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L'esercito francese dal 1871 al 1914 (parte I): Dalla débâcle alla Grande Guerra
© Emilio Bonaiti (01/10)
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Quanti uomini sono morti nel 1914 non per la patria
ma per delle illusioni nate nel 1870?
Allan Mitchell
Capitolo primo: la Belle Epoque

"Un immense désastre, une paix de désespoir, des deuils que rien ne compense. L'État sans assises, point d'armée hormis celle qui sort des prisons ennemies, deux provinces arrachées, des milliards à payer, le vainqueur tenant garnisons dans un quart du territoire, la capitale ruisselant du sang de la guerre civile, l'Europe glaciale ou ironique: telles sont les conditions dans lesquelles la France vaincue reprend sa marche vers son destin". Con queste parole Charles de Gaulle sintetizza lo stato della Francia dopo la débâcle del 1871, una sconfitta improvvisa, inaspettata per un paese orgoglioso del suo esercito.

L'Armée si era confrontata negli anni successivi alle guerre napoleoniche con avversari diversi in scenari diversi. Filosofia dell'Armée era che "la guerre s'apprend par la guerre"; i quadri, sempre vittoriosi, ritenevano che l'offensiva con geniali capi, valorosi ufficiali e truppe decise avrebbe portato alla vittoria. Non percepivano che quella algerina era stata una guerra di guerriglia con procedimenti tattici basati su piccole unità, quella di Crimea una guerra d'assedio, incancrenitasi nel tempo, negazione della guerra di movimento, mentre quella italiana aveva dimostrato l'incapacità dello stato maggiore di manovrare in campo aperto. Su queste campagne, il maresciallo Victor Boniface Castellane nel suo Journal annotava: "Si pretende che l'Algeria sia una buona scuola per la nostra Armée, je soutiens le contraire […] Les Autrichiens ont mieux manœuvrè que nous; ils ont été vaincus par la force de nos baionettes". Le diagnosi furono molteplici, di diversa natura e di diverso spessore. Scriveva Monteilhet: "Avant 1870, nous avions fait une telle provision de victoires que, malgré Waterloo, nous avions en nous une absolue confiance", la "confiance" nasceva dalla fama dell'esercito riconosciuto come il migliore del mondo. L'invincibilità dell'Armée era addirittura un "dogme", come scrive Claude Digeon (1). Per altri, altre furono le cause.

Joseph-Ernest Renan sostiene che fu la vittoria della scienza e della ragione, l'Assemblée della superiorità numerica derivante dal servizio obbligatorio, concordava Paixhans su Correspondant: "L'une des causes de la supériorité allemande a été le service obbligatoire", il generale Trochu, che lo storico Girardet definiva "d'esprits brillants", afferma che la Francia fu sconfitta quando incontrò sul campo di battaglia: "un esercito che era una nazione tutta intera".

Sugli alti comandi, sulle loro capacità, nel suo La vice politique et moral du régime Jean Jaurés così si esprime: "I generali avevano del coraggio, qualcuno anche cultura e spirito, ma non avevano alcuna dottrina di guerra; essi sembravano ignorare i metodi più essenziali. Un sistema di idee comuni sulla condotta delle grandi operazioni avrebbe potuto correggere un pò questa dispersione delle coscienze. Ma questo sistema fece loro difetto. Infatti, paralizzati dal disordine delle loro armate, per la loro ignoranza della grande guerra, non ebbero quelle qualità di iniziativa, audacia e slancio che sembravano caratteristiche dell'esercito francese". Aggiungeva Ardant du Picq: "Interrogate i generali non ve ne sono due che si intendano". E, ancora, lo sconsolato generale Ambert: "Un chef a donc manqué a la France!" (2).

Tutte queste valutazioni sono condensate dallo storico Raoul Girardet: "La generazione dei grandi capi del secondo impero pareva nel suo insieme nettamente più mediocre di quella dei loro predecessori della Restaurazione o della Monarchia di luglio, le forti personalità meno numerose, i caratteri più scialbi, i cervelli più pesanti". (3) Pochi si resero conto che la vittoria prussiana significava la vittoria dell'esercito di leva su quello di caserma. Il secondo era basato su una lunga ferma, cinque anni, la cui durata rendeva difficile il reinserimento nella vita civile, con conseguenti numerosissime rafferme volontarie. Produceva soldati estremamente disciplinati e ben addestrati, docile strumento nelle mani dei superiori, anche per il mantenimento dell'ordine pubblico. Gli ufficiali erano tutti di carriera, il che, in caso di guerra, portava a grandi difficoltà nell'inquadramento di nuove reclute. Il modello prussiano era fondato sul servizio obbligatorio per un tempo limitato con un'istruzione estesa a tutta la classe di leva, con un corpo di eccellenti ufficiali di carriera integrato da un selezionato corpo di ufficiali di complemento.

Il 29 giugno 1871, soffocata nel sangue la Comune, 120.000 uomini sotto la guida del maresciallo Mac-Mahon sfilano davanti alle autorità e al popolo nella piana di Longchamp. 138.871 Caduti sul campo, il maiuscolo é d'obbligo, non sfileranno. La ricostruzione dell'esercito inizia, missione la rivincita, la francese "revanche", che Charles Maurras descriveva come: "Le règne mistique de l'idée de revanche" e Gambetta, nel ricordo indelebile delle perdute Alsazia e Lorena, condensa nella formula: "Pensons-y toujours, n'en parlons jamais".

Dopo il 1871, dopo un conflitto tra forze terrestri nel totale disimpegno delle flotte, un conflitto che oggi si definirebbe a intensità limitata, la situazione politica andava lentamente evolvendosi. La Francia esce faticosamente dall'isolamento provocato dalla rovinosa sconfitta alla quale le grandi potenze avevano assistito con manifesto compiacimento o, nel caso della giovane Italia, facendo di Roma, sguarnita da truppe francesi, la capitale. Le simpatie verso la piccola, valorosa Prussia che aveva piegato il gallico orgoglio e inflitto una sanguinosa lezione a Napoleone Terzo, si trasformarono in perplessità e timori quando iniziò a percepirsi il peso dell'impero germanico. La Francia assimilò la lezione più importante scaturita dal conflitto, la necessità di un alleato per combattere il gigante teutonico, "un allié de revers", sul quale scaricarne in parte la pressione. Sarà nel tempo il primo principio della geostrategia francese.

A seguito di una gestazione difficilissima, la Russia stipulò un'alleanza militare con la Francia. Lo zar in un primo tempo non vedeva di buon occhio l'avvicinamento a una repubblica democratica, ma l'attitudine di Berlino che fiancheggiava la politica di espansione verso i Balcani dell'impero austriaco e i forti capitali che la Francia poteva investire in Russia per la sua modernizzazione, portarono a un'intesa conclusa il 27 agosto 1891, seguita l'anno successivo da una convenzione militare segreta. "Queste forze [francesi e russe] si ingaggeranno a fondo con la massima diligenza, in modo che la Germania dovrà lottare a Est e a Ovest". Quando due anni dopo, lo zar passò in rivista nel campo di Châlon l'esercito francese, il significato dell'alleanza fu chiaramente percepito. Da allora i due stati maggiori stabilirono frequenti concertazioni che dal 1900 assumono un carattere regolare.

Anche con la Gran Bretagna i rapporti si erano lentamente modificati dopo che a Fachoda nel 1898 i due eserciti si erano fronteggiati, armi alla mano, con successiva umiliante ritirata francese. L'incidente aveva lasciato una dolorosa eco nel paese e de Gaulle, nelle sue Memorie, ricorda l'atmosfera familiare alla notizia. Il colonnello Lazaret, "attaché militaire" russo dal 1901 al 1908, nel suo Rapport de l'agent militaire russe à Paris, renseignements confidentials, scriveva al generale Tselebrowski: "Verso questo paese [la Gran Bretagna] l'ostilità dei Francesi è un sentimento ancora più sviluppato di quello nei confronti della Germania che pure si è annessa due provincie dopo una guerra vittoriosa".

Quando Alfred von Tirpitz, ministro della Marina germanica, lancia un imponente programma navale, quando l'espansione industriale tedesca aumenta di giorno in giorno, quando lo strumento militare diventa sempre più affilato, il governo britannico è costretto a uscire dal suo "splendido isolamento", dalla prolungata stagione di isolamento autoreferenziale, perché la secolare politica di "balance of power" in Europa è messa in discussione. Di Tirpitz va ricordato un pensiero sulle tre prerogative delle navi da guerra: "galleggiare, galleggiare, galleggiare". Sono passati novant'anni da Waterloo che ha posto termine al sogno di egemonia continentale francese, la Gran Bretagna percepisce che l'unica forza in grado di fronteggiare la Germania è l'Armée, anche se in molti ambienti politici si hanno perplessità sulla sua solidità per i ricorrenti scandali, ed in questa prospettiva Lord Lansdowne e l'ambasciatore Jules Cambon pongono fine l'otto aprile 1904 ai contrasti sui problemi coloniali. Nasce l'Entente cordiale. "L'arrangement" tra i due governi, fu così commentato da René Millet sulla Revue des deux mondes: "Il suffirait pour celà d'un danger commun qui menacerait la France et l'Angleterre". Nel 1905 iniziano in gran segreto abboccamenti tra gli stati maggiori, si studiano piani di operazioni via via modificati negli anni 1911, 1912 e 1913. I rapporti si fecero sempre più intensi, con frequenti colloqui, anche se il ministro degli Esteri inglese prudentemente precisò in una lettera del 22 novembre 1912 all'ambasciatore francese: "Le conversazioni non limitavano la liberta per ogni Governo di decidere se essi si sarebbero prestato per l'avvenire il concorso delle loro forze armate" (4).

