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Argomento: Industria Bellica - Recensione di Giuseppe Finizio (09/13)
Copertina Sicilia. WW2 - I carri armati Tigre in Sicilia di Lorenzo Bovi e Federico Peyrani, Formato 23x16,5,128 pagine con 140 foto in B/N, alcune riproduzioni di documenti e 2 profili a colori. (Euro 20,00) lobox@libero.it. Recensione di Giusepppe Finizio
Accingendomi a recensire questo volumetto non pensavo fosse possibile scrivere ancora qualcosa di originale sull'impiego del carro armato Tigre durante la seconda guerra mondiale,almeno dopo i due volumi di W. Schneider pubblicati negli anni novanta. Ma dopo aver letto il lavoro di Bovi e Peyrani dedicato alla 2a Compagnia dello s.Pz.Abt 504 che partecipò alla campagna di Sicilia del luglio/agosto 1943, ho dovuto ricredermi. Il volume narra la storia semisconosciuta dei 17 Tigre I di questa unità d'elite dell'esercito tedesco dal suo arrivo nell'isola in marzo dove, tra l'altro, fu impegnata nell'addestramento di un primo nucleo di carristi italiani destinati all'utilizzo del gigantesco carro armato, fino all'evacuazione dell'ultimo Tiger avvenuta il 17 agosto. La narrazione, storicamente impeccabile, che mai sfugge alla necessaria contestualizzazione, ci accompagna con sequenze quasi filmiche in cui il clima torrido e la polvere onnipresente fanno da costante corollario alle vicende narrate. L'avanzata delle truppe anglo-americane e canadesi verso Messina, almeno nella fase iniziale seguita allo sbarco a Gela, ci appare per la prima volta non così facile come per decenni ci è stata narrata dalla storiografia dei vincitori. Apprendiamo altresì come ben 13 dei 16 Tigre perduti in Sicilia dai tedeschi fu in realtà abbandonato dagli stessi equipaggi a seguito di avarie non riparabili sul posto che avrebbero richiesto un'officina campale attrezzata e veicoli di recupero adatti (si tentò anche con alcuni Sherman di preda bellica). La mancanza di una efficiente struttura logistica che afflisse la Wehrmacht a partire dal 1943 fu il vero tallone d'Achille di questi carri armati il cui impiego tattico ne venne seriamente inficiato. Questo libro rappresenta una miniera di utili informazioni anche per i modellisti che vi troveranno numerosi ed interessanti spunti per le loro realizzazioni. Ci auguriamo comunque che i volumi successivi di questa collana dedicata alla guerra in Sicilia, giunta ormai alla quinta uscita, vengano editi in un formato adeguato a valorizzare appieno le splendide fotografie d'epoca. Copertina
Argomento: Resistenza - Recensione di Antonio Martino (04/10)
Copertina La guerra e le parole. La stampa clandestina della Resistenza savonese (1944-45) di Antonio Martino
Lo scopo di questa ricerca è stato quello di recuperare dalla dispersione e dal progressivo deterioramento la stampa della resistenza savonese, e di analizzarne i contenuti. La stampa clandestina, tutta tirata a ciclostile, è nella quasi totalità comunista ed è stata il veicolo più evidente del messaggio antifascista. Per questo riteniamo che la salvaguardia di questo materiale sia importante per la storia locale contemporanea. La stampa clandestina è articolata in varie testate che si rivolgono a tutti i soggetti della società: in generale (Savona proletaria, L'Unità, Il Corriere del Popolo) e in particolare, per i giovani (La Voce dei Giovani), gli studenti (Nuova goliardia), gli intellettuali, i professionisti, il ceto medio (Democrazia), le donne (Noi donne, Donne in Lotta, La donna nuova), i contadini (Il solco). I temi sono essenzialmente: l'informazione (gli scioperi, le azioni rivendicative del "fronte operaio", le azioni dei partigiani e delle SAP, le rappresaglie dei nazifascisti, le deportazioni), il proselitismo politico (con l'esempio dei caduti), l'incitamento alla lotta e all'insurrezione liberatrice, per giungere alla nuova società del dopoguerra (con uno sguardo rivolto all'Unione Sovietica). Il libro può essere acquistato tramite questo sito oppure contattando l'autore anmartino@selex-si.com.
Argomento: Memorialistica - Recensione di NS (01/10)
Copertina Banditi di Pietro Chiodi, Einaudi
"Carlo Lamberti è morto. E' stato tempo fa nella difesa di Verduno. Ha preso un colpo in fronte mentre sparava in piedi. Ha due bambini e uno che nascerà fra poco. Anche molti altri uomini di Cocito sono morti. Parecchi sono caduti alla Morra. In ventinove sono stati circondati. Erano alle ultime cartucce quando accettarono la resa con la promessa di aver salva la vita. Furono invece riuniti su una terrazza e massacrati. Il tubo di scarico dell'acqua gettava sangue." O ancora: "Un carro bestiame è fermo in stazione da sei ore sotto il sole. Ne escono grida sempre più fioche che invocano aiuto. Finalmente due sacerdoti riescono ad ottenere che il carro sia spiombato. Ne vengono estratti morti e moribondi. E' sera, quando spossato e abbattuto apro la radio: Giovinezza." A scrivere è Pietro Chiodi, giovane professore di filosofia di un liceo di Alba, studioso di Heidegger e, fra il 1944 e il 1945, partigiano attivo nelle Langhe, poi prigioniero, deportato a Innsbruck, fuggitivo e di nuovo partigiano in Italia, comandante di una formazione garibaldina. "Banditi" viene redatto da Chiodi nei mesi immediatamente successivi alla fine del conflitto: è il diario della sua guerra partigiana, un diario dallo stile essenziale, spesso ruvido, fortunatamente libero dalla retorica che talvolta appesantisce la memorie della Resistenza. Lo stesso autore si preoccupa di avvisarci che "questo libro non è un romanzo né una storia romanzata. E' un documentario storico, nel senso che personaggi, fatti ed emozioni sono effettivamente stati. L'autore ne assume in proposito la più completa responsabilità". A dominare il racconto è infatti l'azione: gli scontri, la vita alla macchia, le necessità imposte da una esistenza perennemente minacciata, calate nello scenario ora drammatico, ora tragicomico, che solo la guerra sa produrre. Ne risulta un quadro vivo ed estremamente coinvolgente, completato dalle riflessioni dell'autore, amare, talvolta dolorose, asciutte e mai enfatiche, riflessioni che oggi, a distanza di tanti anni, assumono il valore di testimonianza civile e di monito alle generazioni.
Argomento: Memorialistica - Recensione di Attilio Fronza (12/09)
Copertina La "Polizia Trentina" ai confini del Reich. Una testimonianza 1943 - 1945 di Attilio Fronza, Egon
"La Polizia Trentina ai confini del Reich", questo il titolo del libro che si propone di raccontare la storia della seconda guerra mondiale in territorio trentino e veneto, attraverso la testimonianza di chi purtroppo è stato costretto a combattere per l'esercito tedesco, di chi è passato per traditore ed ancora oggi ha difficoltà ad essere riconosciuto senza condizionamenti. A più di sessant'anni dalla fine di quella vicenda che ha segnato profondamente la storia di tutto il mondo, si è voluto far conoscere una delle tante storie individuali. La storia di Marcello Fronza, il protagonista di "La polizia Trentina ai confini del Reich", si pone all'interno di questo contesto attraverso la sua esperienza fatta nel Corpo di Sicurezza Trentino, uno dei tanti corpi militari presenti in territorio italiano sotto il controllo tedesco o della Repubblica Sociale come di altri enti territoriali sparsi in Europa, costituiti in prevalenza da giovani e meno giovani reclutati tra le popolazioni autoctone occupate. Nelle tre province di Bolzano, Trento e Belluno, che formano la Zona di Operazioni delle Prealpi (Operationszone Alpenvorland), cominciano a nascere tutte quelle organizzazioni di lavoro dedite al servizio di guerra e quei corpi militari di guerra tra i quali il C.S.T. trentino (l'omonimo corpo bellunese fallì decisamente), la S.O.D. sudtirolese, le SS italiane, la FLAK (antiaerea), ecc. Con il costituirsi la struttura del C.S.T., nel quale entrerà a far parte, suo malgrado, Marcello Fronza, veniamo a conoscere i vari aspetti di questo momento storico locale attraverso le sue esperienze militari, i rapporti con la popolazione, gli stati d'animo, le idee, gli aneddoti, i ricordi tristi e meno tristi, di tutto ciò che la guerra può portarsi dietro. Più fortunato di altri non vedrà nessun fronte, ma entrerà in contatto e sarà testimone oculare delle barbarie perpetrate dalle forze naziste nei confronti della popolazione e dei partigiani, soprattutto in terra veneta (eccidi di Feltre e di Caviola di Falcade), dove più forte era la contrapposizione all'invasore e dove la storia era di matrice chiaramente italiana. Allo stesso tempo il libro racconta di una guerra vissuta in periferia, lontana dai grandi centri, dove ancora si poteva scorgere la vita più genuina delle genti rurali, quelle genti che già avevano toccato con mano le sofferenze della prima guerra mondiale ma che condividevano un modo di vita, come il nostro protagonista, il quale non lesinava aiuti ai poveri contadini attaccato com'era alla propria comunità di origine, sottraendosi invece a servizi di guerra che non amava. Copertina
Argomento: Resistenza e controguerriglia al Confine Orientale - Recensione di Giuseppe Gagliano (06/09)
Copertina Bandenkampf di Hanns Schneider Bosgard, leg 2003
