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La battaglia di Grunwald
di Alberto Ladavas ©
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Durante la Quarta Crociata, all'assedio di Acri del 1190, alcuni crociati tedeschi, originari di Brema e Lubecca fondarono un piccolo ospedale per curare i feriti e gli ammalati. Poiché il blocco durò otto mesi, quello che era stato concepito come un rimedio temporaneo divenne un'istituzione permanente dell'esercito crociato. Verso la fine dell'anno, il comandante dei crociati tedeschi stabilì che esso doveva essere assoggettato alla regola dell'Ordine degli Ospedalieri. Nel 1191 la Chiesa lo riconobbe come un piccolo Ordine indipendente e, quando Acri cadde nelle mani dei crociati, gli furono assegnati dei quartieri entro le mura. Nel 1196 esso aveva già parecchie diramazioni nei restanti territori cristiani d'oriente, e proprio in quell'anno ricevette da Papa Celestino III il rango di Ordine vero e proprio. Con l'auspicio dei Templari fu trasformato in un Ordine militare nel 1198: i cavalieri, i preti e gli altri frati avrebbero seguito la regola dei Templari, mentre i servi e i frati laici sarebbero rimasti sotto quella degli Ospedalieri.

Le dimensioni limitate dell'Ordine lo resero molto più flessibile dei suoi grandi predecessori, e fu molto fortunato a trovare un capo di grandi qualità, il Gran Maestro Hermann von Salza, capace di sfruttare questa flessibilità e in grado di restare in buoni rapporti sia con l'Imperatore Federico II che con il Papa durante il loro scontro. Sotto la sua guida, dal 1218 in poi, cominciarono ad affluire ricchi donativi nelle casse dell'Ordine, che fu presto in grado di lanciare proprie campagne militari.

Nel frattempo l'attenzione dell'Ordine si era rivolta ai pagani dell'Europa orientale dove si potevano trovare nuove terre, intravedendo in quelle terre un nuovo obiettivo, pienamente in accordo con i loro statuti e in grado di fornire ricompense più grandi degli intrighi e delle disillusioni del movimento crociato in Palestina. Una nuova crociata contro gli infedeli del Nord poteva giustificare l'esistenza dell'Ordine, che avrebbe conquistato la gloria convertendoli con la spada.

Nel 1224 il duca polacco di Masovia, Konrad Mazowiecki, entrò in trattative con i Cavalieri Teutonici per ottenerne l'aiuto contro i Prussiani, una popolosa tribù stanziata nei distretti nordorientali della Polonia che controllava il commercio dell'ambra lungo il Baltico e che razziava i territori circostanti in cerca di bottino. Nonostante gli sforzi compiuti per convertirli al Cristianesimo, i Prussiani si erano rivelati i più ostinati fra i miscredenti pagani, e la loro resistenza crebbe col rinnovarsi degli sforzi per convertirli. Nel 1230 l'Ordine fu pronto ad agire, ma le sue condizioni furono piuttosto dure: il duca doveva cedere ogni diritto sul Kulmerland, cioè l'area attorno a Chelmno (Kulm) sul fiume Wisla (Vistola), ivi compresa la sua giurisdizione e la sua signoria. In questo modo von Salza agì saggiamente, poiché senza una base sicura e incontestata, la campagna non poteva avere successo. Allo stesso tempo ottenne la necessaria autorizzazione imperiale, e un privilegio papale che lo sottrasse al controllo dei vescovi locali.

Il primo castello sull'Elba fu costruito a Vogelsang nel 1222 da emissari dei Teutonici. Esso servì da base per le prime operazioni di consolidamento del controllo del Kulmerland e per la costruzione delle prime grandi fortezze a Thorn, Kulm e Marienwerder. Queste e le successive fortezze, che crebbero fra le brughiere e le foreste di abeti, su rialzi naturali e artificiali, resero concreto il possesso dell'Ordine su quella terra: come isole al di sopra dei flutti esse resistettero alla marea del contrattacco dei Prussiani. Ricordandosi della loro esperienza in oriente, anche in quei primi anni di facili successi, i cavalieri costruirono fortezze solide e sicure, una precauzione che li avrebbe ripagati negli anni più duri. Il sistema si adattava bene allo scontro con un nemico numericamente superiore ma inesperto dal punto di vista tecnico: i cavalieri potevano ritirarsi nelle loro fortezze e vigilare con sicurezza mentre la regione veniva messa a ferro e fuoco. Finché le scorte di provviste erano buone, solo le postazioni più deboli e isolate rischiavano di cadere in mano nemica. Nel 1239, anno della morte di Hermann von Salza, i Teutonici avevano già raggiunto la costa, ed era stata costruita la fortezza chiave di Ebling, tra il Baltico e lo Drausensee.

Una grande Crociata, nel 1253, portò alla fondazione di Koenigsberg, e una serie di successi, sia militari che diplomatici, portarono al completo assoggettamento delle zone costiere del Baltico orientale nel 1260. Nel 1290 gli ultimi focolai di ribellione furono infine estinti, e i cavalieri dell'Ordine godettero finalmente della pace. Gli anni della conquista erano finiti.

Gli anni seguenti furono un periodo di consolidamento, e un importante cambiamento avvenne nel 1309. L'Ordine Teutonico, sebbene concentrato in Prussia, aveva mantenuto il suo quartier generale ufficiale in oriente, e i Gran Maestri dell'Ordine avevano vissuto ad Acri fino alla caduta della città nel 1291. Solo qualche tempo dopo venne presa la decisione di spostare il quartier generale in Prussia, perché fino ad allora si era stati riluttanti ad ammettere che il ritorno in Palestina fosse molto improbabile. Prima che venisse eletta Marienburg come residenza del Gran Maestro, la scelta cadde su Venezia. Nel settembre del 1309 questi fece il suo ingresso nella città prussiana. Qui negli anni seguenti sorsero un imponente castello e una chiesa gotici, che furono ricostruiti da Hitler e poi di nuovo rasi al suolo nei combattimenti del 1945.