Ma vi è una concomitanza di interessi, la miglior base delle alleanze durature, la Francia aveva bisogno della flotta britannica per proteggere le vie di comunicazioni, specie quelle dell'Africa del Nord dalla quale dovevano affluire le truppe coloniali, la Gran Bretagna della forza dell'esercito francese di fronte alla superiorità terrestre del comune nemico. Nel 1906 si hanno colloqui tra lo stato maggiore britannico e quello belga, cui viene garantito, la Francia si associa, l'intervento in caso di violazione della neutralità. Il 31 agosto 1907 l'impero zarista e la Gran Bretagna, "l'orso e la balena", raggiungono un accordo globale su Persia, Tibet, Afghanistan e confini dell'India, dopo una rivalità che durava da più di un secolo. Si delinea una intesa militare tripartita contro la Germania, che provoca il complesso dell'accerchiamento. Guglielmo Secondo poteva affermare che la flotta inglese non poteva difendere Parigi, ma la realtà stava cambiando. Sir Thomas Barclay legge nel futuro quando sostiene che la Germania sarà stretta tra Francia e Russia con la Gran Bretagna che bloccherà le vie d'uscita verso il mondo esterno. Dal 1910 i rapporti si intensificano con scambi a tutti i livelli, delegazioni di ufficiali inglesi visitano i futuri campi di battaglia, assistono alle grandi manovre, ipotizzano sbarchi sulle coste germaniche o in soccorso del Belgio.

Va rilevato che sarà una costante dei militari non afferrare, con i nuovi procedimenti tattici che comportava, l'estrema complessità di operazioni d'invasione dal mare. Il timore dei capi britannici di uno sbarco di 70.000 soldati sulle coste inglesi, sguarnite da forze militari inviate nel frattempo in Francia, solleva perplessità sul metodo di analisi del problema o, in termini meno diplomatici, sulla loro abissale insipienza, di cui daranno ben altre prove nel conflitto che andava maturandosi. Joffre nelle sue Memorie scrive di: "esperer voir 150.000 soldats britanniques venir à notre gauche vers le quinzième jour de la mobilisation". Gli osservatori afferrano le mutate condizioni del clima ideologico e politico tra i due Stati quando il re d'Inghilterra arriva in visita a Parigi e viene accolto con grandi manifestazioni ed entusiasmo popolare.

Nel 1881 inizia l'espansione coloniale fortemente voluta da Jules Ferry, che dichiara finita la "politica di raccoglimento". L'anno successivo si ha una base dottrinaria con il volume De la colonisation chez les peuples modernes dell'economista Paul Leroy-Beaulieu. In breve la potenza francese si afferma in Asia e si estende in Africa, nella violenta opposizione dei circoli politici e militari che ritenevano essere la "revanche" la missione dell'Armée. Di questi si fa interprete Paul Déroulède il quale proclama: "Ho lasciato due sorelle, voi mi volete dare venti schiave!". In questo spirito, le frontiere nei confronti di Spagna, Svizzera e Italia non destavano preoccupazioni, per l'intrinseca debolezza della prima, per la proclamata neutralità della seconda, per la potente barriera alpina, Clausewitz sosteneva che attaccare la Francia dalle Alpi era come afferrare un fucile per la baionetta, che separava il paese dalla sorella latina. Quella a Nord con Belgio e Lussemburgo era tutelata da un solenne trattato di neutralità sottoscritto da tutte le grandi potenze europee, sul quale lo stato maggiore francese manifestava un certo scetticismo, ma si dava per scontato che l'alto comando germanico non avrebbe diviso le sue forze tra il Belgio e la Lorena. Dopo il trattato del 1815 e quello successivo alla guerra del 1870, la frontiera, definita la Ligne bleue des Vosges, nei confronti dell'eterno nemico d'oltrereno era completamente sguarnita, priva di ostacoli naturali.

Occorre non dimenticare che se la politica si può modificare, la geografia non cambia. Il governo, conscio della minaccia, dà mano libera al generale di brigata Adolphe Séré de Rivière, esperto di fortificazioni, il quale crea un'imponente catena di opere fortificate da Verdun a Belfort, accompagnata dal potenziamento del campo trincerato di Parigi, con un perimetro, 130 chilometri quadrati, doppio di quello del 1870, forse ricordando Clausewitz: "é indispensabile fortificare la capitale ogni qualvolta le circostanze lo permettano". De Gaulle sulla vulnerabilità della capitale, troppo vicina al confine, parlava di "bréche terrible […] proie si proche, si belle et si facile". Dal 1878 al 1884 sono costruiti 166 forti, 43 opere secondarie e 250 batterie. A Verdun, dopo il 1880 si crea una nuova linea più esterna che comprende Douaumont, Vaux, Moulanville sulla riva destra e Bois-Bourrus su quella sinistra, che permetterà all'Armée di resistere all'offensiva del 1916. A seguito dei preoccupanti progressi dell'artiglieria pesante, le opere furono rinforzate con cemento armato e acciaio e se ne aggiunsero altre come Vacherauville. Cure particolari si ebbero per l'armamento con pezzi da 155 e da 75 a eclissi. Obiettivo creare solidi punti di appoggio per permettere la mobilitazione e lo schieramento dell'esercito.

Bisogna risalire alle opere del maresciallo Sébastien Vauban del XVII secolo per un programma di tale spessore. De Gaulle elogerà il valore di queste fortificazioni, ma aggiunge: "non point celle d'une panacé". Séré de Rivières non è solo il continuatore di Vauban, il suo senso tattico lo porta a preoccuparsi del vuoto che esiste alla frontiera con il Belgio protetta solo dalla consacrata neutralità del paese e nel febbraio 1876 convince lo stato maggiore a schierare un'armata sulla linea Laon-La Fère-Saint Quentin.

Gli scandali, definiti "affaires", che si susseguirono intorno alla fine del secolo turbarono la vita militare e divisero l'ufficialità. Il primo fu "l'affaire Boulanger", generale estremamente popolare in tutti gli ambienti che, spinto alla vita politica da una parte dell'esercito e dai partigiani di un governo forte, non fu pari alle aspettative dei suoi seguaci. Collocato a riposo per insubordinazione nel 1888, non diede inizio all'auspicato colpo di stato e, condannato alla detenzione a vita, fuggì e si suicidò sulla tomba della sua amante.

Effetto devastante ebbe il successivo "affaire Dreyfus", che creò una spaccatura tra l'esercito e la nazione. Scriveva Émile Mayer: "L'affaire Dreyfus ayant separé l'une de l'autre". Da una parte la Destra, la Chiesa, l'esercito, gli ambienti antisemiti e dall'altra la Sinistra, i Radicali, intellettuali e politici di altissimo spessore come Zola e Clemenceau. "L'affaire" divide le famiglie, spezza amicizie, crea dissapori che dureranno per tutta la vita. Nasce quando un oscuro capitano di stato maggiore d'origine ebraica, Alfred Dreyfus nel 1894 fu condannato all'ergastolo per spionaggio, con motivazioni che risultarono subito false. Dovranno passare 12 anni perché ne venga riconosciuta l'innocenza, ma la ferita nell'opinione pubblica e il risentimento nei confronti dell'esercito si rimargineranno solo nel tempo. Gli intellettuali "entrano" nell'agone politico che non è più appannaggio dei professionisti della politica. È un fenomeno che nel tempo assumerà un'importanza sempre maggiore.

Nel 1904 scoppia l' "affaire des fiches". Il generale Luis André, nominato ministro della Guerra, instaura un sistema di avanzamenti basato anche sulle opinioni politiche e religiose degli ufficiali, discriminandoli se cattolici osservanti come Pétain e Foch. Le apposite schede portavano annotazioni del tipo: "Va a messa … ha un fratello gesuita … i figli sono educati dai preti" (5). Lo scandalo, immenso, aumentò quando si accertò che la centralizzazione delle schede avveniva presso la sede dell'organizzazione massonica Grande Oriente di Francia. André giustificava la sua politica sostenendo che: "Sono chiamato a compiere un'opera determinata allo scopo di introdurre nell'armée dei nuovi costumi, di cambiare la sua mentalità".

