It.Cultura.Storia.Militare On-Line
invia stampa testo grande testo standard
Bookmark and Share
[HOME] > [icsm ARTICOLI] > [Ricerche: II GM]
La guerra metereologica 1940-45
di Alberto Rosselli ©
[torna indietro]
Tra il 1940 e il 1945, le forze aeronavali tedesche e alleate si affrontarono in Oceano Atlantico Settentrionale e nell'Artico nel corso di una particolare, importante ma poco nota guerra tecnologica che coinvolse un elevato numero di uomini e mezzi.

Già a partire dalla prima metà degli anni Trenta, i comandi supremi delle forze armate delle più importanti potenze (Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti) iniziarono a dedicare un'attenzione sempre maggiore ai problemi connessi alle rilevazioni meteorologiche. Nella fattispecie, la necessità di potere usufruire di notizie certe ed anticipate circa le perturbazioni e le oscillazioni climatiche utili per la pianificazione di piani di guerra, divenne una delle più importanti opzioni.

A cominciare dal 1935, una speciale Sezione Meteo allestita presso il Comando Supremo tedesco iniziò a disporre di notevoli investimenti governativi e di un quantitativo di risorse umane e tecnologiche come mai si era verificato in passato, avviando diversi programmi di ricerca che si svilupparono su due filoni: uno prettamente tecnico e produttivo, incentrato sulla messa a punto di apparecchi di rilevazione sempre più moderni ed affidabili, ed uno di tipo esplorativo e pratico, realizzato attraverso spedizioni segrete nelle zone artiche condotte da unità navali particolarmente attrezzate. Questo sforzo, che trovò nell'ammiraglio Erich Raeder uno dei più forti sostenitori, non sfuggì però all'attenzione dei servizi di informazione britannici che misero al corrente il Comando Supremo dell'Esercito circa i programmi tedeschi.

Nella primavera del 1940, cioè in concomitanza con l'avvio delle operazioni militari tedesche in Norvegia, i meteorologi tedeschi (ma anche quelli inglesi che nel frattempo avevano dato inizio ad un intenso programma di studio e di rilevazioni, avvalendosi anch'essi del supporto di personale e mezzi della Royal Navy e della RAF) erano già in grado di elaborare previsioni abbastanza accurate circa lo spostamento dei vari fronti di perturbazione provenienti dalla zona artica, con circa 72 ore di anticipo: un lasso di tempo sufficiente per organizzare o modificare qualsiasi operazione militare che avesse come teatro il continente europeo centro-settentrionale. Per ovviare alla relativa arretratezza degli strumenti in dotazione ad entrambe le nazioni belligeranti, sia il Comando tedesco che quello britannico decisero quasi simultaneamente, a partire dall'estate del '40, di intensificare l'invio nelle regioni subartiche ed artiche di unità navali e di piccoli gruppi di scienziati, incaricati di esaminare ed elaborare sul posto una certa quantità di dati ed informazioni.

Questa intensa e faticosa attività, che si protrasse poi per quasi tutta la durata del conflitto, coinvolgendo molti reparti speciali (tedeschi, inglesi, ma anche norvegesi e statunitensi), diede origine ad una delle più interessanti ma meno note campagne del Secondo Conflitto. Una lunga e sotto molti aspetti misteriosa guerra che vide contrapposti, nelle gelide ed impetuose acque della Norvegia settentrionale, della Groenlandia, dello stretto di Danimarca, nel Mare di Barents, nel Mare di Kara e nelle remote ed inospitali isole circondate da questi mari, piccole sezioni navali ed aeree e pattuglie di coraggiosi scienziati. Per la cronaca, fu proprio una stazione meteo tedesca - denominata in codice "Gruppo Haudegen" - insediata nell'Arcipelago Svalbard, l'ultima unità combattente del Terzo Reich a consegnarsi agli alleati, il 9 settembre 1945, ben quattro mesi dopo la firma della resa della Germania.

Nel giugno del 1940, in seguito all'occupazione della Danimarca e dell'intera Norvegia, la Germania riuscì a superare l'Inghilterra nelle operazioni di rilevamento ed elaborazione dei dati meteo. L'opportunità di impiantare stazioni di ricerca nelle regioni più settentrionali della Scandinavia, consentì infatti ai tedeschi di giovarsi di un margine di previsione superiore a quello di cui potevano usufruire gli scienziati inglesi, intenti anch'essi a spingere sempre più a settentrione (oltre le Shetland, le Færøer e l'Islanda) le proprie missioni. Verso la fine di luglio il Comando britannico iniziò a programmare una serie di operazioni per individuare e distruggere, innanzitutto, le unità navali e tutte le basi meteo tedesche installate nelle Isole Lofoten e a Capo Nord, e per sventare eventuali tentativi di installazione di nuovi insediamenti lungo la costa orientale della Groenlandia, nell'arcipelago delle Svalbard e nell'Isola degli Orsi, e per stabilire proprie postazioni nell'Isola Jan Mayen e lungo il litorale nord orientale groenlandese. In concomitanza con queste missioni, l'Inghilterra provvide a rafforzare ulteriormente la sua presenza militare in Islanda, il cui governo locale - in seguito all'occupazione tedesca della Danimarca - aveva decretato la propria autonomia nei confronti di Copenhagen.