Con un'amministrazione attenta i Teutonici riuscirono a mettere a profitto la foresta, ricavandone terra coltivabile, e, durante il loro governo, essa non fu mai sfruttata tanto da renderla arida e improduttiva. Anche la posizione politica dell'Ordine fu molto più favorevole di quella dei suoi consimili d'oriente. I Cavalieri si giovarono abilmente della rivalità fra Papa e Imperatore: pur abbisognando dell'aiuto di entrambi, riuscirono a evitare di ubbidire sia all'uno che all'altro. Sovrani di proprio diritto, essi non si trovarono a dover contendere con re vacillanti o eccessivamente potenti, e poterono dedicare completamente le loro energie all'opera di ricavare ordine dal caos.

I Prussiani però avevano già mostrato il loro carattere indipendente nei precedenti cinquant'anni; essi erano inoltre tra i popoli più arretrati dell'Europa settentrionale. La loro agricoltura era del tipo più primitivo e nomade, poiché i campi venivano ricavati dalle foreste appena disboscate per venire poi abbandonati immediatamente dopo il raccolto. Essi avevano pochi centri stabili ed erano restii ad abbandonare la loro vita errabonda. Il loro paganesimo, relativamente mite in tempo di pace, essendo un culto naturalistico dei boschi e delle sorgenti, simile a quello dei popoli scandinavi, diventava feroce durante la guerra. Se la loro ira esplodeva, i cavalieri catturati venivano spesso sacrificati per propiziare gli dei; alle guarnigioni sperdute nel fondo delle foreste, la battaglia, anche in condizioni impossibili, deve essere sembrata preferibile alla cattura e al rischio della tortura fino alla morte. Gli sforzi dei missionari non avevano avuto successo e il numero di convertiti autentici era molto piccolo; la maggioranza dei cosiddetti Cristiani era pronta a tornare fin troppo rapidamente agli usi e costumi dei loro padri. Pochi dei cavalieri erano in grado di parlare la loro lingua, e pochissimo ci è stato tramandato circa le loro credenze e i loro costumi. Questa mancanza di comunicazione esaltò la paura e il sospetto reciproco, e favorì molto lo spargimento di sangue nel corso delle guerre.

Il regno di Lituania, creato da Mindaugas, fu restaurato da Geminidas attorno al 1310. Da quel momento in poi i capi di questo stato, ultimi pagani rimasti nell'area, divennero i principali antagonisti dell'Ordine, che perseguiva una politica di espansione mediante il conflitto. Dal 1300 al 1380 le truppe teutoniche marciarono contro di loro anche otto volte all'anno, ma i Lituani erano tenaci quanto lo erano stati i Prussiani, e le fortune della guerra rimasero sempre in bilico. Essi erano abili a cavallo e arditi guerrieri, che sapevano muoversi con rapidità su quel territorio selvaggio, inafferrabili nelle ritirate e pericolosi nel momento della vittoria. Ma neppure in tempo di pace si poteva fare affidamento su di loro, poiché erano diplomatici capaci e infidi, e in molte occasioni superarono in astuzia le menti più brillanti dell'Ordine. Con i loro soli mezzi, comunque, non furono mai abbastanza potenti da sopraffare l'Ordine Teutonico.

In effetti questo raggiunse il suo apogeo in quel tempo, sotto la direzione di Winrich von Kriprode, un Gran Maestro secondo soltanto a Hermann von Salza quanto ad abilità. Le realizzazioni di questo periodo furono molte, ma la più grande fu l'acquisizione dell'Estonia, tolta ai Danesi, che rese i territori dell'Ordine nelle province baltiche tanto estesi da prevalere su ogni residua dissidenza locale. Egli ricostruì molti castelli dell'Ordine e tratto con generosità i crociati per incoraggiare l'arrivo di rinforzi da occidente. Dall'inizio del XIV secolo la Prussia divenne una destinazione importante per quei cavalieri che volevano andare a combattere in oriente come crociati.

Dal momento che la Prussia era facilmente accessibile e che le campagne erano spesso brevi, è facile scambiare la guerra crociata per una specie di sport, con i cavalieri che abbattevano i pagani come cacciagione, ma la realtà era molto diversa. I Lituani erano avversari formidabili, capaci di infliggere serie sconfitte ai Crociati, e le condizioni delle campagne furono spesso straordinariamente aspre: un improvviso abbassamento della temperatura poteva portare alla morte di uomini e cavalli a causa del fatto di esservi esposti, un disgelo improvviso poteva comportare il rischio di essere travolti nei fiumi turbinosi ingrossati dallo scioglimento delle nevi o di venire tagliati fuori in territorio nemico. Le storie di quello che poteva accadere se un Crociato o un cavaliere dell'Ordine venivano presi vivi erano spaventose: si disse che i pagani legavano il cavaliere al suo cavallo e li bruciavano vivi entrambi, in sacrificio ai loro dei.

L'Ordine, col crescere della sua forza e del suo potere, si era fatto dei nemici politici nel sud. Il più serio di questi era la Polonia, che si alleò con l'Ungheria per intimorire i Teutonici. Infatti le due grandi monarchie cattoliche dell'Europa orientale consideravano l'Ordine come un intruso, ed erano gelose del suo governo stabile e della sua crescente ricchezza. L'Ungheria era un nemico nominale piuttosto che effettivo, e gli intrighi dei Polacchi portarono a ben poco.

Nel 1380 Ulrich von Jungingen entrò a far parte dell'Ordine, ricoprendo umili incarichi: come Fischmeister (Padrone del Pesce) controllava la pesca e le tasse su di essa nella Komturia (una sorta di distretto governato da un fratello dell'Ordine, detto komtur, che era contemporaneamente il superiore del Capitolo dell'Ordine) di Elbling. Poi, nel 1393 divenne magistrato di Sambia, e tre anni dopo fu promosso al compito di Komtur di Balga (oggi Wiesioloje vicino a Kaliningrad) e magistrato di Natangia. Nel 1404 divenne Gran Maresciallo dell'Ordine, e dopo la morte di suo fratello Konrad von Jungingen nel 1407 fu elevato all'incarico di Gran Maestro.

