei con il compito di operare ad invasione avviata. Se numerose furono le ristrutturazioni organizzative la più rilevante - soprattutto nel contesto della guerra psicologica - fu quella attuata da Inzerilli tra il 1974 e il 1986. Dopo lo scioglimento avvenuto ad opera del direttore del Sismi Amm. Martini nel 1990 - scioglimento cagionato dalle mutate condizioni geopolitiche - stay behind fu oggetto di una violenta persecuzione giudiziaria e mediatica avvallata dalla sinistra governativa che poté essere superata grazie all'appoggio decisivo di Cossiga, grazie alla sentenza della Corte costituzionale relativa alla piena legittimità giuridica dell'organizzazione e infine grazie alla risolutezza dei volontari stay behind-fra i quali Gironda e Mathieu - che diedero vita alla Associazione italiana volontari Stay Behind sorta anche per "promuovere una pedagogia democratica all'insegna della riconquista di quel filo che recuperi la memoria storica nella sua realtà".
Argomento: Rapporti USA - Cuba - Recensione di Giuseppe Gagliano (06/09)
Copertina Cuba La Rivoluzione Imperdonabile di Alessandro Helman, Stampa Alternativa
Saggista e autore teatrale militante, Helmann pone in essere un volume lontano da qualsivoglia imparzialità storica poiché lo scopo del saggio - nato nel contesto della Ambasciata cubana in Italia e sorto sotto gli auspici di Minà - è quello di svolgere una propaganda antiamericana impostata secondo un'ottica dicotomica caratteristica della guerra fredda. E' quindi ovvio che la narrazione ometta - in modo macroscopico - la natura dittatoriale del monopartitismo cubano e le innumerevoli violazioni dei diritti umani da essa compiuta. Ebbene, al di là di queste considerazioni, il volume passa rapidamente in rassegna le principali contromisure attuate dalle amministrazioni americane - a partire dagli anni cinquanta - al fine di contrastare la politica estera ed economica di Cuba. Sul fronte della guerra tradizionale i bombardamenti e le incursioni del 1959 unitamente al fallito sbarco presso la Baia dei Porci nel 1961 costituisceono i due episodi più eclatanti; sul fronte della guerra diplomatica la confisca del visto a Castro nel 1960, l'embargo, l'esplusione dall'OAS di Cuba nel 1962, la crisi missilistica, la legge Torricelli (volta a proibire qualunque scambio con l'isola alle consociate di gruppi stranieri) e la legge Helms-Burton (finalizzata a negare il visto di ingresso negli USA a dirigenti e azionisti di compagnie di investimento) costituiscono i momenti più salienti dell'offensiva americana. Invece - sotto il profilo della guerra non convenzionale - le amministrazioni americane si sono servite ora della guerra batteriologica (la contaminazione dello zucchero, la diffusione del virus di Newcastle ai tacchini, delle larve Aeles Aegypti e dell'agente batteriologico Karny nel 1996), ora della guerra psicologica (attraverso il finanziamento diretto o indiretto di radio - quali Radio Martì, Voce del Cid, Radio Swan, Radio La Cubanisisma - e di fondazioni - come la Fondazione nazionale cubana o la Sezione per gli interessi degli Usa), ora della guerra per procura - attraverso il sostegno indiretto di gruppi e soggetti in grado di praticare il controterrorismo (come il CORU o agenti Cia quali Carriles e Bosch) ed infine del controspionaggio praticato dall'FBI. A tale proposito, l'arresto di cinque agenti cubani avvenuto a Miami nel 1998 è indubbiamente emblematico poiché prova - ancora una volta - come la campagna di sostegno a loro favore sia il risultato di tecniche controinformative ampiamente sperimentate dall'Urss negli anni cinquanta e sessanta.