Scritto dal corrispondente bellico delle SS e pubblicato tra il 1944 e il 1945, questo saggio costituisce un vero e proprio handbook di controguerriglia operativa sorto per attuare efficaci contromisure nella zona operativa del Litorale-Adriatico. Benché diviso in otto capitoli - all'interno dei quali trovano ampio spazio le riflessioni di Seitz sul ruolo degli Ustascia nel contesto croato, le analisi comparative di Rosner sul nazismo e sul fascismo e l'approccio geopolitico di Glauen sulla penisola istriana - la parte centrale del saggio è dedicata alla individuazione delle linee di forza che caratterizzano la guerra per bande e alle necessarie contromisure. L'autore - consapevole che numerose sono le caratteristiche che accomunano la guerra per bande sia in Europa che nei continenti extraeuropei - è altresì persuaso che il contesto operativo possa l'analista a introdurre delle varianti che certo non inficiano il quadro teorico di riferimento. Partendo da un assunto clauswetziano, l'autore sottolinea come la guerra per bande sia una vera e propria guerra assoluta che infrange ogni norma del diritto bellico e di cui i bolscevichi sono stati - insieme agli inglesi - interpreti di indubbio valore. La sua diffusione capillare a livello geografico prova che la guerra per bande non ha confini nonostante le diversità geopolitiche. L'assenza di attriti è certamente un'altra caratteristica di rilievo tanto quanto l'esigenza di distruggere i beni del nemico. Lo smantellamento dei mezzi di trasporto del nemico e delle vie di comunicazione sono evidentemente due obiettivi ineludibili nella strategia della guerra per bande tanto quanto l'efficacia che determina l'effetto sorpresa cagionando nel nemico sconcerto e disorganizzazione. La mimetizzazione all'interno del contesto della società civile contribuisce in modo evidente al successo della guerra per bande, mimetizzazione che consente la realizzazione di una servizio di intelligence. Proprio per questa ragione la repressione congiunta al controllo capillare della popolazione diventano strumenti efficaci di contromisura e devono consentire di "snidare e neutralizzare gli incaricati locali" della intelligence. Affinché la mimetizzazione abbia efficacia, la mobilità permanente sia degli uomini che dei depositi deve attuarsi costantemente. A tale scopo, diventa necessario creare le condizioni per una continua fibrillazione del nemico attraverso un incremento delle azioni di sabotaggio e di attacco diretto. Operativamente la formazione di controbande o Jagdkommandos - affiancate da truppe regolari - composte da piccole unità sono uno strumento di indubbia efficacia. Naturalmenmte accanto all'azione repressiva diventa indispensabile sia una azione di intelligence sia una accurata guerra psicologica dalla doppia valenza (occulta e/o tramite una adeguata politica culturale) allo scopo di riconquistare gli animi e i cuori della popolazione, dividendo e disgregando nel contempo il nemico. Perché tutto ciò sia portato a compimento una leadership carismatica diviene necessaria, una leadership che sia in grado di indurre i propri uomini al sacrificio estremo inseguendo il nemico a tempo indeterminato senza lasciare traccia, eliminando le spie, attuando blocchi stradali, addestrando il partigiano alla prontezza operativa costante, costruendo fortificazioni campali, muovendosi in quel segmento temporale che va dal crepuscolo all'alba, sequestrando armi e munizioni al nemico, tagliando le comunicazioni telefoniche, prediligendo il sabotaggio alla distruzione completa ("svitando i binari, piazzando mine sotto i binari, facendo saltare i serbatoi idrici, provocando smottamenti, servendosi di pistole-mitragliatrici e bombe molotov"). Complessivamente l'autore dimostra di avere una conoscenza estremamente approfondita sia della guerriglia che della controguerriglia, una conoscenza che - al di là delle ammissioni implicite - si costruisce su una attenta valutazione della strategia bolscevica e di quella anglosassone la cui efficacia è riconosciuta - obtorto collo- dallo stesso autore.
Argomento: Liberazione di Mussolini - Recensione di Andrea Allolio (11/07)
Copertina Liberate Mussolini! di Annussek G., Edizioni Lindau
In questo suo nuovo libro, appassionante come un thriller, Greg Annussek ci offre una rigorosa ricostruzione di una delle operazioni più temerarie e controverse dell'ultimo conflitto mondiale: la liberazione di Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, nel settembre 1943, ad opera di un corpo d'élite di incursori tedeschi a bordo di alianti. Quella che fu chiamata "Operazione Quercia" assomiglia a una partita a scacchi, incerta fino all'ultima mossa, in cui la posta è la figura ormai quasi grottesca di un dittatore al tramonto, scomparso senza lasciare traccia dopo l'improvviso collasso del regime. Sullo sfondo, l'agghiacciante agonia del Terzo Reich hitleriano, che nel rimettere in gioco Mussolini cerca un ultimo sussulto di vitalità prima della catastrofe finale. Il piano audacissimo, affidato alle acrobazie di alcuni piloti della Luftwaffe e alla fulminea azione di un commando di paracadutisti, andò incredibilmente a buon fine nonostante la feroce ostilità che opponeva lo spavaldo capitano Skorzeny, che considerava la guerra un palcoscenico su cui esibirsi, e il freddo e metodico generale Student, che fu forse il vero artefice dell'impresa, oscurato dalla popolarità che il rivale riuscì a conquistarsi. Preludio emblematico di tragici eventi successivi - la nascita della Repubblica di Salò e l'occupazione nazista del nostro paese -, l'Operazione Quercia conserva tuttora molti aspetti misteriosi e continua ad affascinare i ricercatori come un enigma irrisolto.
Argomento: Ritirata truppe tedesche - Recensione di Diego Brozzola (10/07)
Copertina Dieci giorni di Guerra - 22 aprile 2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l'inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino di Luca Valente, Cierre Edizioni
Il titolo del libro trae quasi in inganno: non sono elencati tutti i fatti d'armi della ritirata tedesca di quei dieci giorni ma grazie alle oltre 500 pagine il lettore può ben farsi una impressione sulle principali fasi dell'avanzata degli alleati in alta Italia del Nord Est. L'autore pregevolmente tiene conto di tutte la parti in causa: dividendo le giornate in capitoli, abbiamo quindi descrizioni da parte tedesca, alleata, repubblichina e partigiana, oltre che interviste raccolte dallo stesso Valente ai civili dell'epoca. I fatti raccontati sono imperniati sulla ritirate delle divisioni tedesche di paracadutisti e sui vari scontri (incluse le fucilazioni da ambo le parti) con i corpi alleati e i battaglioni partigiani. Notevole il lavoro che si propone di vagliare i fatti da un punto di vista rigidamente storico non lasciandosi andare ad alcun riferimento politico.
Argomento: Roma 1943-44 - Recensione di Marco Marzilli (09/07)
Copertina Roma 1943-1944 Ieri & Oggi di Marco Marzilli e Alessandra Mori, Herald Editore
Nel biennio 1943-1944 la Capitale d'Italia si trova ad attraversare uno dei periodi più bui della propria storia. Scaraventata in una guerra che intimamente gli italiani non volevano, subisce la disillusione di una sconfitta inevitabile prima, i bombardamenti poi e infine, nella tarda estate del 1943, l'occupazione nazista. La città rimane allora come "sospesa", immobile, animata solo dalla vita quotidiana di una popolazione che spera nell'arrivo degli Alleati il più presto possibile, o più semplicemente nella fine di tutto, non importa per mano di chi. Ma anche questa speranza è dura da coltivare: lo sbarco di Anzio e le battaglie di Cassino, sulla carta in grado di portare gli eserciti liberatori nella Capitale in poco tempo, non riescono ad avere ragione dei tedeschi; anzi, i loro fallimenti iniziali fanno ristagnare la situazione militare mentre in città l'apatia prende il posto degli iniziali entusiasmi e dell'attesa. I romani torneranno finalmente a vedere la luce della libertà solo alle porte dell'estate 1944, con l'arrivo delle truppe della V Armata. Questo libro vuole raccontare la storia di quei giorni con le immagini di ieri e quelle di oggi, attraverso un viaggio fotografico nei mesi bui dell'occupazione, fino al giorno della liberazione, nel giugno del 1944. Da segnalare infine l'interessante sito dedicato al libro, http://www.ierieoggi.net/: tecnicamente ben realizzato, offre informazioni sulla genesi dell'opera, riflessioni dell'autore, aneddoti e curiosità. Copertina
Argomento: Spionaggio - Recensione di Francesco D'Alessandro (07/07)
Copertina Guerra di spie di Mimmo Franzinelli, Mondadori
Negli anni precedenti il conflitto e durante la II GM si combattè anche in Italia una incessante 'guerra di spie': si affrontavano sul campo i servizi segreti delle potenze alleate e il controspionaggio italiano, affidato - scopriamo - ad almeno sei differenti organizzazioni, in omaggio all'elefantiasi burocratica che affliggeva regime e Forze Armate. Servendosi di una ricca documentazione d'archivio il testo ricostruisce le vicende di infiltrati, sabotatori, spie al servizio di agenti esteri, seguendone le sorti fino al consueto epilogo, la cattura e il processo dinnanzi al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. Il libro, basato soltanto su fonti ufficiali italiane - rapporti di polizia, verbali di interrogatorio, sentenze, etc - offre inevitabilmente un panorama incompleto, consegnando al lettore soltanto la storia di quanti pagarono il proprio fallimento davanti al plotone d'esecuzione o scontando pesanti pene detentive. L'opera si dimostra comunque di grande interesse, considerato che il tema - al contrario delle vicende legate ad Ultra - risultava fino ad ora pressochè ignorato. Seguendo lo svolgersi di una serie di vicende, diverse per importanza e protagonisti - non esiste la 'spia', ma una serie di personaggi dalle più diverse capacità e motivazioni - è possibile osservare sia le modalità attraverso le quali veniva organizzato lo spionaggio ai danni dell'Italia, sia l'organizzazione e il funzionamento sul campo degli apparati di repressione italiani. Gli eventi narrati si arrestano all'8 settembre 1943: il trauma vissuto dal Paese e dalle Forze Armate è tale da costituire un vero e proprio spartiacque fra un 'prima' che, alternando innegabili successi a drammatiche inefficienze, degrada fino alla crisi dei primi mesi del 1943 e alla totale, inspiegabile, inattività che precede il 25 luglio e l'armistizio, e un dopo, di cui l'autore promette di occuparsi in una prossima opera. Il testo, oltre che da un corredo fotografico di tutto rispetto (sono presenti le foto segnaletiche dei condannati e quelle reperite sui documenti falsi di cui erano dotati), presenta in appendice un 'Dizionario spionistico' (sostanzialmente una serie di biografie di uomini e organizzazioni), una raccolta dei rapporti inviati al Duce dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato in merito a processi per spionaggio e una serie di riproduzioni di documenti d'epoca.