Ma torniamo alla guerra meteo. Fino dall'estate del '40, le apprensioni maturate dal Comando inglese circa un'eventuale estensione della rete di postazioni scientifiche tedesche nelle zone subartiche erano risultate più che giustificate. Nell'agosto del 1940, infatti, la Kriegsmarine aveva provveduto ad inviare in Groenlandia l'ex-baleniera Furenak, appositamente modificata per effettuare rilevamenti meteorologici. Raggiunta la costa centro-orientale della gigantesca isola, la nave vi aveva stazionato per alcuni giorni, sbarcando tra l'altro quattro scienziati e un plotone di soldati del genio incaricati di costruire una piccola base permanente, dotata di baracche con grosse stufe e depositi di combustibile (nafta, benzina e carbone), viveri, vestiario, medicinali, armi e munizioni. Tuttavia, pochi giorni dopo l'inizio dei lavori di insediamento, il gruppo tedesco venne scoperto e catturato da una delle navi di pattuglia inglesi di base in Islanda. Tra l'agosto e l'ottobre del 1940, la Kriegsmarine inviò dalla Norvegia in Groenlandia un paio di altre navi con a bordo tecnici e apparecchiature. Ma anche questa volta le unità tedesche vennero intercettate dalla attenta vigilanza navale inglese, che aveva tra l'altro iniziato ad avvalersi di una pattuglia aerea di idrovolanti bimotori da ricognizione PBY-5A Catalina dislocata in Islanda.

Nella tarda estate del '40, i tedeschi riuscirono ad installare sull'Isola Jan Mayen una stazione meteo (chiamata in codice "Isola V"), servita da una mezza dozzina di scienziati e tecnici. Venuti a conoscenza dell'esistenza di questo pericoloso avamposto nemico, gli inglesi spedirono sull'isola una nave che tuttavia, a causa di un'improvvisa tempesta, fallì la sua missione. Sbarcati gli uomini ma soltanto una parte dei rifornimenti necessari alla permanenza, l'unità fu investita e affondata da un'improvvisa mareggiata. Il distaccamento britannico che, a quanto pare, non venne mai a contatto con i tedeschi già presenti sull'isola, venne in seguito reimbarcato da una nave da soccorso. Nell'ottobre 1940, gli inglesi tentarono nuovamente, ma senza successo, di sbarcare un altro contingente su Jan Mayen, e la marina inglese dovrà attendere la primavera del 1941 per portare a termine, questa volta con successo, questa missione. Nel maggio di quell'anno, infatti, un commando riuscirà a prendere terra e a catturare il piccolo nucleo tedesco. Sempre nello stesso periodo altre due analoghe missioni navali britanniche, supportate da idrovolanti Catalina e Short Sunderland, individueranno e distruggeranno altre due stazioni tedesche situate lungo la costa orientale della Groenlandia e sull'Isola degli Orsi, installate nell'estate del '40 e rifornite periodicamente con U-boot o con idrovolanti trimotori Blohm Voss Bv.138 (apparecchi solidi e versatili che, essendo dotati di motori diesel, potevano essere riforniti di gasolio dai sommergibili).

Tra l'estate e l'autunno del 1940, soltanto una nave meteo tedesca, la Sachsen, affiancata da un'unità da appoggio, riuscì, partendo dalla Norvegia, a raggiungere senza problemi lo Stretto di Danimarca, cioè il braccio di mare che separa la costa settentrionale islandese da quella orientale groenlandese. La Sachsen circumnavigò addirittura l'Islanda per 75 giorni, trasmettendo centinaia di rilevamenti meteo al Comando della Kriegsmarine di Kiel. Tuttavia, verso la metà di ottobre, la piccola unità ausiliaria della Sachsen venne intercettata e catturata da una squadra britannica guidata dall'incrociatore da battaglia Repulse.