Argomento: Forze Speciali Patto di Varsavia - Recensione di Giuseppe Gagliano (02/09)
Copertina Les forces speciales de l'organisation du Traité de Varsovie 1917 - 2000 di Jacques Baud, L'Harmattan
In questo saggio l'autore - ex appartenente alla intelligence svizzera e considerato uno dei massimi esperti europei di terrorismo e guerra asimmetrica - analizza sotto il profilo squisitamente strategico e tattico il modus operandi delle forze speciali appartenenti al Patto di Varsavia. Non c'è dubbio alcuno che la lotta anti-insurrezionale in Urss si sia sviluppata sotto l'egida della Ceka prima e sotto quella del Kgb in un secondo momento. Un dato altrettanto certo è quello relativo alla fondamentale importanza della rivoluzione bolscevica sotto l'aspetto strategico poiché questa ha costituito il punto di riferimento fondamentale per gran parte delle insurrezioni del novecento. Al di là delle modificazioni lessicali intervenute dal 1917 al 1950, l'evoluzione dei servizi speciali e delle forze speciali ha seguito due linee direttrici distinte ma complementari: da un lato i servizi speciali a vocazione politica sono stati subordinati alla intelligence mentre le forze speciali sono state controllate dalle forze armate. E' bene precisare che questa demarcazione sorse al solo scopo di rafforzare il potere politico. Nella genesi delle forze speciali vi sono alcune fasi intermedie che non possono essre trascurate a causa della loro importanza: in primo luogo la nascita del Kgb nel 1954 e l'istituzione della Direzione S al cui interno sarà costituito il Dipartimento 13 e, in secondo luogo, la nascita nel 1942 dello Stato Maggiore centrale per la Germania libera specializzato nella guerra psicologica che verrà utilizzato per appoggiare le operazioni convenzionali della Armata Rossa e del movimento partigiano. Quanto agli assunti teorico-strategici delle forze speciali, questi non si discostano da quelli posti alla base della dottrina marxista-leninista: in primo luogo,l'assunto leninista secondo il quale la guerra deve essere intesa in senso totale e in secondo luogo la necessità di operare in base ad una strategia articolata e non monolitica. Proprio partendo da questo ultimo aspetto, l'autore demarca con chiarezza le diverse strategie attuate: quella diretta - volta alla occupazione del territorio nemico - quella indiretta finalizzata alla disinformazione e al supporto dei movimenti comunisti, quella denominata maskirovska sorta a scopo difensivo, quella della sovranitaà limitata - denominata anche dottrina Brejnev - finalizzata alla formazione di paesi satelliti e infine quella volta al supporto logistico e dottrinario al terrorismo. Alla luce di queste precisazioni, risulta agevole comprendere le finalità delle forze speciali: la ricognizione strategica e operativa contro i dispositivi C3I e nucleari della Nato, i raids contro target civili e militari e l'uso della guerra non convenzionale in tutto il suo spettro (sequestro, eliminazione di personalità politiche e/o militari, istruzione delle forze speciali dei paesi alleati e dei movimenti di liberazione). Per quanto concerne la consistenza complessiva delle forze speciali, queste - in base ad una stima realistica - avrebbero una consistenza di 40mila uomini. Il volume si conclude sia con una rassegna delle principali armi leggere e non in dotazione alle forze speciali (si pensi - a titolo esemplificativo - alla pistola automatica Stechkine o alla pistola mitragliatrice CZ-61 Skorpion) sia con una disamina sintetica ma chiara delle forze speciali russe, di quelle polacche, della Germania Orientale(a tale riguardo è doveroso ricordare il 40° Reggimento Aviotrasporato sorto nel 1990 e posto alle dipendenze del Ministero della Difesa, il Reggimento Dzerzhinsky sorto nel 1950 e posto alle dipendenze degli Interni), di quelle romene, ungheresi e della Cecoslovacchia. Particolare attenzione viene riservata dall'autore a quelle russe la cui articolazione si dipana su due linee direttrici: quella afferente al Kgb che si articola in cinque strutture 1) la Direzione S volta alla infiltrazione e alla eliminazione; 2) la Terza direzione finalizzata al controspionaggio; 3) la Direzione Guardie di Frontiera volta al controllo e alla repressione della emigrazione illegale e del contrabbando; 4) la Nona Direzione sorta per dare protezione al personale politico e militare e per il controllo degli armamenti nucleari e infine 5) le unità antiterrostiche e controterroristiche del Gruppo Alfa e Beta e la seconda linea direttrice afferente agli Interni o MVD che si concretizza nei Berretti Rossi il cui uso è quello paramilitare e antiinsurrezionale.