L'11 settembre 1382, morì Re Luigi l'Ungherese, Re di Polonia, e l'erede al trono polacco era la sua giovane figlia Jadwiga (Edvige). Dopo un periodo di reggenza, il Regno polacco e la mano di Edvige furono offerte a Vladyslav Jogalia, granduca di Lituania, a condizione della sua conversione alla fede cristiana. Il granduca accettò, e nel 1386 fu battezzato ricevendo il nome cristiano di Wladyslaw Jagiello. Questo fu il primo passo per l'unione del Regno di Polonia e del Granducato di Lituania, che erano i due più diretti nemici dell'Ordine. Nel 1401 jagiello lasciò il suo titolo di granduca di Lituania a suo cugino Vytautas il Grande (che assunse il nome di Witold), in modo tale da potersi concentrare sugli affari polacchi. All'atto di unione, firmato ad Horodlo nel 1413, circa 47 famiglie nobili polacche adottarono le più importanti famiglie lituane, a cui fu garantito il diritto di usare le stesse insegne.

Quello che l'Ordine non era riuscito a compiere in quei lunghi anni, e che era stato fino ad allora il vero scopo della sua esistenza, veniva raggiunto di colpo, e così venivano cancellati gli aspetti religiosi delle sue guerre. Senza la chiamata a raccolta per la Crociata, la sua influenza era destinata a declinare e i Teutonici si trovarono a non essere nient'altro che una potenza secolare che combatteva contro altri Cristiani per fini politici.

Non si può negare che essi, negli anni seguenti, avessero dei motivi legittimi per muovere guerra contro l'unione polacco-lituana, una volta fatto l'errore iniziale di andarsi a immischiare nelle contese interne del nuovo stato. Abituati a considerare i Lituani come il loro tradizionale nemico, essi non riuscirono a capire che la loro unica speranza era quella di rimanere in disparte e di lasciare che i fragili legami del loro accordo si dissolvessero. Essi si andavano a immischiare in sabbie mobili di alleanze, tradimenti e doppi giochi, in cui la maggior parte delle frodi venne da parte lituana e polacca. Una serie di schermaglie, con l'occupazione delle aere di Zemaitjia (Samogizia), Santok e Drezdenko da parte dei Teutonici punteggiarono queste manovre, e a lungo andare non si poté evitare uno scontro di grande portata. Quando esso infine ebbe luogo, nell'estate del 1410, trovò l'Ordine apparentemente forte come non mai.

Il 14 agosto 1409 il Grande Maestro Ulrich von Jungingen dichiarò guerra allo Stato Polacco-Lituano. Allo stesso tempo propose però anche un armistizio, poiché nessuna delle due parti era pronta per la guerra, e per il momento Jagiello e Witold lo accettarono. E' ovvio che questo stato di cose non poteva durare per sempre, e infatti la tregua durò dal 8 ottobre 1409 fino all'alba del 24 giugno 1410.

Durante questo periodo Jagiello mandò delle spie nei territori teutonici per conoscere tutto il possibile riguardo alla potenza del nemico e convocò una "expeditio generalis" (spedizione generale), alla quale tutti i proprietari terrieri sotto il sistema feudale furono obbligati a partecipare. Questo obbligo non si estendeva solo alla nobiltà cavalleresca, ma anche a borgomastri e piccoli proprietari terrieri. Secondo la pratica generale diffusa in tutta Europa, gli individui convocati dovevano presentarsi "armati, equipaggiati e con una cavalcatura", tutto a proprie spese. Generalmente la convocazione comprendeva servi e scudieri dei cavalieri. Inoltre Jagiello mandò alcuni suoi emissari a Kiev cercando l'aiuto dei Tartari, che acconsentirono ad inviare 1500 cavalieri dopo il maggio del 1410 sotto il comando di Jelal-el-Din, un Khan esiliato, che in cambio del suo aiuto fu successivamente supportato nel suo tentativo di riconquistare il ruolo di capo dell'Orda d'Oro. I Boemi avrebbero mandato 3000 uomini sotto il comando del famoso condottiero Jan Sokol (tra di essi vi era anche Jan Zizska), e altro aiuto sarebbe anche giunto da Moravia, Valacchia, Moldavia e Russia, poiché tutti capirono l'importanza della battaglia che sarebbe venuta. E' da notare che nell'armata polacco-lituana prestarono servizio anche feudatari tedeschi.

Nel dicembre del 1409, Jagiello, Witold e Jelal-el-Din, si incontrarono a Brzesc Litewsk e formularono un piano per giungere a Marienburg e distruggere l'Ordine Teutonico.

Nella seconda settimana di giugno del 1410, solo undici giorni prima della fine dell'armistizio, le forze polacche furono sorprese dall'arrivo di tre Teutonici in armatura completa e cavalli dalle bianche gualdrappe. Essi cercarono di parlare con Re Jagiello, proponendogli di allungare l'armistizio per tre settimane. Quando il Re chiese il perché di questa proposta, gli emissari risposero che molti cavalieri provenienti da altre nazioni europee volevano partecipare alla crociata, e che questo onore non poteva esser loro negato. Jagiello accettò questa proposta, non per le motivazioni avanzate dagli emissari dell'Ordine, ma perché questi giorni in più sarebbero stati utili per preparare meglio la sua armata.

Jagiello e suo cugino Witold si riunirono con le rispettive armate il due luglio a Czerwinsk, in Mazovia, sul fiume Wisla (Vistola). Il 3 luglio iniziarono a muoversi verso il nemico, e l'otto la possente armata attraversò il confine con l'intenzione di marciare contro Marienburg.

Ma il Grande Maestro Ulrich von Jungingen, cercò di intrappolare il nemico. Tramite le informazioni riportate dalle sue spie, sapeva il luogo in cui il nemico sarebbe passato, e quindi posizionò i suoi Crociati sulla parte opposta del fiume Drewca (le cui rive erano state fortificate con delle palizzate) rispetto all'armata di Jagiello, vicino al villaggio di Drwecy. Ma il Re di Polonia e Witold non volevano combattere in questa zona dove i Crociati avrebbero avuto un vantaggio, e decisero perciò di avvicinarsi a Marienburg da un'altra direzione, cioè dalla parte della città di Dabrowno, cercando così di aggirare l'esercito nemico. I Teutonici attraversarono allora il Drewca per bloccare l'armata polacco-lituana, con l'intenzione di opporsi ad essa nei pressi di Grunwald, Frygnowo o Rychnowo. Il 13 luglio i Polacchi raggiunsero la città di Dabrowno, occupata dai Crociati e ora abitata da cittadini tedeschi. La città fu attaccata, probabilmente come vendetta per le distruzioni di Rypin, Lipno o Dobrzyn perpetrate dai Teutonici, e in poche ore di assalto fu catturata: nessun Crociato sopravvisse. Così forte era l'odio contro i Teutonici e il sentimento di vendetta nell'armata polacco-lituana che la città fu completamente bruciata, pur sapendo che il fumo sarebbe stata visto dai nemici che erano lontani solo pochi chilometri.

