It.Cultura.Storia.Militare On-Line
invia stampa testo grande testo standard
Bookmark and Share
[HOME] > [icsm ARTICOLI] > [da icsm: Storia Antica]
Strategikon
by Gianfranco Cimino - 18/05/02
[torna indietro]
Poiché recentemente in alcuni post è stato più volte citato, e spesso a sproposito, lo Strategikon, opera a carattere militare attribuita all'Imperatore romano d'Oriente Maurizio, ritengo che possa interessare a qualcuno dei frequentatori di ICSM qualche notizia in più su di essa. Purtroppo ragioni di tempo e di spazio mi impediscono una disamina più approfondita, mi limiterò perciò a qualche considerazione sull'interpretazione dell'opera ed a una descrizione sommaria dell'organizzazione e dell'armamento dell'esercito romano quale si deduce dallo Strategikon.

Gran parte dell'opera è dedicata all'organizzazione, equipaggiamento, tattica e condotta delle operazioni dell'esercito romano d'Oriente; v'è qualche parte ripetuta, ma per la maggior parte si tratta di consigli pratici. Da notare che a quel tempo gli ordini vengono ancora dati in latino, e la nomenclatura è un misto di termini greci e latini.

Nel capitolo 11 troviamo poi quattro corti saggi dedicati a come combattere i principali nemici dell'Impero in qual periodo (fine VI - inizio VII secolo), e cioè i Persiani, gli Slavi ed Antae, gli Avari e gli altri Sciti ed i barbari occidentali. Le raccomandazioni che qui vengono fatte sono simili a quelle già avanzate da Ammiano, Procopio ed Agathias.

L'ultimo capitolo (il dodicesimo), fu aggiunto dopo la stesura del corpo principale del testo, ed incorpora un trattato su equipaggiamento, organizzazione e tattiche della fanteria, steso forse originariamente in epoca Giustinianea, una Cynegetica (probabilmente scritta da Urbicius, generale romano di quell'epoca), il diagramma di un campo fortificato, e (ma solo in tre dei manoscritti in cui ci è giunta l'opera) l'Epitedeuma dello stesso Urbicius.

Le tre traduzioni più recenti sono quella in Rumeno (Arta Militara - Bucarest 1970, traduzione di H. Mihaescu), quella in Tedesco (Das Strategikon des Maurikios - Vienna 1981, traduzione di E. Gamillscheg) e quella in Inglese (Filadelfia 1984, traduzione di G.T. Dennis). La traduzione inglese non include l'Epitedeuma di Urbicius, è senza testo greco a fronte ed è stata soggetta a critiche perché ritenuta imprecisa (un problema sempre presente con le traduzioni da lingue come il Latino o il Greco).

Prima di passare ad illustrare il contenuto dell'opera, mi voglio soffermare su alcuni problemi ad essa connessi. Nonostante infatti che lo Strategikon sia un manuale essenzialmente pratico, vi sono delle problematiche connesse all'individuazione dell'autore (e quindi al periodo in cui l'opera fu stesa), alla terminologia usata, ed allo scopo stesso per cui lo Strategikon fu scritto.

Per prima cosa l'autore: lo Strategikon è stato di volta in volta attribuito a Urbicius, ad un altro generale di nome Rufus, allo stesso Maurizio o addirittura ad Eraclio. Anche se la controversia non è stata chiusa definitivamente, ragioni di coerenza interna fanno supporre che esso sia stato scritto tra il 592 d.C. ed il 610 d.C. (più probabilmente nell'ultima decade del VI secolo), e quindi, allo stato attuale, sembra l'Imperatore Maurizio l'autore (o il committente) più probabile, anche se non sono da escludere rimaneggiamenti successivi, sotto i regni di Foca o Eraclio. Vi sono poi delle difficoltà di terminologia, accuite anche da traduzioni non esatte, che rendono un'esatta lettura dello Strategikon problematica; nel seguito ne illustrerò solo due, per evidenziare come anche le fonti primarie abbiano bisogno di essere ben tradotte, interpretate e viste nel contesto storico in cui furono scritte, per evitare inesattezze grossolane. La prima difficoltà riguarda l'armamento della cavalleria di quel periodo; la traduzione inglese rende il termine kontarion con la parola inglese spear (un qualcosa di mezzo tra un lungo giavellotto o una lancia corta), mentre invece kontarion, affine al contus latino significa lancia (ed una lancia pittosto lunga, come il kontos classico). Inoltre spesso l'imperativo del testo greco originale è stato tradotto con l'inglese should, falsando ulteriormente il significato del testo. E' sembrato così che l'autore dello Strategikon volesse solo consigliare un certo tipo di armamento, e non precriverlo Questo ha prodotto l'errata impressione che l'opera descrivesse il passaggio da una forza di cavalleria armata principalmente di spear ed arco ad una forza di cavalleria armata pricipalmente di lancia ed arco. Tale impressione è stata ulteriormente rafforzata dall'idea che la cavalleria romana descritta da Procopio da Cesarea nella sua opera sulla guerra gotica, terminata qualche decennio prima della stesura dello Strategikon, fosse armata di spear anziché di lancia. Tale teoria è basata sull'uso continuo da parte di Procopio della parola dory (spear) quando parla dell'arma da mischia della cavalleria; in realtà però lo scrittore usa un atticismo, ovvero impiega volutamente un vocabolo classico al posto di quello tecnico in uso a quei tempi (kontarion, per l'appunto). In effetti anche le descrizioni che Procopio ci dà degli scontri tra i Romani ed i Goti ci fanno capire che la cavalleria romana usasse lance e non spears.