Ritenendo ormai troppo pericoloso l'invio di altri mezzi di superficie, nel tardo autunno del '40 la Germania iniziò ad utilizzare per buona parte delle rilevazioni una speciale sezione della Luftwaffe, la Wetterstaffeln Meteo 5, che operava dai campi norvegesi di Trondheim e Banak. La squadriglia, che era equipaggiata con bimotori da bombardamento Heinkel He-111 e Junkers Ju-88, dotati di particolari strumentazioni di bordo e di capaci serbatoi supplementari, iniziò a novembre il suo ciclo operativo, effettuando una media di due voli giornalieri. Dalla costa norvegese, i bimotori tedeschi si spingevano in mare aperto fino ai limiti della loro autonomia. Solitamente, un paio di velivoli effettuavano crociere verso nord-ovest, raggiungendo l'Isola Jan Mayen e arrivando talvolta in vista delle coste orientali della Groenlandia. Un'altra coppia invece puntava in direzione nord e nord-est, sorvolando l'Isola degli Orsi e di Hopen, le Isole Spitzbergen e giungendo in prossimità della lontanissima Terra del Principe Giorgio, situata a nord dell'80º parallelo, e dell'arcipelago della Nuova Zemlja (o Nuova Terra), che divide il Mare di Barents dal Mare di Kara. Si trattava, come è facile comprendere, di missioni estremamente pericolose. Un volo andata e ritorno tra la costa sud-occidentale norvegese e quella orientale islandese comportava un viaggio di oltre 2.100 chilometri, che saliva a più di 3.000 nel caso di missioni al largo della Groenlandia. Per raggiungere la Terra del Principe Giorgio e la Nuova Zemlja, gli aerei dovevano invece coprire, tra andata e ritorno, dai 3.000 ai 2.500 chilometri. Proprio a causa di queste difficoltà, il complesso di rilevazioni raccolte dai velivoli tedeschi risultò spesso, quantitativamente e qualitativamente, inferiore alle aspettative. Tanto che, a partire dal dicembre 1940, Berlino si rivolsero nuovamente all'ammiraglio Raeder e all'ammiraglio Karl Doenitz, comandante in capo della flotta sottomarina, per ottenere mezzi più idonei (nella fattispecie, robusti ex-pescherecci d'altura di fabbricazione norvegese e U-Boot) per effettuare rilevazioni meteo itineranti e per trasportare nuove spedizioni scientifiche in quelle lontane lande. Va subito detto che l'impiego dei sommergibili dell'ammiraglio Karl Doenitz ottenne risultati così soddisfacenti da protrarsi poi per tutta la durata della guerra.

Nel febbraio 1941, i tedeschi inviarono a nord dell'Islanda la nave meteo München, iniziando alla fine del mese seguente i preparativi per effettuare un raid aereo sull'Isola Jan Mayen: azione che tuttavia fallì. Nel mese di aprile, un bimotore Heinkel He.111 a grande autonomia, decollato da un'imprecisata base situata nella Norvegia settentrionale, riuscì in un'impresa veramente straordinaria. L'apparecchio, che aveva a bordo alcuni scienziati e un certo quantitativo di apparecchiature e rifornimenti, effettuò uno spericolato atterraggio sull'Isola Spitzbergen, abitata in quel periodo da una folta colonia di funzionari e minatori norvegesi fedeli all'Inghilterra (già prima dello scoppio della guerra sull'isola erano presenti molti depositi di carbone ed un'attrezzata base meteo gestiti dal governo di Oslo). L'aereo, atterrato in una zona lontana dall'insediamento nemico, lasciò sul posto il suo carico e fece ritorno in Norvegia.

L'intervento degli Stati Uniti

Nel maggio 1941, il governo di Washington firmò un accordo di mutua difesa con i rappresentanti del governo danese in esilio: intesa attraverso la quale gli Stati Uniti si assunsero - con il pieno consenso dell'Inghilterra - la tutela militare della Groenlandia, onde sventare eventuali attacchi o sbarchi da parte di mezzi navali o aerei tedeschi.

Nel giugno 1941, l'ammiraglio Harold Stark venne nominato responsabile di tutte le operazioni in questo scacchiere. Stark inviò subito tre cutter (il Northland, il Bear e il North Star), al comando dell'esperto capitano Edward H. Smith a pattugliare il lungo tratto di costa compreso tra capo Farwel (punta meridionale della Groenlandia), Capo Brewster e Capo di Nord Est. L'azione si avvalse della cooperazione del Comando dell'Esercito Usa che provvide a trasferire nelle località costiere di Qaqortoq e Ammassalik diversi contingenti di truppe (ai quali si affiancò anche un piccolo distaccamento di 26 soldati eschimesi arruolati sul posto) e notevoli quantitativi materiale del genio, della sanità e della sussistenza necessari per approntare basi di appoggio per i mezzi aeronavali.