La possente armata polacco-lituana lasciò Dabrowno prima della sera del 14 luglio (che fu particolarmente piovosa e ventosa), e all'alba raggiunsero da sudovest il lago Lubien. Questa volta il Grande Maestro trovò l'armata di Jagiello e Witold, e per la seconda volta pianificò di opporsi al nemico martedì 15 luglio presso i villaggi di Grunwlad, Stebark (Tannenberg) e Lodwigowo provenendo da ovest, vicino al lago Lubien. Ma von Jungingen non tenne in conto che il territorio circostante era ricco di foreste con boschi adatti a nascondere l'armata polacco-lituana. Inoltre nell'area vi erano molti ostacoli acquatici: i più importanti erano il lago Lubien e il fiume Marozka, oltre a moltissimi stagni, torrenti e paludi sparsi per tutto il terreno su cui si svolse la battaglia. A nordovest, dal villaggio di Stebark a Grunwald, vi era un'area paludosa e difficile da attraversare.

I Crociati posizionarono il loro quartier generale vicino al piccolo villaggio di Grunwald, mentre a circa tre miglia di distanza, i comandanti polacchi e i lituani piantarono il loro quartier generale vicino al villaggio di Stebark. Successivamente i Polacchi chiamarono questo scontro "Battaglia di Grunwald", i Lituani "Battaglia di Zalgiris" e i Tedeschi e i loro alleati occidentali "Battaglia di Tannenberg".

Quando i preti terminarono i loro compiti nella parte polacco-lituana, Jagiello parlò ai suoi comandanti: "Fratelli, ci muoviamo questo giorno per porre fine alla tirannia che ha oppresso le nostre terre. I Crociati verranno contro di noi con la benedizione della Chiesa, e con la croce di Cristo sui loro petti. Ma verranno anche abbigliati di menzogne. Cavalchiamo avanti con fede nella nostra bandiera, e il profondo amore di Gesù Cristo come nostro scudo. Per la libertà! Per la vittoria!". Subito un comandante chiese al Re quando l'esercito si sarebbe mosso in posizione di battaglia, ma il Re rispose semplicemente: "Non ci muoviamo".

Jagiello aveva 60 anni in quel giorno, ed era più vecchio di tutti i suoi comandanti e dei capi nemici, ed insieme a suo cugino Witold il Grande, egualmente capace, studiò un piano che gli avrebbe dato ogni possibile vantaggio contro i Crociati. Gli svantaggi dell'armata polacco-lituana erano molti e un piccolo errore poteva distruggere una volta per tutte lo Stato Polacco-Lituano.

I Polacchi avevano un'armata di circa 20.000 uomini, a cui devono essere sommati 10.000 cavalieri leggeri (con armature a scaglie o di cuoio e armati di archi e sciabole) e fanti lituani, 1100 Tartari e circa 6000 alleati slavi che vennero in aiuto dello Stato Polacco-Lituano. La maggior parte dell'armata era costituita dalla cavalleria mentre pochi erano i fanti, spesso male armati con semplici mazze, e l'equipaggiamento dell'armata polacco-lituana era globalmente inferiore a quello dei Teutonici. Sul campo era anche presente dell'artiglieria che però non prese parte alla battaglia. La disciplina dei Polacchi era comunque buona, mentre quella dei Lituani era bassa, ma Witold aveva un considerevole magnetismo e pare che fosse un leader carismatico.

L'Ordine riunì circa 21.000 cavalieri pesanti e 6.000 fanti, questi reclutati tra i locali abitanti dei territori appartenenti all'Ordine (spesso mercenari chiamati knechten); il loro armamento non era di alta qualità, poiché era fornito dallo stato, e in tempo di pace era custodito nei castelli dell'Ordine. La forza d'élite dei Teutonici era la cavalleria pesante in cui servivano i "fratelli cavalieri". Essi erano per la maggior parte armati pesantemente, e possedevano il più recente equipaggiamento offensivo e difensivo, ma ciò nonostante, non avevano significativi vantaggi sui cavalieri Polacchi, sia nel tipo che nella qualità delle armi in loro possesso. E' opinione comune che l'intera armata dell'Ordine fosse costituita da guerrieri coperti da corazze di acciaio e bianchi mantelli con la croce, ma invece, pochi membri dell'Ordine furono presenti sul campo di battaglia. Secondo gli storici, in questo periodo vi erano solo 570 fratelli dell'Ordine in Prussia, e non tutti parteciparono alla campagna. Alcuni furono lasciati a difesa dei castelli e dei territori dell'Ordine, e oggi si stima che solo 250 fratelli presero parte alla battaglia.

Infatti, da tutta l'Europa occidentale erano giunti cavalieri per aiutare i Cavalieri Teutonici contro i "pagani" Lituani (alcuni dei quali erano davvero ancora pagani) e contro i Polacchi che osavano supportare i pagani invece dei cristiani. Inglesi, Francesi, Ungheresi, Austriaci, Bavaresi, Turingi, e cavalieri proveniente da altre regioni tedesche oltre a qualche Polacco (appartenente ai distretti sotto il controllo dell'Ordine ma abitati da Polacchi) si unirono ai Cavalieri Teutonici. Furono arruolate anche numerose truppe mercenarie, sia fuori che dentro la Prussia, tra cui anche balestrieri genovesi e arcieri inglesi per un totale di circa 4000 mercenari. Il resto dell'esercito era costituito da feudatari, città e villaggi sotto il controllo dell'Ordine con le loro truppe. Inoltre erano presenti anche 100 cannoni, probabilmente azionati da esperti knechten.

