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Grande guerra , Carso ed acqua
by Aerei Italiani - 28/04/03
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Brevi appunti tolti da pubblicazioni d'epoca. Durante le 11 offensive italiane nell'Isonzo e per tutto il tempo della permanenza delle truppe negli "altipiani" carsici un grande problema affrontato dal comando italiano fu quello del rifornimento idrico alle truppe. In queste zone irregolarmente servite da fiumi e torrenti , al pari di strade di comunicazione l'approvigionamento idrico doveva essere il più semplice e veloce possibile onde evitare inutili sprechi di forza lavoro tolta alla prima linea e mettere quest'ultima in grado di combattere nelle nuove posizioni da poco conquistate. Possiamo dare notizia delle opere effettuate nei due settori principali:
- Settore del Carso
- Settore del Sabotino

Settore del Carso.(3º Armata)
L'acqua principalmente tratta dal fiume Isonzo , dopo il possesso delle sponde sul margine occidentale del Carso tra Rubbia e Monfalcone se da un lato si dimostrò qualitativamente accettabile pose un serio problema: l'eliminazione delle corveè acque che venivano effettuate attraverso la rete stradale già oberata dal munizionamento e dal vettovagliamento con la sostituzione di una rete idrica capace di rifornire le trincee e/o comunque la prima linea. In relazione all'avanzamento del fronte già nel dicembre del 1915 erano in funzione (inizio del lavori ad ottobre) tre centrali idriche a Vermigliano, a Polazzo e a Sdraussina che alimentavano una conduttura di 4 km di sviluppo con 22.500 litri d'acqua all'ora. nei primi mesi del 1916 si aggiunsero quello di Peteano-S.Michele, Bosco del Cappuccio, Bosco Gancia-Castelnuovo, Dolina di Galleria, Redipuglia, Monfalcone-Mandria.Alla offensiva dell'agosto per la "liberazione" di Gorizia la rete aveva 28km di condutture ed una portata di 50.000 litri con una potenza di 80hp. Dopo l'avanzata per i primi mesi con l'attestamento nel Vallone di Doberdò l'acqua fu trasportata tramite botti carreggiate ed autoportate, solo nell'agosto 1917 con una profonda riorganizzazione degli impianti con la creazione di nuove centrali fu possibile portare le condutture a 120km di sviluppo con l'erogazione di una portata oraria di 400.000 litri. Alla vigilia di Caporetto le condutture arrivarono a raggiungere i 140km con 10.000.000 milioni di litri giornalieri (760 hp. di forza) le centrali di raccolta e sollevamento erano a Pri-Santi, Rubbia, Sdraussina, Redipuglia, Vermegliano e Monfalcone; le quali inviavano l'acqua nei mistamenti/riserve di Boschini, S.Martino, krni-Hrib, quota 93 che da qui passava alla Valle di Doberdò dove le centrali di riinvio le facevano giungere alla prime linee.

Settore del Sabotino. (2º Armata)
Oltre alla presenza nemica l'approvigionamento idrico si prospettava molto più difficoltoso per l'assenza di filtri naturali nel terreno che decretavano in buona parte la scarsa potabilità dell'acqua. Possiamo dividere la zona di competenza in tre parti:
- Sabotino.
- Quisca-S.Floriano.
- Russiz.

Sabotino.
Inizialmente le tre sorgenti di Marmonje furono potenziate da altre due a q.262 ed a quota 237 a Sud con l'applicazione di un pozzo artesiano nel Vallocello di Doll sotto Podsenica purtroppo le sorgenti unite davano un gettito di 130m.c. poco pura (per la vicinanza di accampamenti) che doveva essere potabilizzata direttamente dalla truppe in linea. Si provvedè ad istituire una zona disabitata ed un serbatoio di 30 m.c. da dove le acque furono sollevate con delle pompe sino a Doll.

Quisca-S.Floriano.
Dopo l'esito infausto di trivellazione di pozzi a Cerovo Basso (120mt) e S.Floriano (100mt) si dovette ripiegare sui vecchi pozzi di S.Floriano, Hum e Pri Pabrisu che attingevano l'acqua da una profondità media di 25mt, con una scarsità ( 2000 litri al giorno) e qualità veramente discutibile. Si cercò di far giungere l'acqua con condutture ai pozzi retrostanti e/o tramite carreggiamento.

Russiz.
Afflitta in un prima tempo da mancanza di acqua come nelle prime due zone fu fortunosamente trovata una falda di profondità tra 1 14 e i 30 mt. con acqua potabile, con essa fu possibile, con una centrale a Mossa, rifornire le truppe impiegate sul Podgora e nella Zona di Cerovo. Con la presa di Gorizia, e lo stazionamento di tre corpi d'armata, l'impianto dovette essere rimaneggiato ; l'acqua fu spinta tramite pompe a motore a quattro serbatoi distinti che la smistavano tramite acquedotti nelle zone di Capriva, Cormons, Cerovo, Quisca, Medana, Bigliana, Val Peuma e S.Floriano.

Ciao
Diego
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