Il soldato non è più oggetto di venerazione, nasce una frattura nel paese, per la Destra continua a simboleggiare la patria e la "revanche", per la Sinistra estrema, diventata antimilitarista, uno strumento del potere. Una delle prime manifestazione è il romanzo del 1887 Le Cavalier Miserey di Abel Hermant, con violente accuse al milieu militare. L'anno successivo Urbain Gohier nel suo L'armée contre la democratie, che in un anno raggiunge 15 edizioni, scriveva che la caserma: "[…] pourrit la France d'alcoolisme et de syphilis". Sulla stessa linea erano Ernest Renan, filosofo e scrittore: "Une seule chose n'a jamais élevé personne: la caserne" e Anatole France: "La caserma è una invenzione orrenda dei tempi moderni". L'esercito poteva tingersi di comico nelle opere di Courteline ma il patriottismo declinava, rinasce il pacifismo, anche a seguito degli sgradevoli disagi che la vita di caserma portava ai giovani esponenti della borghesia. Si scontrava lo spirito critico maturato nelle università e nella stampa con il cieco conformismo dell'istituzione militare. L'antimilitarismo aumentò ancora quando le truppe furono impiegate per il mantenimento dell'ordine pubblico a seguito dei primi scioperi che portò all'uso delle armi contro i manifestanti. Restava il fatto che le caserme erano fonte di ricchezza per le città in cui erano state edificate anche se Napoleone osservava: "Nous n'avons point des troupes pour boire les vins des marchandes".

In conseguenza si accentua il carattere conservatore della classe militare incapace di interpretare le trasformazioni sociali, l'affacciarsi del proletariato alla storia. La Sinistra tuona contro il carattere conservatore dello strumento militare, accusato di essere un rifugio di reazionari, aristocratici e clericali. Si parla di "généraux de iésuitiére", mentre in pratica solo nove-dieci ufficiali di stato maggiore sono stati allievi dei Gesuiti. Nello stesso periodo gli ufficiali inferiori con famiglia, all'epoca le mogli non potevano lavorare, devono affrontare gravi difficoltà per fare quadrare i bilanci, difficoltà aggravate dai lunghi periodi che passavano da una promozione a un'altra e dai frequenti spostamenti di sede. Si pensi che Mayer, uomo di grande spessore culturale, rimase nel grado di capitano per 17 anni e mezzo. La crisi non è lieve se gli aspiranti alla scuola di fanteria di Saint-Cyr, passano da 1870 nell'anno 1900 a 872 nel 1912.

A ciò si aggiungeva l'abbandono del mestiere delle armi. Il Rapporteur de budget de la guerre nel 1913 lamentò le dimissioni dal servizio di ufficiali di artiglieria provenienti da Polytechnique attratti dalle offerte delle industrie private. Ciò portò al passaggio nell'arma di 150 tenenti di fanteria e al raddoppio del numero degli "adjudants" promossi al grado di sottotenente. Il fenomeno dell'ascesa dei sottufficiali pesò in modo notevole sulla struttura sociale dell'esercito producendo una stratificazione di diversi tipi di ufficiali. Nell'esercito tedesco ad esempio questo fenomeno non esisteva.

Capitolo secondo: gli ordinamenti.

L'otto giugno 1871 inizia la ricostruzione dell'Armée, con la promulgazione di una serie di leggi che ne formano l'intelaiatura. Fu subito creato il Conseil supérieur de la guerre, un organo consultivo composto, sotto la direzione del presidente della Repubblica, dal ministro della Guerra, da ufficiali generali designati per il comando delle armate e da altri senza comando per un totale di una trentina di membri. Nel 1888, rilevato che da sette anni non teneva una seduta, ad opera del ministro Freycinet fu ridotto a dodici membri, la cui nomina aveva un carattere permanente, e riorganizzato assorbendo il Comité de défense. Posto sotto la presidenza del ministro della Guerra assunse maggiore prestigio. Il Conseil aveva il compito di elaborare i piani e di esprimere pareri sui progetti governativi in materia militare. Era obbligatoriamente consultato per l'organizzazione generale dell'esercito, i metodi di istruzione, le disposizioni sulla mobilitazione, l'adozione di nuove armi, le fortificazioni, la preparazione alla guerra. Fu osservato che era ancora troppo numeroso con la tendenza a dividersi in gruppi con interessi diversi e contrastanti. Nel 1911 un decreto ne modificò l'organizzazione. Il Conseil nella seduta del 17 dicembre 1871 si espresse in modo categorico: "Incapacité, cause de nos revers", incapacità a cui si può aggiungere la sufficienza e la presunzione nella valutazione dei pressanti rapporti del colonnello Stoffel, "attaché militaire" a Berlino che, negli anni precedenti la guerra, scriveva: "La guerra è inevitabile […]. Da tutti gli elementi di superiorità che manifesteranno la loro portata in caso di guerra, il più grande e il più decisivo sarà quello che la Prussia trarrà da suo corpo di stato maggiore […] Il nostro non può essergli nemmeno lontanamente paragonato […] La composizione dello stato maggiore prussiano, nella prossima guerra, costituirà l'elemento più formidabile di superiorità" (6).

Di Stoffel va ricordato un pregevole lavoro sulla battaglia di Waterloo pubblicato sulla Revue militaire générale nel luglio 1909. Rapportandola a quella tedesca, si evidenziò l'impoverimento della dottrina strategica. Osservava il commandant Mordacq all'inizio del secolo: "Dopo il generale Marmont fino alla guerra del 1870 cercheremo invano nelle opere militari francesi apparse in tale periodo un libro, avente per oggetto la condotta degli eserciti, che sia veramente interessante, veramente originale". La gran parte degli ufficiali restava indifferente alle problematiche strategiche, il disimpegno era così manifesto che una destinazione come professore a Saint Cyr era ritenuta penalizzante per la carriera. Minacciava il generale Edme Patrice Maurice conte di Mac-Mahon, duca di Magenta, maresciallo di Francia, sconfitto a Wissembourg e a Froeschwilòler, accerchiato, ferito e catturato dai Prussiani a Sedan: "Io cancello dai quadri di avanzamento ogni ufficiale di cui abbia letto il nome sulla copertina di un libro". Nelle sue memorie il generale Kraft de Hohenlohe commentava: "La critique militaire française, avant 1870 […] Bien peu de chose". Le cose non dovevano essere cambiate molto se in un libro edito nel 1917 Émile Mayer denunciava: "Beaucoup d'officiers considèrent l'enseignement comme une déchéance". Si potrebbe aggiungere che "Beaucoup d'officiers" non erano all'altezza dell'insegnamento. A questa disistima per la cultura si univa un grande orgoglio personale. Dopo la capitolazione del 28 ottobre 1870, il maresciallo Canrobert, invitato sbrigativamente dal comandante di una compagnia prussiana a lasciare i suoi alloggiamenti, manda uno dei suoi ufficiali d'ordinanza allo stato maggiore germanico chiedendo se veramente si voleva mandare un maresciallo di Francia: "a coucher en plein air, sous la pluie et dans la boue" (7).

Il ministero della Guerra fu ricostituito su tre direzioni (Personale, materiali, controllo e contabilità) e uno stato maggiore generale del ministro, il cui capo aveva autorità su due bureaux, il primo incaricato dell'organizzazione generale, dei movimenti delle truppe e delle decorazioni, il secondo dei lavori storici, delle statistiche, della biblioteca, della collezione generale delle carte geografiche e topografiche. Missione del capo di stato maggiore era la preparazione alla guerra, collaborato da uno stato maggiore che aveva il compito di preparare e disporre i movimenti delle truppe. All'apertuta delle ostilità lo stato maggiore restava presso il ministero per preparare e coordinare i movimenti delle truppe. Le funzioni di capo di stato maggiore e quelle di capo gabinetto del ministro erano esercitate dallo stesso ufficiale, modello è il Grande stato maggiore germanico.

Con la legge del 25 agosto 1871, fu abolita la "garde national" e si stabilì il principio che tutti i corpi, organizzati in armate, facevano parte dell'esercito ed erano sottomessi alla legge militare. Nel clima di rinnovamento delle strutture, si statuì anche sui servizi segreti da sempre trascurati, tanto che fino al 1870 vi era un solo ufficiale distaccato presso gli stati maggiori delle armate, privo di una specifica cultura. Si rilevò che tra le numerose cause della sconfitta era da annoverare anche l'attività del servizio segreto tedesco. Il "renseignement" nel tempo era stato sempre poco considerato e lo si riduceva alla ricognizione, all'esplorazione, agli studi topografici e statistici, con un particolare interesse per ricognizione ed esplorazione. Avant-postes de la cavalerie légère apparsa nel 1831 fu la fortunata opera del generale Antoine-Fortuné de Brack che meglio rappresentò questa tendenza. Si sosteneva che per venire a conoscenza dei disegni nemici era sufficiente interrogare prigionieri, disertori e viaggiatori, ma le informazioni ricavate restavano sempre di carattere tattico, limitate nel tempo e nello spazio.