Argomento: Marina Militare Italiana nella Guerra Fredda - Recensione di Giuseppe Gagliano (01/09)
Copertina Contro amici e nemici di Enrico Cernuschi, Iuculano
L'autore, uno dei massimi studiosi italiani di storia navale, delinea in questo saggio il ruolo della marina italiana durante gli anni più problematici della cold war. A conclusione della seconda guerra mondiale, la zona operativa dell'Adriatico rappresentava uno degli snodi marittimi più complessi a causa di Tito e l'appoggio della Royal Navy - in un primo momento e quello americano a partire dagli anni cinquanta - contribuirono da un lato a ridimensionare il legame di Tito con l'Urss e dall'altro lato a indurre la marina italiana a rafforzare il proprio dispositivo con la realizzazione della MC 490 che tuttavia non fu in grado di sopperire ai limiti strategici della politica navale italiana. Solo a partire dagli anni sessanta, gli americani - obtorto collo - riconobbero la rilevanza del teatro adriatico assegnando al nostro paese una brigata di marines in grado di dispiegarsi rapidamente e inducendo lo stato maggiore della marina a rendere operativo il Battaglione San Marco attraverso esercitazioni anfibie. Anche lo scenario albanese - dominato dal dittatore Hoxha - rappresentò per la marina italiana un potenziale pericolo a causa, in primo luogo, della realizzazione di una base di sommergibili della classe "Whisky" nell'isola di Saseno possibile solo grazie alla collaborazione sovietica e, in secondo luogo, della fornitura da parte della Cina - a partire dal 1965 - delle P4 e di 32 aliscafi motosiluranti. Ad ogni modo, la dislocazione nel Mediterraneo di battelli russi convenzionali ed, in particolare la realizzazione dei missili antinave KENNEL/AS-1, rappresentarono un pericolo di tale portata da indurre la NATO a rivedere le proprie scelte in materia strategica rafforzando di conseguenza in modo considerevole il proprio dispositivo marittimo e contribuendo ad ampliare il ruolo della marina italiana che tuttavia non fu in grado di comprendere la necessità di dotarsi di una aliquota adeguata di corvette e fregate a causa della politica militare acquisciente dello stato maggiore e della scelta dei vari esecutivi di privilegiare la modernizzazione delle altre forze armate. Un esito fallimentare analogo - che ebbe tuttavia ripercussioni di maggiore rilevanza - fu rappresentato dalla mancata attuazione di una politica militare nucleare italiana autonoma da quella americana. Nonostante la realizzazione avveneristica del CAMEN voluta dalla marina italiana e il programma NATO MLF che tuttavia non trovò mai concreta realizzazione - il diktat americano - e in particolare l'opposizione "bipartisan del Senato e del Congresso americano" (p.45) -, i veti incrociati dei francesi e degli inglesi contribuirono a far tramontare in primo luogo la legittima ambizione italiana, in secondo luogo a far tramontare l'aspirazione a costruire un battello nucleare - denominato MARCONI e che avrebbe dovuto essere realizzato dai CRDA di Monfalcone e di cui l'ammiraglio Cocchia si fece autorevole interprete e, in terzo luogo, contribuirono a far naufragare il progetto di una nave rifornitrice nucleare denominata FERMI annnuciato nel 1966 e definitivamente abbandonato nel 1971. Solo tra il 1968 e il 1975, grazie al profondo cambiamento impresso da De Gaulle alla politica estera e alla politica militare, fu possibile per l'Italia superare l'opposizione americana e portare a buon fine da un lato la vendita da parte della Francia all'Enel di mille chilogrammi di uranio arrichito per alimentare la centrale di Montalto di Castro e dall'altro lato consentì al nostro paese di siglare nel 1974 l'accordo TRICASTIN. Anche la realizzazione negli anni sessanta del VAK 191 B - caccia leggero a decollo verticale - possibile grazie alla collaborazione tra Italia e Germania - rappresentò un successo - seppure di modeste dimensioni -, successo che tuttavia fu oscurato sia dalle scelte dell'esecutivo di rafforzare esercito e carabinieri per reprimere efficacemente i focolai di guerriglia urbana presenti nel nostro paese sia dalle decisioni del Ministro Tremelloni - nella seconda metà del 1966 - "di tagliare i fondi per le nuove costruzioni silurando sia le quattro nuove corvette sia i due sommergibili" (p.76-77). Se gli accordi di Osimo del 1° ottobre 1975 posero fine alla conflittualità permanente tra Jugoslavia e Italia consentendo alla marina di "alleggerire i propri compiti" nello scacchiere adriatico, la realizzazione sovietica dei missili SS-N-2 STYX e il loro uso nel 1967 contro il cacciatorpediniere israeliano Eliath, indussero gli stati maggiori NATO e USA a rivedere le loro scelte strategiche e la marina italiana, in particolare, ad attuare una innovativa scelta tattica denominata tattletale supportata dalla stesura del Libro Bianco - vero e proprio documento strategico di ampio respiro - e alla approvazione della Legge Navale 1975 nonostante proprio negli settanta il direttorio economico franco-tesco avesse emargito il nostro paese. Solo le pressioni americane e l'installazione dei CRUISE a Sigonella consentiranno all'Italia di riprendere quota nello scenario internazionale. Solo se il nostro paese sarà in grado di applicare nel contesto specifico della politica estera e della politica militare l'approccio metodologico del realismo politico - sapendo valorizzare di conseguenza il ruolo operativo della marina - riuscirà a competere autorevolmente nell'ambito internazionale.