L'uso dell'atticismo ci riporta alla terminologia usta dallo Strategikon nel descrivere i vari nemici affrontati dai Romani al tempo della stesura dell'opera, terminologia a volte volutamente vaga. Così, per esempio gli Avari non vengono chiamati col loro nome, ma vengono definiti Sciti (popolazione oramai scomparsa da tempo), e l'autore fa un uso del tutto generico della frase "popoli dai capelli biondi". Poiché lo Strategikon si riferisce principalmente alle popolazioni contemporanee con cui l'esercito romano lotta, i "popoli dai capelli biondi" sono principalmente i Longobardi (sono citati però anche i Franchi). In altri passi (III, 5, 29-34) invece l'autore, illustra come il cavaliere debba proteggere sè stesso e la testa del suo cavallo con lo scudo, "alla maniera dei popoli dai capelli biondi". Questo uso dello scudo da parte della cavalleria romana è attestato già dal IV secolo, ed è di presumibile origine Gotica. Tutto ciò ci fa capire che la frase " popoli dai capelli biondi ", come il sistematico uso del termine Sciti per designare non solo gli Avari, ma anche altri popoli nomadi, non è altro che un topos letterario, tanto comune alla letteratura di quei tempi, e non può essere presa isolatamente, ma legata al contesto; soprattutto non può essere usata per trarne conclusioni etnografiche, visto anche che stiamo parlando di un manuale scritto da un soldato (sia pure letterato) per altri soldati.

Ciò premesso passiamo ad esaminare lo scopo reale per cui lo Strategikon fu steso. Esso è espresso chiaramente dall'autore nella sua introduzione (Strat. Pr. 10 - 17) quando afferma che lo stato delle forze armate è stato trascurato per troppo tempo, cosicchè anche coloro che sono destinati al comando non conoscono a sufficienza la materia ed incorrono in ogni genere di difficoltà; di qua la necessità di un manuale destinato ai futuri comandanti. Lo Strategikon non tratta quindi di come riequipaggiare l'esercito romano, ma piuttosto, fermo restando l'equipaggiamento, di come razionalizzarne e semplificarne l'organizzazione, stabilendo un'efficace catena di comando. Ciò si è reso necessario per la mancanza di disciplina ed ordine all'interno delle forze armate, e la conseguente incapacità di mantenere la loro efficienza di combattimento per lunghi periodi. La bontà della riorganizzazione effettuata è tale che anche la Taktica di Leone VI, scritta circa tre secoli dopo, adotterà largamente l'organizzazione descritta nello Strategikon.

Passiamo ora a descrivere l'esercito romano come delineato nello Strategikon, iniziando dalla cavalleria. L'unità base della cavalleria è il bandon di 300 massimo 400 uomini; più banda, variamente uniti in moirai, formano un meros di 6.000 o 7.000 uomini. Viè ancora una divisione tra unità di elite ed unità di prima e seconda linea, che riflette l'antica divisione tra Palatini, Comitatenses e Pseudo Comitatenses originata nel IV secolo d.C.

L'esercito schiera così unità di elite (i meros dei Boukellarioi, Optimatoi e Phoideratoi), unità di prima linea (i meros di Vexillationes e Illyrikani) e meros composti da truppe più ordinarie. I Boukellarioi fungono da guardie del corpo, e sono dotati di protezioni più pesanti e di stendardi particolari (Strat. 1.1). Vexillationes, Phoideratoi ed Illyrikiani, occupano la prima linea dello schieramento, nell'ordine in cui sono citati, partendo dall'ala sinistra. Gli Optimatoi sono considerati truppe scelte, e tenuti in riserva. Le altre unità di cavalleria sono schierate nella seconda linea dello schieramento. La profondità dello schieramento assunto sul campo riflette la qualità delle truppe: I Boukellarioi combattono in 5-7 ranghi, Vexillationes, Phoideratoi ed Illyrikiani combattono in 7-9 ranghi, mentre le unità composte da truppe più ordinarie combattono in 8-10 ranghi (Strat. 11.6). I meros dei Vexillationes, Phoideratoi ed Illyrikiani sono divisi in tre moirai.