Fra i capi, l'unico che afferrò l'essenza del problema fu il maresciallo Bugeaud, famoso per le sue gesta africane, che nel suo Aperçus sur le détail de la guerre senza titubanze affermava che lo spionaggio era: "une des parties les plus importantes de l'art de la guerre; le général qui saura l'employer habilement en tirera des avantages considérables". Sosteneva che il servizio andava organizzato nelle armata già in tempo di pace, scriveva che ufficiali russi, inglesi, americani non esitavano a travestirsi, a prendere una falsa identità, un falso titolo per conoscere i piani nemici e aggiungeva che "pour ce métier" bisognava addestrare ebrei, donne e venditori ambulanti. La sua influenza sul pensiero militare fu però marginale.

Nel giugno 1871, per la prima volta nella storia dell'Armée, fu creato il Bureau de reconnaissance et de statistique militaire, inserito nel 2° Bureau dello stato maggiore generale. A capo del servizio viene posto il colonnello Jules Louis Lewall, nel futuro primo comandante della prestigiosa École supérieure de guerre, da tempo interessato alla materia. Nel volume Études de guerre, in cui raccoglierà i corsi tenuti all'École, dedica ampio spazio a quella che definisce la "logistique", ossia la "tactique de renseignement". Sostiene che, messa al servizio dei capi, deve: "riconoscere il nemico, il terreno, le risorse e gli abitanti del futuro teatro delle operazioni" e, ancora, che: "c'est le service le plus important à installer et à bien manier". Insiste sull'importanza degli interrogatori di prigionieri, civili e disertori, raccomanda l'utilizzazione di guide, sostiene, non procurandosi amici nella cavalleria, che l'attività di ricognizione dell'arma è insufficiente e che nel 1870 quella tedesca diede a Moltke un contributo minore dello spionaggio. Lewall deve però combattere contro la ripugnanza del milieu militare che, discendente di Baiardo, cavaliere senza macchia e senza paura, non accetta questi subdoli mezzi. D'altronde lui stesso parla di "métier peu honorable", consiglia l'impiego di "femmes galantes […] filles publiques" e definisce gli "espions" gente che lavora solo per denaro.

Nel 1875 una "Instruction" precisa che lo stato maggiore dell'esercito è incaricato della centralizzazione di tutti i "renseignements" sugli eserciti stranieri e della difesa contro le "menées" nemiche, in particolare contro lo spionaggio nemico. Per prevenire un "attaque brusquée" del nemico di sempre, la Germania, si costituisce una Section speciale. Lo spionaggio era tanto negletto da non essere riconosciuto come un "Service" autonomo né come un'arma, qualifica che spettava anche all'"arme du train", che provvedeva ai rifornimenti militari. Il colpo di grazia si ebbe col caso Dreyfus quando la Section de statistique fu completamente soppressa e i suoi compiti passarono, supremo oltraggio per i militari, alla Direction de la Sûreté del ministero degli Interni. Continua a vivacchiare all'interno del 2° Bureau, per il solo "renseignement" e non per il "contre-espionnage". La "Section" conta il personale con una sola mano, sono cinque membri a cui si aggiungono quattro volenterosi ausiliari. Devono fronteggiare il servizio di spionaggio germanico con centinaia di unità. Il pericolo era così poco avvertito che la prima legge contro lo spionaggio in tempo di pace sarà emessa nel 1886. Di certo la stima di cui godeva, non invogliava giovani ufficiali a morire all'alba sotto il fuoco del plotone d'esecuzione.

Nel 1908 il colonnello Nicolas Rollin, capo del servizio, si batte per una nuova organizzazione e nel suo Le service de renseignement militaire illustra la necessità di riformarlo con un bureau centrale, bureaux alle frontiere, agenti all'estero sotto la coordinazione del Conseil supérieur de la défense nationale. È però necessaria la scesa in campo dello stimatissimo generale Bonnal sull'autorevole Figarò perché la situazione, siamo nel 1912, migliori. Tra i pochissimi ufficiali che diedero allo spionaggio il suo giusto peso vi fu il commandant Jean Colin il quale nell'opera Les transformations de la guerre del 1911 sensatamente sosteneva che il "renseignement" era indispensabile ma solo a servizio di un piano di guerra e ironicamente descriveva i timori e le preoccupazioni di capi che non si muovevano senza conoscere la situazione dell'ultimo battaglione nemico. Ferdinand Foch, il più brillante tra gli ufficiali superiori, non aveva un grande concetto dello spionaggio. Nel suo celebrato Des principes de la guerre, che Coutau-Bégarie definì la sintesi delle teorie dominanti all'epoca in Francia, sostiene che le informazioni sul nemico andavano, in linea di massima, raccolte con l'esplorazione e la ricognizione: "Renseigner et pour celà reconnaître jusqu'a l'engagement du gros". Il principio fu riportato nell'Instruction sur le service d'état-major del 29 novembre 1912 e nel decreto del 28 ottobre 1913 che rappresentano le ultime norme sull'impiego delle grandi unità prima della guerra. Sulla ricerca di informazioni si legge: "La sicurezza del capo riposa prima di tutto sulla ricerca di "renseignements" necessari allo sviluppo del piano di manovra. [che] incombe agli organi di informazioni messi a disposizione delle grandi unità". La successiva Instruction générale des cadres et des troupes del 1° dicembre 1913 non dice nulla, bisognerà arrivare al febbraio 1914, la guerrra è alle porte, perché sia approvato un Aide-mémoire de l'officier de 2° Bureau dans un état-major d'armée. Per i corpi d'armata addirittura al gennaio 1915. Ne consegue che gli ufficiali addetti hanno, nel migliore dei casi, una approssimativa conoscenza dei compiti.

L'Assemblée statuì sulla coscrizione con la legge del 27 luglio 1872 instaurando, per la prima volta, il principio che tutti i cittadini erano obbligati a portare le armi: "quelle que soit leur position sociale". Gambetta proclamò: "Pour faire cette loi, nous ne devons voir que l'intérêt national!". Sosteneva il duca Audiffret-Pasquier, rappresentante della Destra: "Nell'esercito e dall'esercito una immensa riforma morale deve promuovere un profondo rinnovamento della coscienza francese, s'agit d'opérer". L'Armée fu proclamata: "Grande école des générations futures" e la legge fu approvata quasi all'unanimità, in una concordanza di spiriti che si sarebbe ripetuta solo nel 1914. Il contingente veniva diviso in due parti, uno serviva per cinque anni, l'altro per un anno. La scelta avveniva tirando a sorte. I cinque anni si riducevano nella pratica a 50 o 40 mesi, essendo il numero degli effettivi determinato dai fondi. Per un contingente annuale di 210.000 uomini, il budget non permetteva di tenerne sotto le armi più di 75.000 per cinque anni e 100.000 per un anno. Solo in tempo di pace erano previste due dispense fondate sulle esigenze di famiglia. La prima era per i figli di vedove, la seconda per i sostegni di famiglia. Erano dispensati anche in tempo di guerra i ministri del culto salariati dallo Stato, i membri delle congregazioni religiose votate all'insegnamento, i membri dell'istruzione pubblica che: "firent cortège aux ministres du culte". Per gli universitari e studenti delle scuole superiori, destinati a costituire i quadri della riserva, il servizio era ridotto a un anno.

Negli anni precedenti i chiamati alle armi potevano farsi sostituire da volontari con un ingaggio temporaneo o definitivo. Il fenomeno della sostituzione si era accentuato dal 1789, malgrado il proclamato spirito di egalité, fraternité e liberté. Nel 1799 il diritto fu sospeso ma reintrodotto l'anno successivo. Argomenti a favore erano i benefici finanziari che andavano alle classi inferiori, la possibilità di rimpiazzare quelli che: "non sarebbero stati in grado di reggere la durezza della guerra" o quelli che: "saranno più utili allo Stato continuando il loro lavoro o i loro studi". Erano tutte considerazioni speciose, in sostanza la borghesia non voleva che i suoi figli diventassero carne da cannone. Il privilegio della sostituzione non si estendeva agli ebrei. Napoleone Terzo tentò di imporre la coscrizione obbligatoria, ma i tempi non erano maturi e dovette fare marcia indietro davanti alla netta opposizione delle classi privilegiate e con la legge del primo febbraio 1868 se ne ribadì il diritto. Bisognerà arrivare al 1905 perché ogni forma di esenzione fosse definitivamente eliminata per tutti.

Il periodo dei cinque anni serviva non tanto all'addestramento, essendo sufficiente un anno per apprendere l'uso delle armi, ma a formare "l'esprit militaire" che, secondo d'Etienne Lamy: "è la morte volontaria di una personalità nella quale non sopravvive che l'obbedienza". Il generale Charreton parlava invece di: "disciplina volontaria fondata sulla superiorità intellettuale e morale dei capi, superiorità non contestata". Il generale Billot sosteneva che due anni erano sufficienti per istruire un soldato ma non per educarlo, e che tre anni non erano sufficienti per formare un artigliere, un cavaliere o un sottufficiale.