Nell'estate del '41, Washington e Londra ottennero un altro importante successo convincendo i rappresentanti dello stato danese a Reykjavik ad acconsentire la completa occupazione dell'Islanda da parte delle forze statunitensi, onde sventare qualsiasi iniziativa offensiva tedesca. Una misura preventiva giustificata in quanto a partire dall'estate del 1940 (fino al 1944) lungo le coste occidentali dell'isola o a poca distanza da essa vennero intercettati alcuni isolati quadrimotori Focke Wulf FW-200 "Kondor" provenienti dalla Norvegia. Il 10 dicembre 1940 si verificò il primo avvistamento di aerei di questo tipo. Sembra infatti che alcuni "Kondor" (ma più probabilmente si trattò di uno soltanto) siano riusciti a colpire alcune installazioni insulari della Royal Navy. Stando alla documentazione Usa, il 14 agosto 1942, un pilota della 27ma Squadriglia da caccia statunitense, equipaggiata con bimotori P38 Lightning, riuscì ad intercettare un "Kondor" al largo della costa islandese. Secondo il rapporto, il quadrimotore tedesco venne abbattuto grazie all'intervento di altri due caccia della medesima squadriglia.

L'opportunità di disporre di attrezzate base aeronavali in Islanda e in Groenlandia consentì agli inglesi, ed in seguito anche agli americani, di ottenere ottimi risultati nella caccia alle navi meteo tedesche e nella ricerca delle basi nemiche segretamente approntate in Groenlandia. Nell'estate del 1941, in una zona del Mare di Groenlandia, le unità di pattuglia della Royal Navy portarono a segno tre importanti colpi. Nell'arco di un paio di mesi, gli inglesi catturarono la nave meteo tedesca Mfinchen (che recava a bordo non soltanto una completa attrezzatura per rilevamenti atmosferici, ma anche un segretissimo apparecchio per messaggi in codice Enigma); l'Uboot 110 (a bordo del quale vennero trovati tutti i codici adoperati dalla Kriegsmarine per le comunicazioni criptate) e una seconda nave meteo, la Laurenberg. L'acquisizione dei macchinari e dei cifrati permetterà, a partire dal febbraio del 1942, alla Royal Navy e alla Marina Militare degli Stati Uniti di leggere in chiaro tutte le comunicazioni e gli ordini trasmessi dai tedeschi, individuando con relativa facilità molte unità subacquee nemiche. Il controllo da parte statunitense della Groenlandia e dell'Islanda permise all'Inghilterra di concentrare tutte le sue forze navali ed aeree (anche quelle specializzate nei rilevamenti atmosferici) molto più a nord-ovest, cioè nell'area compresa tra l'Isola di Jan Mayen, l'Isola degli Orsi, l'Isola di Hopen e l'arcipelago delle Svalbard.

L'operazione "Gauntlet"

All'inizio di agosto del '41, venne intrapresa un'operazione (denominata in codice Gauntlet) avente lo scopo la distruzione delle basi e dei giacimenti di carbone di proprietà del governo norvegese situati sull'Isola Spitsbergen. La missione, che contemplava anche l'evacuazione del personale presente sull'isola (composto da circa 3.200 tra minatori e funzionari norvegesi e russi) venne affidata all'ammiraglio Phillip Vian. Quest'ultimo, imbarcato sull'incrociatore Nigeria, partì alla volta dell'isola al comando di una squadra formata da cinque unità militari e dalla grande nave passeggeri Empress Canada. Il 25 agosto la formazione britannica giunse all'isola, accolta calorosamente dai norvegesi. Sbarcato un corpo dell'esercito, questo fece saltare tutte le entrate delle miniere e tutti i depositi, i baraccamenti e le installazioni (comprese quelle meteo e radio norvegesi) esistenti sull'isola. Gli inglesi operarono con estrema meticolosità, dopodiché si occuparono di imbarcare sulla Empress Canada tutto il personale norvegese e russo. Proprio mentre stavano ultimando questa operazione, le navi di scorta britanniche intercettarono e catturarono tre ignare carboniere tedesche provenienti dalla Norvegia. L'operazione Gauntlet si concluse il 2 settembre, con l'abbandono da parte inglese dell'isola e il successivo trasferimento dei norvegesi in Inghilterra e dei russi ad Arcangelo. Al Comando Supremo germanico occorsero tre giorni per rendersi conto del grave scacco subito alle Spitzbergen. Il 6 settembre, alcuni bimotori Heinkel He-111, con a bordo una squadra meteo della Luftwaffe, decollarono da una base nei pressi di Tromso, raggiungendo l'isola. E nonostante la presenza in quelle acque di alcune unità inglesi lasciate dall'ammiraglio Vian, i tedeschi riuscirono a costruire, in un angolo remoto dell'isola, una pista di fortuna, consentendo nelle settimane seguenti l'arrivo di alcuni altri aerei con a bordo altro personale e circa quattro tonnellate di attrezzature. In data 11 novembre, risulta che i tecnici tedeschi fossero già in grado di gestire un nuovo campo base e due stazioni.

