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Il rancio militare
di Elena ©
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Il rancio, dallo spagnolo rancho, una riunione di persone, una camerata di soldati, cfr. anche il francese se ranger mettersi in fila, ha sempre costituito motivo di interesse e cura da parte dei militari di ogni epoca.

Senofonte nell'Anabasi tratta ampiamente del problema del rifornimento alimentare nel corso delle grandi campagne militari; problema che si acuiva specialmente nei momenti delle avanzate o in caso di ripiegamento. L'esercito di Ciro il Grande per potersi rifornire era costretto a continui cambi di percorso.

Il soldato romano, prima del III d.C., così come studiato da Flavio Vegezio Renato, alto funzionario imperiale che scrisse un Epitome Rei Militari, riceveva una razione giornaliera di frumento che egli stesso provvedeva a trasformare in farina fino a quando l'esercito non fu dotato di veri e propri mulini portatili che consentì di produrre una specie di biscotto, il buccellatum, una vera e propria galletta ante litteram. Presso l'esercito di Roma l'alimentazione dei militari era completata da carne, suina o di montone, legumi ed una mistura, chiamata vino, di succo d'uva, resina ed essenze profumate. Si consumavano due pasti al giorno, l'uno, più leggero, al mattino, dovendosi affrontare o lunghe ed estenuanti marce, o, nel peggiore dei casi, battaglie; la sera (verso le 16 - 17) era la cena propriamente detta. Cesare, nel Commentarii al de Bello Gallico, ci informa che nell'equipaggiamento del soldato vennero introdotti utensili per la cottura dei cibi e che le salmerie vengono trasportate per mezzo di bestie da soma.

Nel Medioevo con la fine di Roma si ha anche la fine dell'esercito, sostituito dalle orde barbariche i cui rifornimenti erano frutto esclusivamente da razzie e saccheggi. Fino al XIII sec. ed oltre gli eserciti europei sono formati da soldati di ventura, mercenari al soldo dei signori dei vari Stati che provvedevano presso taverne ed osterie ai pasti ... e non solo. Luigi XIV nel 1688, seguendo quanto già fatto dal duca Carlo Emanuele di Savoia sin dal 1673, per potere controllare le truppe, volendole sottrarre al monopolio di avidi mercanti e alle malattie che decimavano le soldatesche, impose il consumo dei pasti militari in caserma.

Sull'argomento dice, infatti, Raimondo Montecuccoli, letterato e uomo d'arme (1609/1680): "I viveri sono sì necessari nell'armata che senza quelli non si può vivere nonché vincere, e chi non li prepara a tempo è vinto senza ferro (......) Devonsi provedere in duplicato uso, cioè per i presidi nelle fortezze e per i soldati nel campo (.....). Quanto ai viveri del campo (.....) il Commissario Generale dei Viveri, o Generale di proviand meistar, deve essere uomo di autorità, fidele, vigilante et attivo. E questa carica era sempre commessa dai romani a qualche persona segnalata, perché ella è di tale importanza che, secondo che ella è bene o mal amministrata, fa sussister o rovinare un esercito."
(dal Trattato della Guerra Capo V Dei Viveri, Libro II in "Le opere di Raimondo Montecuccoli" a cura di Raimondo Luraghi, Vol I, Ufficio Storico SME, Roma 1988, p. 283)

Fu solo nel XIV sec. che, i Turchi prima, e gli Austriaci poi, dovendo combattere in luoghi privi di risorse naturali, organizzarono veri e propri convogli carichi di derrate l'approvvigionamento al seguito dell'esercito. Nel 1782 il Traitè Sur La Costitution De Troupes Légères Et Sur Leur Emploi à La Guerre stabiliva che l'approvvigionamento fosse a carico del Paese nemico e vietava alle milizie occupanti i saccheggi poiché causa di impauperimento delle risorse locali e fonte di scarso beneficio per l'invasore. Federico II di Prussia (1712 - 1786) perfezionò il rifornimento alle truppe, creando collegamenti giornalieri tra l'esercito e magazzini fissi..

In Italia, nell'esercito Piemontese, il soldato provvedeva con la propria paga all'alimentazione, in guerra invece era l'esercito che gli assicurava il vitto, foraggio e legna erano procurate mediante requisizioni. Il 4 maggio 1861 il generale Manfredo Fanti, Ministro della Guerra, "vista la legge in data 17 marzo 1861, colla quale S.M. ha assunto il titolo di Re d'Italia (...) d'ora in poi il Regio esercito dovrà prendere il nome di Esercito Italiano, rimanendo abolita l'antica denominazione di Armata Sarda". ("Manfredo Fanti" di Francesco Bogliari - Carlo Traversi USSME Rm 1980, p. 54).

Con l'istituzione dell'esercito italiano nasce la necessità di conciliare ed uniformare un'istituzione formata da elementi diversi per provenienza, cultura ed abitudini di vita, si cercò dunque di conformare il rancio alle diverse esigenze, tenendo conto delle differenze alimentari che separavano le varie realtà geografiche d'Italia. Sempre più spesso allora il Ministero della Guerra ricorse a consulenze specifiche, di esperti e studiosi della materia, di fisiologi ed igienisti, come per esempio Jacques Moleschott (Sulla Razione del soldato italiano in Rivista Militare, 1883, Tomo III). Comunque solo molto tardi l'Esercito Italiano, fra alti e bassi, armonizzò la questione del rancio presso le sue truppe.

Bibliografia

Cap. Alfredo Terrone, Appunti per la storia del rancio e dell'alimentazione militare, in Memorie Storiche Militari 1981, USSME Roma 1982, pp. 405/444
Renato Artesi, I ranci militari nel secolo del Risorgimento, in Studi Storico-Militari 1998, USSME Roma 2000, pp. 205/222
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