Argomento: Campagna d'Italia - Recensione di Chetti6 (11/06)
La battaglia d'Italia di W.G.F. Jackson, Baldini e Castoldi
Prima di descrivere il libro è indispensabile riportare il curriculum dell'autore: si tratta del maggiore generale Jackson, che dopo essere stato ferito in Tunisia nel 1942, ha partecipato direttamente alla Battaglia d?Italia, prima prendendo parte alla preparazione del piano di invasione della Sicilia al Quartier Generale di Eisenhower ad Algeri, per poi rientrare alla propria divisione e combattere durante l'inverno sul Garigliano e davanti a Cassino, partecipando successivamente ai combattimenti dell'operazione "Diadem" che portò allo sfondamento della linea Gustav e alla conquista di Roma. Il testo è indirizzato a tutti gli amanti della tattica militare e mostra non soltanto gli spostamenti sul campo degli uomini o le fasi dei combattimenti ma spiega il perché si è arrivati ad applicare certi piani di battaglia: l'importanza delle strade per la logistica, i dissidi tra Churchill e Roosevelt e quelli tra i vari generali, la necessaria copertura dei caccia, ect. L'opera è molto esauriente perché sono mostrati nei dettagli gli spostamenti sul fronte delle varie divisioni, sia alleate che tedesche; le cartine sono molte e di facile consultazione, e nonostante Jackson abbia combattuto per gli alleati il suo punto di vista si rivela neutrale, elogiando in più casi la condotta dei reparti tedeschi (per esempio il modo con cui si sono ritirati dalla Sicilia e la strenua resistenza sulla linea Gustav). E' interessante il modo con cui difende la condotta delle operazioni del generale Lukas dopo lo sbarco di Anzio e il bombardamento del monastero di Cassino. Per concludere, consiglio il libro a chiunque voglia conoscere a fondo la condotta tattica e strategica della campagna d'Italia da parte alleata.
Argomento: Sbarco in Sicilia - Recensione di Marco Brando (09/06)
Copertina I segreti di una incursione aerea - Canosa di Puglia 6 Novembre 1943 di Francesco Morra, Aracne Editrice (10 Euro)
La guerra era finita, in Puglia, da meno di due mesi. Ma pareva un secolo. «Stavano ballando il Tango dell'Amapola», ricorda Vincenzo Caporale di quella sera del 6 novembre 1943. Quando ci fu una serie di terribili esplosioni: morirono in cinquantatrè, decine i feriti. E nessuno fece in tempo a capire chi era stato. E perché. Pare un giallo a sfondo bellico. Invece è tutto vero. Per capire bisogna fare un passo indietro. Nel resto d'Italia la guerra stava continuando. Il fronte - da una parte i nazifascisti, dall'altra gli alleati e gli italiani impegnati nella guerra di liberazione - risalivano la penisola. Tanti meridionali erano lontani, militari sparpagliati in Europa e in Africa; ma a questo Sud la distruzione e il dolore parevano aver fatto un piccolo sconto, in termini di vittime e di distruzioni. Così la gente, come le truppe alleate, parevano volersi godere una pace anticipata, nelle retrovie. Dunque i canosini accolsero con sollievo l'annuncio firmato «Royal Corps of Signal», l'Unità inglese delle Radiostrasmissioni che aveva posto la base in città. Anche perché quell'annuncio era un'ulteriore iniezione d'ottimismo: «Gli Ufficiali, i Sottufficiali e gli uomini del Royal Corps of Signals sono lieti d'invitare ad intervenire a un Gran ballo, che avrà luogo sabato venturo 6 novembre 1943, alle ore 19,30. Dei rinfreschi saranno offerti». Firmato: «R.T. Stone Csm Maestro di Cerimonie». La festa iniziò nel Salone dell'ex Gioventù italiana del Littorio (Gil). C'erano tutti: le autorità del paese e almeno duecento canosini e soldati alleati. Ore 21,15. Pasquale Verderosa ricorda che stava per «entrare nel salone della Gil» quando vide «l'aereo sganciare le prime bombe sul corso»: «Poi vidi l'aereo ritornare di nuovo e sganciare le bombe sul castello. Scaricò tutte quelle che aveva». Ma chi bombardò Canosa? E soprattutto: perché? Per oltre sessant'anni queste domande non hanno trovato risposta, avvolgendo la tragedia in un alone di mistero e di segretezza. Così quella vicenda ha generato tutta una serie di ipotesi, supposizioni, illazioni. Si è detto che fosse stato un velivolo britannico, per errore. E pure che, addirittura, un italiano «vendicatore» avesse pilotato un aereo prestato dai tedeschi: forse un ufficiale repubblichino originario di Canosa. Tutto falso. In compenso ci fu un lunghissimo rimpallo di responsabilità, di quelli cui la storia italiana, purtroppo, ci ha abituati anche negli anni successivi al Dopoguerra. Solo adesso il libro I segreti di una incursione aerea. Canosa di Puglia. 6 novembre 1943 (Aracne Editrice) scritto da un giovane canosino - Francesco Morra, classe 1972 - ha finalmente chiarito qual è stata la storia di quel bombardamento dimenticato. E lo ha fatto attraverso un'analisi scientifica, da storico, sulla base dei documenti dell'epoca: carte ritrovate, dato che sono state a lungo «secretate» dalle massime autorità italiane e alleate. Morra ha la preparazione giusta e la formazione adatta per trovare il bandolo della matassa: si è laureato in Scienze politiche all'Università La Sapienza di Roma; durante il servizio di leva è stato ricercatore presso il Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS), dove si è occupato di geopolitica. èd è appassionato di storia della Seconda Guerra Mondiale. Il libro rappresenta così la sua opera prima, frutto di una tesi svolta per il master in Storia e storiografia multimediale dell'Università degli Studi Roma Tre. Chi bombardò dunque quella festa danzante nella Canosa di 63 anni fa? «Dalla mia ricerca - ci spiega Morra - emergono con chiarezza due elementi: l'attacco aereo porta la firma delle Luftwaffe; cioè fu un'azione di disturbo dell'aviazione militare tedesca sui cieli della Puglia e della Campania». E perché bombardarono Canosa? «Colpirono anche Molfetta. E fu una scelta del tutto casuale dovuta a gravi inosservanze delle norme sull'oscuramento da parte delle truppe alleate. A Canosa certamente queste inosservanze furono dovute ai mancati allarmi causati dalle requisizioni, da parte degli Alleati, dei collegamenti telegrafici». Insomma, la «colpa» fu angloamericana; le bombe furono tedesche. All'epoca questa responsabilità però non se la volle assumere nessuno. Poi calò il segreto militare. E tutto il resto? Il vendicatore? «Leggende metropolitane», commenta Morra. Di certo, il libro si può leggere non solo con gli occhi dello storico ma anche con quelli dell'appassionato di «gialli». Senza dimenticare che per l'autore è anche un esplicito omaggio a quei suoi compaesani, per decenni vittime dimenticate di un bombardamento di cui nessuno si era mai voluto assumere la responsabilità. Copertina.
Argomento: Sbarco in Sicilia - Recensione di Massimo Galuppo (06/06)
Copertina La breccia nella "Festung Europa": Sicilia 1943 di Fabrizio Francaviglia, A. G. Publishing
Ampio resoconto degli avvenimenti storico-militari del luglio-agosto 1943 in Sicilia dal punto di vista italo-tedesco. Notizie ed informazioni assolutamente inedite relative alle forze tedesche impegnate in Sicilia. La parte contenente i dati statistici è assolutamente innovativa, stilata dall'autore sulla base di documenti segreti tedeschi ed alleati, e mette in luce che il successo tedesco nell'evacuare la Sicilia ebbe proporzioni ben più vaste di quanto fino ad oggi ritenuto. Copertina in brossura. Formato 20x28. Circa 220 pagine - 100 immagini b/n (foto e documenti).
Argomento: Liberazione - Recensione di Federico Colombo (04/06)
Copertina Sconosciuto 1945 di Giampaolo Pansa, Sperling & Kupfer
Pansa, giornalista affermato, ci regala con questo libro un secondo tempo della sua inchiesta sul 25 aprile e sulle vendette perpetrate su fascisti ed anche innocenti da parte delle forze di liberazione. Siamo ben lontani del vero e proprio libro di storia, quello che gli eventi li analizza, li scorpora, li divide e li interpreta. Questa seconda opera soprattutto sembra più il tentativo di gettare un raggio di luce su un oscuro angolo di quella cantina che sono le radici della nostra Repubblica. Certamente un merito non indifferente, se non per il fatto di riproporre un tema che sembra ormai destinato a imporsi con coscienza nuova agli occhi degli storici, ai fini di una migliore comprensione e analisi di quella che si conosce, seguendo una definizione di Claudio Pavone, come la "guerra civile", che finora ha mantenuto i caratteri della retoricità e del romantico, e che solo adesso sembra prestarsi ad una seria analisi di tipo storiografico. In sostanza l'opera è una raccolta di lettere e testimonianze di parenti e amici di fascisti giustiziati all'indomani della guerra, anche se compaiono un paio di persone assolutamente non colluse con la repubblica di Salò, ed addirittura persone che fornirono aiuto e appoggio alla Resistenza. Dopo aver trattato con "Il sangue dei vinti" le storie di queste persone e della loro morte, si passa ora ad analizzare le conseguenze psicologiche ed il pensiero dei congiunti costretti a vivere una doppia tragedia: la perdita del proprio caro e il silenzio imposto a causa della vergogna e dell'impunità dei colpevoli. La festa nazionale del 25 aprile per loro era un anniversario di morte, da vivere in silenzio nella paura di ritorsioni o semplicemente di attirare lodio di chi non poteva capire questo dramma. Le testimonianze riguardano naturalmente per la maggior parte le zone dellItalia centro-settentrionale, con una prevalenza particolare per la zona dell'Emilia, dove la Resistenza di estrema sinistra perseguì con maggiore accanimento la vendetta, essendo diffusa la credenza di trovarsi nellanticamera della rivoluzione bolscevica italiana. Non è quindi un libro che aiuta a capire in profondità la problematica suscitata, ma certamente impone un ripensamento di quei giorni di gloria. Soprattutto è anche un tentativo di capire come gli eventi storici di questa portata possano avere ripercussioni di così lungo termine sulla psiche di una persona, tanto da influenzarne l'intera sua vita. Unica pecca del libro sembra essere il fatto che ad essere ascoltata è una sola campana, come è chiaro dal fatto che tutte le vittime sembrano, in apparenza, essere santi senza pecche. Andrebbe forse completato da testimonianze di partigiani che possano eventualmente aiutare a capire il perché di certe morti, anche se comprendo l'evidente difficoltà nel reperirle. Rimane comunque un libro interessantissimo e che penso sia necessario leggere, qualsiasi idea si abbia sulla Resistenza e su quei giorni drammatici e cruciali per la storia del nostro paese.