Ma Jagiello aveva anche un altro problema: i Tedeschi avevano i migliori comandanti di campo del momento, uomini provati in molte battaglie contro Tartari e Lituani. Ulrich von Jungingen come Grande Maestro, Frederick von Wallenrode come Grande Maresciallo, Kuno von Lichtenstein (uno dei più abili spadaccini del secolo) come Gran Komtur, Thomas von Merheim come Gran Tesoriere, e Albrecht von Schwarzenberg, un maresciallo che serviva come Gran Ospitaliere (cioè comandante dei rifornimenti).

Benché inferiori di numero (circa 40.000 Polacchi, Lituani e alleati contro circa 27.000 Crociati, per lo più Tedeschi), i Crociati erano nettamente superiori in armamento, cavalcature, esperienza e comando in battaglia. Questa fu una delle battaglie più decisive del mondo e di tutti i tempi, un immenso scontro di armate che avrebbe determinato la storia dell'Europa Orientale e il destino di due nazioni emergenti: Polonia e Lituania.

Dalle cinque di mattina del 15 luglio, si poterono scorgere i Crociati in attesa lungo l'orizzonte, ma nessun Polacco o Lituano apparve per fronteggiarli. Alle sei sorse il sole, e tre campioni polacchi andarono ad incontrarsi con il Re per chiedere il permesso di guidare l'armata in un attacco contro i Crociati. "No!" fu la risposta del Re, ed egli rivelò poi la sua strategia: "Lasciamoli aspettare sotto il sole. Lasciamoli aspettare tutta la mattina mentre noi restiamo qui tra i freschi alberi. Quando saranno esausti per il calore e la mancanza d'acqua, solo allora ci impegneremo in battaglia".

I tre campioni polacchi, tra i quali vi era il formidabile cavaliere Zawisza Czamy (Zawisza il Nero di Garbow, conosciuto su molti campi di battaglia come il primo cavaliere dell'Est), erano impazienti, e ad essi non piacque la strategia di attesa del loro Re. Ma quando il sole divenne sempre più caldo, essi capirono la sua saggia decisione di voler restare nella foresta, mentre i Crociati nelle loro armature "bruciavano" scaldati dal sole.

Nel frattempo Witold il Grande, che aveva disposto i Tartari e i Lituani sotto il suo comando a nord del lago Lubien, controllò i vari reggimenti, e con la sua potente voce incoraggiò i soldati. Witold avrebbe dovuto partecipare alla battaglia come uno dei comandanti alleati, ma effettivamente egli era il comandante in campo dell'intera armata. Il comandante polacco, Zyndram di Maszkowice, dispose invece i suoi reggimenti a sud e a ovest del lago, formando con i Lituani un'unica linea.

A Witold non piacque aspettare, poiché i Crociati, secondo le sue spie, avevano marciato più di venticinque chilometri sotto la pesante pioggia del giorno precedente per raggiungere e bloccare il nemico a Grunwald. I nemici erano perciò stanchi, ed un attacco nelle prime ore del mattino li avrebbe potuti annientare, ma Jagiello considerò che il farli aspettare sotto il calore del sole, li avrebbe resi nervosi ed irritabili, ed era ben noto che i Teutonici avevano vinto in passato numerose battaglie grazie soprattutto alla loro psicologia e al loro giudizio. Contrariamente alla partecipazione di Witold alla battaglia, Jagiello salì in cima ad una collina per osservare meglio la battaglia e vedere in che modo poteva usare l'armata per il miglior vantaggio tattico.

Alle otto e trenta, quando i Crociati incominciarono a grondare sudore, il Gran Maestro mandò due dei suoi migliori cavalieri verso il nemico con un astuto scopo. Quando i due cavalieri, uno con le insegne del Sacro Romano Impero, l'altro con quelle del Duca di Stettino, arrivarono a circa 20 metri dai Polacchi, uno di essi urlò ad alta voce: "Lituani e Polacchi, Duchi Witold e Jagiello, se avete paura di venire a combattere, il nostro Grande Maestro vi manda queste armi", e con disprezzo essi gettarono a terra le loro spade. "In più, se avete bisogno più spazio per le vostre manovre, il Gran Maestro dice che per aiutarvi ritirerà le sue truppe di un miglio". Immediatamente, ad un segnale di uno dei cavalieri, l'armata teutonica si girò e si ritirò di un intero miglio.

L'insulto rese furibondi i guerrieri come Zawisza il Nero, ma Jagiello rimase imperturbato e mandò uno dei suoi aiutanti a recuperare le spade. Brandendone una egli disse: "Accetto sia le vostre spade che la vostra scelta del campo, ma per il risultato di questo giorno io ho fede nella volontà di Dio". A questa sfida gli araldi si ritirarono, ed ormai tutto era pronto per la grande battaglia.

Sulla sinistra dell'armata polacco-lituana vi erano Polacchi, Boemi, Moravi e Moldavi. Sul lato destro Witold il Grande aveva un plotone di Tartari, truppe russe e i suoi cavalieri Lituani, mentre i fanti erano più indietro, nascosti tra gli alberi. I Crociati, sapendo di essere inferiori di numero, si erano disposti in maniera difensiva: una linea di fanteria alternata con l'artiglieria, dietro la quale vi erano i reggimenti di cavalleria pesante. Essi speravano che i Polacco-Lituani attaccassero per primi, venendo poi fermati dagli ostacoli presenti sul terreno e dalla prima linea, per sferrare poi un massiccio contrattacco della cavalleria pesante, e fu proprio per forzare questa manovra che Il Gran Maestro cercò di offenderli con l'omaggio delle spade.

Improvvisamente Jagiello diede il segnale di attacco generale con la parola d'ordine "Krakow-Vilnius", ma l'impetuosità di Witold fece avanzare troppo velocemente e scompostamente l'ala destra dell'armata, e Lituani, Russi e Tartari si mossero verso la prima linea dei Crociati. I cannoni dei Teutonici riuscirono a fare fuoco solamente due volte contro la cavalleria leggera, che era ovviamente molto veloce, e presto i cavalieri di Witold raggiunsero la linea avendo subito poche perdite, essendosi astutamente mantenuti larghi e non troppo vicini gli uni agli altri, e portarono il caos tra le prime linee della fanteria crociata, uccidendo molti artiglieri e mettendo fuori uso i cannoni.