Sospettando una manovra tedesca alle Spitzbergen, ma non conoscendo l'esatta ubicazione del nuovo insediamento tedesco, nell'inverno 1941-1942 le forze aeronavali inglesi e statunitensi, moltiplicarono le azioni di ricognizione in quella zona, non tralasciando di sorvegliare continuamente anche le coste della Groenlandia, dell'Islanda, l'Isola Jan Mayen e le Isole degli Orsi e di Hope. Nel maggio 1942, una piccola squadra navale britannica sbarcò sull'Isola Spizbergen una compagnia di alpini sciatori della "Norvegia Libera". Ma nel mentre il reparto era in procinto di attestarsi sulla spiaggia, esso venne individuato da un aereo tedesco (un quadrimotore Focke Wulf FW-200 "Kondor"), che attaccò e affondò due unità da trasporto, uccidendo il comandante di marina Sverdrup e ferendo molti altri uomini.

Ciononostante, il mese successivo, altre navi britanniche trasportarono nelle Spitzbergen nuove truppe, consolidando la presenza alleata sull'isola e consentendo l'avvio di una serie di esplorazioni verso l'interno alla ricerca di eventuali postazioni segrete nemiche. Il 15 luglio 1942, sotto la protezione di due incrociatori leggeri e quattro cacciatorpediniere, alcuni piroscafi sbarcarono un intero battaglione di fanteria con il compito di ripulire l'isola che, nel frattempo, era stata però abbandonata dalla imprendibile squadra meteo tedesca grazie all'intervento della Luftwaffe. Prima di lasciare le Spitzergen, i tedeschi provvidero a piazzare in un apposito rifugio mimetizzato una piccola, ma efficiente stazione di rilevamento automatica dotata di alimentatori a batteria, in grado di trasmettere per tutta l'estate una buona quantità di dati (1). Non fidandosi completamente del funzionamento di queste apparecchiature ancora sperimentali, il 25 ottobre 1942, la Luftwaffe trasferì nella zona nord orientale dell'isola, quella meno controllata dagli inglesi, sei scienziati, una stazione di tipo tradizionale e un certo quantitativo di viveri, medicinali, combustibile e attrezzature da campo. Questa postazione, che non venne mai scoperta dagli inglesi e che nel mese di novembre venne rinforzata da una decina di militari e da una tonnellata di munizioni e armi trasferiti sul posto da un U-Boot, continuò a funzionare ininterrottamente fino alla primavera del 1943.

Sempre nell'estate del 1942, alcune unità di superficie e sottomarine della Kriegsmarine ricomparvero lungo la costa nord-orientale della Groenlandia. Nel mese di agosto, nell'ambito dell'"Operazione Holzhauge", i tedeschi riuscirono, con l'appoggio della nave Sachsen, ad installare in un remoto fiordo una nuova stazione meteo ed un campo dove trovarono alloggiamento una decina tra scienziati e soldati. Questa base operò con successo fino al 27 marzo del 1943 quando un pattuglia di sciatori groenlandesi riuscì a localizzarla. Dopo un breve ma violento scontro a fuoco nel corso del quale molti tra eschimesi e tedeschi caddero uccisi o feriti, uno degli sciatori inuit riuscì a sganciarsi e, dopo una spaventosa e lunga marcia di quasi 600 miglia, a raggiungere la più vicina base statunitense. Ai primi di maggio, una mezza dozzina di bombardieri pesanti Boeing B24 che andarono a colpire e distruggere la base segreta tedesca, costringendo l'equipaggio della Sachsen, dislocata in un fiordo vicino, ad autoaffondare l'unità. Prima dell'arrivo di una seconda spedizione terrestre alleata, i pochi scienziati, soldati e marinai tedeschi superstiti riuscirono però a lanciare un disperato messaggio di soccorso a Bergen, venendo, alla metà di giugno, recuperati (assieme ai loro cani da slitta!) da un gigantesco idrovolante esamotore Blohm Voss Bv.222 decollato da una base norvegese (2) (3).

L'operazione "Zitronella"

Nell'estate del 1943, il Comando della Kriegsmarine organizzò un attacco di superficie ed anfibio in grande stile contro le installazioni britanniche e norvegesi dell'Isola Spitzbergen, con lo scopo di annientare tutti gli impianti e le difese britanniche. L'operazione venne condotta da una squadra formata dalla corazzata Tirpitz, dall'incrociatore da battaglia Scharnhost e da nove cacciatorpediniere con a bordo un battaglione di fanteria. La sera del 7 settembre, le unità tedesche si avvicinarono alla costa meridionale dell'isola, scatenando un violento fuoco d'artiglieria che in poche decine di minuti annientò tutte le difese antinave e antiaeree britanniche e norvegesi. Dopodiché venne fatto sbarcare il battaglione di fanteria che nell'arco di appena quattro ore, distrusse tutte le attrezzature nemiche.