Argomento: Stragi naziste in Italia - Recensione di Francesco d'Alessandro (12/05)
Copertina La Vendetta Tedesca di Gerhard Schreiber, Mondadori (7,80 Euro)
Durante la campagna d'Italia, dal '43 al '45, gli ex-alleati tedeschi attuarono nei confronti di civili e militari italiani una politica del terrore basata su deportazioni, stragi, requisizioni e violenze di ogni genere. Secondo Schreiber ciò che avvenne fu l'esito inevitabile di diversi fattori, rapidamente illustrati nel primo capitolo del testo: una mentalità radicata nella classe dirigente tedesca ben prima dell'armistizio italiano che vedeva nel popolo italiano l'espressione di una razza inferiore, ora anche colpevole di tradimento; l'inettitudine militare dimostrata dal regime fascista nei primi tre anni di guerra, ulteriore dimostrazione di inferiorità nei confronti della Germania; l'applicazione delle famigerate dottrine per la "Bandenkampfung" adottate per la guerra contro l'Unione Sovietica, specie da parte di unità che, provedendo da quel fronte, erano ormai assuefatte alla barbarie; gli ordini criminali di Hitler, Kesselring e di gran parte dei comandanti coinvolti nella repressione delle bande. La parte centrale del libro, i due capitoli "Ordine di assassinare" e "Il crescendo della violenza", offrono una cronologia delle stragi compiute contro militari e civili italiani dalle forze armate tedesche fra il 1943 e il 1945. Pur occupando 180 delle 240 pagine che compongono il libro, la descrizione dei singoli eventi risulta estremamente sintetica; più volte l'autore, spinto forse dalla comprensibile volontà di onorare singolarmente le vittime e additare i colpevoli (mai perseguiti dalla giustizia tedesca), sembra dimenticare ogni proposito di ricerca in favore di una rievocazione quasi cronachistica. Il risultato è deludente: il lettore che sarà riuscito a terminare il "viaggio nell'orrore" proposto da Schreiber, oltre ad un inevitabile senso di angoscia e indignazione, ricaverà ben poco dal testo. Esaurito il primo capitolo, infatti, risulta praticamente assente qualsiasi riflessione di una certa consistenza, quale ad esempio avrebbero potuto essere l'approfondimento delle dinamiche di gruppo, vedi "Uomini comuni" di Browning o anche solo la lettura più meditata dei fatti esaminati, vedi "Stragi naziste in Italia, La guerra contro i civili" di Klinkhammer.
Argomento: Resistenza - Recensione di Diego Brozzola (08/05)
Il sangue di tutti. 1943-1945 in Triveneto di Edoardo Pittalis, Edizioni Biblioteca dell'Immagine
Il libro dal taglio giornalistico (lo scrittore è un editorialista e vicedirettore del Gazzettino) elenca i principali avvenimenti avvenuti nel triveneto dopo l'8 settembre 1943, la nascita a la vittoria finale della resistenza, il tracolllo progressivo della repubblica di Salò a fianco dei tedeschi. Riporta nomi, date e luoghi in cui avvenirono le stragi delle parti in lotta affiancando le note sulla gente comune a quella dei personaggi di alto lignaggio presenti nel Triveneto in quelle ore. Non si dimentica di dare elementi sulgli eccidi delle bande nere, decima mas, ss, foibe, porzus, finendo con il discorso del presidente Ciampi ai giorni nostri; un capitoletto a parte elenca in modo sintetico l'oblio politico dei processi che si dovevano tenere nel dopoguerra agli uccisori della popolazione civile.
Argomento: Memorie - Recensione di Andrea Lombardi (02/05)
Copertina Sotto tre bandiere. Una vita per la Patria 1941-1946 a cura di Enrico Frattini e Andrea Lombardi, Effepi Edizioni. 180 pagine, 100 foto in b/n, 10 disegni, f.to 17x24, (19 Euro)
Le memorie di Giorgio Farotti, Sottotenente in s.p.e. nel Regio Esercito, Guardiamarina nella Decima MAS, Generale nell'Esercito italiano. L'autore ha prestato servizio come Sottotenente in s.p.e. nel Regio Esercito e nel Raggruppamento Alpino Carnevalis, e come Guardiamarina nella Decima MAS, dove ricoprì gli incarichi di Comandante della Compagnia Mitraglieri del Battaglione Barbarigo e successivamente di Ufficiale alle Operazioni della stessa unità. Queste memorie, toccanti ma scritte con grande rigore storico-militare, comprendono capitoli sull'addestramento nelle Scuole Ufficiali del REI nel 1941-1942, sulle operazioni nel Goriziano prima e dopo l'otto settembre 1943, e sul periodo nella Decima MAS nel 1944-1945, con interessanti considerazioni sulle tattiche adottate dai Reparti della Decima MAS a Chiapovano, sul San Gabriele, a Tarnova e sul fronte del Senio. Il testo è integrato da 100 foto del Raggruppamento Alpino Carnevalis, del Btg. Barbarigo e di altre unità della Decima MAS, la maggior parte inedite e molte di proprietà dell'autore, e da appendici con testimonianze di Reduci della Decima MAS e documenti. Parte del ricavato della vendita del libro sarà donato al "Campo della Memoria" dei Caduti della Decima MAS.
N.H. Giorgio Farotti (1921), Ufficiale in s.p.e. dal 1943 al 1986. Combattente nel Goriziano e sul fronte Sud dal 1943 al 1945, è decorato di Croce di Guerra al Valor Militare. Ha frequentato la Regia Accademia di Fanteria e di Cavalleria di Modena, le Scuole di Applicazione di Parma e Torino e numerosi Corsi di alta specializzazione presso vari Centri Studi ed Esperienze dell'Esercito. Nel 1965 ha conseguito la qualifica di Psicologo Militare rilasciatagli dal C.N.R. dell'Università di Roma e per tre lustri ha fatto parte, divenendone Presidente, della Commissione mobile per gli accertamenti d'idoneità psico-attitudinale dei concorrenti all'ammissione alle Accademie, Scuole e Collegi Militari. Nell'arco della sua lunga carriera, terminata con il grado di Maggior Generale, ha comandato tutte le unità operative corrispondenti ai vari gradi rivestiti, ottenendo molteplici encomi dalle S.A. e essendo insignito dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine del Merito della Repubblica Italiana. Attualmente è Presidente dell'A.N.U.P.S.A. per la regione Liguria e dell'Associazione "Campo della Memoria", con la quale è riuscito a far costruire il Cimitero di Guerra dei caduti del Btg. Barbarigo ad Anzio/Nettuno. I reduci della IV Compagnia del Barbarigo lo hanno nominato Marò Honoris Causa con la motivazione: "con profonda stima ed affetto, per le sue doti eccezionali e per la dedizione ai nostri ideali in pace ed in guerra". Copertina. Associazione Culturale ITALIA - Effepi Edizioni, via Balbi Piovera 7, 16149 Genova, tel 010 6423334 effepiedizioni@hotmail.com
Argomento: Gli eccidi americani in Sicilia nel luglio 1943 - Recensione di Tiziana Stornello (08/04)
Le stragi dimenticate di Gianfranco Ciriacono, Cdb (12 Euro)
I massacri dimenticati dalla storia. Finalmente viene sfatata un'altra favola. Le forze americane che nel luglio 1943 sbarcarono in Sicilia, nell'operazione Husky, si macchiarono di crimini chiaramente banditi dalle Convenzioni di Ginevra: fucilarono a sangue freddo dei prigionieri, militari e civili, eseguendo un ordine diretto del comandante, il generale George Patton. Dopo tanti anni di silenzio e di omertà a tutti i livelli, politico-militari prima e storici poi, la verità viene fuori. I morti e la resistenza, in Sicilia, ci sono stati, le truppe americane non furono in ogni caso accolte come dei liberatori di fronte ai quali i civili si affacciavano alle finestre e i militari si arrendevano ai "fratelli statunitensi". La situazione fu ben più drammatica, fu vera guerra e non una barzelletta. I diari del generale Patton testimoniano la durezza degli ordini e, in alcuni casi, la violazione delle convenzioni internazionali. Se n'è accorto anche il Corriere della Sera, con un ampio reportage diviso in due puntate, pubblicato il 23 ed 24 giugno; Gianluca Di Feo cita i terribili episodi avvenuti a Biscari, a Piano Stella e in altre località siciliane. Durante le inchieste aperte in gran segreto al tempo dei fatti, gli autori dei massacri dissero di aver ubbidito ad un ordine del generale Patton che comandava in buona sintesi di non fare prigionieri, in nessun caso. Ordini presi alla lettera, con tragiche conseguenze: i suoi discorsi invitavano a "uccidere i nemici che alzano le mani a meno di 200 metri". Parole che si commentano da sole... I massacri vennero insabbiati, all'epoca, per non compromettere lo sforzo bellico e per evitare che la popolazione si inferocisse e attaccasse i "liberatori". In seguito si preferì "dimenticarli", per evitare che la pubblicazione di simili notizie potesse avere effetti devastanti sull'opinione pubblica mondiale. Patton, il generale di ferro, morto in un incidente stradale nel 1945 a Heidelberg, non nascose nei suoi diari il disprezzo per le nostre truppe: "Gli italiani avranno paura di noi, i tedeschi no". Un disprezzo generato da una vicenda personale, legata al fallimento dell'industria tessile materna dovuto ad un prolungato sciopero di operai italiani. La pubblicistica relativa ai sanguinosi fatti siciliani non è molto ampia; dobbiamo segnalare un testo pregevole e completo: Le stragi dimenticate, gli eccidi americani di Biscari e Piano Stella, di Gianfranco Ciriacono, parente di uno dei prigionieri sopravvissuti ai massacri statunitensi. Testimonianze orali raccolte pazientemente, fonti iconografiche preziose, un lavoro certosino che vi consigliamo di premiare leggendolo. Per avere il testo: gianfranco.ciriacono@tin.it.