Von Jungingen, vedendo il fallimento dei suoi cannoni e della fanteria, diede immediatamente ordine ad una parte della sua cavalleria di ingaggiare i nemici. Quando i Tartari guardarono in cima alla collina e videro i grandi cavalli dei Crociati venire verso di loro, fuggirono, lasciando da soli i Lituani e i Russi. Fu una ritirata caotica e indisciplinata, e alcuni Crociati li inseguirono, incoraggiandosi e cantando canti di battaglia, ma dopo un inseguimento di circa quattro miglia ritornarono dai loro compagni che erano rimasti a combattere con i Lituani che essendo muniti di equipaggiamento leggero e non riuscendo a volgere a proprio vantaggio le tattiche particolarmente efficaci nella steppa, subirono nel combattimento corpo a corpo la superiorità dei Teutonici. L'ala destra dell'esercito polacco-lituano cominciò a dare segni di cedimento e alla fine crollò ritirandosi nel panico. Subito il Grande Maestro cercò di sfruttare il vantaggio conseguito, mandando in battaglia una grande forza di cavalieri per ingaggiare i polacchi che stavano aspettando dalla parte opposta dello schieramento. Le trombe suonarono, e i cavalieri polacchi aspettarono la pesante carica dei Crociati che vennero contro i "pagani" con le loro bandiere sventolanti e cantando "Cristo è sorto". Anche l'ala destra dei Polacchi incominciò a muoversi lentamente, cantando l'inno "Bogurodzice" (Madre di Dio), e così entrambe le parti, con le bandiere al vento, scesero nella battaglia che i Lituani di Witold avevano iniziato.

Lo scontro fu furioso: l'incessante clangore delle spade era come un tuono; i cavalli nitrivano e cadevano al suolo, gettando i loro padroni sotto gli zoccoli di altri cavalli, e un selvaggio, confuso e terribile corpo a corpo infuriò per circa mezz'ora. I reggimenti di riserva dei Teutonici e dei Polacco-Lituani, con il terrore negli occhi, poterono vedere la polvere arrivare fino in cielo, ed udirono voci di uomini e preghiere, capendo quanto terribile e senza pietà fosse la battaglia.

Ma non molti Teutonici inseguirono i Lituani in fuga, poiché alcuni di essi avevano paura della foresta dietro l'armata polacco-lituana, sospettando che questa potesse nascondere una trappola. E così fu davvero, poiché quando i Lituani entrarono nella foresta di Zevaldas attraverso lo stretto fiume Morence, una riserva fresca di cavalieri polacchi uscì immediatamente dagli alberi e incominciò ad uccidere i sorpresi Crociati senza pietà. I Lituani che si stavano ritirando furono fermati dal Vice Cancelliere Mikolaj Traba di Wislicz, Arcivescovo di Halicz che li convinse a girarsi immediatamente ed aiutare i Polacchi.

La tattica di ritirata lituana fu però molto pericolosa per le linee polacche, poiché le lasciò con il fianco destro esposto. Nove reggimenti di Crociati furono così in grado di attaccare i Polacchi da questa parte, ed alcuni riuscirono addirittura ad arrivare dietro il fronte polacco. Un accerchiamento completo fu evitato grazie a tre reggimenti di Smolensk (al comando del Principe Simeon Lingwen di Novgorod) e ad alcuni Lituani che non si erano ritirati. In questo momento i Teutonici avrebbero potuto guadagnare il successo, ed essere vicini alla fine della battaglia.

All'inizio della battaglia, Marcisz di Wrocimowice, Ciambellano di Krakow (Cracovia) aveva ricevuto l'onore di portare nel cuore della battaglia una grande bandiera polacca con l'insegna di un'aquila bianca, nota come "La Grande Bandiera del Distretto di Cracovia", bandiera principale dell'armata. Quando i Crociati la videro, supposero che Re Jagiello dovesse essere vicino, combattendo a capo delle sue truppe secondo il modo europeo. Essi non sapevano però che Jagiello si era sistemato sulla cima di una piccola collina per osservare la battaglia, come fece d'altra parte anche il Gran Maestro.

Con enorme coraggio e determinazione, uno squadrone di cavalieri tedeschi si scontrò con Marcisz e i suoi uomini, lo ferì, buttò a terra la bandiera polacca, e trionfalmente cantò "Christ ist erstanden" (Cristo è sorto). In una normale battaglia questo fatto avrebbe segnalato la sconfitta dell'armata a cui apparteneva la bandiera, e i Crociati lo interpretarono effettivamente in questo modo, con molti cavalieri teutonici che si scagliarono per uccidere il presunto re caduto, e disperdere il suo entourage. Essi pensarono ovviamente di essere alla fine della battaglia, ma questa non era una battaglia normale. I cavalieri di Cracovia, incluso Zawisza il Nero, andarono a difendere la bandiera e scoppiò un altro scontro selvaggio. I Polacchi, più determinati dei Crociati, salvarono la loro bandiera e li respinsero.

Dall'altra parte, mentre i Teutonici stavano cantando, i Lituani di Witold non stettero fermi. Il grande leader stava riformando i suoi reggimenti di Lituani e Tartari (che non abbandonarono l'area dello scontro) per ritornare in battaglia. Le voci dei Lituani ritornati nello scontro furono udite dai Polacchi e dai Boemi, innalzando il loro morale.

Erano adesso le due del pomeriggio, l'ora più calda di questo giorno lungo e brutale, e la strategia di Jagiello incominciò a dare i suoi frutti. I Tedeschi ed altri cavalieri stavano sudando sulla sella dei loro cavalli sin dall'alba, e alcuni incominciavano ad essere stanchi, specialmente quelli che avevano inseguito i Tartari.

Quando Jagiello vide suo cugino ritornare nella battaglia, rilasciò un contingente delle riserve, e quando queste truppe fresche raggiunsero la battaglia, la linea dei Crociati incominciò lentamente a indietreggiare. Ma il Gran Maestro vide questo fatto, e inviò la sua stessa riserva personale per aiutare i suoi uomini in battaglia. Il combattimento divenne nuovamente un mÍlée generale, con molti singoli combattimenti uno contro uno. L'esito della battaglia rimase indeciso, mentre il vantaggio passava da una parte all'altra e poi ancora alla prima.