Tuttavia, non potendo consolidare l'occupazione dell'isola a causa della ormai preponderante superiorità delle forze navali ed aeree alleate, il giorno seguente la squadra tedesca fece ritorno in Norvegia, permettendo - appena un mese più tardi - agli inglesi di conquistare nuovamente l'importante isola. Ma l'attacco navale tedesco era comunque servito, oltre che a distruggere la base britannica, anche a "coprire" tre altre non meno importanti missioni aventi lo scopo di rafforzare il sistema di rilevazione meteo dei reparti speciali tedeschi.

Approfittando della copertura fornita dalla massiccia e rumorosa incursione con Spitzbergen, un Heinkel He-111 era riuscito a paracadutare una piccola unità di ricerca sull'Isola Hopen, situata a sud-est delle Isole Svalbard, consentendo l'installazione di un nuovo presidio. Mentre il 15 settembre 1943, il motopeschereccio Kedingen si era spinto ancora più a nord-est, sbarcando su un'isola del gruppo della Terra di Francesco Giuseppe una seconda spedizione dotata delle consuete attrezzature di rilevazione. Un'analoga missione (in codice "Bassgeiger"), condotta dal motopeschereccio Cobura, era infine riuscita a trasferire in un sito ignoto della Groenlandia settentrionale un terzo gruppo di scienziati. Tutti questi contingenti rimasero operativi fino alla metà del 1944. Gli alleati iniziarono infatti ad accorgersi della presenza tedesca sull'Isola Hopen soltanto al termine dell'inverno del '44 e lo stesso si verificò per la stazione groenlandese. Alla metà di giugno, con l'arrivo della bella stagione, le unità della Guardia Costiera statunitense individuarono finalmente quest'ultima base, non impedendo però ai suoi occupanti di distruggerla e di fare un fortunoso rientro (probabilmente a bordo di un U-Boot) in Norvegia. Non prima, però, di avere lasciato, ben nascosta tra i ghiacci, una piccola stazione automatica di rilevazione. Più ad oriente, invece, la base situata nella Terra di Francesco Giuseppe non venne mai individuata dagli alleati, arrendendosi soltanto dopo la fine della guerra.

Le ultime operazioni tedesche

Conoscendo le limitate capacità operative delle rudimentali stazioni automatiche abbandonate i quelle remote terre (questo tipo di stazione non era in grado di comunicare rilevamenti circa i cosiddetti venti d'alta quota), nell'agosto del 1944 i tedeschi fecero partire dalla base norvegese di Tromso alla volta delle Svalbard il rompighiaccio Wuppertal, con a bordo potenti attrezzature e una dozzina di scienziati (4). Nel settembre, la nave stazionò ad ovest dell'arcipelago, inviando rapporti due volte al giorno. Nello stesso periodo, un U-Boot sbarcò una piccola spedizione (l'ultima) nella parte nord orientale di Spitzbergen. E questa pattuglia fornì in seguito le migliori rilevazioni meteo di tutto il periodo bellico.

Ma l'avventura della Wuppertal stava per trasformarsi in tragedia. Durante la prima settimana di ottobre del 1944, essendosi spinta troppo a settentrione (giunse ad appena 120 miglia dal Polo Nord), la pur robusta unità venne stretta inesorabilmente dalla morsa dei ghiacci, affondando e scomparendo con il suo intero equipaggio. Con la perdita della Wuppertal finiva la grande avventura delle unità speciali meteo tedesche nel profondo nord. A partire dall'autunno del 1944, gli ultimi tentativi per cercare di ottenere previsioni meteo vennero affidati ai soli U-Boot e alle boe di segnalazione galleggianti (ordigni stagni dotati di rilevatori miniaturizzati, batterie ed antenne radio, che venivano posati sul fondale, emergendo automaticamente un paio di volte al giorno e trasmettendo dati per circa un'ora) trasportate da questi mezzi fino ai limiti del Circolo Polare Artico. Una soluzione di emergenza che, nonostante l'oggettiva precarietà insita nel sistema, dette però i suoi risultati. Basti pensare che ancora nell'estate del 1946 alcune unità navali britanniche individuarono alcune di queste boe ancora attive e perfettamente funzionanti.