Argomento: Sbarco di Anzio, 1944 - Recensione di Andrea Lombardi (07/04)
Copertina Lo sbarco di Anzio nei diari di guerra della 14. Armee di Carlo Lagomarsino e Andrea Lombardi, Effepi Edizioni, Genova (21 Euro).
L'operazione Shingle vista dai tedeschi: i documenti del diario di guerra della 14.Armee. Per la prima volta è presentato in lingua italiana il diario di guerra integrale della 14.Armee, impegnata dal gennaio al maggio del 1944 nel contrasto dello sbarco alleato ad Anzio-Nettuno. Integrano il diario il resoconto dei combattenti nella testa di ponte scritto da Albert Kesselring, schede delle Divisioni, dei Gruppi di Artiglieria, delle unità di Sturmgeschutz e Panzerjager che combatterono ad Anzio, schede biografiche dei comandanti tedeschi, ordini di battaglia e documenti inediti provenienti dai National Archives di Washington. 200 pagine, 20 pagine fuori testo di documenti, alcune foto in b/n, formato 17x24. Disponibile su Tuttostoria.
Argomento: Resistenza - Recensione di Francesco d'Alessandro 12/03
Copertina In guerra senza armi. Storie di donne. 1940-1945. di A. Bravo, A.M. Bruzzone, Laterza, (12,91 Euro)
Pubblicato nel 1995, il libro nasce fra il 1990 e il 1993 dalle testimonianze di 125 donne vissute a Torino e provincia durante la seconda guerra mondiale. L'opera si propone di indagare un fenomeno relegato in secondo piano dalla storiografia e rimosso dalla memoria comune: il contributo femminile alla guerra di Liberazione. Gran parte delle intervistate ha vissuto la guerra durante l'infanzia o i primi anni della giovinezza: il vissuto è stato quindi rielaborato nel corso di mezzo secolo e, probabilmente, alterato per convenienza personale (rimuovere o ridimensionare esperienze traumatiche per sfuggire alle sofferenze che la guerra ha provocato è esperienza molto comune) e adeguamento ai criteri imposti dalla coscienza collettiva. Quale fu il ruolo delle donne nella Resistenza? Come venne percepito dalla società e dalle stesse protagoniste? E perché ancora oggi non è reso un giusto omaggio al sacrificio e al contributo delle donne? Queste sono alcune delle domande da cui muovono gli autori. All'interno del movimento partigiano, anche nelle formazioni di ispirazione comunista, la donna non è sempre considerata una "compagna in armi". Anzi, sono diversi i casi in cui la donna viene relegata ad attività secondarie o mortificanti. Nella piemontese 19a Brigata Matteotti, le 38 donne del distaccamento femminile lavorono di cucito, in una stanza chiusa, sotto la sorveglianza di una anziana. Come se non bastasse, vengono diffidate dall'avere rapporti sessuali con i civili e sottoposte ad una visita medica settimanale per evitare "malattie più o meno contagiose". Il libro fornisce molti altri esempi di svalutazione della donna all'interno della Resistenza: basti pensare che alle partigiane della Garibaldi sarà proibito di partecipare alla sfilata che seguirà la Liberazione di Torino. Il ruolo femminile fu ben lontano dall'esaurirsi nel lavoro di cucito e negli impieghi casalinghi. Nelle settimane che seguirono l'8 settembre assistiamo ad un'opera instancabile di aiuto per i militari sbandati, in fuga dai Tedeschi: la donna, anche giovane, si scopre madre "universale" e offre accoglienza, riparo e supporto per la fuga. L'eredità di tutti questi sacrifici viene purtroppo dimenticata o relegata alla storia minore e al romanzo. La donna partigiana non viene celebrata in quanto resistente ma soltanto come figura di secondo piano, come complemento di un uomo che invece molto spesso ha sostituito e al cui fianco è stata comunque protagonista. All'8 settembre seguiranno quasi altri due anni di guerra durante i quali la donna parteciperà spesso alla Liberazione non come spettatrice inconsapevole o, al più, come mater dolorosa - secondo il topos della Resistenza Passiva - bensì come protagonista di mille azioni, grandi o piccole, vissute con quotidiana semplicità in quella che, secondo le autrici, dovrebbe essere riconosciuta come una Resistenza Civile, una vera e propria guerra senz'armi.
Argomento: Guerra sulle Alpi - Recensione di Mino (02/03)
Copertina Attacco ad occidente. Guerra sulle Alpi 1940-1945 di Mauro Minola, L'Arciere, Dronero 2003, pag. 202, (14 Euro)
Nella Seconda Guerra mondiale per ben due volte il fronte si attestò sulle Alpi, su quella barriera naturale che lo scrittore militare tedesco Karl Von Clausewitz, nel XIX secolo, aveva riconosciuto quasi impercorribile per le armate: "Attaccare la Francia sulle Alpi è come afferrare un fucile per la baionetta" aveva affermato, evidenziando le gravose difficoltà che si presentavano a chi avesse voluto compiere una tale impresa. Ci provò l'Italia fascista nell'attacco del giugno 1940, spinta dalle rivendicazioni di Benito Mussolini: si rivelò un'avventura tormentata, contro un nemico che sul fronte nord cedeva di fronte all'avanzata delle armate tedesche, ma su quello alpino era ben deciso a resistere alle truppe italiane. Nell'ultimo inverno di guerra (1944-45) si combatté nuovamente sulle Alpi, ma in ruoli invertiti: questa volta toccò ai francesi del generale De Gaulle, intenzionati a far pagare a caro prezzo all'Italia il colpo di pugnale del 1940, provare quanto fosse difficile attaccare le forze italo-tedesche attestate sulle creste alpine. Questo studio, con l'ausilio di documenti e di fotografie inedite, esamina i fatti di quei lontani giorni, contribuendo a colmare un vuoto di memoria storica. Copertina
Argomento: Resistenza - Recensione di Koll Kurt (02/03)
Copertina Guerriglia e contro guerriglia. Un bilancio militare della resistenza 1943-1945 di Antonio Pietra, Gino Rossato Editore 1997 (38.000 Lire)
Recensione della casa editrice: quest'opera prende in esame gli aspetti più direttamente militari della resistenza italiana, proprio quegli aspetti che 50 anni di ricerca storiografica hanno, per varie ragioni, rimosso o marginalizzato. Si parla quindi delle modalità operative faticosamente sviluppate dalla guerriglia e delle dottrine operative che i tedeschi avevano da tempo teorizzato e verificato sul campo contro i partigiani dell'Europa occupata. 120 mesi dellesperienza resistenziale non vengono affrontati isolandoli dal generale andamento della guerra, ma si cerca costantemente di legare l'analisi delle diverse fasi della lotta, il commento sulla misura e la periodizzazione dell'impegno alleato, la descrizione della risposta che alla minaccia portata alle loro vie di comunicazione i tedeschi hanno dato con precisi riferimenti all'andamento generale del conflitto e alle prospettive operative dei paesi belligeranti. I successi della guerriglia non sono considerati sotto il profilo etico, politico o sociale - e non certo per sminuirne l'importanza che in questo senso l'esperienza resistenziale ha rappresentato per la storia d'Italia -, ma soltanto all'interno di un bilancio militare che, se vede da una parte i partigiani vittoriosi nel neutralizzare l'apparato militare di Salò, nel contribuire al logoramento delle risorse tedesche, nell'impedire la deportazione in Germania di centinaia di migliaia di italiani, nella difesa delle installazioni produttive che il nemico battuto intendeva distruggere, dall'altro non può nascondere il fatto che a vincere la campagna d'Italia, nonostante la sproporzione di forze e la presenza dietro le loro linee del più forte movimento partigiano dell'Europa occidentale, furono i tedeschi, i quali riuscirono a mantenere il possesso della ricca Val Padana fino all'aprile 1945. Il riferimento a situazioni contemporanee all'esperienza partigiana, ma anche a episodi e a dati relativi a momenti lontani da essa, ha inoltre contribuito a costruire un quadro lontano da tante narrazioni in cui i combattenti sono ridotti a pedine e il ruolo dei capi, attraverso il ricorso ad un' iconografia tradizionale viene enormemente esaltato. Il volume tenta infatti di ricostruire il senso autentico che l'esperienza della guerriglia ha avuto per i protagonisti. In questa prospettiva diventa interessante capire cosa spinga realmente degli uomini a mettere a repentaglio la propria vita, quanto abbiano contato nel determinare il loro comportamento l'addestramento ricevuto, la qualità e le modalità di comando dei loro leader, lo spirito di corpo e la coesione del gruppo a cui sentono di appartenere, le precedenti esperienze e la considerazione che hanno del nemico, le modificazioni ideologiche da cui sono pervasi e l'indottrinamento che hanno subito, i rifornimenti ricevuti e le armi di cui erano dotati. Tutto questo in un quadro analitico decisamente innovativo. La Resistenza Italiana, dal piano militare è stata seconda solo a quella Jugoslava, ben superiore a quelle europee. Esistono libri, poco conosciuti, che trattano dell'aspetto tecnico-militari della Resistenza Italiana. Questo volume ne raccoglie, con particolare dovizia, tutti gli avvenimenti e fatti. Copertina
Argomento: Resistenza - Recensione di Koll Kurt (02/03)
Copertina "Nachtingall". L'operazione "usignolo" nelle Valli Chisone, Susa, Germanasca e Pelice 29 luglio - 12 agosto 1944 di Alberto Turinetti di Priero, Roberto Chiaromonte Editore