Argomento: Guerra Fredda - Recensione di Giuseppe Gagliano (01/09)
Copertina Escadron de la Mort, l'Ecole Françoise di Marie Monique Robin, Le Decouverte Editions (13 Euro)
La consapevolezza da parte della istituzione militare francese di avere all'interno del proprio territorio un temibile nemico interno o quinta colonna fu chiaramente espressa dal Col.Saint-Opportune presso l'IHD nel 1948, da Joba e dal Gen.Chassin proprio nello stesso periodo. Ma sarà soltanto con Larechoy che l'universo strategico militare francese prima, ed extraeuropeo poi, cambierà profondamente. Larechoy era infatti giustamente persuaso che il comunismo, attraverso la guerra psicologica e la guerra di popolo, fosse in grado di agire dentro la società civile senza rispettare nè le regole del diritto militare nè le convenzioni di Ginevra ma soprattutto fosse nelle condizioni di agire secondo la modalità delle gerarchie parrallele che - sorte grazie ai viet-min - l'ufficiale francese - insieme a Trinquier - aveva avuto modo di studiare e apprezzare per la loro efficacia strategica durante la guerra di Indocina. Divenuto nel 1953 direttore del Ceaa avrà la possibilità di introdurre i nuovi concetti strategici della guerra psicologica all'interno delle più prestigiose istituzioni militari francesi approfondendo la sua interpretazione della polimorfica attività ideologica del comunismo fino alla teorizzazione delle celebri quattro fasi attraverso le quali il comunismo penetrava nei gangli della società civile fino ad eroderli attraverso l'utilizzo della guerra di popolo che era considerata l'ultimo stadio del processo di assoggettamento della società al comunismo. L'insieme dei suoi contributi sarà giudicato di così elevata importanza per il successo nella guerra contro l'Fln, che prenderanno forma di direttive strategico-militari nel celebre documento denominato TTA 117. Accanto al Col. Larechoy l'innovazione del quadro teorico della strategia francese sarà reso possibile da Aussaresses-che lavorerà nel Sdece - da Morlane, realizzatore dell'11° Choc - e da Trinquier che teorizzerà e applicherà durante la battaglia di Algeri il quadrilatero urbano ispirandosi in senso lato a Napoleone. L'insieme dei loro contributi consentirà al decisore politico da un lato di comprendere lucidamente come il nazionalismo - per esempio quello del Fln - fosse in realtà uno strumento ad usum delphini del comunismo internazionale per affermare più rapidamente la propria egemonia e dall'altro lato indurrà le istituzioni militari francesi a realizzare centri di alta formazione - come il Cipcg ad Arzaw - alla guerre psichologique. L'esito giuridico-politico di queste fondamentali innovazioni prenderà forma nella necessità di modificare le norme giuridiche in Algeria per adattarle ad uno stato di eccezionalità - modifiche che saranno rese possibili dal Ministro della Giustizia Maunoury e dal Gen. Brebisson - nel quale la centralizzazione della intelligence, il potere di requisizione esteso a ventiquattro ore, il diritto di sospensione dei funzionari sospetti e l'interdezione dagli uffici pubblici per i soggetti sospetti costituiranno alcune delle novità più rilevanti. Il passo successivo sarà il conferimento dei pieni poteri nel 1957 su Algeri al Gen. Massu - da parte del premier socialista francese Lacoste - che farà perno su Trinquier, Ausaresses e Bigeard per portare a compimento la celebre operazione Champagne con la quale nel gennaio del 1957 infliggerà una pesante sconfitta politico-militare all'Fln dando avvio alla pratica - legittimata politicamente - della tortura. A coronamento di questo processo - oramai inarrestabile - nel marzo del 1957 Trinquier metterà a punto il Dpu che contribuirà al successo francese - sotto il profilo militare - ai danni del Fln unitamente alla realizzazione del Gre da parte di Leger. Il dispositivo