L'Assemblea garantì ai soldati: "le temps et la libertè nécessaires à l'accomplissement de leurs devoirs religieux", con la successiva legge del 29 maggio 1874 si istituirono i cappellani militari. Il deputato Dupanloup liricamente sosteneva che: "Le madri ben vogliono dare il sangue dei loro figli, ossia il sangue dei loro cuori, ma esse non vogliono darvi le loro anime". Saranno soppressi nel 1880. "La religione torna ad essere un affare della chiesa" scrive Monteilhet (8).

La legge del 24 luglio 1873 disponeva, sul modello tedesco, la divisione del territorio nazionale in 18 Régions militaires, presidiate da 18 corpi d'armata su due divisioni, i cui comandanti assumevano anche il comando dei servizi e degli stabilimenti militari. L'organico dell'Armée era fissato in 450.000 uomini. Successivamente due nuovi corpi d'armata furono costituiti nel 1897 e nel 1913, schierati sulla frontiera del Nord-Est.

Il 12 marzo 1874 l'alto comando fu organizzato su sei bureaux:
- 1° Bureau: organizzazione generale, mobilitazione, organizzazione e stazionamento delle truppe.
- 2° Bureau: organizzazione degli eserciti stranieri, in pratica servizio informazioni, statistiche militari e studi storici.
- 3° Bureau: operazioni militari e istruzione delle truppe.
- 4° Bureau: trasporti, servizio ferroviario e fluviale, servizi delle retrovie e dei rifornimenti.
- 5° Bureau: corrispondenza generale.
- 6° Bureau: depositi di guerra, archivi.

Gli ultimi due hanno una vita effimera, verranno presto aboliti. Il terzo fu quello che nel tempo assunse sempre maggiore importanza.

Con la legge 13 marzo 1875, si determina il numero e la composizione delle unità e lo status degli ufficiali della riserva. La divisione era composta di quattro reggimenti di fanteria, una brigata di artiglieria, una brigata di cavalleria, un battaglione del genio e un battaglione "du train des équipages", ossia della logistica. I reggimenti di fanteria furono fissati in 144, su quattro battaglioni di quattro compagnie ciascuno, con 73 ufficiali, 381 sottufficiali e caporali e 1188 soldati, 30 i battaglioni di "chasseurs à pied", 77 i reggimenti di cavalleria, compresi quelli dell'Armée d'Afrique, su 399 squadroni, 38 i reggimenti di artiglieria e 4 quelli del genio, che passeranno a 11 alla vigilia della guerra.

Per le riserve, ma non solo per quelle, si segue la Germania. Sino a 29 anni i cittadini vengono incorporati nell'esercito attivo, da 29 a 40 nell'esercito territoriale e nella sua riserva, all'immagine della "landwehr" e della "landsturm". I territoriali hanno il compito di tenere le piazzeforti, di proteggere le vie di comunicazione, di presidiare le retrovie. Tutta l'organizzazione militare era ancillare a quella prussiana di cui si seguirono pedissequamente le orme, arrivando a copiare, memori della rapidità della mobilitazione prussiana del 1870, i regolamenti di servizio delle vie ferrate. Fu lo stesso ministro della Guerra, generale du Barail, a lamentarlo: "Confesso che la maggior parte delle misure prese erano imposte non solo da avvenimenti recenti ma da una corrente di idee nelle sfere militari nata dalla crudele lezione che ci è stata inflitta. Abbiamo molto più imitato che creato". Ad esempio, quando si dovette scegliere tra 12 corpi d'armata su tre divisioni o 18 su due, si preferì la seconda, imitando i Tedeschi. Lo stesso avvenne per il battaglione a sei o a quattro compagnie, come in Germania la scelta cadde sulla seconda ipotesi.

Il capitano Georges Gilbert concordava sull'analisi: "L'ennemi, avait recueilli notre patrimoine tombé en deshérence" (9) e, in conseguenza, invitava a liberarsi dalla prussianomania, sostenendo che i Tedeschi erano perfezionatori e non innovatori, giudizio al quale sicuramente contribuiva la sicumera gallica. A posteriore Monteilhet scriveva: "Così dal 1871 al 1914 per le sue istituzioni, per la sua dottrina, per i suoi regolamenti tutto l'esercito francese vive, pensa, agisce nella scia dell'esercito prussiano". Il bisogno, la necessità del rinnovamento si scontrò con la naturale resistenza che tutte le grandi istituzioni oppongono a ogni trasformazione.

Sir Basil Liddell Hart sosteneva che la Chiesa anglicana e l'esercito inglese costituivano le istituzioni più conservatrici della storia, ma l'Armée non era da meno. Tutte le innovazioni dell'apparato militare dovevano essere effettuate, come sostenne il ministro della Guerra generale Cissey: "sans apporter une perturbation dangereuse dans notre état militaire". Tradizioni e interessi corporativi, supportati da ragionamenti speciosi, portarono alla conservazione di vecchie specialità, come i "Chasseurs à pied", corps d'élite, sulla quale l'apposita Commission così si espresse: "Si les chasseurs à piéd n'existaient pas, la commission ne vous proposerait pas de les créer, mais ils existent […]". Si applicò la politica del "fait accompli" e "sans en créer, sans en supprimer".

Massima espressione fu la conservazione della cavalleria. Il ministro riconobbe che l'impiego, alla luce degli ultimi eventi bellici, era: "sinon fini, du moins considérablement amoindri" e, di conseguenza, ribadì che le napoleoniche cariche avevano: "[…] un emploi exceptionnel et pour ainsi dire accidentel de cette arme, mais en vue de son rôle d'exploration, au cours duquel peuvent se produire de grands combats de cavalerie contre cavalerie". La Revue scientifique, in cui i militari non avevano peso, nel 1886 tornava sul problema con La cavalerie sur le champ de bataille osservando sensatamente: "La cavalerie se trouve de la sorte dans un incontestable état de infériorité - que chaque jour s'accuse davantage - en presence de la mousqueterie et de la cannonade. Elle ne doit plus venir sur le champ de bataille.[…] dans la guerre moderne surtout, le combat de cavalerie est un incident". Fu chiesta ad esempio l'abolizione dell'arma dei corazzieri, specialità ormai anacronistica, motivazione del rifiuto fu la presenza della specialità nell'esercito tedesco. L'incredibile forza di sopravvivenza dell'arma fronteggia tutti gli attacchi. L'organizzazione, risalente alll'epopea napoleonica, resta invariata: cavalleria di riserva (Corazzieri con casco, corazza e spada), di linea (dragoni con casco, lancia e moschetto) e leggera (Chasseurs e ussari con kepi, spada e moschetto).

Per la fanteria si valuta l'aumento della portata delle armi e la necessità di coprirsi in posizioni difensive Alla prima idea di fornire attrezzi a un quarto degli effettivi, si eccepisce che il soldato non deve essere trasformato in un "terrassier", si aggiunge che il Francese é impressionabile e, al primo colpo, lascerebbe i suoi attrezzi per impugnare le armi e, di conseguenza, si assegnano solo "deux sapeurs porteurs d'outils" per compagnia.

La creazione dell'École supérieure de guerre. E.S.G. che doveva formare i futuri ufficiali di stato maggiore, i "brevetés", nasce tra grandi difficoltà con ampi dibattiti che coinvolgono riviste come Progrès, Spectateur, Revue d'histoire e quotidiani. Le problematiche della Difesa avevano un altissimo interesse per l'opinione pubblica e venivano dibattute sulle testate con peso nazionale da giornalisti specializzati. Una commissione diretta dal generale Pourcet (1871-1872), composta da 12 ufficiali generali, non arrivò a conclusioni condivise, tanto che vi fu una relazione di minoranza. La successiva, diretta nel 1874 dal generale Castelnau, avanzò proposte restate lettera morta. Finalmente il generale Courtot de Cissey, nuovo ministro della Guerra, bruciò i tempi e l'otto febbraio 1875 dispose la creazione di un corso speciale d'insegnamento superiore per preparare gli ufficiali al servizio di stato maggiore. Colpisce il suo dinamismo. Il 21 febbraio il bando fu pubblicato sul Journal officiel, il 5 marzo i candidati arrivarono al ministero, il 17 furono effettuate le prove scritte, dal due al 29 aprile gli orali, il 15 maggio si aprirono i corsi.

La scuola, denominata École supérieure de guerre E.S.G. sostituisce l'École d'application d'état-major. Era posta sotto la direzione di un ufficiale generale, membro del Conseil supérieur de la guerre, coadiuvato da tre sottocapi. Il corso, aperto a tutte le armi, era di due anni, oltre a un anno e mezzo o due di stage presso uno stato maggiore. L'età media dei partecipati andava dai 28 ai 38, con variazioni nel tempo; agli esami erano ammessi, dietro presentazione di un dossier con note professionali, capitani, tenenti e sottotenenti, con cinque anni di anzianità, di cui tre passati nel reparti. Gli ufficiali col brevetto di stato maggiore, continuavano ad appartenere all'arma di provenienza, nella quale concorrevano per gli avanzamenti. Un "brevet direct" poteva essere conseguito anche da capitani e ufficiali superiori sostenendo un esame speciale. Il servizio era assicurato da ufficiali "brevetés".