Dedica dell'autore: A Lorenzo Vanossi, volontario paracadutista, ferito a El Alamein, partigiano della "Val Chisone". Il libro racconta dell'operazione "Nachtingal", sviluppata dai nazifascisti per sgomberare le vallate alpine strategicamente importanti per le comunicazioni con la Francia. Per il numero dei reparti impiegati e l'ampiezza del territorio interessato può considerarsi fra le più grandi e complesse operazioni contro i partigiani dell'Italia settentrionale. Il libro è scritto da quello che considero il più competente e preparato ricercatore di storia delle Alpi piemontesi. Fatti e luoghi sono esattamente descritti con cognizione, si avvale di molte testimonianze qualificate e collaborazioni importanti. Ad esempio: la collaborazione di Carlo Gentile consente la consultazione degli archivi tedeschi e con ciò l'esatta collocazione e nome dei reparti tedeschi. Copertina
Argomento: La Battaglia delle Alpi nel giugno 1940 - Recensione di Manu (12/02)
La battaglia delle Alpi di Alberto Turinetti di Priero, Susa Libri (16 Euro)
Da recensione sul libro: "Esce dopo 12 anni una nuova edizione dell'opera dedicata alle poco conosciute operazioni belliche che segnarono l'ingresso dell'Italia nel secondo conflitto mondiale. In un tratto del fronte delle Alpi fra il Moncenisio e il Monginevro, in particolare nel settore di Bardonecchia, tra il 21 e il 25 giugno 1940 una serie di episodi videro come protagonisti alcuni battaglioni alpini e la divisione di Fanteria "Superga". L'urto delle nostre forze trovò ovunque l'efficace e ben predisposta resistenza dei francesi, anche perché il settore di Bardonecchia era il più incunetato verso ovest di tutto il fronte occidentale. La caparbia resistenza francese costrinse gli assalitori, in presenza di condizioni atmosferiche particolarmente sfavorevoli, a subire pesanti concentramenti dell'artiglieria senza godere di altri ripari che non fossero quelli offerti dalla natura delle montagne. Nonostante tutto, migliaia di soldati italiani affrontaraono gli eventi con coraggio, disciplina e con uno spirito di sacrificio ed di abnegazione che, alla luce dell'odierno pensiero, potrebbe persino sorprendere. Essi furno vittime innocenti, prima ancora che delle cannonate francesi, di una dilettantesca aspettativa di successi rapidi e clamorosi che mai avrebbero potuto verificarsi." Ottimo compendio al libro del Gallinari edito dall'AUSSME.
Argomento: Brigata Ebraica - Recensione di Marco Marianetti (12/02)
Copertina La Brigata di Howard Blum, Il Saggiatore (17,60 Euro)
Interessante e commovente, La Brigata, narra la storia della Brigata Ebraica, che combatté in Italia negli ultimi anni di guerra, inquadrata nei ranghi dell'esercito britannico. Interessante per molte ragioni: innanzitutto si tratta del primo testo edito per il mercato italiano che tratta questo quasi sconosciuto episodio bellico e perché inoltre permette al lettore di comprendere le pulsioni e le tragedie che stanno alla base dell'esistenza dello stato d'Israele. Di straordinario interesse è la parte del libro che racconta di come i soldati della Brigata Ebraica, abituati a muoversi fra la diffidenza degli stessi Inglesi, misero in atto una terribile campagna di vendetta contro i Tedeschi, una volta venuti a conoscenza della carneficina aveva spazzato via sei milioni di ebrei in Europa. Esecuzioni sommarie, violenze che trascinarono molti in un vortice di odio e di sangue. Questa sorta di caduta negli inferi troverà infine una redenzione nel compito cui si faranno garanti questi stessi soldati e cioè di portare i profughi e i superstiti della Shoà verso la terra d'Israele. Raccontata attraverso gli occhi di tre soldati della Brigata e ambientato in gran parte in Italia, questo saggio avvincente e coinvolgente merita assolutamente una attenta lettura, per vedere sotto un'altra ottica episodi della storia recente, di cui spesso si parla senza conoscerne le radici.
Argomento: Operazioni aeree alleate sull'Italia - Recensione di Elena (06/02)
Le incursioni aeree anglo americane del 1943 su 60 località calabresi di Filippo Bartuli, Mapograf VV (2002)
Il testo nelle sue 120 pagine colma una lacuna sulla storia della Calabria ed il suo ruolo nella 2 G.M. E' il frutto di una accurata ricerca durata due anni, in mancanza quasi assoluta di una bibliografia sui bombardamenti che flagellarono l'Italia dal 1940 al 1945 (limitandoci alla sola Calabria gli attacchi aerei furono almeno 150 con le ben note drammatiche conseguenze) l'autore è ricorso a documenti degli archivi americani inglesi e all'archivio dell'Aeronautica Militare Italiana. Particolare rilievo hanno le vicende legate all'aeroporto di Vibo Valentia "L. Razza" e l'elenco delle vittime civili e militari. Completano l'opera la citazione delle fonti d'archivio consultate e la bibliografia che, come accennato prima, è piuttosto esigua.
Argomento: Resistenza - Recensione di Elena (04/02)
La città insorge - Settembre 1943 le Quattro Giornate di Napoli di Aldo De Jaco, Monteleone (VV)
Dopo l'8 Settembre il Gen. Deltetto responsabile della situazione militare a Napoli abbandonò la città al nemico convinto che non si potesse giammai resistere ai tedeschi. Nella situazione di generale disordine che seguì all'Armistizio si generò la resistenza napoletana che tenne in scacco le truppe d'occupazione tedesche dal 28 Sett. al 1 Ott. 1943. Napoli fu sempre città ostile al fascismo ed alla sua politica, basti pensare alle elezioni del 1924: solo 16 seggi su 29 andarono ai fascisti, nonostante le pressioni e le illegalità. La rivolta napoletana non fu come si crede (e così volle far credere il fotoreporter americano R. Capa) una rivolta di "scugnizzi", ma una vera e propria resistenza armata ed organizzata. Dopo il primo confuso, spontaneo scoppio di insurrezione popolare, grazie ai condannati del Tribunale Speciale rientrati in seguito ai fatti del 25/07/43, la rivolta fu coordinata e razionalizzata. L'evento è di eccezionale portata storica, dopo le quattro Giornate del '43 che videro la prima sconfitta tedesca in Italia non già ad opera di un esercito ma di un popolo abandonato e disperato, le truppe d'invasione germaniche si sentirono insicure. Il Saggio di De Jaco, completato da testimonianze e documenti, frutto di laboriose ricerche ad appena 10 anni dagli accadimenti (la prima edizione è del 1956) ben spiega ciò che allora avvenne a Napoli. De Jaco, giornalista professionista, ha scritto anche per cinema, radio e televisione, i suoi libri sono stati tradotte in molte lingue.
Argomento: Campagna d'Italia - Recensione di Marco Marianetti (03/02)
Copertina La guerra inutile di Eric Morris, Tea Editore (10 Euro)
La sanguinosa e lunga campagna d'Italia 1943-1945 non ha mai cessato di scatenare polemiche non solo in patria, ma anche fra gli storici militari statunitensi e inglesi. Quello che fu in definitiva il tanto agognato secondo fronte, ma che non fu mai davvero considerato come tale, resta uno dei grandi enigmi della storia militare della Seconda Guerra Mondiale: perché fu combattuta? Quale fu l'obiettivo finale della campagna? Quale peso doveva avere nello scacchiere del conflitto? Sono le domande alle quali tenta di dare una risposta Eric Morris, il quale parte da posizioni nettamente critiche nei confronti dei generali alleati impegnati nel fronte italiano. Le battaglie di Anzio, Monte Cassino, Fiume Rapido, la lunga risalita della penisola, il sacrificio degli Inglesi nel litorale abruzzese e il battesimo del fuoco della Brigata Ebraica sul Reno, sono tutti i momenti, insieme agli altri, grandi e piccoli, che vengono sviscerati e analizzati impietosamente dallo storico inglese.

Seconda recensione by Bruno 06/02.
Argomento: Vicende belliche sull'altopiano del Moncenisio - Recensione di Mino (03/02)
Copertina Moncenisio in guerra di Mauro Minola, Susalibri Editore (20 Euro)
In questo libro si esaminano le vicende belliche che hanno avuto come teatro l'altopiano del Moncenisio, dalla cronaca dei grandi passaggi e dagli episodi del XVIII secolo, fino alle vicende della Battaglia delle Alpi del giugno 1940, l'attacco alla Francia che catapultò il nostro paese nel secondo conflitto mondiale, agli scontri tra Tedeschi e Alleati avvenuti nel terribile inverno 1944-45. Il tutto senza trascurare le fortificazioni che, a partire dalla seconda metà del XIX secolo erano sorte sul Moncenisio per difendere il fragile confine, e la vita che conducevano in esse gli ufficiali e i soldati di fine Ottocento. Particolarmente curato l'ampio apparato iconografico con disegni, cartine, immagini d'epoca. Le foto attuali del Moncenisio sono a cura dell'Associazione fotografica "L'Idea" di Susa. Copertina
Argomento: Resistenza dei militari italiani all'estero - Recensione di Elena (01/02)
La resistenza dei militari italiani all'estero - Montenegro, Sangiaccato, Bocche di Cattaro di Luciano Viazzi, Rivista Militare - 1994 Rm (60.000 Lire pari a 30,99 Euro)
E' frutto del lavoro della commissione per lo studio della resistenza dei militari italiani all'estero dopo l'08 settembre compiuto tra il 1988 ed il 1992, volto a mettere in luce i fatti salienti della campagna nei Balcani, episodi avvolti nel silenzio già dal lontano passato allorquando, secondo il Gen. Ambrosio (capo di S.M.re dell'Esercito dell'epoca) ebbe ad affermare che il maresciallo Badoglio gli avrebbe confidato di essere pronto ad accettare anche mezzo milione di perdite nei Balcani pur di assicurare segretezza ai suoi patteggiamenti con gli anglo - americani. Lo studio si basa sull'analisi di documenti reperiti ovunque (molti vengono dagli archivi di Washington e di Londra) e sulla raccolta di testimonianze dirette ed inedite. Il quadro che ne risulta è quello di uomini vivi, lontano dalla immaginazione oleografica della storiografia ufficiale.