Note

1. Nel corso del conflitto, i tedeschi utilizzarono non di rado apparecchiature di questo tipo, installandone in diverse isole dell'Oceano Settentrionale e Artico. E particolare interesse, dal punto di vista operativo, militare e scientifico, riveste a questo proposito la missione in Labrador condotta dall'U-537. Il 18 settembre 1943, l'U-537 (appartenente al tipo IX C40) del capitano Peter Schrewe salpò da Kiel alla volta di Bergen in Novegia con un carico molto particolare. A bordo dell'unità si trovavano il professor Kurt Sommermeyer, uno scienziato specializzato in equipaggiamenti meteorologici, e due suoi assistenti. Sommermeyer era stato incaricato dall'ammiraglio Canaris di installare una stazione speciale automatica per le rilevazioni meteo in una posizione adatta lungo la costa occidentale del Labrador. Questo dispositivo - il Setter-Funkgerat (WFL) costruito appositamente dalla Siemens - rappresentava per l'epoca ciò che di meglio la tecnologia poteva offrire. Prodotto in sole 21 unità, il dispositivo Siemens - fornito di una trasmittente da 150 watt Lorenz di tipo 150 FK, alimentata da 10 scatole di batterie secche ad alto voltaggio al nichel cadmio - avrebbe potuto registrare e riportare con largo anticipo, attraverso impulsi radio, le condizioni meteo dell'atlantico nord-occidentale a tutti gli U-Boot operanti o diretti in quella zona. Il 9 ottobre, dopo avere caricato il combustibile e tutte le provviste di bordo, l'U-537 lasciò la base di Bergen, giungendo il 22 ottobre, al termine di una discreta traversata, davanti a Martin Bay, nell'estremo lembo settentrionale del Labrador. Dopo essere rimasto per qualche ora in immersione per motivi di sicurezza, l'U-Boot emerse con molta cautela onde evitare brutte sorprese.

Aiutato da un assistente e 10 marinai, Sommermeyer caricò a bordo di quattro gommoni le varie componenti, ancora smontati ed imballati, dell'intera apparecchiatura. E dopo avere atteso il calare di un banco di nebbia, la flottiglia coprì i 300 metri che separavano il sommergibile dalla riva. Nel corso di quella manovra, parte dell'equipaggio dell'Uboot si mise ai posti di combattimento, pronto ad entrare in azione con il pezzo prodiero da 88 mm e con il complesso quadrinato da 20 mm situato a poppavia, in quanto la zona risultava frequentemente perlustrata da pattuglie e da forze aeronavali anglo-canadesi e statunitensi.

Dopo un lungo e faticoso lavoro di remi, i tedeschi riuscirono a raggiungere la spiaggia e di lì a trasportare il prezioso macchinario Siemens (che pesava 100 chilogrammi) sulla cima di un'altura, dove, dopo averlo assemblato, lo mimetizzarono con arbusti. Completata l'operazione tutti tornarono a bordo del sottomarino. L'intera operazione era durata circa 4 ore. Secondo le istruzioni ricevute dai suoi superiori, il capitano Schrewe rimase sul posto con la sua unità in immersione per 24 ore, onde verificare il corretto funzionamento della trasmittente. Il 23 ottobre, alle 17.40, l'U-537 abbandonò la sua posizione volgendo la prua in direzione della base atlantica francese di Lorient, che raggiunse felicemente l'8 dicembre. Un paio di settimane più tardi, il sommergibile dell'abile ma sfortunato capitano Schrewe verrà affondato in Atlantico nel corso di un'altra rischiosa missione che avrebbe avuto come meta finale la lontana base giapponese di Penang (penisola di Malacca). Secondo alcune fonti, la stazione lasciata in Labrador funzionò e trasmise dati soltanto per pochi giorni, quindi tacque per sempre. Ma per nulla abbattuto da questo fallimento, il professor Sommermeyer volle tentare un secondo, analogo tentativo nella primavera-estate 1944. Questa volta gli U-Boot impiegati nella missione furono tre. I primi due (la cui identità purtroppo non è nota) riuscirono a trasportare e rilasciare un paio di apparecchi di rilevazione: uno lungo la costa centro-orientale della Groenlandia e l'altro su una delle isole Svalbaard. Sembra che entrambe dispositivi abbiano seguito lo stesso non esaltante destino di quello posato a Terranova, pur risultando, sotto il profilo tecnologico, molto più avanzati. [torna su]

2. Un curioso episodio è legato alla stazione della Groenlandia. Albert Speer - nelle sue Memorie del Terzo Reich - scrive circa l'esistenza di una "non meglio identificata stazione meteorologica in Groenlandia [..] Alcuni giorni prima del crollo finale, fui contattato da un ufficiale della Luftwaffe che mi suggerì di decollare un indrovolante esamotore Blohm-Voss Bv.222, in grado di raggiungere una nostra lontana base segreta situata in Groenlandia.." Risulta chiaro che Speer non fosse per nulla al corrente del tipo e delle caratteristiche della citata base, le cui dimensioni erano simili a quelle della cuccia di un cane. In ogni caso, l'architetto di Hitler rinunciò all'impresa, preferendo rimanere in Germania. [torna su]