di contrasto francese alla offensiva del Fln, troverà il proprio coronamento con la nascita del Cegs nel 1959 sotto la direzione di Bigeard-ufficiale che aveva già avuto modo di rinnovare profondamente la strategia offensiva francese in Algeria con l'introduzione dell'elicottero quale strumento di assalto e non solo quale strumento di ricognizione - che rappresenterà la più importante istituzione militare francese per la guerra psicologica e la controguerriglia. Sotto il profilo squisitamente ideologico l'integrismo cattolico della Cite chatolique - e quindi dei suoi più significativi rappresentanti quali Ousset e il Gen. Weygand -, la nascita del Cespes con Sauge e la pervasiva influenza della Grande O - vera e proria corrente nazionalistica e integrista cattolica - nelle forze armate contribuiranno in Francia in termini tutt'altro che marginali a dare sostegno alla guerra psicologica anticomunista. Ebbene l'efficacia sul campo dimostrata dalle molteplici innovazioni strategiche francesi contribuirà in modo indiscutibile a influenzare il quadro teorico della strategia militare controinsurrezionale americana e di quella di gran parte dell'America latina. A tale riguardo, l'influenza francese negli Stati Uniti - pur precisando che già l'istituzione militare americana aveva contribuito con l'Oss di Donovan e con l'istituzione di Fort Benning e Fort Bragg alla teorizzazione della controguerriglia e della guerra psicologica - sarà dimostrata dalla presenza di Larechoy a Fort Bragg in qualità di specialista di guerra psicologica, da quella di Ausaresses nel 1962 a Fort Benning in qualità di istruttore di fanteria per non parlare poi del lavoro di traduzione e divulgazione compiuto da Fall degli scritti di Trinquier le cui innovazioni stategiche contribuiranno in modo determinante a rinnovare il modus operandi delle forze speciali americane durante la guerra fredda. Ora al di là della influenza di indubbio rilievo esercitata dalla innovativa strategia di guerra psicologica francese su quella brasiliana - si pensi che proprio Ausaresses nel 1973 in qualità di attachè frequenterà il Centro di addestramento alla controguerriglia di Manaus fondato da Branco nel 1964 - e a quella esercitata su quella cilena come chiaramente confermato da Contreras direttore della Dina nella intervista rilasciata all'autrice - l'influenza più importante sarà quella determinata sul modus operandi della istituzione militare argentina come dimostrano senza alcun ombra di dubbio i contributi di de Naurois e Badie nel 1957 presso la Scuola di guerra di Buenos Aires in qualità di esperti di controinsurrezione, contributi il cui rilievo sarà ampiamente dimostrato dalla necessità di istituire una missione permanente in Argentina che, grazie al contributo di Brentesque e Ballester da parte francese e di Anaya e Montes da parte argentina, consentirà alla strategia militare argentina di intrapendere la strada della counterinsurgency sul modello francese e di applicarla con successo nel contrasto della insorgenza comunista. Ebbene proprio su questa variegata e molteplice influenza pone l'enfasi l'autrice - celebre giornalista e ricercatrice francese - allo scopo di dimostrare la legittimità interpretativa da un lato della tesi dello studioso americano Paret secondo il quale la strategia controinsurrezionale francese avrebbe ribaltato i tradizionali legami di subordinazione tra il potere militare e quello politico dando come esito una deriva reazionaria e golpista e dall'altro lato di dimostrare-attraverso mirate e approfondite interviste ai protagonisti della strategia controinsurrezionale francese, argentina, cilena e americana - come i contributi teorici degli strateghi francesi abbiano fornito il quadro teorico-operativo per la nascita dell'Oas e di tutte le principali dittature militari in America Latina.