Argomento: Battaglia di Cassino - Recensione di Mauro Lottici (10/01)
Copertina Cassino '44 Immagini dalla Memoria di Mauro Lottici e Marco Marzilli, (35.000 Lire + s.p.)
Molto è stato scritto sulla battaglia di Cassino. Autorevoli storici di fama internazionale hanno più volte nei loro saggi cercato di spiegare i motivi tattici e strategici che portarono i due più potenti eserciti del XX secolo a fronteggiarsi tra quelle ripide alture e nella piana sottostante dal gennaio al maggio del 1944. Questa vuol essere viceversa un'opera improntata più sulle immagini di quella battaglia, attenta quindi a cogliere nei visi dei combattenti e nelle situazioni ritratte tutta la tensione, l'angoscia e la capacità di sopportazione degli uomini che la vissero, molti dei quali non ne videro la fine. A loro ed ai caduti civili di Cassino dedichiamo questo libro.
Pagine 322 - Formato 21x21 in brossura, copertina a colori, 525 foto b/n, 41 artwork a colori, 40 appendici al testo. Se siete interessati all'acquisto di questo libro inviate una e-mail a: Mauro Lottici o Marco Marzilli, Vi sarà spedito contassegno al costo di Lire 35.000 + s.p.
Argomento: Offensiva Italiana del 1940 contro la Francia - Recensione di Manu (09/99)
Le operazioni del giugno 1940 sulle Alpi occidentali di Vincenzo Gallinari, Stato Maggiore dell' Esercito - Ufficio Storico (50.000 Lire)
Molto completo rispetto alle opere che trattano lo stesso argomento. Ordine di battaglia completo delle forze in campo, sei cartine di grande formato che illustrano lo schieramento iniziale e l'evolversi delle operazioni il tutto completato da 15 fotografie in parte inedite. In appendice sono presenti numerosi documenti (ordini di operazione, decorati, computo delle perdite, rapporti).
Libri in lingua straniera
Argomento: 1º Grupo de Aviaçào de Caça (GAvCa) - Recensione di Giuseppe Finizio (02/04)
Copertina Senta a Pua! di Rui Moreira Lima, Editora Itatiaia Limitada, Istituto Històrico-Cultural da Aeronautica, Belo Horizonte, 2a Ed. 1989, pp.465, s.i.p., lingua portoghese recensito da Giuseppe Finizio.
Senta a pua (mandali all'inferno!) era il grido di battaglia dei piloti del 1º Grupo de Aviaçào de Caça (GAvCa), unità di elìte dell'Aviazione Brasiliana, che combatté in Italia dal 31 ottobre 1944 integrata nel 350º Fighter Group dell'USAAF. Sui cacciabombardieri P-47 Thunderbolt i coraggiosi piloti brasiliani (non pochi di origine italiana) parteciparono al forzamento della Linea Gotica e all'interdizione del retrofronte tedesco nella valle del Po durante la primavera del 1945. Le memorie dell'autore, all'epoca giovanissimo tenente, sono una miniera di informazioni (vedi la cartina a pag. 219) sulle operazioni aeree tattiche nel teatro di guerra italiano durante l'ultimo scorcio della guerra. Ma non solo. Questo libro è anche un omaggio appassionato ad un piccolo gruppo di uomini che, dopo un addestramento durissimo, varcarono l'Atlantico per combattere a fianco degli Alleati nella grande crociata contro il nazifascismo. I primi capitoli sono costituiti da una serie di microbiografie dei piloti e delle loro vicende belliche. Sappiamo così che l'antiaerea leggera tedesca fu sempre temibile e continuò a mietere vittime anche negli ultimi giorni del conflitto. Coloro che, colpiti, furono in grado di lanciarsi col paracadute trovarono spesso l'aiuto della popolazione civile e un rifugio sicuro in attesa di rientrare al proprio reparto. Al famoso struzzo, emblema del reparto e al suo complesso significato, l'autore dedica una pagina intera che dimostra quali tenacissimi legami vincolassero gli appartenenti alla FAB (Forza Aerea Brasiliana). Il capitolo IX si occupa brevemente delle vicende della ancor meno nota 1º Esquadrilha de Ligaçào e Observaçào dotata dei minuscoli Piper Club L-4H che svolse un prezioso lavoro di ricognizione tattica sul campo di battaglia accumulando oltre 2388 ore di volo. Nei 184 giorni di operazioni il 1º GavCa si guadagnò la stima e il rispetto dei compagni d'arme del 350º FG, ma a quale prezzo! Al termine delle ostilità erano solo 22 i piloti ancora disponibili. L'attrito subito da questa unità, pegno all'inesperienza e alla foga dei piloti, fu mediamente più alto di quello delle altre squadriglie del 350 FG anche perché più numerose furono le missioni giornalmente condotte a termine dai piloti brasiliani. Il 22 aprile 1945 praticamente tutti i componenti dell'unità compirono due sortite e alcuni addirittura tre. Tra il 6 e il 22 aprile, appunto, i brasiliani svolsero il 5% di tutte le missioni del XXII TAC da cui dipendevano operativamente, distruggendo il 15% di tutti i veicoli motorizzati, il 28% dei ponti, l'85% dei depositi di munizioni e il 36% dei depositi di carburante, oltre al 10% dei veicoli ippotrainati. I loro attacchi nella zona di San Benedetto Po agevolarono la costituzione della prima testa di ponte alleata al di là del fiume, impedendo nel contempo un'ordinata ritirata ai tedeschi. Un tale invidiabile score convinse il Col. Ariel Nielsen, comandante del 350º FG,a proporre il 1º GavCa per la Distinguished Unit Citation. Nonostante l'appoggio dato all'iniziativa da parte del comandante del XXII TAC Gen. Thomas Darcy, ci vollero quarant'anni prima che essa fosse riesumata dagli archivi del Pentagono e diventasse realtà. Solo ad uno stormo da caccia della RAF fu concesso il medesimo onore tra le aeronautiche non americane nella seconda guerra mondiale. Un libro interessante e di piacevole lettura (il portoghese non è troppo ostico, ma speriamo in una traduzione italiana) su un aspetto poco noto della guerra aerea durante la campagna d'Italia che rappresenta anche una pagina gloriosa nella storia recente del popolo brasiliano. Copertina
Argomento: Memorie di un pilota RAF che combatté con il 205th Group nel Mediterraneo - Recensione di Giuseppe Finizio (02/03)
Copertina Out of the Italian Night di Maurice G. Lihou, Airlife (9,99 sterline inglesi)
Dopo dieci anni dalla prima edizione abbiamo il piacere di vedere pubblicate nuovamente le memorie di Maurice Lihou, arricchite da una interessante postfazione che funge anche da testamento spirituale dell'autore deceduto pochi mesi fa. La vicenda del giovane pilota della RAF, curiosamente narrata in terza persona con lo pseudonimo di "Lee", rappresenta uno dei pochissimi lavori dedicati alle operazioni del 205º Group in Italia tra il marzo 1944 e il marzo 1945. Il sergente Maurice Lihou, arruolatosi nella RAF nel 1939, partecipò a ben 49 missioni, prima con il 37º Squadron e poi con il 40º, pilotando un leggendario Wellington nei cieli italiani, sui Balcani ma anche su Monaco di Baviera. Il 205º Group iniziò ad operare dagli aeroporti della cintura di Foggia nel gennaio del 1944. I suoi obiettivi comprendevano la rete dei trasporti (installazioni portuali, stazioni di smistamento e ponti) e il petrolio (raffinerie, depositi di carburante, oleodotti). Gli Wimpy ,come erano soprannominati i bimotori inglesi dai loro equipaggi, colpirono obiettivi importanti tra cui: la fabbrica di aerei Macchi a Varese, le stazioni ferroviarie di Milano e Verona, i porti di Trieste, Genova e Livorno, raffinerie di petrolio in Romania, Bulgaria e Jugoslavia e fabbriche di armamenti a Budapest, in Ungheria. Ma il loro exploit fu, tra l'aprile e l'agosto del 1944, il minamento del Danubio che di fatto prosciugò il flusso di petrolio rumeno diretto alla macchina bellica tedesca in un momento cruciale delle operazioni in Normandia. A differenza di quanto accadeva nei cieli del Reich, in cui nugoli di caccia intercettori erano ad attendere le formazioni di bombardieri alleate, il vero nemico degli uomini del 205º Group, che ogni notte decollavano da Tortorella, Cerignola o Amendola, erano il tempo atmosferico, la carenza di ausili per la navigazione aerea (uno storico britannico, indubbiamente esagerando, si è spinto a dire che tracciavano le rotte utilizzando gli stessi mezzi di Cristoforo Colombo) e l'insidiosa contraerea tedesca. La loro vita a terra era misera e squallida, costretti com'erano a vivere in tende, tormentati dal gelo d'inverno e dalle zanzare in estate, senza la possibilità di nutrirsi adeguatamente e di godere di regolari turni di riposo. Durante una di queste brevi licenze "Lee" si reca a Napoli e della esistenza che vi conduce la poplazione civile ci lascia una commossa e realistica descrizione che rieccheggia le pagine de "La Pelle" di Curzio Malaparte. Già perché il sergente Lihou non è un automa che ignora il problema morale connesso con le incursioni aeree su zone densamente popolate, né si adagia in comode formule consolatorie del tipo "uccidi o sarai ucciso" oppure "se non l'avessi fatto io l'avrebbe fatto qualcun'altro". E' conscio, insomma, che il suo operato implica tutta una serie di problemi morali di non facile soluzione. Se ne renderà conto pienamente dopo la fine della guerra quando, congedato dalla RAF per aver contratto la malaria, deciderà di dedicare molte delle sue energie alla causa dei deboli e degli emarginati. Un libro di guerra avvincente dove i sentimenti trovano il loro giusto spazio nel contesto della narrazione delle missioni svolte dall'autore ricostruite grazie alle ricerche archivistiche di Roy Conyers Nesbit. Bene ha fatto l'editore Airlife (Trade.order@marston.co.uk) ad includere quest'opera nella sua prestigiosa collana Classic che comprende già una trentina di titoli di assoluto valore. Copertina