Erano quasi le sei quando Jagiello si spostò in un'altra posizione sulla vicina collina di Lodwigowo, più vicino al campo di battaglia per dare nuovi ordini. Improvvisamente il Re polacco diede un segnale, e dalle scure foreste emersero i fanti polacchi e lituani: si fecero sempre più vicini, mentre le loro urla si fecero più forti e acute, spaventando i Teutonici, che li videro avanzare verso di loro. I Crociati ne uccisero molti, ma l'armata di fanti non si fermò mai e così adesso si trovavano a dover fronteggiare cavalieri e fanti. Sangue e corpi erano dappertutto, intralciando i movimenti dei cavalieri, mentre le voci disperate degli agonizzanti si potevano udire ovunque.

I Polacchi e i loro alleati stavano guadagnando terreno, e i caparbi fanti resero nervosi i Crociati, che non sapevano più chi combattere per primo. La fanteria dei Teutonici era stata già quasi distrutta in precedenza, a causa della tattica difensiva di von Jungingen. Il suo volto divenne terreo e la sua gola si seccò quando capì che questa era una battaglia fino alla morte e che i suoi uomini avrebbero potuto perdere. Gli alleati stavano vincendo e i Teutonici arretravano da ogni parte. Molti di loro avevano perso il controllo, e i Pollaco-Lituani ne uccisero sempre di più. In questo momento il Gran Maestro decise di entrare personalmente nella battaglia, e senza esitazione spronò il suo cavallo verso la battaglia, mentre le riserve rimanenti lo seguirono.

Questa azione fu pericolosa per Jagiello, poiché egli vi era vicino, e il pennone reale con l'Aquila Bianca avrebbe potuto tradirlo indicandolo come il Re. Inoltre erano rimasti pochi cavalieri in sua difesa rispetto a quelli che il Gran Maestro stava guidando in battaglia in maniera disperata. Forse i Crociati notarono la bandiera, ma si affrettarono a seguire i loro comandanti per aiutare i compagni impegnati nello scontro, ma un cavaliere, Leopold Kokeritz di Meissen (o Dypold von Kockritz), lasciò i suoi compagni e cavalcò da solo verso la bandiera. Forse riconobbe il volto di Jagiello, o la sua uniforme, avendo svolto il compito di ambasciatore dell'Ordine a Cracovia, e lo attaccò. Il Re era pronto a difendersi, ma il suo segretario, Zbigniew of Olesnicki, che era disarmato poiché la sua lancia si era spezzata, colpì Leopold al fianco con il suo cavallo, e lo fece cadere a terra, mentre altri cavalieri e Jagiello stesso uccisero il Teutonico prima che potesse alzarsi dal suolo e gridare ai suoi compagni che lì vi era il Re polacco.

Nel frattempo i rinforzi dei Teutonici guidati da von Jungingen raggiunsero la battaglia per aiutare i loro compagni, che, messi sotto pressione dal nemico, si stavano ritirando per raggiungere il Gran Maestro. Witold, vedendo le nuove forze in campo, ordinò immediatamente alle sue truppe di indebolire il centro e rafforzare i lati, così da creare una sacca e circondare i Teutonici che si stavano muovendo velocemente verso il centro della linea alleata. Iniziò così la parte finale della battaglia.

Lentamente, varie bande di Lituani, Polacchi, Boemi, Russi, Tartari, Moravi e Moldavi circondarono i Teutonici, e quando il cerchio fu completo incominciò il massacro. I fanti polacco-lituani, tra cui molti contadini, combattevano fanaticamente, pieno di odio e vendetta per i loro villaggi distrutti dalle razzie dei Crociati. L'accerchiamento fu completo, e anche i rinforzi di von Jungingen non migliorarono la situazione dei Teutonici. Witold gridava incoraggiando le sue truppe, che pressavano sempre di più gli sfortunati nemici, ma la battaglia era ancora mortale. I Teutonici uccisero molti soldati armati alla leggera, ma molti di essi erano confusi adesso: le loro bianche vesti erano diventate rosse a causa della grande quantità di sangue che vi era sul terreno e sui cavalli. Quei Crociati che cercarono di vedere meglio la battaglia si tolsero i pesanti e restrittivi elmi, ma ebbero la testa fracassata dalle numerose armi polacche. L'accerchiamento fu così forte che nessuno riuscì a scappare. I Teutonici combattevano coraggiosamente e tenacemente, rifiutandosi di accettare la sconfitta e continuando disperatamente la battaglia.

Il Gran Maestro, aiutato da von Wallenrode e sei dei suoi cavalieri più coraggiosi, cercò di respingere i fanti e i cavalieri che lo assalivano, ma ve n'erano troppi, e fu sopraffatto. La massa si avventò con estrema forza su von Jungingen, colpendolo da più direzioni. Fu ferito mortalmente, e mentre morì egli deve aver saputo che la sua crociata per distruggere lo Stato Polacco-Lituano e sottomettere l'Europa orientale era fallita. Nel frattempo un coraggioso Polacco si impossessò della bandiera dell'Ordine Teutonico strappandola dalle mani di von Wallenrode.

Dal suo punto di osservazione Jagiello ebbe una buona visuale, e poté vedere continuare il selvaggio massacro, e udì i canti di alcuni Polacchi e Lituani, e udì anche le disperate preghiere provenienti dai Crociati accerchiati che chiedevano l'aiuto di Dio. Adesso che il Gran Maestro era stato ucciso, molti persero il controllo e gettarono a terra le proprie armi e cercarono una via d'uscita, ma non vi fu speranza per questi sfortunati uomini che erano giunti da tutte le parti d'Europa per combattere i "pagani".

Alle sette meno venti, quando rimaneva ancora mezz'ora di luce, la fase finale della battaglia terminò con la completa distruzione degli ultimi rinforzi. Incominciò poi la caccia a coloro che erano sopravvissuti e cercavano aiuto nell'accampamento dei Teutonici, dove alcuni fanti e pochi cavalieri si stavano preparando per aiutare i propri disperati compagni in fuga.