Per quanto riguarda l'origine di tali unità, le Vexillationes sono le discendenti delle unità di cavalleria dell'esercito Praesentalis Orientis tardo romano, mentre per gli Illyrikiani il discorso è più difficile: potrebbero essere i discendenti degli Illyriciani, cavalleria leggera romana armata principalmente di giavellotto, oppure le unità di cavalleria superstiti già agli ordini del Magister Militum per Illyricum, o anche unità reclutate nell'Illirico. Due fattori li distinguono dalle Vexillationes: gli Illyrikiani parlano latino e vengono schierati su 8 ranghi; poiché è conosciuto il nome di un soldato del XV bandon di Illyrikiani, è presumibile che ci fossero almeno 15 banda di essi.

Mentre i meros di cui abbiamo prima parlato sono reclutati tra i cittadini romani, i Phoideratoi sono a reclutamento misto, principalmente barbaro, pur potendo accogliere cittadini romani. L'autore dello Strategikon li cita (Strat. 11.8) come esempio per darci un'idea dell'organizzazione di un meros; il meros dei Phoideratoi è organizzato in tre moirai, quella centrale (i defensores) composta da 10 banda, le due laterali (i cursores) composte da 3 banda. Anche gli altri meros dovevano presumibilmente avere organizzazioni simili, con l'eccezione degli Optimatoi.

Gli Optimatoi sono un'unità particolare, formata da una sola moira, ma con i tagmata costituenti rafforzati (potevano avere più dei 400 effettivi che normalmente erano il limite massimo per un bandon) e presumibilmente composta da stranieri di fede Ariana, quindi Goti o Longobardi.

I Boukellarioi discendono invece dalle guardie del corpo dei generali tardo romani (Bucellarii, dal nome di una galletta usata dai militari), essi originariamente erano più legati al loro "datore di lavoro" che allo stato, ma, ai tempi della stesura dell'opera, sono diventati parte integrale dell'esercito regolare, anche se ancora all'inizio del VII secolo sono attestati Boukellarioi al seguito di uno specifico generale.

Passando ora all'armamento della cavalleria, la descrizione che ce ne fa lo Strategikon, come prima detto, è alquanto oscura, La soluzione più probabile è che i primi due ranghi e l'ultimo, composto dai soldati migliori, fossero equipaggiati di lancia, spada, arco e scudo, quelli intermedi di solo arco e spada, tutti i ranghi sono poi dotati di un'armatura metallica che protegge la testa ed il corpo; solo i Boukellarioi avevano gli arti superiori protetti. Una soluzione alternativa proposta è che i lancieri non fossero dotati di arco. Inoltre gli Optimatoi non portano archi, ma solo lance, così come le reclute dei Phioderatoi. Ove possibile i primi ranghi dovevano avere una qualche forma di protezione per i cavalli. Da notare che tra l'equipaggiamento sono citate le staffe (Strat. I, 2), e che i soldati di cavalleria sono denominati cabalarii (niente cataphractoi !!). La cavalleria leggera, principalmente armata di arco, è invece fornita soprattutto da alleati (Symmachoi) o altre truppe irregolari straniere (Ethnikoi), soprattutto Unni e Mori.

Passiamo ora a descrivere la fanteria, che a quel tempo sta perdendo rapidamente d'importanza, tanto che a volte la prima linea può essere composta interamente di cavalleria.

La fanteria è divisa in fanteria pesante (skoutatoi) e fanteria leggera (psiloi). Gli skoutatoi sono armati di una corta lancia, di una spada, di dardi e fionde, e protetti da uno scudo e, almeno per le prime file, da un'armatura. La lancia corta veniva usata contro la cavalleria, mentre, nei combattimenti di fanteria, veniva lanciata immediatamente prima del contatto. Tutto ciò doveva dare agli skoutatoi sembianze vagamente tardo romane. Gli psiloi sono armati di arco o giavellotto e possono essere schierati nei ranghi posteriori degli skoutatoi, se armati di arco, in modo da offrire loro supporto col tiro. Questi psiloi sono in proporzione di 1 a 4 con gli skutatoi, così un'unità ad 16 ranghi avrà 12 ranghi di skoutatoi e 4 di psiloi. I restanti psiloi vengono utilizzati in unità proprie di fanteria leggera. La fanteria è divisa in tagmata di circa 300 uomini; sul campo essa viene divisa in tre o quattro meros di circa 6000 -7000 uomini.

L'impressione che ne deriva è quello di un esercito romano semipro più basato sulla cavalleria: nel VI secolo d.C. la fanteria già svolgeva un ruolo puramente difensivo o di supporto, nel VII secolo essa declina anche in numero, cosicchè nell'VIII secolo essa quasi scompare dal campo di battaglia.

Nota bene: ho cercato di translitterare i termini greci nel nostro alfabeto, seguendo l'esempio degli autori, principalmente anglosassoni, che ho consultato, non sono però sicuro dei risultati ottenuti; la pronunzia è però differente, essendo simile a quella del greco moderno; ad esempio bandon si legge vandon.
[HOME] > [icsm ARTICOLI] > [da icsm: Storia Antica]