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Argomento: Crimini di guerra giapponesi - Recensione di Andrea Allolio (06/09)
Copertina L'esercito dell'Imperatore. Storia dei crimini di guerra giapponesi 1937-1945 di J. L. Margolin, Lindau
E' durata otto anni - dal 1937 al 1945 - la guerra scatenata dal Giappone in Asia orientale e nel Pacifico, ma ancora oggi è il conflitto del XX secolo meno conosciuto in Occidente, dove è riduttivamente considerato solo a partire dall'attacco aereo di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941. In quel lungo arco di tempo, l'esercito imperiale giapponese ha perpetrato crimini di inaudita ferocia, che richiedono un'analisi severa e approfondita, analoga a quella in corso da molti anni sulle atrocità compiute dal comunismo e dal nazismo in Europa. L'elenco è lungo e terribile: eccidi di prigionieri di guerra, campi della fame, cantieri della morte, prostituzione forzata, violenze sessuali, esseri umani usati come cavie, intere comunità intossicate da prodotti chimici. A Nanchino in poche settimane furono sterminate decine di migliaia di civili. E oltre 400 milioni di persone vissero sotto il terrore. Come è stato possibile arrivare a tanto? Perché questi fatti sono stati a lungo taciuti? E perché ancora oggi, in Giappone, molti (compresi alcuni storici), pur non negando i fatti, li giustificano, ne sminuiscono la portata o ne attribuiscono la responsabilità agli Alleati? Il Giappone ha beneficiato di numerose circostanze che hanno contribuito a mascherare le sue colpe e a trasformarlo in vittima, prime fra tutte le bombe atomiche lanciate sul suo territorio. Ma invocare il contesto storico, o quello che è accaduto dopo, o magari la tradizione militare nipponica, non è più sufficiente. La guerra del Pacifico nasconde molte verità per chiunque voglia capire i totalitarismi di ieri e di oggi.
Argomento: Memorie del tempo di guerra - Recensione di Bruno (10/01)
Copertina Japan at War - An oral history di Haruko Taya Cook e Theodore F. Cook, The New Press (14.95 USD)
I ricordi di chi ha vissuto la guerra, da militare o da civile, suscitano sempre un forte interesse. Per quanto riguarda la Seconda Guerra Mondiale, molto è stato pubblicato di recente, forse per l'ovvio motivo che sta scomparendo la generazione che ha vissuto quel periodo. Eppure, a detta degli autori di Japan at War, non è stato sempre facile convincere i Giapponesi a ricordare per via di una rimozione che sembra aver censurato, a livello nazionale, la Seconda Guerra Mondiale. Da quello che ho letto in questo libro si può comprendere il perché: orrore, fanatismo e follia, atrocità e sofferenze indicibili abbondano in questi ricordi di una guerra perduta. Le testimonianze provengono da gente di ogni genere: soldati semplici, ufficiali, assi dell'aviazione o piloti suicidi ma anche uomini e donne che all'epoca erano bambini, comuni lavoratori che hanno semplicemente cercato di sopravvivere, donne che persero i loro mariti o i figli. Ne viene ritratto un Giappone dalle molte facce, a volte innocente e a volte feroce, sicuramente molto indottrinato, come ricordano (ad esempio) un editore che cercò di combattere contro la censura e una ballerina del Moulin Rouge di Tokyo (ovviamente, niente strip-tease a quell'epoca). Non manca uno sguardo alle più terribili atrocità, come hanno raccontato un tecnico della famigerata unità per la guerra batteriologica e l'ufficiale che decapitava prigionieri in Cina per mostrarsi forte di fronte ai suoi soldati, veterani dagli 'occhi cattivi'. E abbonda la sofferenza, nel terribile struggimento della moglie del kamikaze o nei ricordi della bambina che perse proprio alla fine della guerra il fratello, pilota suicida dei 'siluri umani'. Per quanto ne so, Japan at War non è stato tradotto in italiano, ed è un peccato, perché è molto interessante anche se non adatto per i deboli di stomaco. Il libro è diviso in capitoli che raccolgono testimonianze di un determinato momento o teatro di operazioni, ognuno con una premessa esplicativa che è utile anche a chi ha già una conoscenza storica del periodo.
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