L'armata polacco-lituana devastò velocemente il campo dei Crociati, che non si aspettavano che il nemico stanco fosse in grado di raggiungerli così presto, e Jagiello aveva ancora truppe fresche da impegnare in battaglia. Incominciò un nuovo massacro, ma coloro che erano disarmati e chiesero pietà per le loro vite furono presi prigionieri. Alcuni Teutonici, da soli o in gruppo, cercarono di scappare attraverso i boschi, ma si persero e furono catturati o uccisi dagli alleati. Solo Circa 1400 cavalieri riuscirono a lasciare il campo di battaglia e raggiungere Marienburg.

Nel campo dei Crociati vi era molto vino per festeggiare la presunta facile vittoria contro i pagani, e Jagiello ordinò che fosse rovesciato sul terreno, poiché non voleva che i suoi uomini si ubriacassero ma si mantenessero sobri per il giorno successivo, quando le bandiere dei Crociati sarebbero cadute in terra ai piedi dei vincitori, e così il vino si mescolò al sangue. Secondo alcune testimonianze, vi era così tanto sangue sul terreno da coprire il bellissimo e verde paesaggio di Grunwald. Migliaia di corpi giacevano su tutto il campo di battaglia, mentre i preti pregavano per le loro anime. Fu una vista terribile per tutti.

Il giorno successivo fu molto importante per i vincitori. Prima di tutto il Re volle vedere i feriti di entrambe le parti. Successivamente i due grandi condottieri, Jagiello e Witold, circondati dai loro capitani, andarono sul campo di battaglia e videro cadere una dopo l'altra le bandiere del nemico. Trentanove bandiere teutoniche furono prese dai Polacchi, e dieci dai Lituani. I 1400 fortunati Crociati che riuscirono a scappare portarono con loro solo sette bandiere, ma per loro fu comunque un successo riuscire a salvarle.

Più tardi furono portati alcuni prigionieri per identificare i caduti. Il corpo del Gran Maestro era tra questi, e quando Jagiello lo vide disse: "Così questo è l'uomo che voleva conquistarci e renderci schiavi del suo Ordine. Coprite il suo corpo con del velluto e seppellitelo con onore". Il corpo del più grande eroe teutonico, von Lichtenstein, era lì, insieme a quelli di von Wallenrode e Schwarsenberger, e tra i cavalieri stranieri erano morti Jaromir di Praga, Gabor di Buda, comandante degli Ungheresi, Riccardo di York e altri. Tra i prigionieri invece vi furono il Principe Corrado di Slesia e il Principe Casimiro di Stettino.

Tra i Teutonici e i loro alleati le perdite furono tra i 10.000 e i 12.000 uomini inclusi feriti e prigionieri. Dei circa 250 Cavalieri dell'Ordine presenti alla battaglia ne morirono circa 203, inclusi tutti i dignitari e i soldati di alto rango. Fu una completa disfatta per i Cavalieri Teutonici che non si risollevarono mai più. Il numero totale di perdite dell'armata polacco-lituana non è noto, ma è quasi certo che caddero oltre 20.000 uomini, tra cui i due terzi dei fanti, insieme a circa 100 Tartari.

La partecipazione dei Tartari alla battaglia (che erano stata relativamente limitata) divenne uno scandalo quando il prete Anton Grabener di Lubeck (Lubecca), che non partecipò alla battaglia, mandò un rapporto a tutte le corti europee informandole che i Cavalieri Teutonici erano stati sconfitti solo grazie a 100.000 Tartari che il pagano Jagiello e suo cugino Witold avevano importato per sopraffare i difensori della Cristianità. Questo era ovviamente falso, poiché alla battaglia furono presenti meno di 1500 Tartari, che per altro fuggirono! Ma le maggiori potenze (Inghilterra e Francia) avevano già abbastanza problemi tra loro, e si disinteressarono della Polonia, rese caute anche dalla terribile sconfitta inflitta ai Crociati.

Nella campagna che seguì Jagiello non riuscì ad ottenere velocemente altri successi, e le fortezze teutoniche riuscirono a resistere all'armata polacco-lituana fino al cessare delle ostilità con la venuta dell'autunno nel settembre del 1410. Durante l'inverno si aprirono dei negoziati e i Teutonici si dimostrarono migliori diplomatici dei Polacco-Lituani, e Re Jagiello dovette accontentarsi di condizioni meno vantaggiose di quelle che si era aspettato dopo la vittoria.

Il primo febbraio 1411 entrambe le parti siglarono un trattato di pace, il Trattato di Turon (Thorn). I Polacchi e i Lituani ottennero alcuni territori, incluse la Samogizia e parte della Pomeriana, ma Marienburg rimase nelle mani dell'Ordine. I Teutonici dovettero inoltre pagare un indennizzo in denaro per tre anni ai Polacchi, e tutti i prigionieri furono liberati. Dopo questa battaglia l'Ordine Teutonico non riuscì più a imporsi come forza dominante nell'area baltica, ma continuò ad occupare la formidabile fortezza di Marienburg. Witold il Grande fu poi noto nella storia lituana come salvatore della patria e dell'Europa orientale, e agli occhi degli storici polacchi Jagiello venne visto allo stesso modo. Il figlio di Jagiello, Casimiro IV, osservò la Pace di Turon fino al 1446 quando l'Ordine Teutonico cessò di essere indipendente e il Gran Maestro divenne un vassallo del Re di Polonia.

Note: un ringraziamento particolare a Francesca Lomello per il suo insostituibile supporto e affetto, a Davide "Mr. Clark" Botta per l'accoglienza e l'amicizia accordatemi, e a "Damnpuck" per l'insostituibile supporto tecnico.

Bibliografia

Richard Barber, Cavalieri del medioevo, Piemme
Tim Newark, Condottieri medioevali, Fratelli Melta Editori
Andrzej Klein, Nicholas Sekunda, Konrad A. Czernielewski, Banderia Apud Grunwald: Polsh Banner at Grunwald, Alexander
Andrzej Klein, Piotr Nowakowski, Banderia Apud Grunwald: Teutonic Banners at Grunwald, Alexander
Materiale vario reperito in rete
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