Il primo concorso vede 324 domande, 290 ammessi, 72 vincitori. Per circa 40 anni il numero degli ammessi subì fluttuazioni, nel 1906 sono 101 ma scende a 85 nel 1913. L'afflusso di aspiranti restava sempre altissimo, nel 1909 arriva a 514, con 89 ammessi, ossia 1/6. Il concorso era estremamente difficile, in pratica occorrevano circa due anni di preparazione. L'esame era selettivo, gli aspiranti dovevano sostenere cinque o sei prove scritte, tra cui la preparazione di un saggio su un argomento scelto dalla commissione esaminatrice, in un termine di sette ore. I vincitori, valutati "très bien" o "passable", ricevevano il "brevet d'état-major" che dava un'anzianità di sei mesi, costituiva un potente viatico per la futura carriera e sollevava fortissime gelosie tra gli altri ufficiali. Tra il 1876 e il 1883 si ha una percentuale di promossi provenienti dalle "armes spéciales", artiglieria e genio che, provenienti dal Polytechnique, dimostravano una maggior cultura professionale, si provvide allora a ridurre la parte scientifica negli esami aumentando le conoscenze generali. Nel 1912 sono promossi ben 68 ufficiali provenienti dalla fanteria, di cui quattro della fanteria coloniale, a cui si aggiungono 7 ufficiali di cavalleria e solo nove artiglieri e un ufficiale del genio.

Il nocciolo del corso era costituito da conferenze, studi strategici e storici a scuola, "travaux à domicile", esercizi tattici sul terreno e sulla carta, ispezioni delle frontiere, sopralluoghi sui campi di battaglia, visite a impianti e attrezzature industriali. Il corso abbracciava tutte le branche delle scienze belliche e l'amministrazione dell'esercito. Si applicava il principio dell'analisi di un caso concreto con una soluzione pratica e, partendo da un assioma di Moltke, si sosteneva che qualsiasi problema posto ad un gruppo di ufficiali doveva portare alla stessa soluzione. Nel 1889 furono ammessi i giochi di guerra, i tedeschi Kriegspiele. Presso la scuola, aperta ad ufficiali stranieri delle più diverse nazionalità, vi era una sezione riservata agli ufficiali della riserva. Erano previsti rapporti con la scuola superiore della Marina.

Comandante dell'École fino al 1880 fu il generale Jules Louis Lewall che aveva combattuto in Algeria, in Messico, nella campagna d'Italia e nella guerra del 1870, di poi ministro della Guerra e membro del Conseil supérieur de la guerre. Ufficiale stimatissimo, rinnovatore della cultura dell'Armée, autore di una lunga serie di articoli tra cui l'interessante Confèrence sur la marche d'un corps d'armée del 1870, scrisse Études de guerre. Partie organique, Introduction à la partie positive de la stratégie, Stratégie du combat e altre pubblicazioni tra cui La réforme de l'armée nel quale stigmatizzava: "La torpeur […] Elle ne voulut plus rien entendre ni connaître […] L'indifférence, l'atonie, le scepticisme" dei quadri militari.

Applicando un principio del ministro della Guerra: "Un enseignement nouveau, il faut un personnel nouveau", sostituì la stragrande maggioranza del corpo docenti. Proclamò che: "L'ignorance était depuis longtemps une des plaies de l'armée […] L'action, l'action quand même était la cri de tous les ignorants" e, ancora: "L'osservazione dei principi non è sufficiente per riportare la vittoria ma attenua singolarmente la disfatta. La scienza […] non è sufficiente per compiere grandi cose, ma impedisce di farne di detestabili" (10). Il suo metodo di insegnamento poteva essere racchiuso nel principio: "Placer les futurs officiers d'état-major en face de chacun des problèmes de la guerre, leur apprendre les principes qui mènent à leur solution, leur en montrer historiquement la valeur ou la certitude, enfin les leur faire résoudre sur le terrain".

Il generale Revol nelle sue memorie (11) dà una colorita descrizione della scuola negli anni 1903-1905. Effettua gli stages presso un reggimento di artiglieria a cavallo e un aristocratico reggimento di cavalleria che si vantava di avere i più bei nomi dell'aristocrazia francese ove è trattato con una certa condiscendenza. Premesso che la bontà dell'insegnamento era in rapporto allo spessore dei docenti, elenca i corsi obbligatori: storia militare, strategia e tattica generale, tattica applicata di fanteria, di cavalleria, di artiglieria, fortificazioni, servizio di stato maggiore, geografia, amministrazione, tattica navale, equitazione, lingua tedesca, mobilitazione, servizio ferroviario, servizio sanitario.

Il colonnello Gory, "officier de troupe", nel suo L'exercise du commandement criticava gli ufficiali di stato maggiore per la loro rigidità e per la sconoscenza delle difficoltà di esecuzione degli ordini. Mayer, un ufficiale dl alto livello intellettuale, che pure non era "breveté", il titolo accompagnava sempre il grado, controbatteva che non era necessario portare lo zaino per sapere quant'era pesante. Sapidamente aggiungeva che l'esperienza non è la miglior educazione al comando e citava il caso del cavallo di Marco Aurelio che aveva assistito a numerose battaglie senza nulla apprendere.

Sul valore dell'École il giudizio del generale Langlois, uno dei capi più rinomati, era sostanzialmente negativo. I corsi duravano solo due anni contro i tre della Kriegsakademie, l'accademia di guerra germanica, gli ufficiali "brevetés" erano assegnati agli stati maggiori di divisioni, brigate e corpi d'armata, mentre quelli tedeschi allo stato maggiore generale. La dottrina dell'École era in contrasto con quella applicata nei reparti dagli ufficiali non "brevetés", con una conseguente grande diversità di opinioni tra ufficiali generali che avevano scarse possibilità di lavorare insieme. Solo con l'applicazione del Décret sur le service des armées en campagne del 1895, rapportandosi alla dottrina maturata nelle campagne napoleoniche, l'Armée aveva adottato un'unica dottrina tattica. A suo giudizio la scuola cominciò realmente a funzionare dal 1911, prima funzionava "a strattoni" perché la dottrina strategica non si era ancora ben affermata e non si affermerà che a poco a poco. Prevedeva "dans quelques années d'excellens résultats" (12).

Di certo la nuova istituzione provocò, e non poteva essere altrimenti, una serie di "querelles" tra gli addetti ai lavori. Si accusò l'École di avere un'impronta prussiana, di non apririsi verso l'esterno, si pose la domanda: la scuola doveva produrre ufficiali di stato maggiore o futuri capi? Gli ufficiali non erano troppo giovani per affrontare le problematiche dell'alta strategia, gli ufficiali superiori non avevano già una loro esperienza e una loro personalità? Per volontà di Foch, direttore della scuola, negli stessi locali il 21 ottobre 1910 fu aperto il Centre de hautes études militaires C.H.E.M., con lo stesso comando, aperto ai più brillanti allievi dell'École, i futuri "élèves-maréchaux". La durata del corso, sotto la direzione del Conseil supérieur de la guerre e dell'État-major dell'Armée, era di sei mesi, con stages presso armate e gruppi d'armate, studi strategici e studi dei problemi militari sulla carta e sul terreno, "d'un ordre essentiellement pratique" (13). Con molta approssimazione si può dire che la prima insegnasse tattica e la seconda strategia.

Dalla Scuola uscirono i capi dell'Armée. Gamelin ammesso ai corsi all'età di 27 anni, Foch a 34, Fayolle a 37. Il valore dell'E.S.G., considerata la "colonne vertébralle" e la fonte dottrinale dell'Armée, venne messo in luce nella Grande Guerra quando "brevetés" erano sei su sette comandanti d'armata, 2/3 dei comandanti di corpo d'armata, 40 su 46 divisionari, 18 su 21 comandanti dell'artiglieria dei corpi d'armata. Negli anni 1930-1940, su 45 generali di corpo d'armata, di armata e di gruppi d'armate 43 erano usciti dalla Scuola. I docenti erano prestigiosi, si alternarono generali come Bonnal, Maillard, de Langle, Buat, Foch, Pétain, Lanrezac e Fayolle.

Finalmente con la legge del 20 marzo 1880 sul servizio di stato maggiore, si crea un État-major général in caso di guerra, composto da uno stato maggiore dell'interno e uno stato maggiore dell'esercito (E.M.A.) e, il successivo sei maggio, si nomina il capo di stato maggiore dell'Armée, incaricato di assistere il generale in capo che verrà designato in caso di guerra. Nel 1882, la Commission de l'éducation militaire, presieduta da Paul Déroulède, rende obbligatori corsi di ginnastica ed esercizi militari in tutte le scuole di insegnamento "secondaire et primaire", si creano i "bataillons scolaires", che, organizzati militarmente, in uniforme si esercitavano alle marce, al maneggio delle armi e al tiro. Nello stesso anno con un'altra legge si disciplina l'amministrazione dell'esercito, l'intendenza è subordinata al comando e si costituisce un corpo di ispettori.