Argomento: Muro di Berlino - Recensione di Federico Colombo (01/08)
Copertina Checkpoint Charlie and the Wall. A divided People Rebel di Werne Sikorski e Rainer Laabs, Ullstein Tb
Il Muro di Berlino ha rappresentato, per quasi quarant'anni, il simbolo materiale vivente dello scontro tra due mondi. Sotto la sua ombra due generazioni hanno tremato per la paura dello scontro tra le due iperpotenze, la guerra nucleare. Ma il Muro è stato anche una dolorosa appendice all'interno della storia di una città millenaria. Ha diviso famiglie, amici, fidanzati; un intero popolo si è autorinchiuso. I rapporti collettività/singolo furono completamente rivoluzionati. E' possibile ritenere il Muro come un fatto di storia militare? Secondo me sì, perché di scontro si tratta, non tra due eserciti, ma tra una società civile e una parte di sé stessa, quella parte che decise la collaborazione con la DDR, e che aiutò materialmente la costruzione del Muro e il suo mantenimento. Il numero dei morti, il protrarsi sul lungo periodo delle azioni, la vivacità delle testimonianze, i memoriali che sono cresciuti al termine dell'avventura a sostituire il Muro stesso, tutto sembra indicare una vera e propria battaglia. Questo libricino, facilmente recuperabile a Berlino, racconta questi avvenimenti in modo un po' superficiale ma sufficientemente dettagliato. E' una lunga carrellata di nomi, date, eventi, che tentano di ridare l'idea di una ferita che ancora oggi non si è rimarginata. Una ferita che solo un berlinese può raccontare. Stranamente a noi non è mai giunta notizia alcuna di questi avvenimenti che per la maggior parte rimangono, nella loro semplicità, totalmente sconosciuti. Insomma il Muro di Berlino è parte della nostra storia, perché fa parte della storia del mondo, e questo libro ce la insegna per la prima volta. Certo, in poche pagine, con belle figure, e senza troppa attenzione ai dettagli, è solo una panoramica generale. Però rimane sempre utilissimo per capirci qualcosa di quei cinquant'anni di "guerra fredda".
Argomento: Nato - Recensione di Paolo Soprani (10/02)
Copertina La Nato di Marco Clementi, Il Mulino (8 Euro)
Il libro espone la storia della NATO dalla sua nascita fino ai giorni nostri, trattando però anche le problematiche strettamente politiche che l'hanno accompagnata per tutta la sua vita fino ai fatti più recenti e che, dopo la caduta della Cortina di Ferro, si sono fatte più importanti in vista di un nuovo ruolo da attribuire ad un apparato che è sì nato come strumento di difesa occidentale, ma che è anche servito per integrare e far collaborare paesi diversi tra di loro per storia, cultura e politica. Oltre a queste trattazioni viene anche illustrata l'organizzazione dell'apparato ed i suoi meccanismi di funzionamento, le competenze passate e quelle possibili nel futuro. Il tutto viene trattato in 128 pagine facili da leggere, e con un dizionario finale di sigle ed abbreviazioni di aiuto, da Marco Clementi, docente di Relazioni Internazionali all'Università di Pavia.
Argomento: C.I.A. - Recensione di Paolo Soprani (10/02)
Copertina La C.I.A. di Mario Del Pero, Giunti Collana XX Secolo (8,26 Euro)
Il libro espone la storia completa della C.I.A. sin dai servizi segreti della 2a G.M. fino all'amministrazione Clinton. Nella carrellata storica che fa Del Pero ci sono tutte le vicissitudini dai servizi segreti americani che non hanno mai avuto vita facile a causa sia delle continue sovrapposizioni di competenze sia delle diffidenze più o meno velate che la politica o i militari, a seconda del periodo, nutrivano nei confronti della C.I.A. Vengono esposti i contrasti interni che hanno sempre segnato una divisione tra la componente analista e quella operativa, colpevole nel corso degli anni di aver più volte messo in cattiva luce l'Agenzia a causa della spregiudicatezza di alcune sue "covert operations". Oltre a questo racconto continuo sono presenti diversi paragrafi in cui vengono approfonditi ora le singole covert operations ora i personaggi, le politiche ed altri fattori che hanno a che fare con l'intelligence. Alla fine del libro è presente una cronologia sia dei direttori della CIA sia degli eventi più importanti della sua storia. L'autore Mario Del Pero è ricercatore presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna ed insegna all'International Center for Advanced Studies della New York University.
Argomento: Operazioni di spionaggio da parte dei sottomarini Usa - Recensione di Mario (12/99)
Copertina Immersione rapida: la storia segreta dello spionaggio sottomarino di Sherry Sontag e Christopher Drew, il Saggiatore
Interessantissimo libro, scritto da alcuni giornalisti americani, racconta in modo molto dettagliato le operazioni di spionaggio condotte dai sottomarini statunitensi durante la Guerra Fredda. Consiglio la lettura di questo libro a tutti gli appassionati di sottomarini e dintorni.
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