3. Dati tecnici idrovolante mono scafo Blohm Voss Bv.222 A: anno di costruzione 1942; Propulsori: 6 motori radiali BMW 323 R-2 da 9 cilindri raffreddati ad aria, da 1.000 Hp ciascuno; Apertura alare m.46; Lunghezza m.36,50; Altezza m.10,90; Peso al decollo Kg.45.540; Velocità massima Km/h.310; Quota massima operativa m.6.500; Autonomia massima Km.7.000; Armamento: 3 mitragliatrici da 7,9 o da 13 mm. e 3 cannoncini da 20 mm.; Equipaggio normale 11 persone. [torna su]

4. Anche se non mancarono da parte tedesca ulteriori tentativi di utilizzo di più moderne apparecchiature di questo tipo. All'inizio del luglio 1944, l'U-867 (appartenente tipo IX D2) salpò da Bergen, diretto in Labrador per sostituire il dispositivo installato l'anno prima. Ma, giunta a metà del suo percorso atlantico, l'unità però intercettata ed affondata un cacciasommergibili statunitense. [torna su]

Unità navali meteo tedesche

Nave Data Missione Sorte
Furenak 8/9/1940 Catturata
Ringsel 8/9/1940 Rientrata
Veleskan 8/9/1940 Catturata
Peschereccio 1 9/1940 Catturata
Sachsen 9/10/1940 - 3/5/1941 Autoaffondata
Munchen 2/3/1941 Catturata
Laurenberg 2/3/1941 Catturata
Busko 9/1941 Catturata
Hassen 10/11/1941 - 2/1942 Rientrata
K.I. Busch 9/1943 - 8/1944 Rientrata
Coburg 9/1943 - 2/1944 Affondata
Kehdingen 10/11/1943 - 9/1944 Autoaffondata
Externsteine 9/10/1944 Catturata
Wuppertal 1/11/1944 Affondata


Squadre meteo tedesche

Nome Zona operativa Sorte
Gruppo 1 Isola Jan Mayen Catturato 8/9/1940
Gruppo 2 Groenlandia Catturato 8/9/1940
Gruppo 3 Groenlandia Catturato 9/1940
"Knapse" Spitzbergen Evacuato 9/1941
"Nussbaum" Spitzbergen Evacuato 10/1942
"Halzauge" Groenlandia Evacuato 10/1942
"Bassgeiger" Groenlandia Evacuato 8/1943
Gruppo Sconosciuto Isola di Hopen Evacuato 9/1943
"Krouzilter" Spitzbergen Evacuato 12/1943
"Schatzgraber" Terra di Francesco Giuseppe Evacuato 9/1943
"Edelweiss I" Groenlandia Catturato 8/9/1944
"Edelweiss II" Groenlandia Catturato 10/1944
"Zugrogel" Groenlandia Periti sul Wuppertal l'11/1944
"Heudegen" Spitzbergen Arresosi 9/9/1945


Bibliografia

Erich Groner, German Warships 1815-1945, vol. 2 U-boats and mine warfare vessels.
Malcom Willoughby, The U.S. Coast Guard in World War II, U.S. Naval Institute Press, Annapolis, Maryland, 1989.
John F. White, U Boat Tankers 1941-1945 Submarine Suppliers to Atlantic Wolf Packs, Ed. Airlife, Shrewsbury, 1998.
David Mason, U-Boote Minaccia Segreta, Edizioni (fuori commercio) Tuttostoria, Parma. Hessler, Gunther. U-Boat War in the Atlantic, 1939-45. Her Majesty's Stationary Office, London, 1990.
David Alan Johnson, Germany's Spies and Saboteurs, Osceola, 1998.
Erminio Bagnasco, Sommergibili della Seconda Guerra Mondiale, Ermanno Albertelli Editore, Parma, 1973

Immagini


Blohm Voss 138

Blohm Voss 138 ripreso da un sommergibile

Blohm Voss Bv222

Dornier Do26

FW 200 Kondor

Heinkel 111-H20

Nave Meteo Tedesca Externsteine (Groenlandia)

Externsteine catturata da USCGC Eastwind (Groenlandia)

Prigionieri Tedeschi catturati in Groenlandia

Prigionieri Tedeschi catturati in Groenlandia
RIPRODUZIONE RISERVATA ©
[HOME] > [icsm ARTICOLI] > [Ricerche: II GM]