Nel 1883, la durata del servizio attivo è fissata a tre anni, con la stessa legge vengono concessi benefici alla categoria dei sottufficiali, creandosi altresì il grado di adjudant de compagnie. I sottufficiali, che nel 1881 erano 8000, passano a 31.000 alla vigilia del conflitto. La Germania ne schierava 110.000. La considerazione nella quale erano tenuti non era altissima se i nominativi degli effettivi dell'Armée erano pubblicati divisi in due colonne, una per gli ufficiali, l'altra per i graduati per i quali non vi era distinzione di grado. Il problema risaliva a molti anni prima e un grido d'allarme era stato lanciato dalla Revue militaire française del 1870, la guerra è imminente, che scriveva: "nos corps de sous-officiers appauvris et déja presque insuffisants" (14).

Quando nel 1905 il servizio viene ridotta a due anni, la reazione dei militari è furente. Ironicamente si parla di: "l'intérêt supérieur de la Republique- sourtout l'intérêt électoral personnel" (15). Si aggiungeva che: "Les hommes qui passaient trois ans sous les drapeaux pouvaient encore être legitimement considérés comme des soldats. Col servizio di due anni non avrà niente a che fare con quello che consideriamo un soldat […] bisogna rassegnarsi come a una ineluttabile fatalità […]. Il generale de Négrier non era di diverso avviso, ma si esprimeva in modo più soft: "La loi militaire de deux ans amène une certaine diminution de notre puissance militaire" (16). Il catastrofismo impregna le parole di altri ufficiali. Il commandant Munier: "Ruine des effectifs et des cadres" (17), il generale Jamont andava giù più pesante ancora: "La legge del 1905 è una stupidità, una infamità, diciamo la parola, un tradimento che lascia la Francia alla mercé della Germania". La strenua opposizione ad ogni contrazione della durata del servizio sara un leitmotiv dei militari di ogni nazionalità e di tutte le epoche.

Il 13 ottobre 1888, si aggiunge un altro tassello all'opera di ricostruzione , con un "décret" si regola l'organizzazione delle colombaie. L'interesse per i piccioni viaggiatori risaliva all'assedio di Parigi del 1870, quando erano l'unica possibilità di comunicazione con l'esterno. L'arma del Genio elabora "réglements" e "instructions" provvede all'organizzazione e all'istruzione del personale e in tutte le piazzeforti s'impiantano colombaie. Quelle di Parigi sono militarizzate e si decreta che tutti i volatili verranno requisiti in tempo di guerra. Un'"instruction" del dicembre 1897 stabilisce un censimento annuale dei proprietari e si organizzano "Concours d' État", con ricompense agli allevatori.

Il sette agosto 1913 fu promulgata la legge che portava a tre anni il servizio militare, votata da 339 deputati contro 223, mentre al Senato passò senza opposizioni. Il servizio sarà definito in pace "impôt du temps" e in guerra "impôt du sang". Il provvedimento era la risposta alla legge tedesca del 30 giugno 1913 che portava gli effettivi in tempo di pace a 830.000 uomini, aumentando il numero degli uomini della riserve. La Germania avrebbe potuto mobilitare 5.400.000 uomini in luogo dei precedenti 4.370.000. L'allarme in Francia era stato vivissimo. Il quotidiano Le Temps il 21 febbraio sosteneva: "La Germania prepara contro di noi una campagna fulminante, escludendo l'impiego delle riserve, bisogna opporre un esercito più omogeneo, comportante una forte proporzione di elementi attivi". Gli oppositori alla legge, tra essi l'irriducibile Émile Mayer, sostenevano che prolungare per il terzo anno il servizio per soldati già addestrati, comportava una spesa che poteva essere meglio impiegata nel miglioramento dei materiali. La risposta era chiara, scopo della legge non era il prolungamento della durata del servizio militare, ma il prezzo da pagare per portare gli effettivi all'altezza di quelli tedeschi. Se ne faceva interprete il ministro della Guerra il quale il sette aprile assicurava: "[…] un esercito sul piede di guerra [che] marcerà 24 ore dopo l'ordine di mobilitazione". Le parole del generale Pau erano tranquillizzanti: "[la legge] é il coronamento di un'opera a lungo respiro, di cui le basi sono state posate dopo numerosi anni e la cui realizzazione, accelerata per gli ultimi avvenimenti, è stata condotta con un metodo e uno spirito dei più rimarchevoli". Sulla stessa linea era il politico Herriot il quale aggiungeva: "Per parte mia, io non vedo nelle misure attuali della Germania che lo sbocco di una politica iniziata prima del 1870, continuata dopo la nostra disfatta e portata questo anno al suo effetto massimo".

Commentava J. Monteilhet, accreditato storico militare: "La loi de 1913 se présente donc comme une parade à la menace allemande, parade destinée, au moins dans la pensée des républicains qui l'ont votée, à tomber avec cette menace elle-même". La legge nasceva anche da considerazioni politiche, era un messaggio agli alleati e all'Europa. Le Temps scriveva: "In queste gravi circostanze la Francia è chiamata a portare avanti al mondo la testimonianza del suo vigore nazionale". Nella vicina Gran Bretagna, ex nemico storico, fu accolta con consenso profondo. Si legge sul Times: "È impossibile non pagare alla grande nazione francese un tributo di profonda ammirazione per l'atteggiamento virile con cui ha accettato e raccolto la sfida tedesca". Di rinforzo il Daily Mail: "Tutta l'Europa ci osserva con uno spregio silenzioso […] L'Inghilterra si rallegra dell'eroismo del popolo francese, semplicemente perché ci dà un pretesto alla nostra inazione […] diventa sempre più difficile a tutti gli Inglesi che si rispettano guardare un Francese negli occhi".

Nel 1887 si crea il Service geographique de l'armée affidato a capi prestigiosi. All'inizio della guerra del 1870 i quadri non disponevano di carte topografiche del territorio francese, nella beata sicurezza che i combattimenti si sarebbero svolti in territorio germanico. Vi fu di conseguenza una corsa alle carte tedesche della Francia e solo negli ultimi quattro mesi di guerra il Service i riuscì a stamparne 15.000 del suolo francese.

Finalmente il 6 maggio 1890 viene creato l'État-Major de l'Armée, diretto dal generale Mirabel. Sua missione è lo studio delle questioni relative alla difesa del territorio e la preparazione delle operazioni di guerra. Nelle sue attribuzioni vi era la mobilitazione e la concentrazione dell'esercito, l'impiego delle ferrovie e dei canali di navigazione, della telegrafia militare e degli aerostati. Riorganizzato sotto gli ordini di un capo di stato maggiore generale coadiuvato da due sotto capi, era diviso in cinque bureaux. Il primo per il personale, il secondo per l'organizzazione e mobilitazione dell'esercito, il terzo statistiche militari e studi sugli eserciti stranieri, il quarto operazioni militari e istruzione dell'esercito, il quinto trasporti e archivi. Alla mobilitazione il capo di stato maggiore diveniva il comandante del principale gruppo di armate impiegato nelle operazioni. Solo in tempo di guerra si scinderà in due parti, una presso il gran quartiere generale delle operazioni, l'altra presso il ministero. La soluzione è farraginosa, in pratica il problema dell'esercizio del comando in guerra non è risolto e il capo di stato maggiore generale è sempre il principale collaboratore del ministro. Basti pensare che, alla caduta di un gabinetto, cosa che si ripeteva con preoccupante frequenza, il subentrante ministro della Guerra aveva il potere di nominare un nuovo capo di stato maggiore. Conseguenza dal 1871 al 1886 si succedono 12 capi di stato maggiore; in Germania tre, Moltke, che lascia la carica per limiti d'età, Waldersée e Schlieffen che ricoprirà la carica fino al 1906.

Quando nel 1881, inizia la politica di espansione coloniale, nasce la necessità di uno strumento militare destinato a queste operazioni. Il problema fu posto all'ordine del giorno dal Conseil supérieur de la guerre per la prima volta nella seduta del 23 gennaio 1882, si discute sull'organizzazione di un corpo "sempre pronto ad essere trasportato al di là del mare in un punto qualsiasi ove gli interessi del paese siano minacciati senza la necessità di una mobilitazione generale". Il Dictionnaire militaire, encyclopédie des sciences miltaires (Paris 1898) così definisce il corpo: "Un rassemblement des forces désignées pour coopérer à une expédition dont l'éloignement de la mére patrie nécessite une organisation particulière". Questo "rassemblement" verrebbe oggi definito una forza di proiezione fuori area. Portata a termine la missione il corpo veniva sostituito da truppe regolari che provvedevano all'occupazione e alla "pacificazione" del paese.