Argomento: Memorie di un pilota della RAF in Italia '44-'45 - Recensione di Giuseppe Finizio (10/02)
Voice from the stars di Tom Scotland, Tom and Laurel Scotland (editore) (38,00 $ Aus, libro + CD)
Le memorie di guerra di Tom Scotland, DFC, pilota della RAF, sono per molti versi singolari e affascinanti. Oltre a costituire uno dei pochissimi volumi scritti dai veterani della RAF che combatterono in Italia, questo libro racconta la storia della maturazione di un uomo e della sua conversione religiosa. L'immagine del giovanotto australiano,che insieme a 40 suoi coetanei, di cui almeno la metà non tornerà più a casa, si presenta baldanzoso al 20º corso dell'Empire Air Training Scheme (uno dei maggiori successi organizzativi dell'aviazione britannica), ci restituisce pienamente la realtà di una generazione di fronte alla brutale ordalia della guerra. Siamo nel settembre del 1941: dopo avere occupato tutta l'Europa continentale Hitler è sulla strada di Mosca e la Gran Bretagna, rimasta l'unico baluardo della democrazia, si appresta ad attingere a piene mane alle risorse economiche ed umane del suo impero per non soccombere. La risposta di canadesi, neozelandesi, sudafricani,indiani e australiani non si fece attendere e il desiderio di avventura non fu certamente estraneo a questo plebiscito. Iniziò così un'odissea che porterà il nostro autore,impegnato in un durissimo addestramento, in Gran Bretagna e poi, nella primavera del 1944 in Italia, ad Amendola nel foggiano, ove la RAF aveva formato il 614º Squadron su Handley Page Halifax II appartenente al 205º Gruppo, componente mediterranea del Bomber Command. Si trattava del primo Pathfinder Squadron nel teatro del Mediterraneo. Ad esso spettava l'onerosissimo compito di segnalare le rotte e gli obiettivi ai velivoli attaccanti in tutte le missioni di bombardamento strategico. Una elite nella elite, insomma, che poteva contare su tutti i più recenti ritrovati della tecnologia come il radar H2S e i TI (target indicator) multicolori da collocare sul bersaglio. Nel ruolo di Pathfinder Scotland compì ben 62 missioni-l'ultima ebbe luogo il 20 marzo 1945-volando su Germania e Italia settentrionale,ma anche su Francia, Austria, Romania, Ungheria, Jugoslavia, Bulgaria e Grecia. Un curriculum eccezionale e terribile a cui non tutti i membri del suo equipaggio seppero reggere. E qui si innesta la parte più interessante del racconto: la descrizione dei vari componenti del team di Scotland, puntellata qua e là da episodi tragici a cui fanno da contralto le numerose vignette di Ed Riley che rivisitano in chiave umoristica episodi della vita al campo. Magistralmente descritti sono l'arrivo ad Amendola di un ex-prigioniero ebreo fuggito da Buchenwald che narra la sua tragica vicenda di fronte ad una platea attonita (all'epoca poco o nulla si sapeva dei campi di sterminio!) e il tentativo poi abortito di uccidere Hitler (Operazione Foxley) bombardando il Berghof, la sua residenza sulle Alpi bavaresi,il giorno di Natale del 1944. In mezzo all'orrore della guerra c'è anche spazio per le meditazioni dell'autore sul significato della vita e della morte. La contemplazione della volta stellata alla ricerca del fatale caccia nemico lo portano a considerarne la meravigliosa simmetria e ad interrogarsi sulla presenza di un creatore. E' la voce dalle stelle che dà il titolo al libro, un messaggio di speranza, l'auspicio di un futuro di pace e mutua comprensione tra gli uomini. Non si pensi comunque ad una narrazione che tralascia lo svolgersi delle operazioni per focalizzarsi solo su una dimensione psicologica. Gli studiosi della guerra aerea troveranno nel libro la descrizione puntuale di numerose incursioni sul nostro territorio e soprattutto vedranno cadere alcuni miti: quello della debolezza strutturale del B-24 Liberator, che lentamente rimpiazzò gli Halifax nel 614º Squadron e della scarsa efficacia della contraerea tedesca in Italia. Il CD-Rom contiene oltre 250 fotografie, tutte inedite, che danno preciso riscontro a molti episodi narrati lungo le 316 pagine del volume. Libro e Cd-Rom sono acquistabili direttamente sul sito di Tom Scotland www.writerspen.com.au o scrivendo all'indirizzo di posta elettronica tom@writerspen.com.au.
Argomento: Guerra aerea nella campagna d'Italia - Recensione di Giuseppe Finizio (10/02)
Air War over Italy di Andrew Brookes, Ian Allan (editore) (24,99 sterline)
La campagna d'Italia attende ancora uno studio definitivo e questo sorprende alquanto se si tiene conto del fatto che, almeno fino allo sbarco in Normandia del 6 giugno 1944, fu l'unico fronte europeo. Qui fecero le prime prove unità e comandanti che poi diedero il loro contributo decisivo alla sconfitta tedesca sul fronte occidentale. Questo è particolarmente vero per la guerra aerea di cui Andrew Brookes ci offre qui una disamina ampia, puntuale e comunque "leggibile", nella migliore tradizione della storiografia anglosassone. L'autore ha un curriculum professionale di tutto rispetto. Per lungo tempo pilota della RAF, dopo avere studiato storia presso le università di Leeds e Cambridge, è stato coordinatore del corso di studi dedicato al potere aereo presso il Joint Services Command and Staff College britannico. Il volume rispetta la consueta suddivisione della campagna d'Italia in tre fasi distinte: l'invasione della Sicilia con il prologo dei bombardamenti delle città dell'isola, la battaglia del Garigliano e l'apertura della strada per Roma e, infine, le operazioni sulla linea Gotica, l'unica che ha ricevuto finora attenzione sufficiente attraverso le opere di Amedeo Montemaggi. Brookes narra delle ingiustificate speranze alimentate dalla resa di Pantelleria dopo i bombardamenti americani. Molte operazioni successive si basarono sull'erroneo assunto che l'aviazione, da sola, potesse vincere la campagna d'Italia, un equivoco pericoloso che condusse alla distruzione dell'abbazia di Montecassino, a cui l'autore dedica un capitolo di grande spessore e all'operazione Strangle tesa a minare la logistica tedesca. Le raccomandazioni del Prof. Zuckermann, consulente civile della Mediterranean Allied Air Force, di privilegiare nelle incursioni le stazioni ferroviarie di smistamento per prosciugare il flusso di rifornimenti verso il fronte, d'altra parte, poco si adattavano alla realtà del nostro sistema ferroviario e all'esiguità delle forze tedesche il cui approvigionamento non fu mai messo seriamente in pericolo. Pagine interessanti sono dedicate anche al bombardamento del porto di Bari, il sanguinoso canto del cigno della Luftwaffe in Italia che, nell'estate del 1944, ridotta ormai solo ad alcuni gruppi da ricognizione e da attacco al suolo, lasciò l'intero ingombrante fardello della caccia alla costituenda aviazione della Repubblica Sociale, verso la quale i tedeschi assunsero comportamenti a dir poco schizofrenici, giungendo fino a tentarne lo scioglimento. Brookes non risparmia critiche agli strateghi alleati colpevoli, dopo l'avvio di Overlord, di voler fare le classiche nozze coi fichi secchi nel teatro italiano. Una miopia che sarebbe costata cara agli eserciti anglo-americani, ma soprattutto alla popolazione civile vittima dei bombardamenti aerei e delle azioni degli onnipresenti cacciabombardieri americani. La mancata presa di Bologna nell'ottobre del 1944 costituì solo l'ultimo di tali di errori strategici a cui si tentò di porre rimedio con l'uso indiscriminato dell'arma aerea, vera panacea di tutti i mali agli occhi dei comandanti alleati. Nel capitolo finale del suo importante studio Andrew Brookes sintetizza alcune lezioni fondamentali applicabili anche ai giorni nostri. Le forze aeree alleate in Italia avevano tre compiti fondamentali: spazzare via la Luftwaffe dai cieli,fornire supporto ravvicinato alle operazioni terrestri e cooperare all'offensiva strategica contro la macchina bellica tedesca. La realtà si rivelò però assai piu complessa e non sempre venne compresa appieno: i velivoli alleati, padroni dell'aria, spesso patirono le insidie della contraerea germanica (713 aerei abbattuti), l'idea che la supremazia aerea potesse da sola vincere la campagna si dimostrò una mera illusione, mentre l'indiscussa superiorità tattica dei quadri medi ed inferiori della Wehrmacht dimostrò come il morale rimanesse e rimanga comunque il fattore più importante in guerra. Le oltre 100 fotografie,perlopiù inedite, e le numerose cartine che accompagnano il testo consentono di seguire le operazioni anche visivamente e aggiungono non poco alle straordinarie virtù di questo libro. Per ordinarlo ci si può rivolgere all'indirizzo e-mail: midlandbooks@compuserve.com o ad Amazon.uk.
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