Dopo venti anni di discussioni il 7 luglio 1900 l'Armée coloniale è organizzata con un proprio bilancio. La forza comprende 19 reggimenti di fanteria e sette di artiglieria, con uno stato maggiore e un servizio di sanità. Tutte le truppe indigene delle colonie ne facevano parte, ad eccezione di quelle dell'Afrique du Nord. Gli scambi di ufficiali inferiori tra i due eserciti erano strettamente regolati, mentre gli alti ufficiali potevano liberamente transitare nell'Armée e entrare nel Conseil supérieur de la guerre. I passaggi tra l'Armée e l'Armée coloniale per gli ufficiali inferiori erano strettamente regolati, mentre gli alti ufficiali potevano liberamente transitare nell'Armée e entrare nel Conseil supérieur de la guerre. In Francia era dislocato un corpo d'armata coloniale su tre divisioni.

Nel 1906, si dà vita al Conseil supérieur de la défense nationale C.S.D.N. organo consultivo che, sotto la direzione del presidente della Repubblica, associava i ministri della Guerra, della Marina, delle Colonie, delle Finanze e degli Affari esteri per coordinare l'azione dei diversi dipartimenti. Il Conseil era fiancheggiato da un Comité composto dal Directeur des Affaires politiques del ministero degli Affari esteri e dai capi di stato maggiore dell'esercito e della marina. Vi era poi un segretariato composto dal segretario del Conseil supérieur de la guerre e da tre ufficiali superiori designati dai ministeri della Guerra, della Marina e delle Colonie. Il generale Langlois nel 1911 sosteneva trattarsi di un "diminutif du conseil des ministres […] Bien, le Conseil supérieur de la défense nationale n'a, pour ansi dire, jamais functionné". Agli studi storici e strategici si cominciò a dare un nuovo impulso. Finiva l'epoca in cui gli "écrivains" militari erano spregiosamente definiti "écrivassiers" e gli alunni dediti agli stessi studi "crétins potasseurs".

La ricostruzione dell'esercito fu accompagnata da nuove pubblicazioni che si aggiunsero alle precedenti. Nel 1871 nasce il Bulletin militaire de l'étrangère, che, l'anno successivo, si trasformò in Revue militaire de l'étrangère, assumendo il titolo di Revue militaire des armées étrangères nel 1873. La rivista nel 1899 si divise in Revue militaire redatta dallo stato maggiore e Revue militaire des armées étrangère, seguite nel 1901 dalla Revue d'histoire con una Section historique. Nel clima di appassionato interesse per le problematiche militari che impegnava la società francese dell'epoca, nacque nel 1874 la Revue d'artillerie che raggiungerà un grande prestigio. Sarà una fonte di riferimento per i suoi studi sull'aviazione tra il 1900 e il 1908. Nel 1907 fu fondata la Revue militaire générale che terminerà le pubblicazioni nel 1937, mentre il Journal des sciences militaires, la Revue militaire des armées étrangères e la Revue d'histoire si fusero nel 1921 nella Revue militaire française. Queste testate si aggiungevano a pubblicazioni come il Journal des sciences militaires creato nel 1825, Le Spectateur militaire a distanza di un anno, il Journal de l'armée nel 1833 e Le moniteur de l'armée, creato dal ministero nel 1840 che raggiungevano parecchie migliaia di copie. La prima rivista militare fu però Memorial, nata nel 1802 su impulso di Napoleone Primo Console.

L'anno 1911 fu un anno importante nella storia militare francese. L'annoso problema del comando in guerra venne finalmente risolto col decreto sur le Service des armées en campagne del 28 luglio. Il provvedimento era stato preso quando il Parlamento, come sempre mal orientato, l'opinione pubblica, la stampa avevano appreso dal ministro della guerrra Goiran, che: "Non vi è un generalissimo […] non vi è che un vice presidente del Conseil supérieure de la guerre […] Il governo deve conservare, in caso di guerra, l'alta direzione dell'insieme delle operazioni: suo esecutore é il ministro della Guerra. Vi sono dei comandanti di gruppi d'armate; a ciascun comandante di gruppo d'armate si darà una missione, per eseguirla avrà la massima autonomia". Goiran rispondeva a una interrogazione del senatore de Tréveneuc sul comando dell'esercito e il ruolo del generalissimo. Si riteneva comunemente che il vice presidente del Conseil sarebbe stato il comandante di tutte le forze armate in guerra, mentre era il comandante designato del gruppo d'armate del Nord-Est, nell'eventualità di una guerra contro la Germania. Col nuovo decreto, che va a grande merito del ministro della Guerra generale Messimy, a un ufficiale generale membro del Conseil supérieur de la guerre veniva conferito il titolo di Chef d'état-major général e comandante in capo designato del gruppo d'armate del Nord-Est, assumendo il ruolo e le funzioni del soppresso vice président del Conseil supérieure de la guerre. Assumeva altresì il comando dello stato maggiore dell'Armée, con l'incarico della preparazione di una guerra che appariva ineluttabile. Messimy si era messo in luce nel 1907 con la proposta di un unico ministero della Défense nationale, idea per l'epoca inconcepibile.

Nel decreto si stabiliva: "Il capo di stato maggiore dell'armée seconda il capo di stato maggiore generale per tutte le questioni relative alla preparazione alla guerra e tratta direttamente col ministro per gli affari del servizio corrente". In caso di mobilitazione "il reste auprès du Ministre", il primo sottocapo di stato maggiore dell'armée, che dirigeva in tempo di pace il primo gruppo dello stato maggiore, in caso di guerra, assumeva la carica di major général del gruppo d'armate del Nord-Est, agli ordini dello Chef d'état-major général. Il generale Langlois trovava l'innovazione molto saggia, perché affiancava al ministro un ausiliario "precieu" e dava al generalissimo un "major général" ben orientato. Sosteneva altresì che questo cambiamento di nome appariva "un peu puérils", ma considerava la riforma "fort heureuse".

In caso di guerra, le forze sarebbero state distribuite, per ogni teatro di operazioni, secondo le necessità, in armate e in gruppi d'armate. Commandant en chef era il titolo che spettava al comandante delle forze di un teatro di operazioni. Il piano di battaglia restava di competenza del goveno attraverso il ministro della Guerra. Si statuì anche sulla composizione dell'alto comando che comprendeva l'insieme degli ufficiali generali comandanti di unità superiori ai corpi d'armata, il Conseil supérieur de la guerre, il Comité d'état-major, i comandanti dell'École supérieure de guerre, del Centre d'hautes études militaires, e, infine lo stato maggiore dell'esercito.

Il costituito Comité consultif d'état-major doveva occuparsi dei problemi relativi al funzionamento tecnico dei servizi di stato maggiore. Lo stato maggiore assumeva nuove dimensioni e si divideva in tre gruppi, i primi due per la preparazione alla guerra, il terzo per gli affari correnti.

Primo gruppo:
1° Bureau delle operazioni militari e dell'istruzione generale dell'esercito (antico 3° bureau).
2° Bureau di studio dell'organizzazione e della tattica degli eserciti stranieri (antico 2° bureau).
3° Bureau delle ferrovie e delle tappe (antico 4° bureau).

Secondo gruppo:
1° Bureau dell'organizzazione e della mobilitazione dell'esercito (antico 1° bureau),
2° Bureau d'Africa,
3° Bureau e storico.

Terzo gruppo:
1° Bureau del personale di servizio allo stato maggiore.
2° Bureau incaricato degli affari del servizio corrente dello stato maggiore.
3° Bureau amministrativo.

Note

1. Digeon Claude. La crise allemande de la pensèe française (1870-1871). Paris 1959. [torna su]

2. Ambert, général. Recits militaires. Aprés Sedan. Paris 1884. [torna su]

3. Girardet Raoul. La societé militaire dans la France contemporaine (1815-1939). Paris 1953. [torna su]

4. Destrée Jules. L'effort britannique. Contribution de l'Angleterre à la guerre européenne. Août 1914 - Fevrier 1916. Bruxelles et Paris 1916. [torna su]

5. Gorge, Paul-Marie de La. Le armi e il potere. L'esercito francese da Sédan all'Algeria. Milano 1967. [torna su]

6. Stoffel. Rapports militaires écrits de Berlin. Paris 1871. [torna su]

7. Général Zurlinden. Souvenirs de captivité (Novembre et décembre 1870). Revue des deux mondes 1902. [torna su]

8. Monteilhet J. Les institutions militaires de la France (1814-1932). Paris 1932. [torna su]

9. Gilbert capitaine. Essais de critique militaire. Paris 1890. [torna su]

10. Lewal, général. Études de guerre. Partie organique. Paris 1873. [torna su]

11. Revol J. A l'École supérieure de guerre (1903-1905). Revue historique des armées 1979. [torna su]

12. Langlois, H. Le haut commandement. Revue des deux mondes 1911. [torna su]

13. Langlois, H. Le haut commandement. Revue des deux mondes 1911. [torna su]

14. Golstein, F de. Des écoles de sous-officiers en Prusse. Revue militaire française 1870. [torna su]

15. Broglie, lieutenant-colonel de. Comment rendre acceptable le service de deux ans. Revue des deux mondes 1904. [torna su]

16. Négrier, général de. Le morale des troupes. Revue des deux mondes 1905. [torna su]

17. Munier commandant. La nation, l'armée et la guerre. Paris 1907. [torna su]

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